Twitter: un romanzo globale

Ieri mattina ho avuto un’interessante, e piacevolissima, interazione su Twitter.
Tutto è nato così:

tweet

Ne è seguito un rapido scambio di opinioni sulla necessità di essere se stessi per rendere reale ciò che è virtuale; sull’abilità di alcuni di dissimulare e manipolare il linguaggio per cui, secondo una mia interlocutrice, “Twitter non è sempre facile … se non fingi”; sulla mia personale e precisa convinzione che le parole hanno un’anima, sono vive e che, prima o poi, mettono a nudo la vera identità di un individuo.
Dietro di loro, davanti allo schermo di un pc, di un tablet o di uno smartphone, esistono persone.
Difficile, anche per il più esperto giocatore di ipocrisia, gestire il potere della parola scritta. Bisogna conoscerne bene tutti i segreti, le molteplici sfaccettature … e non è da tutti. Presto o tardi, la maschera cade.

Ogni tanto “mi prendo una vacanza” da Twitter per poi tornarci perché, lo confesso, mi piace, e il mio interesse va oltre l’aspetto social.

Osservandolo nel suo insieme, mi attrae la sua struttura narrativa e ne ho già parlato in passato definendolo una sorta di Moderna Comédie Humaine.

Sono vite che si raccontano e si incrociano, un universo in cui ci si può perdere di vista, magari solo per poco tempo, per poi riunirsi di nuovo o allontanarsi definitivamente.
Sono opinioni che si incontrano, punti di vista che talora si scontrano, spesso anche in modo poco controllato, sono emozioni e sentimenti che si condividono.

È come se fosse un libro scritto in comune”, cito il commento della mia interlocutrice e, aggiungo, come se fosse un romanzo che si autoalimenta di vicende e personaggi e che potrebbe non finire mai.

Un romanzo privo di una trama tradizionale, in cui il racconto non è lineare ma discontinuo, in cui non esiste un Narratore onnisciente che, dall’alto e dall’esterno, organizza le azioni e le vicissitudini delle donne e degli uomini che vivono nelle sue pagine.

Un romanzo, inoltre, in cui il concetto di spazio è annullato.
Si postano foto, ma non esistono descrizioni di luoghi, classicamente intese, se non qualche fugace indicazione geografica. Scorrendo la timeline, l’ambientazione generale è astratta: si passa velocemente da una casa qualunque, a un ufficio qualunque, alla sede di un giornale, a una piazza, una strada, a un non ben identificato luogo di lavoro.

Soprattutto è assente la percezione del tempo cronologico.
È vero che i tweet vengono letti in sequenza, è normale; ma si “cinguetta” in contemporanea da più parti del mondo, simultaneamente, da Roma, New York, Tokyo; siamo immersi in riflessioni disparate e temi vari, anche discordanti e opposti tra loro e, ancora, espressi in lingue diverse.

Trovo tutto questo davvero affascinante!
La struttura narrativa di Twitter è quella di un racconto che si avvicina alla dimensione del reale in modo straordinario.

Le trame delle nostre vite sono un groviglio di fatti che si intersecano, una tela che si tesse e si espande in tutte le direzioni possibili. L’insieme di queste esistenze costituisce, in fondo, il “tessuto/testo” (R. Barthes)¹ del Tweetromanzo.

È come se fosse una sorta di libro globale che taglia la sfera terrestre in ogni longitudine e latitudine possibile proiettando contemporaneamente, nella totalità dei 140 caratteri, tutti gli avvenimenti dell’umanità intera e gli individui che la compongono.
Scompare il protagonista unico attorno al quale si costruisce la storia poiché l’esistenza del mondo è la somma dei microblogging in cui ognuno di noi è, al tempo stesso, scrittore e attore e, in questo insieme, narratore, narrato e lettore. L’ideale sarebbe poter leggere tutti ed essere letti da tutti.

L’effetto efficace della mise en abyme conferisce alla narrazione la prospettiva di una trama in divenire, di un suo sviluppo in lunghezza, larghezza, profondità.

Nadège Dauvergne, Mise en abyme, pierre noire sur papier, 16 mai 2009

Nadège Dauvergne, Mise en abyme, pierre noire sur papier, 16 mai 2009

Un romanzo tridimensionale, modernissimo nell’architettura, futuristico forse.

Credo non sia azzardato applicare a Twitter le riflessioni sul global novel espresse in Stefano Calabrese Il romanzo dopo il postmoderno, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 2005  di Silvia Di Pasquale:

I testi ridiventano cosmografie da cui è possibile osservare il mondo con una spiccata tendenza (definita olofiliaca ) a vedere porzioni amplissime degli spazi conoscitivi: il presente è un coacervo di realtà sconnesse ed eterogenee, apparentemente irrelate. ….
Non esistono più luoghi ma siti, ….. il romanzo globale fa parte di una realtà sopranazionale e transculturale, perde la territorialità …..

Era il sogno di Gide quando scrisse Les Faux-Monnayeurs (1925) (I Falsari); se fosse vissuto oggi, all’epoca di Twitter, vedrebbe la realizzazione di un suo progetto lasciato incompiuto.

¹ R. Barthes Le Plaisir du texte, Éd. du Seuil, Paris 1973 , Il piacere del testo, Einaudi, Torino 1975, 1989

12 thoughts on “Twitter: un romanzo globale

  1. Bello questo post! Condivido la tua idea sulla parola, quella scritta in particolare.
    Bisogna essere anche lettori attenti per cogliere il perchè dell’uso di una parola piuttosto che di un’altra.
    Io entro su twitter ma ne esco confusa… è un mondo ancora troppo veloce per me.
    Un caro saluto

    • La parola scritta è davvero un bene prezioso e meriterebbe maggiore rispetto.
      Grazie per la visita e il commento; sono contenta che tu condivida le mie riflessioni su questo tema.
      Un carisssimo saluto.
      Primula

  2. Cara Primula,mi piace leggerti, i tuoi pensieri che si trasformano in parole riescono ad incantarmi
    Sui social non sono esperta, non ho facebook e un giorno incuriosita da twitter aprii un account ma ben presto ho lasciato perdere perché sinceramente, come dice anche Mita (Labloggastorie) la velocità è sovrana e io non riesco stare al passo
    Ti abbraccio
    Mistral

    • Wow!! Prima reazione spontanea.. grazie del complimento carissima Mistral!
      Rende sempre felice chi scrive, felice di riuscire a comunicare qualcosa di sé. Detto poi da chi è poeta vale doppio! 🙂
      Il discorso sui social, e del loro aspetto “social” appunto (chiedo venia per la ripetizione!) sarebbe molto lungo, difficile da sviscerare in un commento. Magari potrei dedicarvi ancora qualche riflessione in futuro, vedremo. Per il momento mi limito a dire che si devono usare con equilibro, anche con un certo distacco emozionale perché sono uno strumento e nulla più.
      La velocità di Twitter? Vero, esiste, molti contenuti vanno persi, ma questo deve essere dato per scontato altrimenti si vive costantemente connessi. È una questione di abilità che si acquisisce con il tempo nel gestire le interazioni e i microblogging .. ma sto entrando troppo nel tecnico.
      Non è comunque obbligatorio avere un account Twitter o un profilo Facebook.
      E noi abbiamo la “comunità” dei blog, coinvolgente.
      Ti abbraccio con affetto
      Primula

  3. Bellissimo post.
    Forse ho capito perchè ancora non ho “metabolizzato” Twitter: la troppa velocità (come hanno scritto Mita e Mistral).
    Dipendesse da me sarei costantemente connesso ma non posso farlo per due ragioni:
    – non abito più in città, quindi niente flat; navigo con una misera chiavetta a consumo
    – odio i cellulari; con uno smartphone compenserei la prima mancanza ma non mi piace dover leggere un’intera pagina in un minuscolo schermo.
    Trasferite la mia mente in un computer e diventerò l’uomo-bit più felice del mondo 😀

  4. Carissima Primula, capito su questo tuo post dopo la lettura dell’ultimo capitolo di Ben, con la voglia di una passeggiata in solitaria, fumando sigarette nella nebbia e un impercettibile sorriso melanconico 😉
    Ti dirò, concordando con quanto qui sopra ha scritto chi mi ha preceduto, non abbiamo per nulla la stessa visione di quello che potremmo chiamare Futuria (tecnologia applicata ai rapporti sociali), in quanto vedo con disillusione le opportunità comunicative del Mondo Nuovo offerte dai social network! A parte il fatto che a leggere tutto lo scibile “retinico” (scusami, sto scrivendo per neologismi) ci sarebbe il rischio d’inciampare in un accidentale annullamento del proprio essere, per me la questione è equiparabile a quanto sta succedendo nella musica: siamo arrivati al punto che se ne produce molta di più di quella che potrebbe esser ascoltata (premetto che, da integralista, secondo me manca un’educazione all’Ascolto, perché la maggior parte delle persone utilizza le cuffie solo per alienare i propri sensi) e se da un lato si può scovare ancora Qualità, aumentando il campione statistico (i musicisti) e facendolo tendere all’infinito, si arriva ad annullare l’idea stessa del concetto di Qualità (P.S. sull’argomento: illuminante “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Pirsig!)
    Tutta questa pappardella filosofico-matematica per dire che se tutto diventa degno di nota, quasi a ricordare un palindromo, nulla può più esserne degno.
    Ma ora mi estraneo dal mio j’accuse (a cui aggiungo una poesia lucida che ho scritto per descrivere facebook – http://eteroclito.wordpress.com/2009/09/01/to-back-here/ – e mi raccomando lascia stare il prologo decadentista) mi viene il dubbio, come sovente succede, di esser partito in quarta ed aver travisato le tue intenzioni 😀
    Ricapitolando: evviva i blog, abbasso i social, e mi sento un privilegiato nel poter scegliere tra i due!

    Rimetto la giacca e continuo la passeggiata, che stanotte non si può dormire…

    • Sarò breve. Non amo affatto Facebook (leggerò la tua poesia quanto prima) mentre l’atmosfera e il mondo di Twitter li trovo davvero interessanti. Scambi veloci, interazioni pressoché immediate (sui blog devi aspettare che l’altro abbia letto il tuo commento, e se risponde velocemente è perché possiede uno smartphone con relativa applicazione WP, Blogger o altro), il concetto di follow non è assolutamente paragonabile all’ “amicizia” facebookiana, non si è obbligati a seguire qualcuno che ci segue (scusa il gioco di parole …) o viceversa, si ha accesso immediato ai link dei quotidiani, e la possibilità di dialogare anche con giornalisti e politici. Ti garantisco che molti rispondono con disponibilità. Non faccio nomi qui perché non mi sembra opportuno, ma ho avuto scambi di opinioni con molti.
      Comunque, quello che volevo fare emergere in questo post non è tanto l’aspetto social di Twitter (e non ho affatto accennato a Facebook) ma la sua caratteristica di enorme romanzo secondo le teorie narrative di Gide. A proposito, se leggi I Falsari capisci bene che cosa intendo.
      Grazie per i tuoi commenti. Mi danno la possibilità di precisare.
      Bacione Cris 🙂
      Primula

      p.s. Oggi pomeriggio fatti una bella dormita.

      • Non potevo andare a dormire senza risponderti 😉
        Ok la precisazione, ma in certi punti della mia arringa d’accusa mi riferivo anche all’idea che, come hai scritto e poi precisato, twitter possa essere un enorme romanzo: ignoro la posizione di Gide, che provvederò ad approfondire quanto prima (devo ancora finire Madame Bovary!), e forse sono troppo fermo su posizioni classiche e retrò, ma per me la parola Romanzo rimane carica di visioni auree, vestita quasi d’un dogma sacrale!
        Ora vado a leggere gli altri commenti 🙂

        • Ci sono romanzi dalla struttura talmente innovativa da lasciare di stucco. Sono una fan di Gide (credo si fosse capito 😉 ) ma anche tutta la corrente del Nouveau Roman francese è di enorme interesse per chi fa della scrittura una passione o un lavoro, termine inappropriato a dire il vero. Meglio usare la parola vocazione.
          Mi riferisco prevalentemente alla narrativa francese perché è quella di cui sono esperta.
          Grazie Cris 🙂
          Primula

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