L’infanzia rubata

20 novembre: Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Lo stesso giorno, nel 1989, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione sui diritti dell’Infanzia, uno strumento giuridico ben più avanzato rispetto alla Dichiarazione dei diritti del bambino siglato dall’ONU nel 1959 e, insieme, un vincolo per quasi tutti gli stati del pianeta a proteggere le specifiche esigenze dei minori.
Oltre 190 i paesi nel mondo che hanno ratificato la Convenzione, l’Italia nel 1991.

Numerose le iniziative di oggi e dei giorni successivi

Ma questa specie di “paradiso dei diritti dei bambini” vede ancora oggi, e anche nel nostro paese, una situazione con dati allarmanti.

Allargando l’orizzonte al resto del mondo, si deve parlare di autentico sfruttamento del lavoro minorile se non addirittura di forme di schiavitù.
In Asia il lavoro infantile rappresenta un vero modello produttivo ed è “normale” trovarvi bambini al lavoro nelle aziende tessili, ad esempio nell’annodatura dei tappeti, o, in Africa, vederli impegnati nella lavorazione della terra.

bambino con tappeto

lavoro minorile

Dall’ultimo rapporto dell’Ilo (Organizzazione Internazionale del Lavoro) del settembre 2013 emerge che nel 2012 erano quasi 168 milioni i minorenni al lavoro (il 10,6% della fascia di età tra i 5 e i 17 anni), 73 dei quali con meno di 11 anni.
Tra i minori ci sono 5,5 milioni di bambini in condizioni di “lavoro forzato”, un quarto delle vittime totali del lavoro forzato.
Tra questi 960.000 sono coinvolti in situazione di sfruttamento sessuale.

La situazione più grave si riscontra nell’Africa sub sahariana con il 21,4% dei bambini al lavoro (oltre 59 milioni) mentre nell’area Asia Pacifico il numero dei bambini al lavoro è più alto (77,7 milioni) ma la percentuale sul totale dei minori è al 9,3%.
In America latina e Caraibi lavora l’8,8% dei bambini tra i 5 e i 17 anni (12,5 milioni) mentre in medio Oriente e Nord Africa lavora l’8,4% dei minori (9,2 milioni).

La maggioranza dei bambini lavoratori è maschio (99,7 milioni a fronte di 68,2 milioni di femmine).
Ma le differenze di genere si annullano tra i bambini più piccoli con 36,3 milioni di bambini maschi e 36,7 milioni di bambine al lavoro.
Tra i 15 e i 17 anni l’80% dei minori lavoratori è maschio (38,7 milioni) e appena il 19% femmina (8,8 milioni).
Tra i bambini più piccoli (tra i 5 e gli 11 anni) lavorano in 73 milioni, l’8,5% delle persone in questa fascia di età.
Per 18,5 milioni di bambini con meno di 11 anni il lavoro consiste in una attività pericolosa.
Tra i 12 e i 14 anni lavorano oltre 47,3 milioni di bambini (il 13,1%) mentre tra i 15 e i 17 anni lavorano il 13% dei minori (47,5 milioni di persone).
Il 58% dei minori è utilizzato in agricoltura, il 7,2% nell’industria e il 32,3% nei servizi (in forte aumento rispetto al 25,6% del 2008).

In Europa? La piaga è tutt’altro che scomparsa. Secondo i dati di Save the Children (aggiornati ad agosto 2013) nel nostro paese lavora il 5,2% dei minori di 16 anni, in Albania il 19%, in Georgia il 29%, in Russia circa un milione.
Nils Muižnieks, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, nel suo ultimo Human Rights Comment pubblicato il 22 agosto 2013 avverte che anche se per la maggior parte degli altri Paesi non vi sono ancora dati disponibili, “molti bambini lavoratori in tutta Europa svolgono occupazioni estremamente pericolose in agricoltura, edilizia, piccole fabbriche o per strada”. In particolare “in Albania, Bulgaria, Georgia, Moldavia, Montenegro, Romania, Serbia, Turchia e Ucraina”. Il lavoro agricolo, spiega il commissario, può richiedere uso di “macchinari e strumenti pericolosi, trasporto di carichi pesanti e utilizzo di pesticidi nocivi. Lavorare per strada espone i bambini a sfruttamento e abusi
Altri “Paesi a rischio”, secondo Muižnieks, sono Cipro, Grecia, Italia, Portogallo e Regno Unito.

Statistiche noiose, numeri e grafici per esperti ma che ogni tanto vale la pena ricordare per avere la percezione reale del fenomeno sfruttamento lavoro minorile.

Questa è una vecchia questione, una realtà già ampiamente denunciata in romanzi e poesie dell’800, all’epoca della Rivoluzione Industriale.
Da Oliver Twist (1837 – 1839) di Charles Dickens e il dilagante fenomeno delle workhouses, alla poesia Melancholia di Victor Hugo (Le Contemplazioni, 1856), al suo celebre romanzo I Miserabili (1862) con il bellissimo personaggio di Cosette, per arrivare a Rosso Malpelo (1878) di Verga e a Germinal (1884) di Zola, entrambi impegnati a raccontare il lavoro spaventoso dei baby minatori in Francia e dei “carusi” in Sicilia utili, grazie alle piccoli dimensioni dei loro corpicini, per entrare e arrampicarsi negli stretti cunicoli delle miniere e caricarsi sulle spalle il materiale estratto dalle viscere della terra.

Sicilia: "carusi" all’imbocco di un pozzo della zolfara (1899).

Sicilia: “carusi” all’imbocco di un pozzo della zolfara (1899).

Realtà che sembrano lontane e che la letteratura ha quasi mitizzato ma tuttora presenti nel nostro mondo contemporaneo.
Le miniere sono sostituite dai tappeti da annodare, dai palloni da cucire, dalle sneakers da assemblare, dalle armi da utilizzare, dalla droga da “distribuire” in modo non sospetto … ma la sostanza non cambia.

Non conforta neppure il dato statistico ricordato ancora nel rapporto dell’ILO in cui si parla di “riduzione” di un terzo dei bambini lavoratori dal 2000, passando da 246 milioni a 168 milioni.
Nonostante ciò, questo calo non consentirà di raggiungere l’obiettivo fissato dall’Organizzazione, e condiviso dalla comunità internazionale, di eliminare le peggiori forme entro il 2016.
La direzione è giusta ma ci stiamo muovendo troppo lentamente. Se vogliamo veramente porre fine a questo flagello nel prossimo futuro, allora dobbiamo raddoppiare gli sforzi a tutti i livelli. Abbiamo 168 milioni di buone ragioni per farlo”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’ILO, Guy Ryder.

Cos’è il lavoro minorile?
Il lavoro minorile è quel lavoro che priva le bambine e i bambini della loro infanzia, del loro potenziale e della loro dignità, e che pregiudica il loro sviluppo fisico e morale. Si riferisce al lavoro svolto al di sotto dell’età minima legale di ammissione all’impiego, come stabilito dalla Convenzione dell’ILO sull’età minima, 1973 (No. 138), e dalla Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile, 1999 (No. 182).

 

 

Ecco cosa scriveva già Victor Hugo nel 1838 (*)
Où vont tous ces enfants dont pas un seul ne rit ?
Ces doux êtres pensifs que la fièvre maigrit ?
Ces filles de huit ans qu’on voit cheminer seules ?
Ils s’en vont travailler quinze heures sous des meules ;
Ils vont, de l’aube au soir, faire éternellement
Dans la même prison le même mouvement.
Accroupis sous les dents d’une machine sombre,
Monstre hideux qui mâche on ne sait quoi dans l’ombre,
Innocents dans un bagne, anges dans un enfer,
Ils travaillent. Tout est d’airain, tout est de fer.
Jamais on ne s’arrête et jamais on ne joue.
Aussi quelle pâleur ! la cendre est sur leur joue.
Il fait à peine jour, ils sont déjà bien las.
Ils ne comprennent rien à leur destin, hélas !
Ils semblent dire à Dieu : « Petits comme nous sommes,
Notre père, voyez ce que nous font les hommes ! »
O servitude infâme imposée à l’enfant !
Rachitisme ! travail dont le souffle étouffant
Défait ce qu’a fait Dieu ; qui tue, œuvre insensée,
La beauté sur les fronts, dans les cœurs la pensée,
Et qui ferait – c’est là son fruit le plus certain ! –
D’Apollon un bossu, de Voltaire un crétin !
Travail mauvais qui prend l’âge tendre en sa serre,
Qui produit la richesse en créant la misère,
Qui se sert d’un enfant ainsi que d’un outil !
Progrès dont on demande : « Où va-t-il ? que veut-il ? »
Qui brise la jeunesse en fleur ! qui donne, en somme,
Une âme à la machine et la retire à l’homme !
Que ce travail, haï des mères, soit maudit !
Maudit comme le vice où l’on s’abâtardit,
Maudit comme l’opprobre et comme le blasphème !
O Dieu ! qu’il soit maudit au nom du travail même,
Au nom du vrai travail, sain, fécond, généreux,
Qui fait le peuple libre et qui rend l’homme heureux !

(*) Paris, juillet 1838

Victor Hugo, MelancholiaLes Contemplations, Livre III
Dove vanno tutti questi bambini che non sorridono?
Queste dolci creature pensierose smagrite dalla febbre?
Queste bimbe di otto anni che vediamo camminare da sole?
Vanno a lavorare per quindici ore alle macine;
Dall’alba al tramonto, vanno a compiere all’infinito
Nella stessa prigione lo stesso gesto.
Accovacciati nelle mascelle di una macchina tetra,
mostro orrendo che mastica non si sa che nell’ombra,
Innocenti in una galera, angeli in un inferno,
Lavorano. Ogni cosa è in bronzo, ogni cosa in ferro,
Mai ci si ferma, mai si gioca.
E ancora, che pallore! Le loro gote sono di cenere.
È appena l’alba, e sono già molto stanchi.
Non comprendono nulla del loro destino, ahimè!
Sembrano dire a Dio: “Piccoli come siamo,
Padre Nostro, guardate cosa ci fanno gli uomini!”
Oh infame schiavitù imposta al bambino!
Rachitismo! lavoro il cui fiato soffocante
Distrugge ciò che Dio ha creato; che uccide, folle,
La bellezza sui visi, il pensiero nei cuori,
E che trasformerebbe – ed è questo il suo frutto più certo!-
Apollo in un gobbo, Voltaire in uno stupido!
Lavoro malvagio che prende la tenera età nel suo germogliare,
Che produce la ricchezza creando la miseria,
Che si serve di un bambino come di un attrezzo!
Progresso per cui ci si chiede: “Dove conduce? Cosa vuole?”
Che spezza la giovinezza in fiore! che dà, infine,
Un’anima alla macchina e la estirpa all’uomo!
Che questo lavoro, odiato dalle madri, sia maledetto!
Maledetto come il vizio in cui ci si abbruttisce,
Maledetto come l’infamia e la bestemmia!
Oh Dio! che sia maledetto in nome del lavoro stesso,
In nome del lavoro vero, santo, fecondo, generoso,
Che rende il popolo libero e l’uomo felice!

(*) Parigi, luglio 1838

Melancholia, Les Contemplazioni, 1856

(traduzione di Primula Bazzani)

Nessuno nega il valore del lavoro, che conferisce dignità all’individuo. Nemmeno Victor Hugo lo fa, anzi! Nei versi finali lo elogia.
È l’uso distorto a essere accusato: la logica del profitto a ogni costo che produce la ricchezza creando la miseria o come diremmo oggi, in altri termini, che induce a socializzare sempre le perdite e privatizzare solo i profitti.
Nessuno, inoltre, può negare il progresso ma ci si può chiedere dove si vuole arrivare e a che prezzo.

È sera mentre sto scrivendo e a conclusione di questo mercoledi 20 novembre penso a quelle migliaia di bambini vittime di una logica perversa che la giornata ha voluto ricordare e in qualche modo esorcizzare con proposte, convegni, iniziative, parole … che forse faticheranno a concretizzarsi.
Ho la sensazione che ci si scarichi la coscienza offrendo in dote ai minori un complesso di diritti sempre più estesi, capillari, minuziosi, per chiudere poi gli occhi di fronte al sistematico sfruttamento del lavoro minorile.
Non si sta mettendo a rischio il loro futuro, non solo almeno, si sta uccidendo soprattutto il loro presente.

6 thoughts on “L’infanzia rubata

  1. Vidi molto tempo fa un documentario su bambini indiani impiegati in miniera. Bambini diventati ciechi per lavori in ambienti saturi di gas nocivi o malati per aver inalato vapori tossici lavorando colori per tessuti. Cose orribili e mi sono rimasti impressi quegli occhi spenti che guardavano senza vedere. Un bacio Isabella

    • Carissima Isabella,
      la situazione dello sfruttamento del lavoro minorile è purtroppo ancora lontana da una soluzione. È un autentico dramma ancora oggi. Mi domando a volte con che coraggio possiamo parlare di progresso.
      Un grande abbraccio
      Primula

    • I versi di Hugo sono semplicemente fantastici secondo me. Fanno parte di una poesia molto lunga in cui denuncia l’ingiustizia sociale in vari contesti. Questo che ho tradotto è solo un frammento. Considero Hugo un grande artista e anche un precursore, i suoi contenuti sono attualissimi.
      Tu, cara Isabella, sempre di una gentilezza squisita. Grazie!
      Bacio
      Primula

  2. Ma se ci rubano anche e soprattutto l’ infanzia, che ci rimane in questo mondo di ieri e di oggi
    La società non è mai stata protettrice e onesta sui bambini, ma ha chiuso occhi e cuore sulla povera sorte dei piccoli innocenti.
    Meraviglioso pezzo di V. Hugo
    Grazie è un piacere vero leggerti
    Abbraccione
    Mistral

    • Carissima Mistral,
      la tua è un’amara riflessione ma purtroppo una constatazione incontestabile.
      Gli interessi economici distruggono valori e persone, soprattutto chi non può difendersi da solo.
      Un abbraccio e un grazie di cuore.
      Primula

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