Il Grande Fratello: tanto palco e poca realtà

Ieri sera è iniziata la 13ma edizione del Grande Fratello dopo un silenzio di due anni dovuto al calo degli ascolti.
In seguito alle dichiarazioni rilasciate da Piersilvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset, che prevedeva appunto una lunga pausa, speravo fosse definitivamente calato il sipario su questo show.
Invece si è ritenuto opportuno seguire le indicazioni di Silvio junior secondo le quali il reality “rimarrà uno dei generi della televisione italiana”.

Credo che tutti conoscano la genesi e la storia del Big Brother televisivo.

Grande fratello logo

Non amo i cosiddetti reality.
Non intendo tuttavia esaminare qui la loro qualità come prodotto, il loro vero o presunto valore estetico, né tantomeno disquisire su cosa sia trash in tv.
Psicologi, sociologi, docenti universitari, esperti nella comunicazione, critici, giornalisti vari hanno fornito le analisi più disparate in tutti questi anni, fin dagli esordi del GF nel 2000.
Infine, non è mia intenzione assumere un atteggiamento culturalmente snob e prendere le distanze da chi apprezza questo genere di programmi. Abbiamo fortunatamente il telecomando, usiamolo e ognuno guardi ciò che desidera.

Mi interessa parlare della struttura narrativa del reality, perché di narrazione si tratta, e dimostrare quanto sia fondata su una profonda menzogna.

Per definizione, il reality è la presentazione in tempo reale della vita di persone reali, quindi non attori, calate in situazioni reali, ossia non costruite a priori, seguite 24 ore su 24 da telecamere.
Teoricamente assenza totale di palcoscenico, di copione, di costruzione; la realtà nuda e cruda rappresentata oggettivamente: tale è il progetto che, però, a mio avviso, contiene una contraddizione in termini.

“Rappresentare la realtà” significa introdurre un filtro, una mediazione, un punto di vista.
Il termine inglese “reality show” significa letteralmente “spettacolo della realtà”, espressione che implica un teatro e degli spettatori. Concetto contrastante con l’obiettivo di realismo narrativo che gli ideatori del “Big Brother” credo volessero perseguire.

Mi si potrà far notare che i partecipanti sono controllati in tutto l’arco della giornata dall’occhio vigile di telecamere posizionate ovunque, che ogni loro gesto è filmato, ogni loro parola registrata. Vita vera, insomma.

Evitando qualunque discorso sulla ricerca del sensazionalismo e sul fenomeno del voyeurismo in tv, considero “Il Grande Fratello” (e il reality in genere) un enorme malinteso proprio sul piano narrativo: la realtà È; rappresentarla o raccontarla significa proporla da una particolare prospettiva, quindi orientarla.

In sintesi, è per me un grande visual novel con tutte le caratteristiche del romanzo unite a quelle di un videogioco.

Perché una narrazione sia la realtà, sarebbe necessario abolire la nozione di spazio, o quantomeno riprodurre tutti gli spazi concepibili.
I personaggi del “Grande Fratello” vivono invece rinchiusi in una casa muovendosi tra salotto, cucina, stanze da letto, giardino esterno. (probabilmente le mie informazioni sono imprecise, i miei ricordi del GF risalgono a qualche puntata della I^ edizione del 2000! la “casa” comunque esiste sempre, ho letto)
Assolutamente irreale, costruito, quindi romanzato.

Lo stesso dicasi per la nozione di tempo: la dimensione temporale non dovrebbe avere limiti stabiliti, le storie personali potersi sviluppare in costante divenire e intrecciarsi in modo imprevedibile.
In questo caso, invece, tutto finisce con nominations e vittoria finale.
Epilogo di un romanzo tradizionale, game over di un videogioco nelle nostre mani.

Infine, le telecamere.
È l’elemento che maggiormente induce gli amanti del genere reality a considerare “vero” il racconto: si filmano la quotidianità, i pranzi, le cene, le notti; si registrano le banalità di cui si parla ecc. ecc. … esattamente come nella vita.

Ebbene, lo sguardo di una cinepresa non è mai autenticamente oggettivo, proprio come la parola per uno scrittore. La descrizione, che sia visiva o verbale, è “animista”; lo è naturalmente perché tra chi è guardato o descritto e chi guarda o descrive si interpone il filtro delle impressioni, se non proprio dei sentimenti, del punto di vista, della sensibilità.

Il racconto sarebbe veramente realista se, e solo se, l’immagine fosse ripresa e osservabile contemporaneamente da tutte le telecamere presenti. Invece si passa da una all’altra in sequenza: l’inquadratura della cucina prima, poi il salotto, in seguito il bagno … una gamba, un viso … perché non il contrario?
E ancora, le angolazioni sono variabili, i dettagli selezionati.
Qualcuno sceglie; la realtà al contrario non sceglie.

La macchina da presa non riproduce il semplice esistere di oggetti e persone, bensì la percezione che ne riceve chi la utilizza.
Il linguaggio visivo non è un atto in sé ma un mezzo espressivo di rappresentazione.
Se aggiungiamo che i personaggi sono consapevoli di essere ripresi, abbiamo un quadro di assoluta innaturalezza.

Una narrazione che sia LA realtà è pura utopia.
Ogni tentativo in questa direzione la farebbe “esplodere” dall’interno perché siamo solo in grado di gestirne la rappresentazione.
Il finale del film The Truman Show vuole esattamente trasmettere questo messaggio.

Sarebbe culturalmente onesto uscire dall’illusione, smettere di ingannare telespettatori che ci possono credere, rinunciare a definire “realtà” ciò che è semplicemente e banalmente la recita di un ruolo su un palcoscenico.

17 thoughts on “Il Grande Fratello: tanto palco e poca realtà

    • Grazie ragazzi. 🙂 Pensate che ho visto solo qualche puntata della prima edizione. Spero che anche quest’anno non venga premiato dal pubblico. Detesto tutto ciò che mente agli spettatori. E la TV lo fa spesso.
      Un carissimo saluto al gruppo
      Primula
      P. S. The Truman Show è un film stupendo!

      • In realtà i primi “grandi fratelli” potevano anche avere senso, ma poi è finito nella finzione totale. Un saluto a te!
        P.s.: a noi piace molto l’inizio, che comincia con un’intervista (non a caso) a tutti gli attori, escluso il signor truman.

        • Mi avete fatto venire il desiderio di rivedere il film per l’ennesima volta! 🙂
          Non mi trovate d’accordo però sul giudizio delle prime edizioni del Grande Fratello. È il concetto di reality in sè che io metto in discussione.
          Ri-grazie carissimi! 🙂
          Primula

  1. E poi fingi di essere l’estremo di te stesso per poter accedere (insieme a ‘na bella “sambata” in cu@o!), entri e reciti per apparire estremo ma buono (finchè sia reale il televoto) e poi… Quattro serate in discoteca e con un anno neanche i tuoi parenti si ricordano di te!
    Meno male che qui il Big BANG non si vede.
    Bel blog!
    Buona serata,
    Nunzia!

  2. Eccellente analisi la tua, cara Primula
    Io non oso dire nulla, non lo vedo dal tempo del primo Grande Fratello.
    Non sono molto attratta dai Reality ma il film The Truman Show mi ha veramente colpito
    Buona serata
    Bacioni
    Mistral

    • Grazie Mistral! Come te io ho visto solo qualche spezzone delle puntate della prima edizione e tanto mi è bastato.
      Parafrasando il titolo di una canzone di Ligabue “Tra palco e realtà” spero di essere riuscita a dimostrare che nei reality c’è tantissima finzione/costruzione e pochissima verità/realtà.
      Sul film The Truman Show, credo non ci sia nulla da aggiungere se non la speranza che tutti abbiano saputo apprezzarlo. Ben fatto, ben recitato e con un messaggio efficacissimo.
      Buona serata anche a te
      Bisous
      Primula

  3. Hai ragione! Non è realtà neanche nelle intenzioni… Non ho mai guardato il GF perché questa cosa di vivere 24h sotto l’occhio delle telecamere mi mette angoscia. Non mi piacciono nemmeno gli acquari, per lo stesso motivo… Poi, vabbé, negli anni ha perso pure la valenza che gli si era voluta attribuire all’inizio ed è diventato un palcoscenico puro per mettersi in mostra, in tema con gli anni che abbiamo vissuto. A presto!

    • Vero! Tuttavia è proprio la valenza pseudo-realistica iniziale che ha provocato il malinteso e che, personalmente, giudico una menzogna. Ancora più profonda perché mimetizzata, in qualche misura.
      Grazie! E buona giornata 🙂
      Primula

  4. Ciao, wow! Hai praticamente scritto quello che ho sempre pensato sul GF: là dentro la realtà è solo un pretesto e le dinamiche messe in moto non hanno niente di realistico perchè 1 sapere di essere ripresi dalle telecamere inevitabilmente influenza i comportamenti 2 il tipo stesso di convivenza prolungata di gruppo molto difficilmente si riscontra nella realtà 3 il dover contemporaneamente piacere sia ai coinquilini che a un pubblico esterno che deciderà della tua sorte nel gioco è una situazione che nella realtà non esiste. Detto ciò, come si può affermare l’utilità del GF come analisi sociologica se la situazione che fotografa non si ripresenta nella realtà? Al massimo le varie analisi possono essere utili (???) per elaborare strategie per vincere il gioco… sempre che sia regolare, cosa di cui dubito fortemente… Mmh, mi sa che dovrò farmi un bel giro qui, quando non lo so perchè sono piiigro, però è da fare, saluti e ogni bene

    • Ciao Ivano e benvenuto! 🙂
      Non posso che concordare con tutto quello che hai scritto. Da parte mia voleva essere una critica non solo al GF ma a tutti i reality, dall’Isola dei Famosi (ma esiste ancora???) ad altri che non conosco perché proprio non li guardo. E sopprattutto ho colto l’occasione per parlare ancora una volta di narrazione, un argomento che mi appassiona molto oltre ad altri ovviamente, come vedrai leggendo qua e là.
      Un caro saluto e a presto.
      Primula
      p.s. farò anch’io un giro da te. Grazie ancora della visita. 🙂

      • grazie a te 🙂 però ho paura che se passi da me rimarrai delusa, non solo per i contenuti (?) ma anche perchè sono in fase di abbandono: ho scoperto di non avere il physique du role del blogger… ma non vedo come potrei impedirti di decidere in quale modo usare il tuo tempo 🙂 saluti e ogni bene

        • Che è questo tono dimesso e depresso? Non so quale sia il physique du rôle del blogger … ma nemmeno io posso dirti come impiegare il tuo tempo.
          Spero tu riveda le tue decisioni.
          A presto e grazie.
          Primula

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