Il ricordo non ha colori

foto by Primula - Ma Bohème

foto by Primula – Ma Bohème

Questa targa si trova da tempo nel piccolo parco di fronte a casa mia ed è evidente che oggi abbia una particolare suggestione.
Ogni anno, qui, le autorità civili e militari ricordano le vittime dell’attentato alla base italiana di Nassiriya in Iraq il 12 novembre 2003. Quanto è accaduto è noto, ormai i fatti sono consegnati alla storia.
Cerimonia ufficiale, discorsi di circostanza, lettura della Preghiera dei Caduti, squilli di tromba e deposizione di una corona al cippo commemorativo collocato nel parco.

Foto by Primula - Ma Bohème

Foto by Primula – Ma Bohème

Sono sempre presenti molti semplici cittadini e questa volta c’ero anch’io. Per caso, lo confesso. Verso le dieci del mattino percorrevo il vialetto che attraversa il piccolo giardino e mi sono fermata.
Nonostante il diluvio eravamo davvero numerosi, un po’ accalcati sotto un gazebo che ci proteggeva dalla pioggia battente. A fine cerimonia me ne stavo andando per i fatti miei quando …
«Ma ciao Primula!»
Mi sono voltata. «Oh, … ciao!»
Un amico, ex compagno di classe che non vedevo da qualche mese e con cui ho una certa confidenza.
«Come mai qui?»
Dopo un «Secondo te?» sottolineato da uno sguardo da triglia, è iniziata la solita conversazione simpatica e cameratesca, niente di che comunque, fino al
«Sai? Non avrei mai pensato di trovarti qui.»
«Perché, scusa?»
«Ma tu … non sei di sinistra?»
Apriti cielo!! peraltro già sufficientemente spalancato di suo con scrosci d’acqua e gocce che sembravano voler bucare l’ombrello!! Motivo per andarmene di corsa …

Nonostante io sia per natura impulsiva e amante del contradditorio, di fronte al nulla di simili domande, scatta in me sempre la molla della razionalità. Sarà uno snobistico rifiuto di abbassarsi di livello, qualcuno potrà giudicarlo così, ma questa mattina proprio non mi andava di argomentare … (su che cosa, poi??). Quindi mi sono limitata a un misero «Già, infatti…» seguito dai saluti, cordiali come sempre, formali come di rado.
Mi sono allontanata ripetendo tra me e me: “Ma com’è possibile!?” … “Ma è possibile?” … “Vabbè, ma è lui … si sa …” e ho circoscritto la questione all’amico di cui sopra, un po’ burlone.

Nel pomeriggio, come d’abitudine, leggo qualche notizia on line e scorro la mia TL di Twitter : be’, il mio amico non è un caso isolato. Tra i #pernondomenticaremai , #ioricordo, ecc. ecc. trovo Fratelli d’Italia, Forza Italia, Storace & C. , e relativi seguaci; assenti o quasi gli altri e relativi seguaci.
Sull’account ufficiale del PD questo semplice RT di un tweet di Stefania Covello, deputata e membro della Segreteria Nazionale

tweet 1

Nessun accenno dal Matteo nazionale, che pure twitta parecchio, né da SEL; sorvolo su M5S.
Leggo che il consigliere regionale del Lazio, Davide Barillari, di M5S appunto, non si è alzato durante il minuto di silenzio chiesto dal Presidente; e leggo anche che a Roma, durante la cerimonia di commemorazione in Campidoglio, alcuni familiari hanno protestato per “la mancata equiparazione delle vittime per il terrorismo, come a Nassiriya, e quelle cadute nel compimento del dovere in Afghanistan e in altre missioni.” (cito testualmente da AGI.it)

È veramente paradossale, per non dire altro. Un mondo davvero a rovescio.

Ora, non che sia fondamentale esprimersi a tutti i costi, almeno secondo me.
Personalmente non sono una sostenitrice delle giornate “dedicate a”, “del ricordo”, “della memoria”, spesso parentesi precedute e seguite da una totale assenza di azioni concrete, altrettanto spesso momenti per sentirsi a posto con la propria coscienza o occasioni per riempire un vuoto costellato di omissioni e inadempienze. Non capisco nemmeno il senso delle cosiddette “missioni di pace”; idealmente non ho condiviso la scelta della partecipazione ad Antica Babilonia in Iraq, per restare in tema con la giornata di oggi.
Ma tra esternazioni come questa

tweet 2e quest’altra

tweet 3tra lo slogan “10, 100, 1000 Nassiriya” urlato in più occasioni (lo ricordo durante una manifestazione per la libertà della Palestina un giorno di febbraio del 2006 a Roma), il “dagli allo sbirro” e l’esaltazione del concetto di “missione militare di pace”, credo esista un giusto mezzo che si nutre solo di equilibrio e senso di umanità.

Quel 12 novembre 2003 sono morti militari e civili, italiani e iracheni, sono morte persone. Questo è il punto. E ogni individuo merita rispetto, che sia un carabiniere, un medico, un volontario, un poliziotto, un semplice cittadino. Dietro ogni loro nome si nasconde una storia personale, la scelta di chi sta dentro un dramma ed è disposto anche a dare la vita. Perché chi si reca in luoghi di guerra o guerriglia conosce il rischio e lo accetta.

Mi chiedo tuttavia cosa possiamo pretendere da un paese in cui si ideologizza persino la morte, ci si abbandona a reazioni di pancia e a una memoria fatta di spot e slogan.

22 thoughts on “Il ricordo non ha colori

    • Vero … ma mi sono trattenuta nel riportare ciò che ho letto su Twitter! Il mio amico? Acqua fresca, giusto per restare in tema di pioggia.
      Grazie Silvia e buona serata 🙂
      Primula

  1. Purtroppo non c’è rispetto per la morte e, di conseguenza, per la vita. Ideaologizzare qualsiasi cosa è proprio l’esternazione di questa mancanza di rispetto per la vita.
    Siamo diventati un enorme stadio di calcio, pieno di ultrà urlanti slogan preconfezionati.
    Triste. Pericoloso.
    Buona serata, carissima Primula!

    • Quanto hai ragione!
      Devo aggiungere che l’universo dei blog è un’oasi di pace, almeno per la mia esperienza. C’è rispetto, dialogo, tolleranza.
      Twitter, che conosco bene (facebook molto meno, non mi attira) sta diventando sempre più un’arena. E dire che è usato non da adolescenti, ma da adulti! Evidentemente la maturità non è una questione anagrafica.
      A te una buona notte! 🙂
      Primula

    • Già … non solo nessun colore, ma nemmeno nessuna differenza di classi sociali.
      Diciamo che la morte è “democratica” e che si dovrebbe rispettare maggiormente “la persona” anche quando è in vita.
      Grazie Cara Affy.
      Bacioni :-*
      Primula

  2. una riflessione seria e sentita la tua, soprattutto intelligente. In Italia esiste da sempre una forte componente anitimilitarista di sinistra, è un virus culturale fazioso, infatti abbiamo un presidente della repubblica che brindò felice alla invasione di Praga, come tutti i compagni di allora. Più che nelle idiozie vomitate dagli stupidi sulla strage di Nasiriya, il vergognoso mudus pensandi lo si evince nella gestione dei due marò, addirittura rimandati indietro per ben due volte, abbandonati al loro destino annacquato da chiacchiere senza costrutto. Per andare in guerra ci vogliono le palle, chi non le ha offende i militari e la loro memoria. Quando l’isis busserà alle nostre porte questi ipocriti imploreranno il coraggio dei soldati. Tagliare i fondi alla parata del 2 giugno è stato un insulto all’onore, alla Patria e al sacrificio di tanti eroi, sono ben altre le spese inutili.

    • Credo si sia capito dal post che io voto a sinistra, ma sinceramente non ho mai capito l’antimilitarismo che anima molti componenti quest’area politica, soprattutto pensando, come giustamente scrivi tu, che il loro spirito non è in fondo così tanto pacifista nonostante bandiere arcobaleno sventolate ed esibite. Aggiungerei però che teste calde sono presenti anche in polizia, il caso Diaz ci dice molto al riguardo, ma episodi non inficiano la dedizione della maggioranza.
      Esistono valori trasversali come il senso dello Stato che vedo constantemente calpestato a destra e a manca – intendilo anche nel significato politico, ogni parte con argomentazioni diverse. Il rispetto nei confronti di carabinieri e poliziotti, di soldati che partono in missione dovrebbe unire non dividere, e te lo dice una che non crede molto in queste missioni proprio perché le identifico con l’immagine di uomini buttati allo sbaraglio. Ciò non significa che non li ammiri; semplicemente non condivido il progetto studiato a tavolino e dall’alto.
      Piccola nota, ma significativa: questa notte la sede del PD di Cremona (mia città) è stata presa d’assalto, porte sfondate ecc. ecc. firmato: “Basta sgomberi”, “No Tav liberi”, “PD uguale polizia”. Lo considero un grave atto di (s)fascio.
      Non concordo con te sul taglio ai fondi per la parata del 2 giugno; non amo queste manifestazioni non per antimilitarismo, semplicemente userei meglio quel denaro, ad esempio, per rafforzare l’organico di polizia/carabinieri/esercito, aumentare il numero dei veicoli e mezzi che ora sono davvero ridicoli e perché no? anche gli stipendi. Forse anche loro sarebbero più soddisfatti, credo.
      A presto Tads
      Primula

      • rispetto il tuo pensiero ma consentimi di esprimere meglio il mio, E’ dall’ormai lontano 1982 (Libano) che abbiamo migliaia di militari in zone calde del mondo. In questi 32anni ne sono morti tantissimi sul campo e tantissimi nel loro letto uccisi dall’uranio impoverito, altri sono stati mutilati, feriti, menomati per sempre. Il tutto sotto il tricolore, se il 2 giugno deve essere una parata festaiola è bene tagliare, se invece, come sarebbe giusto, fosse vissuta come giornata commemorativa dei caduti e dei soldati in missione, tagliare è una offesa alla dignità e all’estremo sacrificio. E’ ipocrita ridurre i costi della parata e continuare a buttare miliardi in spese inutili.

        • Credo che stiamo esprimendo gli stessi concetti in termini diversi.
          L’immagine di “uomini buttati allo sbaraglio” voleva alludere proprio al sacrificio di tantissimi, il più delle volte nell’indifferenza generale. I media si dedicano solo ai casi eclatanti …
          Se il 2 giugno fosse vissuto come auspichi tu, non avrei nulla da eccepire; a scuola ad esempio non se ne parla proprio, almeno in base alla mia esperienza, e sono quindi un po’ scettica nonché poco ottimista sull’onestà culturale anche di chi ci governa, lo intendo in senso lato.
          Ora ho capito meglio il tuo pensiero; spero di essere stata altrettanto chiara.
          Grazie!

  3. Qui ci sta bene ”A’ livella” di Totò mia cara Primula. Siamo tutti uguali di fronte a lei (la morte), ma pare che questo non entri in testa a molti. E lo strumentalizzare tutto in Italia è purtroppo cosa generalizzata. Un bacio. Isabella

  4. Qualcuno anche tu stessa ricorda l eccidio di Kindu Nell ex Congo belga tra l 11 e il 12 novembre del 1961?
    Furono trucidati 13 aviatori italiani dei caschi blu in missione di pace (trasportavano cibo e medicinali) .tornarono le bare vuote perché i corpi furono smembrati.
    Tra questi il secondo marito di mia mamma che x me piccolina di sei anni era mio padre.
    Perché ricordo questo passo doloroso della nostra storia familiare ?
    Perché quando avvenne l’orribile attentato a Nassirya nessuno si ricordò e fece il parallelo con l’eccidio di Kindu che peraltro fu rimosso per anni e anni finché un giorno venne innalzata una stele all’ingresso dell’ aeroporto Leonardo da Vinci di Roma…
    Ecco con questo è implicita la risposta alla tua domanda : un Paese ingrato quanto smemorato .
    Destra o Sinistra come se le emozioni possano avere un bollino. Soldati che vanno a morire sono il risultato questo sì di politiche più o niente condivise.
    Nn posso rileggere fallo smartphone e ho fatto male a leggere Xche mi sono molto rattristata. Ero piccola ma mia madre che sorrideva tirata gli occhi lucidi la ricordo.
    Sheraborrebbedimenticare

    • Mi permetto di riproporre qui il tuo post, non lasciare solo il tuo link.
      Chi passa di qui deve leggere: una testimonianza importante la tua e un’invocazione struggente.
      Grazie ❤

      13 novembre: "lettere d'amore"

      Non solo Nassirya

      La Morte arrivò prepotente e inattesa quella volta, fuori tempo e con grande anticipo.

      Fu così che la Rondine dopo oltre una settimana ricevette una lettera
      d’amore ‘dal cielo’ ed i bambini una cartolina dal Congo belga e un immenso casco di piccole banane africane dal sapore dolce e sciropposo che impasta la bocca e ritorna ogni volta che la Piccolina smarrita esplicita un semplice "Perché?"

      Questo scrivevo nel 2007 paragonando Nassirya alla strage di aviatori a Kindu. (http://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Kindu) tra i quali c’era l’uomo che consideravo mio padre, capomissione in quel volo, della squadriglia in forza Onu che da Pisa portavano nell’allora Congo belga con i loro C119 (i vagoni volanti) medicinali e cibo alla popolazione stretta tra ribelli e forze governative.

      L’ereo venne abbattuto, morirono tutti e tredici. Dei corpi fù fatto scempio e nelle bare chiuse nessuno dei parenti seppe mai cosa racchiudessero.

      Solo nel 2007 (era il 1961 quando avvenne l’eccidio) i parenti delle vittime ottennero un ridicolo risarcimento (mia mamma niente perchè non era regolarmente sposata ma soprattutto, come molti, era già ‘altrove’) e in aggiunta fù innalzata, a futura memoria, una stele davanti all’ingresso dell’aereoporto di Fiumicino.

      Io ero piccolina ed ho ricordi molto confusi rielaborati negli anni, ma di certo non ricordo nè spettocalizzazioni nè battimani. Ricordo il silenzio che pesava e rimbalzava sul dolore di tutti.

      PROFOFONDO CORDOGLIO.

      Il cordoglio dei burattinai che ci rappresentano a partire da quell’immonda figura del premier che dalla dacia del suo degno compare non ritiene neppure di accorciare il suo week-end. Oggi il cordoglio lo si esprime via etere non già con le azioni.

      PROFONDO CORDOGLIO.

      Una missione di ‘peacekeeping’ (ai quei tempi non erano in voga tanti inglesismi) per la quale si pensa, non già il ritiro delle nostre truppe, ma di mandare in Afganistan degli aerei armati a difendere i difensori della pace. Ma questo non va contro la nostra Costituzione?

      PROFONDO CORDOGLIO.

      Di (brutte) maschere indossate per l’occasione, per la parte ‘triste’ del loro teatrino che come tutte le operette finirà a sera a tarallucci e vino e opsss qualche massaggiatrice ad allentare la tensione non già emotiva, quella no, ma la fatica del mantenersi seri per più di cinque minuti.

      PROFONDO CORDOGLIO.

      Su, non siamo troppo seriosi. Ogni giorno porta il suo affanno (e la sua serie di applausi).

      dal blog di Shera

      • Certo che sì. Grazie del pensiero.
        Vorrei aggiungere che essere ‘militari’ del proprio Paese nn significa necessariamente essere guerrafondai.
        La Guerra la disegnano i potentati politici economici e sopratutto del mercato delle armi.
        Il C119 che da Pisa fu abbattuto Contributo italiano in forza Onu trasportasva medicinali e cibo: questo il compito…

Se lo desideri, fai una sosta e lascia il tuo pensiero

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...