Il tempo per leggere

Leggere un libro non equivale a consultare, ad esempio, un libretto d’istruzioni per il funzionamento della lavatrice piuttosto che di un cellulare.
Non cerco informazioni in un romanzo, tanto meno in una poesia (in cui si manifesta una tensione interiore che il poeta ha vissuto forse solo per qualche istante) e nei libri in genere, a meno che non scelga un trattato di storia o un saggio di critica letteraria. Ma in questo caso si tratta di studio e non di lettura e, personalmente, li distinguo in modo netto.
Leggiamo per conoscerci meglio? Per ritrovare in quelle pagine che sfogliamo (o sullo schermo di un tablet) una parte di noi, una conferma di ciò che siamo, la scoperta di angoli ancora inesplorati della nostra mente e della nostra anima?
Quando legge. ogni lettore è lettore di se stesso. L’opera dello scrittore è solo una lente che egli offre al lettore per permettergli di capire ciò che, senza quel libro, non avrebbe mai intuito di sé.” (Proust, Il tempo Ritrovato, Alla Ricerca del Tempo Perduto)
Per alcuni artisti, certi incontri si sono rivelati fondamentali per la loro vocazione: quello reale tra Svevo e Joyce, ma anche, Baudelaire lettore di E. A. Poe, Mallarmé lettore di Baudelaire, Montale lettore e traduttore di T. S. Eliot…. l’elenco sarebbe lungo.
Che Proust abbia ragione?
Io trovo il tempo per leggere con lo scopo di conoscere ciò che ancora non so di me?
Risponderei di sì, almeno questa è la mia motivazione, aggiungendo tuttavia che la “scoperta di sé” non significa necessariamente sposare la tesi del libro o sentirsi positivamente coinvolti nella storia raccontata.
La conoscenza di chi siamo, di che cosa vogliamo si verifica anche attraverso la non condivisione dei contenuti che stiamo leggendo; anche, se non soprattutto: l’eccessivo coinvolgimento non richiede sforzo alcuno. Dov’è l’utilità?
Una sorta di distacco apre invece nuovi orizzonti o rende più solide le nostre convinzioni.
Il “mi piace” o “non mi piace”, quindi un giudizio su base esclusivamente emotiva, non è secondo me un valido criterio di valutazione per un testo.
Non lo è nemmeno nella vita.
Il libro non è solo uno strumento di analisi personale; è un’occasione per formarsi, per costruire la propria interiorità. In caso contrario, io lettore rischio di vedere nelle pagine scritte solo un riflesso di sentimenti già noti, di emozioni già vissute.
Perché Emma Bovary (Flaubert) legge i romanzi di W. Scott e romantici in genere? Erano di moda all’epoca, e questa è una spiegazione; ma Emma li divora perché vi ritrova la sua inclinazione per il sogno a occhi aperti, per un mondo di castelli incantati e feste da ballo fiabesche, di cavalieri e di eroi.
Emma sceglie il libro; al contrario quanta gratificazione quando il libro sceglie noi! Che relazione dinamica tra chi legge e ciò che è letto, essenziale per la crescita, la formazione, persino trasformazione del nostro io!
È raro che io interrompa la lettura di un libro, anche se talora è impegnativa o forse proprio perché lo è. Analogo motivo per cui ho spesso trovato il tempo per rileggere lo stesso romanzo: ogni volta un’occasione per un incontro, se non nuovo, senz’altro rinnovato.
 
 
 
 
 
 
 

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