“Natale sulla terra!”

Sono profondamente convinta che il senso del Natale esista in tutti.

Non intendo quel sentimento vagamente romantico alimentato dalle fiammelle tremolanti delle candele o il clima di dolcezza, gioia e godimento dei pacchetti da scartare sotto l’albero, delle luci che riscaldano l’atmosfera fuori e dentro casa, delle tavole imbandite, impreziosite da belle tovaglie con agrifogli e bacche e arricchite da centritavola creati per la circostanza.

Mi riferisco alla spiritualità del Natale che credo ognuno senta, anche chi, con ostinazione, si dichiara apateisticamente indifferente, considera irrilevante o inutile qualsiasi riflessione sulla Natività: “Dio esiste? Non lo so e non m’interessa”.
L’ateo, il “senza Dio”, il negatore di Dio, l’ateo vero si pone il problema, lo analizza prima di allontanarsene; questo implica ricerca, domande, crescita.
Le direzioni dei credenti e non credenti si separano, ma alla base esiste un denominatore comune: la tensione alla trascendenza che, accolta o respinta, è comunque percepita come tale già nel momento in cui se ne discute dentro di sé.

Questi sono per me giorni particolarmente favorevoli alla meditazione.
Leggo qua e là, mi soffermo su letture vecchie e nuove, trovo conferme.
Riscopro, ad esempio, un meraviglioso testo di Rimbaud.

Matin

N’eus-je pas une fois une jeunesse aimable, héroïque, fabuleuse, à écrire sur des feuilles d’or, – trop de chance!
Par quel crime, par quelle erreur, ai-je mérité ma faiblesse actuelle? Vous qui prétendez que des bêtes poussent des sanglots de chagrin, que des malades désespèrent, que des morts rêvent mal, tâchez de raconter ma chute et mon sommeil. Moi, je ne puis pas plus m’expliquer que le mendiant avec ses continuels Pater et Ave Maria. Je ne sais plus parler !
Pourtant, aujourd’hui, je crois avoir fini la relation de mon enfer. C’était bien l’enfer ; l’ancien, celui dont le fils de l’homme ouvrit les portes.
Du même désert, à la même nuit, toujours mes vœux las se réveillent à l’étoile d’argent, toujours, sans que s’émeuvent les Rois de la vie, les trois mages, le cœur, l’âme, l’esprit. Quand irons-nous, par delà les grèves et les monts, saluer la naissance du travail nouveau, la sagesse nouvelle, la fuite des tyrans et des démons la fin de la superstition, adorer – les premiers ! – Noël sur la terre !
Le chant des cieux, la marche des peuples ! Esclaves, ne maudissons pas la vie.

          Matin, Une Saison en Enfer (1870)

SaisonRimbaud

Mattino

Non ho forse avuto una volta una giovinezza amabile, eroica, favolosa, da descrivere su fogli d’oro, – troppa grazia! Per quale delitto, per quale errore mi sono meritato la mia debolezza attuale? Voi che pretendete che le bestie scoppino in singhiozzi di dolore, che malati disperino, che i morti facciano brutti sogni, cercate di raccontare la mia caduta e il mio sonno. Io, non so spiegarmi meglio del mendicante coi suoi perpetui Pater e Ave Maria. Io non so più parlare!
Eppure, oggi, credo di avere terminato la relazione del mio inferno. Era davvero l’inferno; l’antico, quello di cui il figlio dell’uomo aprì le porte.
Dallo stesso deserto, la stessa notte, sempre i miei occhi stanchi si ridestano alla stella d’argento, sempre, senza che si commuovano i Re della vita, i tre magi, il cuore, l’anima, lo spirito. Quando andremo dunque, al di là delle spiagge e dei monti, a salutare la nascita del lavoro nuovo, la saggezza nuova, la fuga dei tiranni e dei demoni, la fine della superstizione, ad adorare – per primi! – Natale sulla terra!
Il canto dei cieli, la marcia dei popoli! Schiavi, non malediciamo la vita.

         Mattino, Una Stagione all’Inferno, in Opere ed. Feltrinelli (a cura di Ivos Mangoni)

I Re Magi, acquaforte (Georg Daniel Heümann, Norimberga 1691 – 1759)

I Re Magi, acquaforte (Georg Daniel Heümann, Norimberga 1691 – 1759)

Rimbaud: poeta Veggente, errante, avventuriero nella vita e nella creazione artistica, stravagante, anticonformista, ragazzo dal comportamento “maledetto” e atteggiamenti spessissimo volutamente scandalosi ed eclatanti, dichiaratosi ateo in più occasioni ….. evoca la capanna, i Magi, il Natale!

Parla da adulto, consapevole della perdita della primitiva purezza, della sua caduta, del suo smarrimento.
Ma esce dall’inferno (perché era davvero l’inferno) in cui era precipitato; un mondo nuovo si apre a lui e agli uomini.
È Natale, la fine dell’aridità del deserto, l’inizio della prosperità di una rinascita.
Incontestabilmente è la visione di un Natale sulla terra, una prospettiva più laica che religiosa: i re Magi rappresentati dalle tre facoltà della filosofia tradizionale, il cuore, l’anima, lo spirito; la stella diventata guida verso la rigenerazione storica di un’umanità liberata. Inoltre, l’immagine è statica e Rimbaud si chiede quando andremo ….. ad adorare … : Natale è una grande speranza, ma quando si realizzerà?

Leggendo, tuttavia, non posso negare la percezione di uno slancio al di là delle spiagge e dei monti, di una tensione che unisce la trascendenza del canto dei cieli e la realtà concreta della marcia dei popoli.
Natale è una grande opportunità per gli uomini che, non più schiavi, sapranno prendere in mano il loro destino.
Come non intuire la ricerca di una salvezza che si realizza anche all’interno della libertà dell’individuo?
Il figlio dell’uomo aprì le porte dell’inferno, ha liberato noi dalla schiavitù del peccato originale.
Rimbaud sembra affermare: se Dio esiste, se ama le sue creature, non può volerle schiave. A suo modo è una dichiarazione di fiducia, se non proprio di fede nell’accezione religiosa.

Il Natale è la nascita del Figlio dell’Uomo, di un Cristo, per tutti? È un’ipotesi.
Per me è una certezza.

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Buon Natale!!!

10 thoughts on ““Natale sulla terra!”

  1. Cara Primula, non so a chi o cosa credere.Crescendo, la vita mi ha delusa, e Dio è diventato un lumicino lontano lontano
    Resiste ancora la mia Anima di bimba che ha sempre voglia di Sentire il Natale.
    Ancora con un caro abbraccio ti lascio un dolce augurio di buon Natale assieme ai tuoi cari
    Bacioni
    Mistral

  2. Ci hai colpito molto riguardo al pensiero sulla natività! Hai ragione: al giorno d’oggi ci sono atei (che dovrebbero alla fine definirsi agnostici) che dicono “io non credo” senza una convinzione profonda, solo perché tanti la pensano così ( o forse perché non va di moda avere una fede).
    Invece gli Atei da stimare sono quelli che vanno al fondo della questione e alla fine, con valida motivazione, esprimono la loro opinione. Quelli sono Atei con la A maiuscola.
    Grazie per averci fatto riflettere su!

    • È vero, gli atei partono da una ricerca di Dio che poi rifiutano con consapevolezza. Io sono credente ma rispetto la loro posizione proprio perché è frutto di un’analisi. Mi lascia perplessa quella tendenza che oggi si è soliti definire “apateismo”, l’apatia nei confronti delle questioni di fede, è frutto dell’ignavia del nostro tempo purtroppo.
      Grazie per la vostra visita e per il vostro gradito commento. Verrò a trovarvi sul vostro blog. Ne approfitto per augurarvi un sereno Natale.
      Primula

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