Primavera, comunque.

I pensieri sono molti, forse troppi, al punto che la difficoltà di convogliarli in un percorso ordinato e strutturarli in riflessioni organiche si fa sentire, e non poco.

È così che perdersi nella natura primaverile, durante le rare passeggiate di questi giorni, diventa salutare per il fisico e la mente.

 

Accarezzare con lo sguardo le viole ormai numerose nei giardini

 

Salutare le gemme su rami all’apparenza poco vitali solo qualche tempo addietro

 

Osservare il  nascondino di ramificazioni fiorite che, quasi giocando, sbucano dietro tronchi imponenti, ancora restii a mostrare la ripresa della nuova vita

 

Scrutare dall’alto la rinascita di un parco, ornamento di un quartiere silenzioso

 

Ringraziare per il regalo di una serata color oro sul grande fiume,
dono prezioso di serenità.

 

 

La giornata della memoria parla al presente

Canto dei morti invano

Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purchè trattiate e contrattiate
Le vite dei vostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto.
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,
L’esercito dei morti invano,
Noi della Marna e di Montecassino
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:
E saranno con noi
I lebbrosi e i tracomatosi,
Gli scomparsi di Buenos Aires,
I morti di Cambogia e i morituri d’Etiopia,
I patteggiati di Praga,
Gli esangui di Calcutta,
Gl’innocenti straziati a Bologna.
Guai a voi se uscirete discordi:
Sarete stretti dal nostro abbraccio.
Siamo invincibili perchè siamo i vinti.
Invulnerabili perchè già spenti:
Noi ridiamo dei vostri missili.
Sedete e contrattate
Finché la lingua vi si secchi:
Se dureranno il danno e la vergogna
Vi annegheremo nella nostra putredine.‎

 
          Primo LeviLa Stampa 27 febbraio 1985

testo pubblicato nel libro Auschwitz, città tranquilla  con altri racconti.

I potenti della terra immaginati adunati in una riunione plenaria, rinchiusi fino al raggiungimento di un accordo di annullamento perpetuo di guerre, armamenti nucleari, genocidi, persecuzioni, segregazioni, ogni circostanza nefasta in cui l’uomo diventa un numero, un individuo l’elemento di un calcolo percentuale.

Un’amara accusa allo «spregiudicato gioco politico»  (ultime parole del libro I sommersi e i salvati, 1986) che oggi come ieri governa le sorti dell’umanità.

Un testo del 1985 che, con la lista dei morti invano, parla a noi, si rivolge al presente. Se Primo Levi fosse ancora in vita, avrebbe senza dubbio allungato l’elenco. La voce del canto non riferisce solo quanto successo, mantiene soprattutto in ansia su quello che accade oggi: lager libici, affondamenti nel Mediterraneo, duecentocinquanta minori non accompagnati trattenuti in condizioni disumane a Clint nel Texas, a pochi chilometri dal confine col Messico, circa quattro milioni di rifugiati siriani nei campi profughi in Turchia, genocidio dei Rohingya, laogai cinesi, migranti in Bosnia in ciabatte e seminudi nel gelo, tendopoli di Lesbo…

anche questo un inventario certamente incompleto.

La giornata della memoria serve a ricordare che Auschwitz «è stato», (Se questo è un uomo), ad affrontare e risolvere quello che è, a evitare quel che sarà. Così ha davvero un senso profondo.

 

Infuturiamoci!

Il tempo che uguale s’infutura
con sé vi trasporta nell’oscura
monotonia che rinnova le vite.

(Pier Paolo Pasolini, L’umile Italia da Le ceneri di Gramsci, 1957)

 

Con l’augurio, dal cuore e per tutti, di una direzione interna al futuro:

 

d’infuturarsi con la mente nel tempo che viene,

d’infuturare l’immaginazione di chi ci ascolta,

per una politica e e un impegno sociale che infuturino la loro prospettiva.

 

Il tempo corre e s’infutura,

noi, infuturiamoci con qualche proposito,

purché sia insieme.

 

Infiniti auguri!

 

 

2020: Natale

Illuminazione, luce.

Semplicemente.

Auguri.

 

 

 

La mia estate lombarda

«in montagna sei all’aperto, che più aperto non si può e allora devi essere aperta, lieta, commossa della fortuna di trovarti lì.»

Erri de Luca, Sulla traccia di Nives, 2016 Feltrinelli ed.

 

 

Il brano dei Talking Heads (Nothing but) Flowers, dall’album Naked del 1988, che ho scelto come colonna sonora della mia carrellata d’immagini, mi è sempre piaciuto moltissimo.

Il testo di David Byrne è sagace, permeato di fine ironia e privo di qualunque nota retorica che spesso connota le dichiarazioni ambientaliste.

Una narrazione paradossale proietta un uomo e una donna, an Adam and an Eve, in un mondo paradisiaco, Garden of Eden, immersi nella natura e circondati da fiori. Non ci sono che quelli, nothing but flowers.

Che fine hanno fatto le auto, le fabbriche, i centri commerciali, le autostrade, i parcheggi, i microonde? Ora tutto è fiori, montagne e fiumi, prati e alberi, pure il supermercato è diventato un campo di pannocchie.

In un rovesciamento d’immagine, il «dove c’era l’erba ora c’è una città» si trasforma in «questa era area fabbricabile, ora è solo campo e alberi», «dov’è la città? Adesso, non è nient’altro che fiori».

Una regressione al contrario: Don’t leave me stranded here I can’t get used to this lifestyle / Non lasciatemi qui non so abituarmi a questa vita: messaggio potente, irrisione davvero efficace del consumismo anni ‘80 da estendere oggi, XXI secolo, al negazionismo dei problemi ambientali.

Here we stand
Like an Adam and an Eve
Waterfalls
The Garden of Eden
Two fools in love
So beautiful and strong
The birds in the trees
Are smiling upon them
From the age of the dinosaurs
Cars have run on gasoline
Where, where have they gone?

Now, it's nothing but flowers

There was a factory
Now there are mountains and rivers

You got it, you got it
We caught a rattlesnake
Now we got something for dinner
We got it, we got it
There was a shopping mall
Now it's all covered with flowers

You've got it, you've got it
If this is paradise
I wish I had a lawnmower
You've got it, you've got it
Years ago
I was an angry young man
And I'd pretend
That I was a billboard
Standing tall
By the side of the road
I fell in love
With a beautiful highway
This used to be real estate
Now it's only fields and trees

Where, where is the town?
Now, it's nothing but flowers

The highways and cars
Were sacrificed for agriculture
I thought that we'd start over
But I guess I was wrong

Once there were parking lots
Now it's a peaceful oasis

You've got it, you've got it
This was a Pizza Hut
Now it's all covered with daisies
You got it, you got it
it
I miss the honky tonks,
Dairy Queens, and 7-Elevens
You got it, you got it
And as things fell apart
Nobody paid much attention
You got it, you got I dream of cherry pies,
Candy bars, and chocolate chip cookies
You got it, you got it
We used to microwave
Now we just eat nuts and berries
You got it, you got it
This was a discount store,
Now it's turned into a cornfield

You've got it, you've got it
Don't leave me stranded here
I can't get used to this lifestyle