Il greco e il latino patrimonio dell’Umanità

Sottoscrivo l’appello e appoggio un’iniziativa che considero importante.
Tramite Ma Bohème spero di contribuire a farla conoscere.

Studia Humanitatis - παιδεία

Anche Studia Humanitatis – παιδεία intende proporre ai propri lettori e followers l’invito a firmare l’appello all’UNESCO, affinché il latino e il greco siano riconosciute come “Patrimonio dell’Umanità“.
L’iniziativa è promossa dall’Accademia Vivarium Novum e dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

frontispicium-it

Qui (http://vivariumnovum.net/unesco/appello.pdf) è possibile leggere il testo dell’appello nelle varie lingue (inglese, italiano, greco, spagnolo, francese, tedesco e portoghese). Per firmare la petizione si può accedere direttamente attraverso il sito vivariumnovum.net, oppure a questo link (http://www.petitiononline.com/heritage/petition.html).

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7 thoughts on “Il greco e il latino patrimonio dell’Umanità

    • È un ottima cosa. Io non le definirei nemmeno “lingue morte” visto che sono la radice della nostra cultura. Mi sono sempre chiesta perché l’apprendimento del Greco sia riservato al Liceo Classico quando un’altissima percentuale delle parole che usiamo, anche quotidianamente, ha un’etimologia greca.
      O ancora perché i piani di studio non prevedano l’insegnamento, ad esempio, della Filosofia in un Istituto Professionale. Futuri elettricisti o periti chimici non possono conoscere Platone o Aristotele? Perché mai?
      Saremmo tutti meno manipolabili.
      Grazie per il sostegno Ben
      Primula

  1. Ma sopra ogni cosa, lo studio di una lingua, sia essa vivo o morta, porta con sé una civiltà, un modo si ragionare, modalità diverse di intendere gli stessi concetti, gli stessi valori, gli stessi principi che conosciamo. E questo non ha solo il valore romantico e ahimé generico che gli si attribuisce solitamente con termini quali ricchezza o “arricchimento interiore”, è soprattutto il contatto diretto e privilegiato con una miniera di NUOVI “pattern cognitivi” con cui confrontare la nostra realtà e da cui trarre idee, soluzioni, o nuovi problemi sui cui sperimentare il funzionamento di un pensiero appena rinnovato. L’opportunità di poter usufruire di nuovi concetti, soprattutto in giovane età, è un’occasione imperdibile per dare una scrollata alle prime calcificazioni strutturali che si stanno innestando in noi. L’occasione per dire a se stessi, riguardo una qualunque conoscenza pregressa, o prenozione o pseudo-verità data per assunto. “Ehi, aspetta un attimo. Ci sono altre possibilità, tutto questo può essere intesa in altri modi!”, e spalancare così la porta alla “complessità”. Un guadagno notevole nella vita di qualunque persona, dico io.

    • Quoto tutto quello che hai scritto, anche le virgole.
      Sono concetti che ribadisco da anni da prof di letteratura francese, ormai ex per scelta, parlando con i miei ragazzi.
      Ora lo constato di persona con l’attività di traduttrice: trovare la parola giusta tra la lingua di partenza e quella di arrivo è, come giustamente dici tu, scavare nella mentalità, pensare come lo scrittore straniero, ritrovarsi nelle sue emozioni. Non è solo una questione di vocabolario o correttezza morfo sintattica, è rendere un modo di vedere le cose.
      Le parole hanno un’anima e vanno rispettate: è il principio ispiratore di ciò che sto facendo ora.
      Grazie Ben delle tue bellissime riflessioni e per aver condiviso l’amore per le lingue, vive o morte che siano.

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