Il figlio è un diritto?

9 aprile 2014: la sentenza della Corte costituzionale dichiara illegittimi alcuni articoli della Legge 40 sulla fecondazione assistita.

Ecco il laconico comunicato stampa

sentenza legge 40

Questo il testo della legge .

Ieri mi sono documentata molto: il problema è di estremo interesse oltre che delicato.
Tra le analisi proposte, commenti sparsi e opinioni pronunciate, mi pare che questo sia un resoconto completo, il che non significa che ne condivida l’impostazione: è un articolo di Valigia Blu orientato in una direzione molto chiara (nettamente a favore della sentenza) che contiene tuttavia riferimenti a punti di vista opposti, citati con una consistente dose di ironia ma comunque non ignorati; ripercorre i dieci anni di vita della legge di cui sarebbe opportuno rivedere il dibattito che ha suscitato fin dalla sua pubblicazione e le relative tappe con ricorsi e sentenze varie che si sono succeduti nel tempo.

Questa mattina, inoltre, ho letto con molta attenzione il post di Ogginientedinuovo e questo mio vuole essere anche una risposta e un commento alle sue riflessioni.
D’altronde, questo è il web che ci piace: condivisione e confronto.

Premessa d’obbligo.
Esprimo qui mie personali convinzioni dettate non da letture e conoscenze teoriche o influenzate da particolari correnti di pensiero, bensì frutto di esperienze vissute, anche di riflesso.

L’articolo di Valigia Blu (ma potrei citarne altri) è un esempio esauriente di come in Italia si riesca a ideologizzare persino una questione così complessa, dividendosi in due fazioni nette che si accusano a vicenda.
Da un lato le cosiddette “frange ultraconservatrici”, tra le quali ovviamente svetta la stampa cattolica che ha espresso sgomento dopo il pronunciamento della Consulta; dall’altro i sostenitori di “un moderno modo di nascere”, che hanno ovviamente esultato per “l’ultimo colpo inferto a una norma crudele e oscurantista”.
Per non parlare dello scontro destra / sinistra, come se un problema etico fosse appannaggio di una parte politica.
Insisto sull’ovviamente e sul sarcasmo di cui l’ho voluto caricare.

Non amo le posizioni intermedie, ma nemmeno i giudizi tranchant soprattutto su questioni per natura articolate e impegnative.

Parlo da cattolica, convinta e praticante; ciononostante non posso non rabbrividire di fronte a simili dichiarazioni: dal “siamo al Far West della provetta” (Olimpia Tarza, presidente del Movimento PER Politica Etica Responsabilità) al “Non è difficile immaginare che i Costituenti si stiano rivoltando nelle loro tombe di fronte a una interpretazione dei principi costituzionali che conduce a consentire la fecondazione assistita sulla base di un cocktail in laboratorio di elementi genetici originati da più genitori. Con la sua sentenza la Corte concorre alla decadenza di quei principi naturali, di quell’umanesimo che fu alla base dell’unità di Costituenti appartenenti a ben diverse convinzioni politiche e religiose” (Maurizio Sacconi, presidente dei Senatori NCD), passando per le “molte questioni che questa sentenza della Consulta lascia aperte, come il diritto del bambino a conoscere le proprie origini, o come il rischio che, anche in Italia, si crei un mercato del corpo umano” (Eugenia Roccella, deputato NCD), “consentire la fecondazione eterologa è violare il diritto fondamentale del figlio a sapere di chi è figlio, quindi a conoscere la sua identità” (Pino Morandini, vice-presidente del MPV, Movimento per la Vita italiano) e arrivare al delirante paragone di Giovanardi tra le coppie sterili e “famiglie musulmane che portano i bambini in Africa per l’infibulazione”.

Non mi sento neppure di avallare le affermazioni dell’Associazione Luca Coscioni: “si apre una via per tutte quelle coppie che ora non saranno più discriminate e potranno ricevere tutte le cure e l’assistenza per costruirsi una famiglia” né auspicare che un “legislatore intelligente cambi definitivamente la legge 40 aprendola ai single e alle coppie dello stesso sesso poiché questa sarebbe la conseguenza più naturalecome sostiene l’avvocato Marilisa D’Amico, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Milano rispondendo a un giornalista dell’Huffington Post

È ancora da dimostrare sia che il figlio nato da fecondazione assistita ne abbia un trauma, sia il fatto che le coppie che vi ricorrono vengano discriminate.
Inoltre rimane la garanzia dell’anonimato da parte del donatore, come in tutti i casi di trapianto, per cui nessun rischio relativo alla ricerca della propria identità da parte del bambino.

Quindi, ragioni e torti da ambo le parti che, indistintamente, sventolano la bandiera dei diritti garantiti da uno Stato laico.

La laicità dello Stato è un valore non discutibile, e concordo pienamente con Ogginientedinuovo.
Da cattolica, sostengo la correttezza della legge sul divorzio che avrei anche votato all’epoca del referendum se avessi avuto l’età richiesta. Perché mai dovrei negare a coppie sposate civilmente di non potere sciogliere “laicamente” la loro unione? (civilmente, non so …) Io non ricorrerei a questo diritto semplicemente perché credo in un rapporto fondato su valori diversi, ma non mi disturba l’esistenza di uno strumento giuridico che lo permetta ad altri e non capisco francamente l’ostilità di molti cattolici al riguardo. Sono favorevole ai diritti civili per le coppie di fatto, alle unioni omosessuali con qualche distinguo e al netto dei comportamenti viziosi. Ma le coppie etero ne sono esenti?

Ecco il punto. Non sempre il concetto di diritto si sposa con il buon senso e l’equilibrio: questa è la mia opinione sul caso della fecondazione eterologa.

Non sono mamma, e non per scelta. È andata così, ma non mi sento assolutamente meno donna per questo. Tempo fa la scienza non aveva ancora raggiunto il livello qualitativo e di sicurezza di oggi. Con molta serenità, ci siamo attivati per l’adozione. In quel periodo però accade che la mia nonna/mamma si ammali di Alzheimer: accudita e curata in casa per anni. Caso? Progetto? Disegno sopra di noi? Non so, fatto sta che ho avuto in qualche misura la mia bambina …

Un’amica ha seguito una strada diversa. Desiderava un figlio più di ogni altra cosa; quindi, inseminazione artificiale, non una ma molte. Ogni tentativo fallito era un dolore sempre più acuto, come se abortisse ogni volta. Depressione conseguente e rinuncia definitiva. Ho vissuto la sua esperienza di riflesso; ora sembra rilassata, ma quanta sofferenza!

Ciò che posso dichiarare con certezza è la serenità mia e del mio matrimonio.

È solo una testimonianza per riflettere su questa pagina, come ho fatto spesso dentro di me.

È necessario un figlio a tutti i costi per sentirsi donna completa? O padre realizzato? O coppia più unita?
Proprio perché non ne ho avuti, credo profondamente che mettere al mondo un figlio sia l’atto più generoso, altruista, di amore gratuito che possa esistere. Una creatura esce da noi e non ci appartiene più fin dal momento stesso del parto. È una persona che si immette nell’esistenza; la madre e il padre sono unicamente uno strumento.

Non esiste un diritto al figlio, o meglio, il figlio non è un oggetto del desiderio e non è un trofeo.
Nelle esperienze di fecondazione assistita che ho avuto modo di conoscere da vicino ho riscontrato, alla base, la necessità di autoaffermazione, un po’ di egoismo anche, spesso l’esigenza di riempire un vuoto che si era creato nella coppia. Motivazioni che non giustificano, a mio modo di vedere, il concepimento di un figlio.

Mi chiedo se la ricerca di una gravidanza a tutti i costi corrisponda effettivamente a un diritto del nascituro o non piuttosto all’appagamento del desiderio di una donna, e di una coppia, che non hanno forse preso completamente coscienza della loro identità come individui.

24 thoughts on “Il figlio è un diritto?

  1. Che bello il web!
    Il figlio è un diritto?
    Qui siamo veramente nell”ambito puro della coscienza, sensibilità e sentimenti personali e soggettivi, nel modo più assoluto. Non troveremo due opinioni uguali, saranno tutte un po’ diverse, almeno per sfumature.
    Io personalmente non reputo un diritto avere un figlio: un figlio è principalmente una persona e checché ne pensiamo noi genitori, non è “nostro”…
    Ma quello che penso io personalmente non può diventare legge.
    Quello che mi auguro, in questo caso come in altri, è che il legislatore non imbeva la legge di ideologie e credenze religiose, perché la legge deve garantire tutti.
    La legge non impone mai comportamenti contro coscienza, cioé per dire non può obbligare nessuna coppia all’eterologa! Può però prevederla: chi la vorrà, ne usufruirà, chi la riterrà contro natura, contro morale eccetera, non ne usufruirà.
    Quello che mi preme, insomma, è che sempre venga garantita la laicità dello Stato, perché questo è grande garanzia di libertà. Per tutti.
    Grazie per questo scambio 🙂

    • Grazie a te per lo spunto che mi hai dato questa mattina! Avevo già pensato di scrivere qualcosa sulla questione ma le tue riflessioni mi hanno suggerito un’impostazione diversa.
      Oltre a ciò che abbiamo già scritto e commentato, io mi auguro che il legislatore lavori con onestà intellettuale.
      Bello questo dialogo a colpi di post! 🙂
      Buona serata
      Primula

  2. Scusa la mia semplicità nel rispondere alla tua domanda ma….
    Il figlio è un diritto se, oltre alla volontà, la natura è con te. Il figlio non un’ avventura costi quel che costi.
    Buon weekend, carissima
    Baci da Mistral

    • Su questo argomento le opinioni possono essere davvero tantissime e la tua non è affatto semplicità.
      Spero di essere riuscita a comunicare con chiarezza la mia perplessità di fronte all’ “accanimento”, di cui ho visto purtroppo molti esempi. Ho dubbi sull’accanimento fine vita e, per coerenza, anche inizio vita, ma il tema è veramente complesso.
      Spero almeno che non se ne faccia un’occasione di propaganda politica e ideologica. Ma so già che non sarà così, purtroppo.
      Buon weekend anche a te Mistral. 🙂
      Un abbraccio
      Primula

  3. Alla tua domanda rispondo no da un punto di vista generale, ma sì in ambito “personale”. Faccio questo distinguo perché mi ritrovo in certe tue considerazioni, ma non in tutte: innanzitutto sono d’accordo nell’accusare gli eccessi nelle posizioni tra le due parti avverse, figlie delle dinamiche politico-propagandiste del nostro presente (con una punta d’orrore verso riferimenti ad Hitler e all’infibulazione fatti da certi cattolici di facciata) e che finiscono per bloccare sul nascere la speranza di giungere ad una sintesi condivisa, che riguarda decisioni di natura etica.
    Come letto anche nei commenti, anch’io credo nella laicità dello stato, ma queste dinamiche mettono in evidenza quanto questa peculiarità sia fragile, in balia di influenze che neppure i padri costituenti sono stati capaci di risolvere (mi riferisco ad esempio a certi aspetti propri dei Patti Lateranensi) e che ogni volta che si debbano prendere decisioni di carattere etico in ambito legislativo (vedi fecondazione, eutanasia, aborto, ecc.) sia chiaro che ci sono poche persone che hanno le capacità necessarie per evitare scontri ideologici, ma come al solito sto divagando e ti chiedo scusa 😉

    Non penso che i genitori siano mero strumento come hai scritto tu, perché mi sembra che questa visione vada a cozzare con certi tuoi dubbi riguardo alla fecondazione stessa: scusami, ma se la madre è soltanto uno strumento, la dovremmo chiamare incubatrice?! Per non parlare del padre, che già subisce la sua impotenza in ambito gestativo, arrivando a sentirsi inutile già nella realtà…
    Io purtroppo non posso basarmi sull’esperienza diretta, ma solo su quella di riflesso, che non ti nascondo comprende anche i sogni (a riguardo ho una concezione diciamo alternativa rispetto a quella occidentale – ne ho scritto parecchio sul blog).

    Secondo me c’è dell’altro, come la loro importante funzione educativa (e che negli anni si va sempre più smarrendo) soprattutto durante la crescita, nel dovere di farlo in un ambiente sereno, e nel trasmettere ai propri figli un piccolo universo di conoscenza e sentimenti.

    Detto questo, penso che la domanda più importante da farci sia la seguente: perché, dal punto di vista etico, veniamo al mondo?
    Personalmente non credo ci sia una risposta univoca, perché ogni genitore può essere mosso da motivazioni personali, ed addirittura contrastanti: non dimentichiamoci che nemmeno settant’anni fa, in un’Italia caratterizzata ancora dalla prevalenza del settore primario, nella ruralità della campagna, fare tanti figli significava avere un giorno più braccia in famiglia!
    È chiaro che al giorno d’oggi questa motivazione possa sembrare distante e quasi egoistica, ma a quei tempi si può dire che fosse una scelta legata alla sopravvivenza! E, personalmente, forse meno egoista di chi fa un figlio ai giorni nostri per riempire un vuoto in un rapporto di coppia.

    Allo stesso tempo mi chiedo quali possano essere i pensieri di quelle coppie felici che sentono forte il desiderio di maternità e paternità. È capitato di provarlo a me che sono single (e che per la cronaca non vorrei realizzare se non dopo aver trovato una donna da amare) e sono portato ad immaginare sia una cosa che fa parte del nostro istinto, in modo atavico; allo stesso tempo penso anche a Malthus ed alle sue preoccupazioni concernenti il rapporto tra aumento demografico ed esaurimento delle risorse. Se da un lato sono portato ad accogliere la tesi di qualche suo detrattore riguardo alla mancata presa di coscienza dei benefici che possono derivare dal progresso tecnologico, dall’altro sono convinto che nel breve periodo ci siano delle ragioni inconfutabili.
    Quindi capisco di esser andato decisamente fuori tema, ma come hai scritto anche tu, su una questione così delicate le variabili che si possono prendere in considerazione sono veramente molte, quindi mi scuserai sicuramente se ho scritto un simile papiro 😉
    Avrei potuto scriverlo come un post sul mio blog, ma non ho la capacità di sintesi che hai avuto tu nell’esporre adeguatamente la questione, quindi meglio così!
    Un abbraccio!

    • Commento molto interessante caro Cristian. Avrebbe meritato un post, tali e tante sono le questioni che sollevi, tutte pertinenti ma sei andato oltre le mie intenzioni. Io mi sono limitata a ragionare, dal mio punto di vista e in base alla mia esperienza, sul problema della procreazione/fecondazione.
      Quando scrivo che i genitori sono uno strumento non intendevo affatto paragonare una madre a un’incubatrice; non ho affrontato l’aspetto educativo perché non rientra nella discussione sulla Legge 40, tutto qui, perfettamente consapevole che un genitore non è chi partorisce o chi insemina ma chi educa. Allora vedi? secondo me è logico pensare quindi che genitori adottivi possano essere perfetti …
      Forse non sono riuscita a far passare chiaramente il messaggio della mia critica personale alla forzatura, e alcuni comportamenti che ho conosciuto da vicino mi sono sembrati davvero così.
      L’immagine un po’ passiva che dai del padre, che non condivido ma che ammetto essere reale, rientra assolutamente nel mio ragionamento. Ho visto donne cercare forsennatamente un figlio a tutti i costi, decisamente meno uomini. Ma, mi chiedo, il desiderio di paternità e di maternità, al netto delle differenze legate alla natura (intendo chi lo porta in pancia e chi no) non è lo stesso alla base?
      La mia perplessità riguarda un desiderio che maschera egoismo e bisogno di autoaffermazione. Una donna è meno donna se non ha figli? Francamente io non mi sento così, amiche mie si vedono invece donne a metà e questo non lo capisco.
      L’aspetto educativo meriterebbe davvero un’analisi a parte. Nella mia professione di insegnante ho incontrato un numero infinito di genitori; moltissimi considerano il figlio una loro proprietà, una propaggine di se stessi, che è vero sul piano biologico ma non certo psicologico. Si arriva allora ai casi , non proprio così rari anzi!, di figli che devono essere ciò che il padre o la madre non sono potuti diventare … Per il loro bene, dicono! Fino alla ribellione del figlio in età adolescenziale o adulta e in forme diverse, più o meno gravi.
      Come vedi, ora ho divagato anch’io. Il problema è immenso perché coinvolge la persona nella sua totalità.
      Perché non prosegui tu in un tuo post?
      Dialoghi a distanza sul web.
      Un abbraccio Cris e grazie per la tua disponibiltà a scambiare opinioni. 🙂
      Primula

      • Cara Primula, ti rispondo qui perché mi viene meglio e perché conosco la mia oziosità 😉
        Mi era venuto il dubbio mentre scrivevo la parte dell’incubatrice di aver travisato quello che intendevi, ed infatti è andata proprio così, ma se non altro ci si chiarisce!

        Per quanto mi riguarda sono d’accordo sullo scindere i ruoli di donna/uomo da quelli di madre/padre, e penso anche che i secondi non abbiano nulla a che fare nei processi di realizzazione personale.
        Forse la soluzione al dilemma riguarda puramente l’aspetto biologico, trasmettere cioè i propri geni ad una generazione futura, in una tensione verso l’inconscia idea di vita eterna. Forse a qualcuno questo non interessa, e nell’impossibilità di avere figli, se ne vuole ricorrerà tranquillamente all’adozione. Ma forse ce ne sono altri che pur non comprendendolo vivono in modo negativo questa loro impossibilità, e cercano in ogni modo di vincere quello che Natura gli ha negato…

        Mi chiedo quale differenza ai giorni nostri passi tra la fecondazione assistita ed il trapianto di un arto appartenuto ad un’altra persona, dallo sconfiggere la Natura curando un tumore con un vaccino all’aiutare il proprio cuore a battere grazie a un pacemaker. La mia domanda non è retorica, ed anzi mi spingo a chiedere cosa ci aspetti il futuro, cosa possa inventarsi l’uomo utilizzando il suo istinto di sopravvivenza per sconfiggere la morte… e qui mi fermo, perché penso non ne verrà nulla di buono!

        Ecco, dovevo parlare della nascita, e son finito ad interrogarmi sulla morte 😉

        Grazie a te che sopporti questo mio lato prolisso! Il confronto, quando è edificante, mi piace un sacco 🙂

        • Come sempre nelle tue divagazioni hai toccato un punto importante: che differenza esiste tra il trapianto di un organo appartenente a un altro individuo, sconosciuto, e la fecondazione eterologa in cui si ricorre ugualmente a un individuo ignoto?
          Forse questo è proprio il nocciolo delle domande che mi sono posta: in entrambi i casi servono a noi? Perché nel caso di trapianto di un arto o di cuore ecc. è evidente che vi si ricorre per necessità, per bisogno, quindi è un atto indispensabile per la nostra sopravvivenza, ma non gesto egoistico; nel secondo caso è un desiderio o un bisogno? Atto indispensabile o trasformazione di un desiderio in un bisogno e quindi, essendo coinvolta una terza persona, intendo il nascituro, atto gratuito o scelta egoistica?
          Non so se sono stata chiara, la distinzione che personalmente faccio tra desiderio e bisogno la trovi qui, forse ti aiuta a capire meglio le riflessioni di questo commento e le mie numerose domande.
          È sempre bello chiacchierare con te Cris. 🙂
          Ma vinci “l’ozio” e scrivi un bel post in cui sintetizzi tutti i contenuti, molto interessanti, che hai sparso nei commenti al mio!! 😉
          Penso che a questo punto ci leggeremo da Ben. Ma già so che troverò qualche tua riga “notturna” in commento al post che ti ho segnalato. Ormai ti conosco … Lo dico con affetto.
          Un abbraccio e grazie! 🙂
          Primula

  4. Ciao Primula.
    Non avrei potuto leggere un pezzo migliore e obiettivo sull’argomento. Sono pienamente d’accordo con la frase conclusiva: “Mi chiedo se la ricerca di una gravidanza a tutti i costi corrisponda effettivamente a un diritto del nascituro o non piuttosto all’appagamento del desiderio di una donna, e di una coppia, che non hanno forse preso completamente coscienza della loro identità come individui.”. La risposta a mio modo di pensare è ovviamente la seconda. Buona giornata!

    • Grazie Alessandro! Conoscendoti sapevo che avresti condiviso l’impostazione. Devo confessarti tuttavia che se ho delle idee molto chiare su alcuni aspetti, come spero di avere trasmesso, non smetto di pormi delle domande. Sono problemi così complessi! Desidereri almeno che i politici non “usassero” le posizioni diverse in modo utilitaristico. Da idealista quale sono confido ancora nel buon senso. .
      Un abbraccio forte, anche a Stefania e a Matteo. 🙂
      Primula

    • Grazie Mistral. 🙂
      Sono passata da te per l’ultimo tuo post e avevo lasciato in sospeso gli auguri in attesa di sentirci proprio per Pasqua.
      Te li anticipo ora da qui con affetto … ma lascerò un “pacchetto regalo” anche da te.
      Abbraccione
      Primula

  5. Il post è un gran bell’esempio di onestà intellettuale e obiettività. Fa veramente bene ogni tanto leggerne così.
    Due spunti, il primo: cosa ne pensi della componente, come posso definirla, “ancestrale”, della maternità/paternità, a dire “la (mia) vita ha un senso se (attraverso di me) continua”.
    Cioè: trovo istintivo e rassicurante (e insieme sciocco) il ragionamento che fai (che faccio) le volte in cui vedi morire una persona: be’, ti dici, almeno ha lasciato un figlio (dei figli), la sua vita ha avuto un senso. Istintivo perché è l’unico scopo della vita, se la guardi dal punto di vista biologico, sciocco perché allora la vita di chi se ne va senza lasciare figli sarebbe priva di senso (e non la penso affatto così).
    Il desiderio di una donna di diventare madre, insomma, più che essere l’espressione cosciente di un proprio “diritto” (non lo credo), non potrebbe riflettere anche (e non poco) l’espressione inconscia di un attaccamento biologico, quasi animale, alla vita?
    La seconda è una curiosità: che intendi per “comportamenti viziosi”? 🙂

    • Innanzitutto ti ringrazio Ian, cerco di ragionare e riflettere senza pregiudizi; leggo molto e traggo le mie conclusioni, ovviamente opinabili come tutte le opinioni appunto.
      Sulla prima questione che mi poni, sono un po’ perplessa. Non saprei come collocare le donne, o gli uomini, che sostengono di non avere istinto materno/paterno. O è frutto di autoconvincimento perché non vogliono figli, o esiste davvero un istinto alla non maternità/paternità. Sinceramente non ho una risposta.
      Sono comunque convinta che la nostra vita abbia un senso anche se di figli non ne abbiamo, biologicamente intendo. Aiutare altri bambini è come averne, per chi non ha potuto partorirne uno suo. Il rapporto madre/figlio non lo penso connesso solo a un legame di sangue: ho conosciuto pessime madri biologiche e ottime madri adottive. Come sempre è una questione di equilibrio.
      Sulla curiosità … ti confesso che ho dovuto rileggermi il post perché non mi ricordavo più a che proposito l’avessi scritto. Per vizioso non intendo “incline al vizio” o “deviato”, piuttosto ciò che è difettoso, come una macchima che non funziona come dovrebbe perché le manca un pezzo per essere naturalmente completa. Esistono comportamenti innaturali sia nei gay (o presunti tali a questo punto) sia negli etero, quando il comportamento è forzoso, lontano dalle proprie inclinazioni naturali. Non capisco la poligamia e non riesco a concepire la bisessualità. Forse sbaglio, ma mi sembrano forzare la natura.
      Mi dirai se sono stata chiara o se ho reso il mio pensiero più fumoso.
      Mi piace parlare con te, stimolante davvero.
      Ora un abbraccio, ché fa bene alla salute e all’umore. 🙂
      A presto Ian e grazie ancora!
      Primula

      • Ti seguo. Sei chiara e insieme ecco nuovi argomenti di discussione.
        Sul primo tema, concordo con te, e anche io alla fine non ho una risposta (forse neanche esiste, una risposta vera per tutti).
        Sul secondo tema. Per comportamento “innaturale” intendi qualcosa di “forzoso, lontano dalle proprie inclinazioni naturali”: cioè, se ho capito bene, impormi di scegliere A quando la mia natura mi spinge a fare B. Ok.
        Ti chiedo allora: se io mi sentissi naturalmente portato (per esempio) alla poligamia, o alla bisessualità, allora assecondare questa pulsione sarebbe naturale (la mia natura mi spinge a fare B, scelgo B). Questo, se accettiamo la tua definizione di prima, è un comportamento “naturale”.
        Però mi dici che bisessualità e poligamia forzano “la natura”.
        Capisci, o accettiamo la definizione e non accettiamo la conclusione, o viceversa. Ma se viceversa, allora non esiste una “mia natura”, ma una natura esterna, ideale, evidente a tutti “per natura”, e alla quale tutti dovremmo tendere per essere naturale (e dalla quale più ci distanziamo, più siamo “innaturali”).

        Sto complicando le cose, lo so. Dev’esse che trovo stimolanti questi discorsi anche io. Comunque sono solo spunti. Volendo potremmo aggrovigliarci all’infinito.
        Ciao, grazie a te!

        • Francamente il ragionamento mi sembra un po’complicato e credo che, moltiplicando le ipotesi, potremmo discutere e parlare davvero fino a esaurimento argomenti.
          Mi chiedo solo se sia corretto ridurre a “pulsione” un comportamento umano. La ragione bilancia questa componente “animalesca” (passami il termine, al momento non ne trovo uno migliore), aspetto non irrilevante, ma non intendo con questo stabilire atteggiamenti standard, definire una “natura esterna o ideale” come hai scritto tu se non ho capito male. E nemmeno che la ragione freni, ma permette di valutare e spesso l’uomo lo fa quasi inconsciamente, quando non si presentano problematiche mentali, psicologiche o addirittura psichiatriche. Potrà sembrare un ossimoro quello che sto per dire, ma credo che sovente usiamo la ragione per istinto umano, appunto.
          Bella chiacchierata, davvero! Guarda dove ci ha portato un post sulla Legge 40! 🙂 Il bello del web.
          Ciao! 🙂
          Primula

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