Time goes by, no time to cry

A pochi giorni da alcuni pensieri sul Tempo, eccomi qui di nuovo a rifletterci ancora, da una prospettiva diversa: il suo scorrere incessante che accompagna l’esistenza in un divenire continuo e irreversibile.
È il nostro compagno da accogliere con lucida razionalità.

La vita è una parabola: nascita, infanzia, adolescenza, età adulta, maturità, vecchiaia, morte. La sua durata ha un limite e non ne siamo padroni. Non è fatalismo; è semplice e realistica presa d’atto. Non è nemmeno rassegnazione; è convivenza, più o meno felice, con i segni del Tempo che passa visibili anche sul nostro corpo.

Esistono tuttavia vite che definirei “privilegiate” perché in grado di sopravvivere al Tempo per quanto lasciano in eredità.
Sono le vite degli artisti che hanno un termine, come ogni altra, ma che non muoiono mai. Scompaiono un istante per riapparire sotto altre sembianze: versi, prosa, colori, note, parole, strumenti per superare la barriera della mortalità.
Lo si verifica con i grandi scrittori, pittori e fotografi; vale anche per musicisti, che siano grandi compositori del passato o più moderni cantautori recentemente e prematuramente scomparsi.
L’emozione provata a ogni rilettura, a ogni nuova contemplazione, a ogni riascolto strappa all’oblio uno scritto, un quadro, una fotografia, un brano musicale, il loro bagaglio di sentimenti e immagini che rinascono ciclicamente con il benefico effetto di cancellare il senso della separazione.

È così che penso a Pino Daniele – la cui scomparsa mi ha molto toccata – ma anche a Mango e Joe Cocker, Lucio Dalla, compagni di fasi diverse della mia vita; esattamente così come reincontro idealmente Giorgio Faletti o, per tuffarmi nel passato, Albert Camus, Rimbaud, Van Gogh (l’elenco sarebbe davvero lungo …).
Questo mio non è un puzzle disarmonico: l’artista è tale sempre e comunque se ha dato il meglio di sé e lasciato un’impronta tramite le sue personali scelte espressive.

Mi sono sempre chiesta come mai scrittori, poeti, musicisti abbiano spesso dedicato parole o note alla loro arte. Credo perché fossero loro stessi convinti del suo potere di rendere eterni pezzi di vita e parti di mondo.

Il mio canto se ne va
a cercare un’immagine che
bisboccia per tutta la casa
come fosse una rosa
una rosa senza età

canta Mango nel brano Nella mia città

Who knows what tomorrow brings
in a world where few hearts survive
all I know is the way I feel
when it’s real
I keep it alive

Chissà cosa ci porta il domani
in un mondo dove sopravvivono pochi cuori
tutto ciò che so è come mi sento
quando è vero
lo mantengo vivo

risponde Joe Cocker in Up where we belong

E la quasi “programmatica” Musica Musica di Pino Daniele?

Per la musica musica
quanto ho pianto non lo so
ma la musica musica
è tutto quel che ho

Il modo migliore per fare rivivere questi artisti non è commemorarli per un giorno, forse due; è ascoltarli, riascoltarli e ascoltarli ancora.
Inserisco i CD e la musica risuona per la casa esattamente come questa mattina le note di Quanno chiove uscivano dalla radio e riempivano la mia stanza ancora buia.

 

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11 gennaio 2016

 

Il 14 maggio 2015 ci ha lasciati B. B. King. la leggenda del blues – genere che amo in modo particolare – ieri, 10 gennaio 2016, un altro grande artista, David Bowie, l’ha raggiunto; oggi, 11 gennaio, è l’anniversario della morte di De André.
A loro dedico le riflessioni sulla musica aggiungendo l’allegro invito proprio del Duca Bianco che, in coppia con Mick Jagger, inneggia alla musica e alla sua forza aggregante in Dancing in the street

All we need is music, sweet music
There’ll be music everywhere
……………………….
It’s an invitation across the nation,
a chance for folks to meet

E come non pensare immediatamente al  Suonatore Jones?
“Per Jones la musica non è un mestiere, è un’alternativa” dice Faber in un’intervista a Fernanda Pivano del 1971. Naturale che nell’album Non al denaro, non all’amore né al cielo Il Suonatore Jones diventi la sintesi del messaggio di De André.
“Suonare” gli “tocca per tutta la vita”, ma non è un sacrificio, è un dono che fa agli altri. Regala la sua arte e se stesso in un atto di disponibilità gratuita. Come avrebbe potuto coltivare le sue terre quando l’alternativa era elargire piacere con la sua musica esaudendo ogni richiesta? I campi rimasero incolti, Jones non diventò latifondista e finì con il “flauto spezzato”. Ma nessun rimpianto. Non conobbe ambizione o desiderio di ricchezza, non permise loro di impadronirsi dei suoi giorni e dei suoi anni. La sua vita è stata una scelta e nella tomba hanno seppellito il corpo, non la libertà.

Mi unisco quindi a due grandi, Joe Cocker e B. B. King, cantando insieme a loro, rispettivamente in Up where we belong e Everyday I Have The Blues con e per tutti gli artisti

Time goes by
no time to cry

I’m gonna pack my suitcase, move on down the line
Yes I’m gonna pack my suitcase, move on down the line
Where there ain’t nobody worried
And there ain’t nobody crying

Infine, un omaggio a David Bowie

 

20 thoughts on “Time goes by, no time to cry

  1. Cara Primula, mi unisco alle tue belle parole e al dispiacere per la morte di Pino Daniele. Ci sono artisti la cui scomparsa lascia un vuoto davvero incolmabile: per me è stato così per Massimo Troisi e adesso per lui. Grazie per il tuo post, e hai ragione, bisognerebbe ricordarsi di loro non solo per un paio di giorni, ma sempre. Un bacio cara.

    • Credo profondamente nella permanenza del ricordo anche se viviamo in un’epoca che ha scarsa memoria. Non mi pare purtroppo che Troisi sia ricordato come merita e lo stesso vale per altri artisti. Penso a Gassman ad esempio.
      E grazie a te!
      Un abbraccio 🙂
      Primula

  2. Grande post cara Primula, di una profondità unica che coinvolge per tutte le cose vere dette. Artisti che ci hanno regalato momenti indimenticabili che anche se ormai lontani saranno comunque sempre con noi come tutti quelli che li hanno preceduti. L’arte è immortale cara Primula. Un abbraccio. isabella

  3. La morte di Pino Daniele ha colpito molto anche me, nonostante della sua arte ne conosca una minima parte… condivido tutto quello che hai scritto, e ti riporto una frase di un mio amico che lo “conosceva” meno di me: “è un peccato apprezzare così tanto un artista solo in momenti simili…”
    Riascolto pietre miliari come Quando, Napul’è, A me piace ‘o blus e Je so’ pazz’, ma continuo a cantare tra me e me questo pezzo, pensando che Pino non era solo un gran cantautore (certi testi sono pura poesia!) ma anche un bravissimo chitarrista blues:

    • P.S. Ho scritto blues, ma certe etichette non hanno molto senso: potrebbe essere jazz, o funky, che importa quando una parte di te diventa immortale?!
      “Siente fa’ accussì, nun dà retta a nisciuno!”

    • Il tuo amico ha perfettamente ragione. Condivido anche la tua definizione di Pino Daniele come eccellente chitarrista. Ricordo ancora il concerto con Eric Clapton, credo a Cava de Tirreni. Straordinari entrambi!
      Stasera ascolterò qualcosa, va!
      Ciao Cris!
      Primula

  4. La reazione emotiva alla morte di una persona, rispondo a qualche commento, la trovo abbastanza normale. Erano in ventimila ai funerali di Beethoven, ventimila su 224.000 abitanti a Vienna dell’epoca, un viennese su undici!
    La differenza più grande fra loro e noi è che a noi basta un clic per riascoltare quando e dove vogliamo i nostri artisti preferiti. E quindi ascoltarli, ascoltarli, ascoltarli ancora, come dici tu.
    Col massimo rispetto per una persona che muore dico questo, che vivi o morti non fa quasi differenza. Muore la persona, d’accordo. Non le idee, l’arte, le emozioni.

    • È esattamente questo che intendevo con “vite privilegiate”, detto con la delicatezza che la circostanza richiede.
      Sono stati creatori e lasciano un’eredità che li fa sopravvivere al tempo.
      Primula

  5. questo tuo scritto sottolinea quello che ho sempre detto anch’io, in riguardo alla potenzialità degli artisti e alla loro straordinaria valenza di essere ricordati. Le loro opere evidenziano la nostra vera essenza legata all’immortalità, o se vogliamo: all’eternità, perché se noi ci dimentichiamo degli avi della nostra famiglia (parlo di bisnonni e trisnonni per esempio), perché siamo troppo legati alle dinamiche del presente, al contrario invece rimaniamo attaccati alla storia con le creazioni di pittori, poeti o musicisti ( ecc ecc). E’ questa la bellezza dell’arte: annullare la morte 🙂

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