La corona dei mesi

Viene Gennaio silenzioso e lieve, un fiume addormentato
fra le cui rive giace come neve il mio corpo malato, il mio corpo malato…
Sono distese lungo la pianura bianche file di campi,
son come amanti dopo l’avventura neri alberi stanchi, neri alberi stanchi…

Versi di una poesia?
No, la prima strofa di uno stupendo brano di Francesco Guccini La canzone dei dodici mesi contenuta nell’album Radici del 1972.

francesco-guccini-radici-front

È tuttavia poesia, comunque.
Non me ne voglia l’autore, ma nonostante le sue stesse dichiarazioni nell’Avvelenata

non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia

e nelle note che compaiono nell’album Via Paolo Fabbri 43 del ‘76 : “sono un cantastorie … non mi si deve dare di poeta o altro.”, i suoi testi sono per me versi in musica come questa ballata, o simil plazer provenzale come qualcuno l’ha definita.

Ogni strofa è un quadro che ritrae con intensità i mesi dell’anno in successione, fondendo sapientemente peculiarità stagionali e riflessioni personali.

Al silenzio, alla calma di un Gennaio dormiente segue il dualismo di Febbraio

l’inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza
nei primi giorni di malato sole la primavera danza

Arrivano poi le piogge di Marzo canterino quando

porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo

e la rinascita è palpabile.

Aprile è dolce.
In questo punto il testo è stupendo.
Con l’abilità di un grande scrittore, Guccini passa dall’evocazione del detto popolare “aprile, dolce dormire”

con giorni lunghi al sonno dedicati il dolce Aprile viene

a riferimenti colti

quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele

un T. S. Eliot che nell’incipit della Terra Desolata (1922) così si esprime

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.

La canzone di Guccini è armonia poetica che unisce aspetto popolano e tono aulico delle allusioni colte senza forzatura alcuna.

Maggio è il trionfo della primavera.
È la rosa che è dei poeti il fiore: lo è per lui cantautore con la mia chitarra, lo è per Cenne e Folgóre, entrambi compositori di “Una corona di mesi”, in forma parodistica in Cenne da la Chitarra e in stile elegante-cortese in Folgóre da San Gimignano.
Conferma che la musica raggiunge la poesia.

Bellissimi i “quadri” dedicati all’estate:
Giugno, maturità dell’anno; Luglio, con i colori chiari del solleone e dell’afa della pianura; le lunghe oziose ore di Agosto, mese del godimento della vita in cui è bello inebriarsi di vino e di calore.
È l’apice dell’entusiasmo vitale.

Con Settembre, mese del ripensamento, la parabola si fa discendente.

Superata la parentesi della grande bellezza di Ottobre con i suoi tini grassi come pance, il suo mosto e ebbrezza,

questo inno alla simbolica fecondità della vendemmia lascia spazio alle inquietanti nebbie di Novembre.

La pioggia che cade non è quella del Marzo canterino; è l’acqua delle lacrime versate nei cimiteri, i giardini consacrati al pianto, che solcano anche il volto di chi è consapevole che pure lui un giorno, cambierà la sorte in fango della strada.

A Dicembre il ciclo finisce, il cerchio si chiude, ci si addormenta come in un letargo risvegliati solo dalla nascita di

Cristo, la tigre

che irrompe violentemente nella Storia – altro omaggio a T. S. Eliot:

I segni sono presi per miracoli. “Vogliamo vedere un segno!”
La parola in una parola, incapace di dire una parola,
Fasciata di tenebra. Nell’adolescenza dell’anno
Venne Cristo la tigre
Nel maggio depravato, corniolo e castagno, albero di Giuda
In fiore, per essere mangiato, per essere spartito, per essere bevuto
Fra i bisbigli; …………………………………………………………….
(Gerontion, in Poesie 1920)

La melodia accompagna con arrangiamenti diversi i cambiamenti e il passaggio da un mese all’altro; il motivo dominante si arricchisce di più strumenti, dal flauto, al clavicembalo medievale, al sax, alla chitarra ovviamente.
Sintesi musicale che unisce il classico a variazioni quasi jazz; sintesi lirica che sposa un genere popolare come la ballata a riferimenti letterari importanti.
Nessuna scelta, testuale o musicale, è dovuta al caso come in ogni produzione artistica che si rispetti.

Voglio dedicare questo brano non solo, o non tanto al 2014 appena iniziato, quanto piuttosto all’anno in senso lato

diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale

al susseguirsi dei mesi come metafora della vita.
Attraverso Francesco Guccini è il mio modo per dirgli “Benvenuto”.

E ora gustiamoci il sonoro …..

8 thoughts on “La corona dei mesi

  1. Post straordinario dove il piacere d’ascolto di un buon brano ben si unisce alle tue ben centrate divagazioni culturali che apprezzo sempre molto. Buona domenica e buona Epifania, Isabella

    • Ma grazie Isabella! Guccini appartiene alla mia, diciamo così, formazione musicale. Un grande cantautore, insieme a De André e Gaber; hanno scritto testi bellissimi.
      Sereno pomeriggio/sera a te e buona Epifania
      Primula

  2. Sgrano con piacere questa corona di musica , versi e parole
    Grazie, carissima
    Guccini è poco nelle mie corde,forse la voce un po’ fastidiosa ( per me), ma proverò ad ascoltarlo
    Abbraccio grande
    Mistral

    • Guccini ha scandito gli anni della mia adolescenza. Oltre che i testi, che sono bellissimi, mi piace proprio ascoltare la sua voce. È una questione di gusti musicali personali ed è assolutamente normale che spesso non coincidano.
      Bisous
      Primula

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