1918 – 2018

 

 

«Il giorno sapeva di sporco» (Claudio Lolli)

Non ho scritto nulla sui fatti tragici di Genova. Non ritengo sia necessario esternare sempre e comunque. La riflessione intima è amica, il silenzio esprime rispetto, la prudenza è ispiratrice e consigliera.

Ad alcuni giorni dalle esequie, mantenendo sempre però il doveroso riguardo verso chi non è più in vita e chi soffre, mi lascio andare a un pensiero, che è pure una richiesta sommessa.

Eviterei i funerali di Stato, almeno in circostanze come queste. Non si assisterebbe alla strumentalizzazione di un dolore immenso, baciamani, carezze sui visi, strette di mano profuse, applausi al deus ex machina di turno, fischi inopportuni – dati luogo e momento – selfie richiesti e sconvenientemente concessi mentre Saggezza avrebbe suggerito un cortese rifiuto – sempre dati luogo e momento.

Il paternalismo di chi appare, agli occhi dei più, l’uomo della provvidenza che regge il destino di uno Stato è storia vecchia come il mondo. Nell’immediato, si cerca subito il responsabile e, nel contempo, si plaude a un certo potere ritenuto salvifico, unico e miracolante.

Esiste un tempo per tutto: la partecipazione al lutto, il pianto, la rabbia, l’elogio e la contestazione, fasi e momenti che l’uomo di Stato, se interprete corretto del suo ruolo, non può e non deve confondere. Richiedere giustizia e chiarezza, protestare contro gli inadempienti è sacrosanto, ma, mi si consenta, tutto ciò a bocce ferme, non a morto caldo.

Lo Stato siamo tutti noi, noi cittadini, elettori, lavoratori, madri e padri di famiglia, individui dotati di buon senso accanto al moltiplicarsi di comitati nel no, del ni, del ma, del non so, del forse, assieme a quanti ci rappresentano che abbiamo delegato e sono perciò nostra proiezione.

Esistono diversi livelli di responsabilità, ma anche il più basso deve sentirne il peso e agire di conseguenza. Non basta che il nostro personale orticello, e solo quello, sia lussureggiante poiché è un pezzettino di un campo molto molto più vasto.

Che brani avrebbero scelto per tale contesto Aretha Franklin e Caudio Lolli, morti a un giorno di distanza l’una dall’altro, il 16 e il 17 agosto, interpreti indimenticabili di sentimenti come giustizia, partecipazione e senso della collettività?

Forse il pezzo di Otis Redding, Respect, di cui la regina del soul ribalta completamente il senso? L’uomo che chiede alla sua compagna di essere rispettato quando rientra dal lavoro si trasforma in una donna che da lui pretende rispetto.

I am about to give you all my money
But all I want you to do
Just give it, give it
Respect when I come home.
(Otis Redding)

All I’m asking
Is for a little respect when you get home
Hey baby
When you get home Mister
……………………………………………
Respect
Find out what it means to me
(Aretha Franklin)

Allargando l’angolo visuale, è in buona sostanza la richiesta di fedeltà al proprio ruolo, dal rapporto di coppia alla relazione cittadini/uomo di Stato.

E Claudio Lolli? Geniale outsider, capace di rescindere il contratto con la multinazionale EMI per firmare con una casa discografica indipendente dopo il successo di Ho visto anche degli zingari felici, uomo che ha cantato l’utopia di una generazione, ironizzato sulla mentalità borghese, dichiarato in un’intervista del giugno 2017: «Chi dice: “Rubano tutti, so’ tutti ladri!”, ecco loro non invitano al convivio politico, ma al contrario invitano all’indifferenza. Quelli che sembrano più movimentisti sono in realtà i più freddi. Forse sarà un paradosso, ma quelli che scendono nelle piazze contro tutto sono quelli più freddi, perché impediscono alla gente di pensare, di farsi un’idea, di avere un profilo civile. Moderatamente civile.»

Chissà se approverebbe la scelta di Incubo numero zero, brano tratto dall’album Disoccupate le strade dai sogni (1977). Tutto è quantificabile, anche la soddisfazione, e ogni cosa misurabile: è la certezza del calcolo. L’invito disilluso

disoccupate le strade dai sogni,
per contenerli in un modo migliore,
disoccupate le strade dai sogni
e regalateci le vostre parole

rende i sogni stessi ingombranti, inutili, ma comunque vivi mentre l’uomo della provvidenza – in senso politico – dispensa solo rassicurazioni.

Cartoline

If there’s a bustle in your hedgerow, don’t be alarmed now.
It’s just a spring-clean for the May queen.
Yes, there are two paths you can go by,
but in the long run there’s still time to change the road you’re on.

And it makes me wonder

Se c’è trambusto sul tuo sentiero, non ti allarmare ora.
Sono solo i preparativi per la festa di maggio.
Sì, ci sono due strade che puoi percorrere,
ma in futuro c’è ancora tempo per cambiare strada.

E questo mi stupisce

Led Zeppeling, Stairway to heaven

 

2 agosto 1980

Litorale romagnolo. Non una nube in cielo, il mare una tavola. Corpi stesi al sole, teste immerse nelle pagine dei quotidiani, penne a riempire caselle di cruciverba o rivolvere rebus, chiacchiere sommesse miste a risate squillanti, un coccobello già al lavoro, bambini sulla battigia impegnati in fantasiose costruzioni con la sabbia.

L’altoparlante della stazione balneare, il nostro dj diurno, ha scelto un medley dei tormentoni di quell’estate. Tra un My Sharona, il Kobra e le immancabili Luna e Maracaibo, si può anche accennare una cantata insieme, i tamburelli come ritmo di sottofondo. Non è ancora esplosa la moda di iPod e smartphone, cuffie e cuffiette, la musica resta ancora un fatto collettivo.

All’improvviso, le note si stoppano, nell’aria le onde di una voce tetra parla di Bologna. L’orologio del bar segna 10.35. Il fatto comunicato risale a una decina di minuti prima.

Silenzio tombale sulla comunità vacanziera della nostra stazione balneare. Sguardi allibiti, espressioni sgomente, nessun commento.Non scorderò mai l’immagine statica di un tempo sospeso, l’immobilità quasi a trattenere il fiato per non perdere nemmeno una sillaba di quella voce, il senso di freddo piombato di getto, inaspettato, tra sdraio, ombrelloni e secchielli, né il coccobello che raccoglie le sue cose e abbandona la spiaggia rinunciando a un misero guadagno.

Pian piano la vita riprende, la giornata – e non solo – segue un’altra direzione.

Bologna, 2 agosto 1980
immagine dal web

L’eternità della bellezza

Ripropongo questo momento: a distanza di qualche anno, il paesaggio si è presentato di nuovo con il suo fascino seducente facendomi rivivere le stesse profonde emozioni. La bellezza vince lo scorrere del tempo.

Toh, un pertugio.
Entro senza indugio.

Senso di frescura.
Ah! La penombra perdura…

Filtra una luce,
un raggio mi seduce.

A rilento, cammino.
Attenta, mi chino.

Basso è il soffitto,
difficile il tragitto.

L’apertura è stretta,
non bisogna avere fretta!

Una curva a gomito,
svolto con un fremito.

Improvviso chiarore,
quasi acceca il bagliore.

Appare un quadro ovale
con cornice naturale.

Alla roccia mi affaccio.
Senza fiato, mi taccio.

Meraviglia!
E ora, chi si ripiglia?

Le emozioni ricomponendo,
l’immensità riprendo.

E in una delicata carezza,
afferro e catturo bellezza.

©PrimulaBazzani

Tre Cime di Lavaredo viste da una trincea austriaca

 

 

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