Armoniose inversioni

 

immagine dal web

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Akin gioca nell’acqua putrida,
Gio nuota nei giochi profumati.

Akin ha negli occhi spazi immensi
di un cielo senza orizzonte,
aperti ai colori dei tramonti.
Gio guarda oltre la finestra
protetto da un deserto di paure adulte,
la visione chiusa al grigio del cemento.

Con scarpe in pelle umana
Akin cammina in una prigione senza sbarre
su sassi d’indifferenza.
Gio corre con scarpette made in Bangladesh
su aiuole di verde opulenza.

Akin ha fame, forse avrà riso e un po’ di pane.
Gio ha sulla tavola anche ananas e banane.

Un giorno, il pallone di Gio incontra
la gambe di Akin sulle bianche spiagge di Malindi.
Non è in pelle di canguro,
è un palloncino variopinto
che danza leggero alla brezza dell’Oceano
e sui piedi di un’amicizia.

È verde come le iridi di Gio,
arancione come i tramonti di Akin,
blu come le onde del mare,
rosso come il sangue del cuore,
giallo come il sole della speranza.

In questo tempo malato di contrasti,
i bambini sono bandiere di armoniose inversioni.

25 thoughts on “Armoniose inversioni

  1. Quante ingiuste differenze ma anche quanti ingiusti preconcetti.
    Maggior equilibrio economico e maggior spirito di adattamento avvicinerebbero i due.

  2. Ciao Primula!
    A quanto pare non sono il solo pessimista riguardo la figura dell’uomo sulla terra 😉
    Comunque, innanzitutto ti dico che il significato della poesia lo condivido in pieno!
    Il messaggio è chiaro, ma su certi punti c’è qualcosa che non mi torna dal punto di vista meramente fonetico, e forse sulla struttura per me atipica distico/sestina/cinquina – distico/sestina/cinquina/ – distico.
    Sul finale ho un appunto importante. Qui è troncato a “blu come le onde del mare,/ rosso…” mentre su Apiumani ci sono altri tre versi. Beh, pur apprezzando il contenuto successivo, penso che sia molto più forte il finale troncato sulla parola “rosso” e quei puntini di reticenza: almeno, parlo per me, emozionerebbe di più. Mi vien il dubbio che la cosa sia voluta e, nel caso, altri complimenti 🙂
    Ciao e buona serata!

    P.S. Sul contenuto la pensiamo allo stesso modo; l’unica diversità sta nella propensione al futuro…

    • Eccoti Cris! 🙂
      Sorvolo sul contenuto (sul quale concordiamo) e sul tuo pessimismo cosmico (sul quale non concordiamo) e mi concentro su aspetti più tecnici.
      Il finale qui è troncato perché nel reblog se il testo supera un certo numero di righe non viene trasferito integralmente.
      Altro punto è l’alternanza delle strofe. Forse ti aspettavi una struttura più simmetrica distico – sestina/cinquina – distico – cinquina/sestina – distico. In quel caso si sarebbe chiuso il cerchio.
      Ho volutamente lasciata aperta la possibilità di immaginare altri “quadri” da parte di chi legge: ogni strofa è una stessa situazione vista e vissuta da due punti di vista antitetici. Quindi il distico finale non preclude una continuazione all’infinito, (altra sestina, altra cinquina ecc. ecc.) perché questo problema che denuncio potrebbe non risolversi mai se gli adulti continueranno a vivere secondo logiche economiche e sociali assolutamente sbagliate di cui i bambini non sono partecipi per natura e che subiscono soltanto.
      Non so se ti ho convinto, ma questa era l’intenzione. Poi, come mi insegni tu, in una poesia conta ciò che leggiamo dentro e quel che ci trasmette.
      Sei sempre molto attento e bravo Cris. 🙂
      Un abbraccio e grazie!
      Primula

      • No, non intendevo dire che il distico finale fosse negativo in quanto “asimmetrico”, anzi, direi proprio il contrario!
        Capito che la troncatura non sia voluta, che ne pensi della mia idea? Cioè del fatto che il reblog possa averti fatto un favore? Più ci penso e più mi sembra azzeccato gridare quel rosso, che quei puntini tolgon quasi il fiato!
        Hai usato il termine giusto – adulti – perché i bambini non sanno neppure cosa sia il razzismo, che viene loro inculcato dalla famiglia e dalla società. Speriamo nella tua visione ottimista…
        Ciao

        • Mah, sulla troncatura avrei qualche perplessità. Forse perché nella mia mente avevo un messaggio diverso da veicolare. Rosso avrebbe dato l’idea di una mancanza di futuro, quasi una strozzatura, una decapitazione. Devo rifletterci,
          Ora passo e chiudo. Leggi la mail e capirai 😀
          Un abbraccio Cris
          Primula

          • Sì, con la troncatura sarebbe più una denuncia, mentre il tuo finale è più incentrato sulla speranza – tutto dipende dagli accenti e dalle proprie inclinazioni 😉
            Ora vado a leggere, un abbraccio a te!

  3. Leggo i tuoi pensieri.
    E mi accorgo di quanto sia immenso e bello il mondo.
    Pronti a piangere per il mal d’amore o per altri mali, basterebbe passare su queste righe, transitare sulle tue parole.
    La delicatezza è un fiore da preservare e, qui, c’è un campo colmo di un profumo Unico e magnifico.
    Grazie, perché, spesso, ci si dimentica quel che si ha e non si vede.
    In cuffia : Til The Cops Come Knockin’ – Maxwell

  4. Cara Primula, una illuminante e significativa poesia. Grazie per l’opportunità che offri di farci conoscere il nostro immenso e affascinante universo! Buona serata! ^_^

    • Presi dal vortice delle nostre vite spesso ci sfugge il senso dell’esistenza e perdiamo contatti con certe realtà. Vale la pena fermarsi e pensare.
      Grazie infinite Bea.
      Buona serata a te :-*
      Primula

  5. Cara Primula, complimenti prima di tutto: mi piace tanto.
    E anche se profonde differenze allontanano le vite, resta sempre immutabile il colore
    dell ‘ anima che si chiama: uguaglianza
    Bacione da Mistral

  6. la domanda è: “sarebbe più giusto avvicinare il mondo di Akin a quello do Jo oppure viceversa?”, no, non è una ipocrita ipotesi che si ancora alla “via di mezzo”, è una cosa più profonda, “Joizzare” Akin vorrebbe dire trasferirlo nel becerume evoluto, “Akinizzare” Jo significherebbe penalizzare un incolpevole.

    in fondo noi siamo così, di fronte a tematiche di questo tipo… il cervello ce lo spremiamo sulla questione “cinquina/sestina 😀
    (passami la battuta, chiamiamola così)

    TADS

    • Oh, certo! la battuta te la passo eccome! 😀 Anzi, la giro a chi ha fatto la puntualizzazione (peraltro tecnicamente corretta), se legge il commento replicherà. Felice di ospitare un amichevole e cordiale scambio di opinioni.
      Per me, come ho già detto, erano “quadri” o situazioni di due realtà contrapposte, tutto qui.
      Vengo invece alla tua riflessione.
      Non si tratta, secondo me, di “gioizzare” Akin o di “akinizzare” Gio (scritto da me volutamente all’italiana, come diminutivo di un Giovanni qualunque) ma di operare un’inversione rispetto alla mentalità di noi adulti. I bambini non si accorgono delle diversità, ne prendono coscienza quando un adulto lo fa notare e allora entrano nel vortice del “tu” e “io” e dimenticano il “noi” che è nella loro natura.
      L’ho constatato insegnando per tanti anni peraltro a ragazzi liceali non sempre autonomi nell’approccio ai problemi della vita e per contro bravissimi a scuola. I migliori erano i “ribelli” … forse da ex prof non dovrei rivelarlo, 😉 ma sono sempre stati i miei preferiti, perché si poteva far crescere una personalità (la loro), costruire un dialogo proficuo nel rispetto delle peculiarità di ciascuno.
      Tornando al punto, i due bimbi del testo iniziano a giocare come se nulla fosse. Non si chiedono chi sia l’altro né come sia. Questa è per me armonia della natura umana in cui, da incallita idealista, credo davvero profondamente nonostante tutto.
      Dici che riusciremo a imparare?
      Grazie Tads, prezioso come sempre 🙂
      Primula

      p.s. Ho fatto un giretto sul tuo blog. Mi sono chiesta come mai da un po’ tu non stessi scrivendo nulla. E … sorpresa! … ho trovato due nuovi post. Perché non li vedo più nel mio reader di WP? Misteri della tecnologia. O magari mi sono sfuggiti nel mare della mia navigazione. Colmerò questi vuoti 😀
      A presto 🙂

      • sottoscrivo il tuo pensiero, anche se non sono idealista come te, per una prof l’esserlo è un GRANDE valore aggiunto. Mi hai fatto venire in mente il concetto di paura, i bambini ne nascono privi, siamo noi ad insegnargliela per incapacità educativa e per comodità

        è vero, ogni tanto WP fa le bizze, io non seguo il segnalatore, i blog che mi interessano, come il tuo, ce l’ho tra i preferiti e quando il tempo me lo permette… faccio un giretto.

    • Caro TADS e cara Primula, per me nussun problema nel venir chiamato in causa 😉
      Il mio commento era meramente tecnicistico perché con Primula ho avuto modo di confrontarmi a lungo sull’aspetto delle dinamiche sociali, ed entrambi sappiamo di avere posizioni in contrasto con quelle dell’altro/a (lei ottimiste, io pessimiste).
      Hai comunque centrato il punto sul fatto che ci sia parecchia gente che vive di stereotipi, o che si perde a ragionare dietro aspetti marginali della questione qui presa in esame da Primula, e questo, mi spiace per lei (e di riflesso per tutti), porta altra acqua al mio mulino…
      Il problema centrale penso sia comunque quello che i bambini non riescono a restare tali, crescono, diventano “adulti”, immagazzinano nozioni ed esperienze, e riscoprono l’atavico (ed animale) istinto di sopravvivenza, e gli ormoni, e le “paure”…
      Non c’è niente da fare, continuo a vederci come dei parassiti che principalmente pensano solo a loro stessi!
      Ci vorrebbero molti più “adulti bambini”, penso 😉

      P.S. TADS, ho visto che sei passato da me, ricambierò la visita quanto prima!

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