Sulle tracce degli Alpini

L’estate in Val Badia significa ogni volta, per me, relax e tuffo nella storia.
Lo è stato particolarmente quest’anno, centenario della Prima Guerra Mondiale. Montagne circostanti come Lagazuoi, Sass de Stria, Col di Lana furono teatro di cruente battaglie tra Alpini e Kaiserjäger.

Col di Lana e Sief dal Passo Valparola (Ma bohème - foto by Primula

Col di Lana e Sief dal Passo Valparola
(Ma bohème – foto by Primula

(cartolina)

(cartolina)

Il Passo Valparola che mette in comunicazione l’Alta Badia con il Passo Falzarego e, da qui, con la Conca d’Ampezzo (ultimo tratto della Valle del Boíte) da una parte e con l’Alto Agordino dall’altra, e che oggi si percorre per raggiungere Cortina da San Cassiano, nel 1915 era un pezzo del fronte dolomitico italo-austriaco.

– – – Linea approssimativa del fronte austriaco – ∙ — Linea approssimativa del fronte italiano – – – Confine prebellico fra Austria e Italia

               –  –  –            Linea approssimativa del fronte austriaco
          –  ∙  —         Linea approssimativa del fronte italiano
–  –  –     Confine prebellico fra Austria e Italia

Essendo a San Cassiano, in pratica trascorro la mia vacanza percorrendo sentieri calpestati all’epoca dai soldati Kaiserjäger e capita, anche semplicemente passeggiando, di vedere lapidi come questa

Sulla strada che conduce da San Cassiano a Passo Valparola (Ma bohème - foto by Primula)

Sulla strada che conduce da San Cassiano a Passo Valparola
(Ma bohème – foto by Primula)

Allo scoppio della Grande Guerra, la difesa del confine con l’Italia fu affidata a una fanteria un po’ sguarnita, agli artiglieri delle fortezze della zona, agli uomini della gendarmeria, a giovani e anziani del battaglione Standschützen Mareo appoggiati in seguito dall’Alpennkorps inviato dalla Germania.
I Ladini, fedeli all’Austria, aiutarono a predisporre le prime trincee in difesa delle loro montagne, consapevoli di un imminente attacco italiano che non si fece attendere.

PROCLAMA DI S. M. IL RE

24 Maggio 1915
SOLDATI DI TERRA E DI MARE!

L’ora solenne delle rivendicazioni nazionali è suonata.

Seguendo l’esempio del mio Grande Avo, assumo oggi il Comando Supremo delle forze di terra e di mare con sicura fede nella vittoria, che il vostro valore, la vostra abnegazione, la vostra disciplina sapranno conseguire.
Il nemico che vi accingete a combattere è agguerrito e degno di voi. Favorito dal terreno e dai sapienti apprestamenti dell’arte, egli vi opporrà tenace resistenza; ma il vostro indomito slancio saprà di certo superarlo.
SOLDATI!
A voi la gloria di piantare il tricolore sui termini sacri che la natura pose ai confini della Patria nostra. A voi la gloria di compiere, finalmente, l’opera con tanto eroismo iniziata dai nostri padri.

Gran Quartier Generale, 24 Maggio 1915
VITTORIO EMANUELE

Vittorio Emanuele III

La cima Falzarego, il Castelletto, il Lagazuoi, il Col di Lana divennero palcoscenico di duri combattimenti. I soldati ladini arretrarono dal confine di stato verso postazioni più favorevoli e facilmente dominabili dalle cime.
Gli Italiani non ebbero vita facile; dovevano attaccare dal basso verso l’alto su ripidi ghiaioni. Alpini e Kaiserjäger rimasero bloccati in una guerra di posizione e logoramento.
Per difendersi non solo dalle granate ma anche da intemperie e valanghe, iniziarono a scavare gallerie e ripari nelle rocce.

Trincea alle Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Trincea alle Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Trincea Prima Guerra Mondiale - Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Trincea Prima Guerra Mondiale – Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

La conquista delle vette con assalti diretti era praticamente impossibile.
Si passò alle esplosioni (famosa è quella della Cengia Martini), ma nessuna ebbe influenze decisive sull’andamento della guerra. La linea del fronte non cambiò di molto fino alla fine del conflitto.
Durante il periodo bellico, le valli ladine attraversarono momenti difficili. La paura era tanta. Diventarono retrovie con accampamenti, ospedali da campo e luoghi di prigionia.

Resti di Ospedale Prima Guerra Mondiale - Col del Bois Lagazuoi (Ma Bohème - foto by Primula)

Resti di Ospedale Prima Guerra Mondiale – Col del Bois Falzarego
(Ma Bohème – foto by Primula)

In occasione del Centenario della Grande Guerra, in Val Badia sono stati organizzati molti eventi: mostre fotografiche, escursioni guidate fra trincee, camminamenti e gallerie, reading di racconti e poesie di grandi scrittori – da Marinetti a Gadda, da Ungaretti a Erri de Luca – ma anche di memorie e lettere dal fronte in cui emergono l’umanità dei soldati e gli orrori della Guerra: pensieri, che toccano profondamente per la semplicità con cui comunicano una tragedia, preghiere, illusioni, desideri, emozioni, paure.
Particolare l’iniziativa di alcuni famosi cuochi locali che hanno contribuito al ricordo proponendo, in alcune baite, ricette contenenti gli alimenti umili consumati al fronte, piatti serviti nelle classiche gavette ispirate all’epoca. Iniziativa, questa, solo apparentemente più ludica delle precedenti perché accompagnata da spiegazioni su cosa, come e quanto (non)mangiavano i soldati sia austriaci che italiani.

Purtroppo sono mancata agli appuntamenti; le date non coincidevano con la mia permanenza in Val Badia.

Condivido qui la mia personale immersione nella storia, quella fatta di dettagli appena accennati sui libri, d’immagini probabilmente sconosciute a molti. Nota polemica sulla maggiore rilevanza che questa materia dovrebbe avere a scuola, ma il discorso porterebbe davvero lontano.

Se l’estate scorsa mi sono improvvisata “reporter” del fronte-lato-austriaco con la visita alla posizione Edelweiss ai piedi del Sass de Stria, quest’anno ho seguito le tracce degli Alpini nella zona delle Cinque Torri dove si insediò il Comando del gruppo di Artiglieria da montagna dell’esercito italiano.

Rocce e ghiaioni sulle Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Rocce e ghiaioni sulle Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Qui furono dislocate le batterie di cannoni puntate contro le postazioni austriache del Lagazuoi e del Sass de Stria

Lagazuoi, Falzaego, Sass de Stria viste dalle Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Cime Lagazuoi, Falzarego, Sass de Stria viste dalle Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Cime Sas de Stria, Laazuoi, Falzarego viste dall'interno di una trincea - Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Cime Sass de Stria, Laazuoi, Falzarego viste dall’interno di una trincea – Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

I lavori di recupero hanno ripristinato il sistema di trincee esistente qui. Da qualche anno sono quindi visitabili.
Lo scenario dolomitico è incantevole e mi chiedo come si sia potuta ignorare tanta bellezza.
Le trincee si sviluppano sul versante nord delle Cinque Torri di fronte alla spettacolare parete sud della Tofana di Rozes

Parete sud della Tofana di Rozes vista dalle Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Parete sud della Tofana di Rozes vista dalle Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Si percorrono tracciati, camminamenti di collegamento e trincee in pietra, posti per osservatori e vedette creati dietro massi e talvolta in nicchie naturali.

Camminamento di collegamento tricee Prima Guerra Mondiale - Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Camminamento di collegamento trincee Prima Guerra Mondiale – Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Trincea osservatorio - Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Trincea osservatorio – Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Postazione Prima Guerra Mondiale - Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Postazione Prima Guerra Mondiale – Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

In alcune, come anche nelle baracche, sono stati preparati allestimenti scenici per dare una visione concreta della vita di guerra in trincea.

Trincea con allestimenti scenici - CInque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Trincea con allestimenti scenici – CInque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Trincea con allestimenti scenici - CInque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Trincea con allestimenti scenici – CInque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Guardare con i propri occhi come i soldati abbiano scavato nella roccia, costruito postazioni, come e dove abbiano edificato baracche-ricovero per cucinare il rancio, fare sostare i muli, custodire granate, riporre fucili e mitragliatrici non solo è di grande interesse storico, ma fa riflettere davvero moltissimo e coinvolge emotivamente.

Baracche-ricovero viste dall'alto - Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Baracche di legno e cartone catramato viste dall’alto di un camminamento – Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Barache-ricovero - Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Baracche-ricovero – Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Baracca cucina - Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Baracca cucina – Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Trincea Prima Guerra Mondiale ista dall'alto di un camminamento - Cinque torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Trincea Prima Guerra Mondiale vista dall’alto di un camminamento – Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Sul sentiero si sale a fatica, eppure da questo passaggio gli Alpini hanno trasportato armi pesanti da valle! E all’epoca niente scale, solo roccia, resa anche viscida dalla pioggia e ricoperta in inverno da una spessissima coltre di neve.

Sentiero di collegamento alle postazioni - Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Sentiero di collegamento alle postazioni – Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Ecco un deposito per munizioni

Deposito per munizioni - Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Deposito per munizioni – Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Lo stesso deposito di munizioni in una fotografia dell'epoca della Guerra - Cinque Torri (Ma Bohème - foto by Primula)

Lo stesso deposito di munizioni in una fotografia dell’epoca della Guerra – Cinque Torri
(Ma Bohème – foto by Primula)

Leggo sul cartello informativo:

All’artiglieria erano a disposizione abbondanti munizioni. Le truppe alpine disponevano di fucileria e di tutto il materiale occorrente per un attacco, per la difesa del luogo conquistato e per potervi vivere; tronchi d’albero, murali, tavole, sacchi a terra, paletti da reticolati, filo di ferro spinoso e liscio, scudi da trincea; viveri di riserva, ghirbe per acqua, legna da ardere per il riscaldamento e per il rancio, gerle … calzari da trincea, cappotti di pelliccia … I mezzi venivano spostati di preferenza di notte
(Comando delle Brigate Torino al Comando della 17ª divisione)

Be’, descritto così sembra che non se la passassero poi male … Ma è ovviamente una dichiarazione ufficiale … la mia sensazione è di un’ estrema discrepanza rispetto allo stato reale delle cose. Come quando leggo, sempre su un altro cartello, che

Le trincee erano rese abitabili (?!?!?) con pavimentazione fatta di tavole, tronchi d’albero, stuoie e paglia, zolle, sacchi a terra e pietrame

Trincea Prima Guerra Mondiale - Cinque Torri Kaiserjäger

Trincea Prima Guerra Mondiale – Cinque Torri
Kaiserjäger

Non vedo nulla di tutto ciò nemmeno ora che sono state ricostruite.

Ed ecco che mi ritornano alla mente alcuni passi dei diari di guerra che ho letto e che mi sembrano il commento migliore al mio “reportage”, come queste memorie di Oreste Agnelli, detto “Zampa”, di Roma, Caporale del 46° Reggimento Fanteria, Brigata Reggio.

15 giugno 1915. Abbiamo l’ordine di avanzare e prendere la trincea nemica del Sasso de Stria. Giunti a pochi metri si apre il fuoco. Io sono a fianco del ten. Lais. Sembra che siamo invulnerabili, tanto le pallottole ci rispettano. Verso le ore 16 il battaglione ha quasi terminato le cartucce. Il cap. Diana domanda un soldato senza paura e di buona gamba. Vengo presentato. Ricevo un biglietto da portare a tre plotoni di riserva … E via di corsa tra il continuo fischiare delle pallottole … Siamo presi di mira dal nemico il quale ci fa piovere una vera grandine di palle … Si alza un nebbione fittissimo. Il battaglione ha l’ordine di dare l’assalto alla baionetta per ben 4 volte al grido “Avanti Savoia!” La fucileria nemica da dietro le trincee fa una vera strage dei nostri.

1 luglio. … Tutto il primo plotone si reca ad un torrente per lavare la biancheria, ma è più quella che buttano essendo piena di clausi ¹ che quella che lavano. Che fortuna che io mi portai la biancheria … Porto più peso, ma però posso cambiarmi quando mi pare, cioè quando pare ai clausi che non mi danno requie. Faccio tutte le volte che lavo bollire con il sapone, ma non giova. Siamo proprio tutti impestati.

9 luglio. … Mangiato il primo rancio e fattami una lunga fumata mi metto con il piccozzino a tagliare radici d’abete e scavare terra onde se questa sera si rimane al medesimo posto, possa riposare. … Il zaino fa da cuscino ma è duro come una pietra; ormai però ci sono abituato … Mi ritiro nella mia tana. Durante la notte si sentono ad intervalli scariche di fucileria. Proprio nella valle sotto gli occhi miei è stata piantata la tenda della Croce Rossa con tutti gli attrezzi per il soccorso dei feriti. Che brutta vista, e pure tanto necessaria. Spero in Dio che non mi occorra mai nulla di ciò.

11 luglio. Sveglia alle 5 ½ , distribuzione del caffè, poi ci viene ritirata la scatoletta di carne che ieri ci avevano data in previsione che non si potesse avere il rancio. Per questo succede una confusione. Nessuno se la sente di restituirla. Il comandante … raccomanda, per quanto sia possibile, la pulizia personale e ordina che vengano tagliati i capelli a chi li à lunghi avvertendo che chi non obbedisce sarà messo ai ferri, ossia legato con una catenella con le mani di dietro addosso ad un albero. Siamo appena tornati al nostro posto che l’artiglieria nemica c’invia una vera pioggia di granate sul nostro accampamento con tiro preciso. Tutti i soldati di corsa vanno a rifugiarsi sul dorso opposto del monte.
Io e i due sardi non ci moviamo affatto essendo che la nostra tana è scavata in un punto quasi al sicuro, dico quasi perché le granate ci scoppiano proprio sotto di noi alla distanza di una ventina di metri sollevando con lo scoppio terra e sassi che ricadono come una pioggia. Si godiamo questo spettacolo e da un minuto all’altro anche noi possiamo essere colpiti …

13 luglio. Alle 3 mi sveglio tutto gelato. Mi metto a camminare per sgranchirmi. Vengo chiamato dal Sig. Tenente Manno perché sia di scorta a lui … Mi dice se posso alla meglio accomodargli la trincea ove è lui che veramente è debolissima. Do di piglio ad un piccone e giù finché faccio uno scavo della larghezza di un tre metri, profondo circa un metro e mezzo … Vado a tagliare un po’ di frasche d’abete e formo un letto splendido. Chiamo il tenente onde venga a prendere possesso dell’appartamento …Solo verso le 11, si arriva all’accampamento. M’involto nella coperta le gambe. Mi butto sopra il telo da tenda e così sotto l’acqua finisco di passare la notte, ma come io solo lo so. L’acqua mi scorre per la vita, le scarpe sono piene, ma che fare al punto ove sono …

14 luglio. Come Dio vuole, fa giorno. Sono intirizzito. Accendo la pipa e fumo onde scaldarmi le mani con la pipa. Pian piano arrivo alla nostra tana che trovo occupata, ma son costretti a sloggiare e mi butto come un morto. Mi cambio tutto e son costretto a stare con pantaloni e giubba di tela, ma almeno è roba asciutta …

31 luglio … Qui si sta sempre sotto il fuoco delle granate e degli shrapnel, ma ho scritto che sto al sicuro, almeno non staranno tanto in pensiero per la mia vita.

Da questa data in poi “Zampa” non scrisse più nulla … ennesima vittima dell’artiglieria austriaca.

Questo è il resoconto del mio piccolo percorso “sulle tracce degli Alpini”, sui sentieri che hanno calpestato, in trincee dove si sparava, si “viveva”, si moriva, e sulle orme della loro sofferenza.

Il commento finale?

Sei ore passate nell’osservatorio servono a espiare tutti i peccati che un uomo normale può commettere durante una vita intera.

Non sono parole di un Alpino, ma di un tenente d’artiglieria austriaco, Franz Weber.

Fa differenza?

¹ pidocchi

21 thoughts on “Sulle tracce degli Alpini

  1. Ciao Primula!
    Ci siamo scritti poco tempo fa sul post della Grande Guerra che avevi postato lo scorso anno, e ci tengo a ribadire che sei un’ottima divulgatrice, capace di coinvolgere emotivamente chi ti legge!
    Siccome però sono un puntualizzatore, aggiungo un paio di considerazioni: pur essendoci uniti al resto dell’Europa nella ricorrenza del centenario, il “nostro” sarebbe l’anno prossimo.
    L’Austria-Ungheria (come tutti gli Imperi e le Nazioni) già da anni preparava piani d’attacco e costruiva fortificazioni di difesa. Sintomatico però è stato un racconto che ho sentito su youtube di una guida alpina, nipote di un Kaiserjäger: allo scoppio del terremoto di Messina nel 1908, il Comandante Supremo dell’esercito austriaco Conrad von Hötzendorf suggerì all’Imperatore Francesco Giuseppe di attaccare l’Italia in quel momento, per concludere una volta per tutte l’annosa questione del confine italiano, sfruttando a proprio vantaggio la dislocazione dell’esercito nelle operazioni di salvataggio nelle zone terremotate. L’imperatore rispose che non avrebbe mai fatto una “carognata” simile (il termine era più colorito, se non ricordo male) e piuttosto avrebbe aspettato che fossero gli italiani a far la prima mossa, considerati dei “nemici ereditari”. Vennero così costruite fortificazioni sulle cime e postazioni dominanti non esattamente lungo il confine, ma più indietro – vedi Cortina, indifendibile. L’Italia fece altrettanto (con la costruzione di forti e trincee) con l’aspetto assurdo legato all’Alleanza che legava i due paesi…
    Infine allo scoppio della guerra lo Stato Maggiore Italiano decise di attaccare le cime delle montagne, perché la strategia militare dell’epoca prescriveva che “chi domina le vette, domina le valli”, generando così quella guerra di micro-spostamenti e continui cicli di vittorie e sconfitte che tu stessa hai descritto.
    Questo il link del video di cui parlavo (in cui si parla anche della cengia Martini):

    e questo quello di uno sceneggiato Rai anni ’60 (quando ancora faceva cose di qualità) sulla presa della trincea dei razzi nel novembre del ’15:

    Se non l’hai visto ti consiglio anche il film Uomini Contro di Francesco Rosi.
    Ciao e buona visione.

    • Hai proprio ragione Cristian. Per noi la guerra è iniziata nel ’15, ma in Europa l’anno prima. Il senso del ricordo del centenario è proprio basato sulla rievocazione del conflitto nella sua globalità. C’è molto più senso d’Europa in questo che in tanti discorsi di banchieri o esponenti dell’alta finanza … ma non è certo difficile. 😦
      Grazie per aver postato i video. Sono bellissimi. Il primo mi ha riportato alle mie estati lì. Ero proprio in quella piana con le Cinque Torri da una parte, il rifugio Scoiattoli dall’altra, quando ho fatto il giro delle trincee e ho scattato le foto. Un paesaggio e un panorama da mozzafiato!
      E la storia della Cengia Martini!!! Esattamente lo stesso racconto che ho riportato nel post dello scorso anno. Che insegnamento da questi uomini! Mi commuovo, la Storia in genere mi appassiona a tal punto che starei ore e ore ad ascoltare o leggere testimonianze. E non mi riferisco solo alla Prima Guerra Mondiale.
      Grazie davvero! Hai completato il post da intelligente quale sei.
      Un abbraccio grandissimo 🙂
      Primula
      P. S. Il film Uomini contro lo conosco, ottimo.

      • Capisco cosa dici riguardo il senso d’Europa, ma sinceramente avrei preferito si festeggiasse tutti insieme il centenario della fine della Grande Guerra, e non l’inizio; staremo a vedere cosa succederà tra quattro anni…
        Ringrazio per il gran complimento 🙂
        Ma, andando un po’ fuori tema, mi stranisce un po’ che tu non abbia ancora commentato le ultime gesta di Manlio: mi sa che ci son dei problemi con le mail…
        Ciao e buona serata!

  2. “complimentissimi” per questo reportage storico/fotografico che non esito a definire “professionale”

    mi permetto di esprimere un parere su una affermazione di Eteroctito…
    festeggiare solo la FINE della guerra non renderebbe giustizia né ai caduti né alle gesta eroiche di molti, non solo, significherebbe mortificare il momento della nascita di una fase storica.

    • Grazie Tads! Mai apprezzamento più gradito, la professionalità per me è un must anche in un semplice blog come il mio.
      Giro la tua osservazione sul “fine guerra” a Cristian (Eteroclito); sicuramente la leggerà e potrà risponderti. Sarò contenta di ospitare il vostro scambio di opinioni.

      Mi permetto anch’io un piccola richiesta. Mi piacerebbe conoscere la tua opinione sull’argomento del mio post precedente, sempre che ti interessi e ovviamente sempre che tu abbia tempo e desiderio di farlo. Ma so che l’attualità ti attira molto … 😉 e il tuo punto di vista è ogni volta accattivante.
      Grazie mille ancora 🙂
      Primula

      • Per puro caso ripasso da questo post e leggo di esser stato chiamato in causa.
        Caro TADS, non era mia intenzione minimizzare i contenuti, né dimenticarmi di tutti i caduti e gli eroi che hanno combattuto, né tanto meno “mortificare il momento della nascita di una fase storica” (se stai parlando del “Corto Novecento”, la fase storica che l’ha preceduto, il cosiddetto “Lungo Ottocento”, per me finisce con la fine della Grande Guerra, non con il suo inizio) ma quella frase l’ho scritta solo perché mi trovo poco a mio agio nel mettere insieme le parole “festa” e “guerra”, per quello scrivevo di festeggiarne la fine (come se la morte di milioni di persone possa esser “festeggiata” per rendergli onore…).
        Un conflitto va RICORDATO, perché dimenticare certe atrocità porta solo al loro perpetrarsi nel tempo. E ti confesso che mi rendo conto benissimo che il mio pensiero sia anacronistico, se non altro pensando alle peculiarità più basse del genere umano: mi par che di guerre se ne continuino a fare, anche con i cosiddetti paesi occidentali come protagonisti, nonostante tutte le esperienze passate…
        E non mi basta che per un giorno si muova il Presidente della Repubblica e qualche Ministro, perché sarei curioso di vedere quanto bene gli italiani conoscono la Storia, quella reale e non quella retorica, che sbuca fuori – se va bene – una volta l’anno.
        Ti ringrazio comunque per avermi dato modo di estendere il mio pensiero, originato da una piccola puntualizzazione!

  3. Come vedi mantengo sempre le promesse. Bellissimo questo percorso fatto insieme leggendoti. Notizie e testimonianze davvero interessanti cara Primula. La guerra è una gran brutta bestia mia cara e fa venire i brividi come quel povero Zampa sperasse di scamparla finendo poi come tanti altri. Grazie per i tuoi reportage storici. A presto. Isabella

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