Sanremo: musica e non solo . . . .

Il Festival di Sanremo arriva puntuale, ogni anno, nel mese di febbraio. Divide, fa discutere, è apprezzato, molto spesso criticato o anche snobbato.
In ogni caso, catalizza l’attenzione se, anche questa volta, la prima serata è stata vista da 13-14 milioni di telespettatori e la seconda da 12 milioni circa, almeno nelle prime fasi dello show: audience notevole, degna di un’importante partita della Nazionale Italiana di calcio.
Ne deduco che chi afferma di non seguirlo in realtà lo fa, e lo nega per sembrare anticonformista, e che chi non lo guarda non lo dice nemmeno perché effettivamente non ne è interessato. L’indifferenza per qualcosa o qualcuno, se è reale, non esige di essere dichiarata o giustificata.
Questa edizione del Festival mi piace particolarmente.
Finalmente uno spettacolo poco formale, partendo dalla scenografia, non sontuosa ma comunque accurata, per arrivare alla presentazione, non enfatica e ingessata ma a tratti familiare. Finalmente, sin dall’esordio, l’acustica è ottima, l’orchestra non sovrasta le voci dei cantanti rendendo comprensibili le parole dei testi già al primo ascolto. Infine, intelligente la struttura del programma e della gara canora: ogni artista che si esibisce in due brani, voto immediato e conseguente eliminazione di uno dei due. Quindi prosegue il suo cammino la canzone, non l’interprete: scelta azzeccata per sottolineare che si tratta di un Festival della canzone.
Impressioni di una semplice spettatrice, abituale fruitrice di musica ma non certo critico musicale. Lascio ad altri, qualificati professionisti, questo compito.
Come spesso accade, è la realtà che mi circonda, quello che osservo, che leggo, le persone che incontro e con cui parlo, che mi sollecita e spinge oltre la mia riflessione. E anche il Sanremo di quest’anno mi offre questa opportunità.
Tra gli ospiti della prima serata figura una coppia gay, già nota sul web in quanto protagonista di un video di Legalize Love cliccatissimo su YouTube.
Federico Novaro e Stefano Olivari ne ripropongono una parte dal vivo sul palcoscenico dell’Ariston: entrano in scena, si accomodano su due sedie e, restando in silenzio, mostrano dei cartelli che raccontano la loro storia d’amore, dal loro incontro fino alla decisione di sposarsi a New York esattamente oggi 14 febbraio, giorno di San Valentino.
“Un caso” scrivono, ma La Grande Mela una scelta perché là il loro matrimonio è possibile.
Polemiche a profusione. Articoli sui giornali, dichiarazioni di approvazione o di dissenso, alcune onestamente anche sconcertanti, fiumi di opinioni espresse sul web da comuni telespettatori come me.
Tante, tantissime parole tutte pro o contro la legittimità delle unioni omosessuali e dei loro diritti e l’opportunità di varare una legge al riguardo.
Vorrei analizzare il fatto da una prospettiva diversa, forse un po’ utopistica.
Non ho particolarmente apprezzato la scelta degli autori del programma, ma esattamente per motivi opposti a quelli di chi ha criticato “l’esibizione” di Federico e Stefano in nome della difesa dell’istituzione della famiglia, disturbando Costituzione e Cattolicesimo.
Se abbiamo bisogno di un “siparietto” a Sanremo per attirare l’attenzione sui problemi delle coppie gay significa, a mio avviso, che la nostra mentalità è ancora lontanissima dall’essere libera da pregiudizi.
Ho provato imbarazzo mentre leggevo quei cartelli, mentre osservavo i volti di quei due ragazzi i cui sguardi si incrociavano felici. Ma non per moralismo .. anzi … ero a disagio per loro.
Vederli lì era per me come se il mondo intorno stesse urlando a gran voce la loro diversità.
Avrei provato la stessa sensazione se, al loro posto, ci fosse stata una coppia etero che, magari in modo un po’ particolare, esternasse il suo privato universo affettivo.
Ostentazione comunque, in entrambi i casi, cioè forzatura e, conseguentemente, consapevolezza che ancora quella realtà non è entrata nell’ordine naturale delle cose.
Esistono individui, ognuno con la propria peculiarità, i propri orientamenti sessuali, le proprie inclinazioni.
Etero, gay? … che importa? ….. Parliamo piuttosto di “persona” la cui dignità va difesa comunque e sempre.
In quest’ottica, che qualcuno potrebbe giudicare un po’ idealista, non ci si porrebbe più nemmeno il problema dell’accettazione, perché accettare significa “acconsentire a ricevere”, percepire qualcuno come diverso o comunque lontano da sé che va accolto.
Invece dovremmo essere tutti accoglienti e accolti allo stesso tempo. E colmare un vuoto legislativo sarebbe normale routine.

6 thoughts on “Sanremo: musica e non solo . . . .

  1. ebbene si, siamo lontani anni luce da definirci un paese dalla mentalità aperta!!!! certe volte da queste parti manca l'aria!!!Cmq non ho visto Sanremo e non credo di essemi persa nulla

    • È una questione di punti di vista cara Marghe. Mi riferisco al programma televisivo, ovviamente! Ognuno guarda ciò che lo interessa .. e abbiamo il potere in mano con il telecomando.
      Ciao.
      A presto

  2. Per quanto riguarda la conduzione di questo festival che tu giudichi ”non enfatica nè ingessata”, io non so comunque quanto sia naturale e non costruita a tavolino da un Fazio che purtroppo poco sopporto. Penso che proprio quella sua aria dimessa e a volte anche quel suo volersi dimostrare ingenuo, tradisca invece una farsa ripeto ben costruita. Anche per la sua compagna stesso giudizio,anche se non nego di avere sorriso un pò.Venendo al discorso principale della coppia gay,ho trovato fuori luogo la loro presenza a Sanremo ma anche qui ben studiata.Non mi piacciono le strumentalizzazioni di nessun tipo e penso che potevano evitare tutti quei cartelli dal momento che felici si sarebbero sposati da lì a poco. Non ho nulla a priori contro i gay ma non mi piace che si parli apertamente delle proprie scelte sessuali, che secondo me fanno parte esclusivamente della sfera privata di ciascuno di noi. A presto . Isabella

    • Cara Isabella,
      evidentemente non abbiamo gli stessi gusti in fatto di televisione, ma meno male! Sai che noia dialogare sempre con chi ha le tue stesse opinioni! Contrariamente a te, a me Fabio Fazio piace molto; lo trovo garbato, il che non guasta mai, e colto. Ma, come dicevo prima, è una questione di preferenze personali.
      Sulla questione gay, invece, mi pare che siamo sulla stessa lunghezza d’onda.
      Nel post ho chiaramente scritto di non avere condiviso la scelta degli autori e che il “siparietto” ha avuto, a mio avviso, almeno su di me, l’effetto contrario a quanto probabilmente si intendeva produrre. Non amo le ostentazioni, ma i gay in sè non c’entrano affatto. Conosco coppie eterossessuali che ostentano e coppie omosessuali tranquille e posate. E’ come sempre una questione di equlibrio e di buon senso. E, come te, non vedo la necessità di dichiarare sempre e comunque i propri orientamenti sessuali. Anche questa è una forzatura. In ogni caso, libero ognuno di fare ciò che vuole, sempre nel rispetto della sensibilità altrui.
      Ancora una volta grazie per esserti soffermata a leggermi…. e buon ferragosto anche a te.:)

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