Amore … dirò

E ti interroghi su cosa sia
– amore –

È – dirò –
un avvicinarsi,
un supporre allo spettro
un nuovo colore,

un rincorrersi
come di parole,

un approssimare
all’impossibile

e restare sulla soglia
a torcere definizioni.

Carlotta Pederzani , inedito, gennaio 2014

Marc Chagall Gli innamorati in verde (1914-1915) Gouache a olio su carta Collezione privata

Marc Chagall
Gli innamorati in verde (1914-1915)
Gouache a olio su carta
Collezione privata

Quante volte ci siamo interrogati sull’essenza dell’amore, sulla genesi di questo sentimento, sulla sua crescita in noi o sulla sua fine?

Quanti testi, in versi, prosa o musica, in cui autori hanno proposto definizioni rivelatesi effimeri tentativi?

Razionalizzare è talora superfluo, se non addirittura inopportuno.

I versi di Carlotta mi suggeriscono l’idea della difficoltà … non di amare, ma di dire che cosa sia amare, e, anche, dell’inutilità di una sua spiegazione teorica.

Un fatto è certo, e questa poesia lo trasmette in modo ineccepibile: l’amore aggiunge, non sottrae; arricchisce, non toglie: somma una nuova sfumatura alle altre tinte dell’arcobaleno
un supporre allo spettro
un nuovo colore
acclude e include: è un avvicinarsi, un approssimare.

A cosa? All’impossibile: lo straordinario, l’inspiegabile, l’inimmaginabile per definizione che non ci fa entrare se ci attardiamo sulla soglia della porta a torcere definizioni, ad arrovellarci in controllate e filosofiche enunciazioni.

Il futuro dirò  , isolato graficamente come lo è  amore –  a sottolineare anche visivamente la loro pregnanza nel contesto, è un invito a vivere con intensità il presente della lievitazione dell’anima e del cuore, il momento della tensione sentimentale, corrente ascensionale che eleva all’indicibile, … e poi … ma veramente solo poi … a tradurre in parole.

Queste, tuttavia, non potranno che rincorrersi alla ricerca delle più giuste e appropriate.

21 thoughts on “Amore … dirò

    • Hai ragione. Penso sia sempre meglio viverlo senza filosofeggiare troppo o porsi troppe domande. La poesia che ho citato mi sembra andare proprio in quella direzione.
      Grazie Mita. Un sorriso e buona giornata 🙂
      Primula

  1. L’amore poche volte è ragionevolezza. E’ istinto del cuore e abbandonarsi ad esso è l’unica regola certa. Mai razionalizzarlo. Perderebbe quella spontaneità e freschezza che lo caratterizzano come sentimento unico e meraviglioso.A presto .Isabella

    • L’amore è una forza positiva, e come tale va vissuto, sentito non pensato. Non posso che condividere la tua riflessione cara Isabella.
      Grazie per il pensiero che hai lasciato.
      Un abbraccio … e buona serata.
      Primula

    • È assolutamente reciproco, e non è una frase di circostanza.
      L’amore? Credo che l’atteggiamento giusto sia quello di viverlo per come è, per quello che “aggiunge” in noi di straordinario. Per questo la poesia di Carlotta mi è piaciuta moltissimo.
      Un sereno weekend dolce Mistral
      Primula

  2. Uhm… La poesia è bellissima, ma io ci vedo cose un po’ diverse da te…
    Mi soffermo soprattutto su quel “supporre allo spettro nuovi colori” richiamandomi passati spiacevoli, che spesso diventano freni al presente. E m’interrogo sugli ultimi due versi: scrivere dell’Amore (P.S. Con lo stesso titolo c’ha provato pure Stendhal – non male come trattato filosofico, anche se un po’ pesante in alcune parti) indagarlo, scomporlo e decodificarlo son tutte azioni che vengono compiute non in seno all’Amore stesso, ma in una fase successiva o transitoria.
    Dico questo perché sono un idealista, e nell’amor cortese – non prenderla in modo letterale: uso questo termine sol perché mi piace! Ahi, quel “sol”: mi sta partendo la sinapsi stilnovista lol – ho chiara in mente una differenziazione netta tra Amore ed amore: se stai vivendo il primo il tuo cervello è semplicemente gelatina, ebete felice, impossibilitato al raziocinio dalla grandezza del sentimento provato 🙂
    Trovarsi nel secondo stato è sconsigliabile avendo la possibilità di provare il primo: l’intelligenza è un valore sopravvalutato 😉
    Cacchio, c’avevo provato anch’io a lanciarmi su una definizione sul mio blog (non parlo del romanzo, quella è un’altra storia) non ricordo il post esatto, ma solo che fosse un trafiletto d’un paio di righe, di colore rosso…

    • Ah, dimenticavo una puntualizzazione: scrivendo che ci vedo qualcosa di diverso da te, intendevo parlare solo della contrapposizione empatica tra le mie impressioni e ciò che emerge dal tuo post; leggendo i commenti vedo di non essere il solo ad aver sollevato certe obbiezioni 😉
      Ciao e buona serata!

      • Caro Cristian,
        mi nomini Stendhal e mi inviti a nozze, anche se hai citato un testo che sinceramente trovo sia un macigno! Lui e il suo concetto della “cristallizzazione” in amore … ti confesso che davvero non lo rileggerei più.
        Per quanto riguarda la poesia di Carlotta, non so se io non ho afferrato il senso delle tue parole o tu quello delle mie. Significa che non mi sono espressa chiaramente 😦
        Eppure ho parlato di razionalizzazione superflua, addirittura inopportuna, di difficoltà a dire cosa sia amare.
        L’amore è istinto e se può esistere un tentativo di definizione, lo si può fare solo in un secondo momento, eventualmente ma non necessariamente. Ecco perché ho sottolineato l’uso del futuro “dirò” e la sua posizione all’interno del verso.
        Le parole “si rincorrono” in quanto è davvero difficile racchiudere un simile sentimento in consonanti e vocali. Probabilmente l’ho scritto in modo un po’ ermetico.
        Il verbo “supporre” è usato con il significato di aggiungere e non ho ben capito il tuo riferimento a “passati spiacevoli”. Me lo chiarirai.
        Al prossimo “commentone”
        Buona serata anche a te 🙂
        Primula

        p.s. solo una nota: Carlotta ha letto questo commento e mi ha detto che ho interpretato quello che sentiva di trasmettere. Spero non l’abbia fatto per deferenza verso la sua ex prof, ma non credo! Il rapporto tra noi è di amiche e anche quando era mia alunna non lasciava passare nulla, un po’ come te 😀 Lo dico con affetto, ovvio, e con il piacere della discussione 🙂

        • Allora, quello di cui hai scritto l’avevo letto; mi riferivo – ma forse mi sbaglio, fai venir i dubbi anche a me – a diverse visioni: intendo dire che pur godendo della bellezza di questa poesia, a differenza del tuo – perdona il termine – positivismo, mi sono ritrovato a pensare a gusti amari legati al mio passato – e qui tornano i fiumi riflessivi che abbiamo fatto sull’importanza del carattere creativo della lettura.
          Non lo so, “spettro” come termine a me sa di malinconico, ed è per questo che a prescindere dai vari significati di “supporre” (che per la cronaca non conoscevo oltre al sinonimo d’immaginare) a me ha subito fatto pensare questo: che le vecchie ferite, seppur cicatrizzate, rimangono in un cassetto dei propri ricordi, ma che ogni volta che ci s’innamora (intendo in modo puro, non superficiale) ogni cosa è come se ci comparisse davanti agli occhi per la prima volta (da qui “nuovi colori”)
          Uhm… devo star attento, ti sto anticipando metà romanzo lol 😉

          P.S. Non ti faccio passare niente? Maddai! 😉 Ahahahahha, se c’è un termine che può definirmi, questo è “puntualizzatore”!

          N.B. La cristalizzazione stendhaliana… confesso di aver letto qualche pagina più di una volta: decisamente meglio come romanziere che come filosofo 😉

          • Stavo spegnendo il pc ma non posso non risponderti!!!
            Sai da dove deriva forse il fraintendimento? Dal significato del termine “spettro”. D’istinto l’ho inteso come in fisica, spettro elettromagnetico che racchiude le luci dal rosso al viola, banalizziamo e chiamiamolo arcobaleno. Ecco perché “aggiunge” colori. Letti così, i versi perdono quell’alone di malinconia che tu ci trovi.
            Questa volta è colpa mia, avrei dovuto specificare il significato del termine ma onestamente, da brava intellettuale snob quale sono, ho dato per scontato che tutti lo capissero. Carlotta faceva riferimento a quello, io l’ho intuito e di consegenza anche l’intero universo doveva farlo! Leggasi l’ironia nei miei confronti 😀
            Ciao “puntualizzatore” XD
            Primula
            p.s a questo punto mi sorge il dubbio che nessuno abbia associato spettro ad arcobaleno 😦 Pazienza!

            • Eh ma qui torniamo sulle nostre diverse opinioni: perché è così importante che io sappia esattamente cosa intendeva Carlotta?! Non so, mi sembra sempre tu ci rimanga un po’ male in questi frangenti – correggimi se sbaglio! – a cui poi bisogna sempre sommare le volontà del poeta…
              Per me la Poesia è bella proprio per la sua libertà interpretativa, la semantica non è scolpita sul marmo, ma anzi vive di luce propria, uguale e diversa allo stesso tempo 🙂
              Detto questo mi fa piacere aver modo di scoprire le visioni altrui, e sapere che queste siano diverse dalle mie direi che è un’ottima cartina di tornasole sulle menti pensanti!

              Ah, domanda alla prof.ssa: qual è la forma corretta nell’abbreviazione del post scriptum? Perché io l’ho sempre usato tutto in maiuscolo, iniziando la frase di nuovo con lettera maiuscola, ed ho sempre avuto il dubbio di sbagliare…

              Ciauz 🙂

            • Ma scherzi Cris?!? Io rimanerci male? Quando mai! Anzi, adoro il contraddittorio, lo testimonia il fatto che è praticamente un intero pomeriggio che ci scambiamo commenti.
              L’opinione di Carlotta non è la questione centrale: la poesia, ma non solo quella (ricordi il mio post sulla lettura come ri-scrittura?), ogni testo scritto rivive e prosegue nella mente e nel cuore del lettore. Non posso essere più d’accordo con te.
              La questione riguarda il significato di un termine che non mi è stato suggerito da Carlotta, ma dal mio istinto. Quando Carlotta ha letto il commento mi ha confermato (dopo) che anche lei intendeva quello. Ma mi avesse detto il contrario, non avrei cambiato una virgola. Quello ho interpretato, quello ho scritto. Tutto qui. Anzi forse avrei dovuto spiegare meglio nel post cosa “io” leggevo nel termine “spettro”.
              Penso davvero Cris che in termini diversi stiamo dicendo la stessa cosa. E dimentichiamo Carlotta, potrebbe essere Genoveffa non cambierebbe nulla. Pensa che sono una sostenitrice della lettura di un romanzo senza sapere nulla dell’autore. Non è successo questo con Ben?
              Cosa manca? Ah! P. S. Non so quale sia la regola. Ora lo sto scrivendo in maiuscolo perché sto usando il cellulare e interviene il correttore automatico, forse prima l’ho scritto in minuscolo, non ricordo francamente. Non so quale forma sia più corretta, le leggo in genere in entrambi i modi.
              Sai che se continuiamo così riempiamo pagine di post/commenti e non scriviamo più nulla?
              Un abbraccio serale 🙂
              Primula
              Domani controllerò dove l’app di WP mi ha piazzato il commento.

            • Ok, infatti mi sembrava contraddire quello che avevi scritto sulla prosa…
              Boh, forse mi son lasciato influenzare dalla forma, immaginando la tua posizione: a togliere strumenti di comunicazione capita, ma se non altro c’è la possibilità di estendere i propri concetti e, nel caso, di chiarire meglio le rispettive posizioni 🙂
              Comunque tu ti fai troppi problemi riguardo alla “produzione”!
              Propongo – in amicizia – di venirci incontro: tu continua a sostenere il contraddittorio senza star a pensare a quanti post potremmo scrivere, ed io prometto di lavorare un po’ di più su quello che “dovrei” scrivere 😉
              Saluti pomeridiani lol

            • Ottima idea! Così finisci il libro e, volendo, prepari anche gli esami. 😉 e io avrei un po’ di robetta da tradurre, non si vive di solo blog. 😉
              Saluti di tarda serata. :-*
              Primula

  3. Buongiorno cara Primula, hai interpretato bene e descritto con sensibilità e delicatezza i bellissimi versi di Carlotta! Buona giornata! 🙂

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