La responsabilità dello scrittore

Il 28 gennaio scorso, a Torino, è iniziato il processo a Erri De Luca.
In seguito alla denuncia della L.T.F. (Lyon-Turin ferroviaire) ¹, lo scrittore è stato rinviato a giudizio con l’accusa d’istigazione a delinquere per alcune dichiarazioni rilasciate all’Huffington Post durante un’intervista del 1 settembre 2013 legate alla sua posizione No Tav.
Questa la frase incriminata:

La Tav va sabotata

Alla successiva domanda del giornalista:

Allora sabotaggi e vandalismi sono leciti?

De Luca conferma:

Sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile.

Non entro nel merito della discussione Tav no/Tav sì né nella questione giudiziaria. Il processo è stato peraltro rinviato al 18 marzo di quest’anno.
Prendo spunto dalla vicenda per andare oltre un caso particolare, i confini di un fatto di cronaca e analizzare un aspetto importante nell’attività dello scrittore in sé: la responsabilità delle sue parole.

Erri De Luca ha recentemente pubblicato un libro La parola contraria, poco più di un pamphlet a dire il vero,

Erri De Luca

in cui affronta proprio questo tema argomentando dal suo punto di vista e con l’abilità che lo contraddistingue. De Luca è infatti un eccellente scrittore, qualità che credo nessuno possa o voglia mettere in dubbio.
In queste pagine spiega l’avvicendarsi dei fatti che riguardano la Val di Susa e il suo coinvolgimento personale. Lo scopo non è tuttavia fare un reportage, ma riproporre il conflitto tra un diritto – alla “parola contraria” – e la presunta usurpazione di tale diritto, in sintesi l’annoso ed eterno dibattito sui confini della libertà d’opinione dello scrittore.
De Luca si sente sotto accusa esattamente in questo:

Non sono incriminato per avere fatto, ma per avere detto.
Qui si processa uno scrittore per le sue frasi

Sono un’ammiratrice di De Luca e ho letto con vero piacere alcuni suoi testi.
Mi permetto tuttavia in questo caso di contestare la sua tesi basata sulla distinzione tra istigazione, ispirazione e suggestione, intimamente connesse alla “parola pubblica di uno scrittore” e le cui conseguenti “azioni” sarebbero “un risultato ingovernabile e fuori dal suo controllo”.

Ognuno di noi è responsabile delle proprie affermazioni: è innegabile. La questione da porsi è se e in che misura lo sia nei confronti di una collettività. Questa responsabilità è, secondo me, direttamente proporzionale al ruolo sociale di un individuo: va da sé che le parole pronunciate da chi ricopre cariche istituzionali o comunque pubbliche abbiano un peso maggiore rispetto a quelle di un semplice cittadino; che frasi scritte su quotidiani o libri da personalità note abbiano un grande impatto, anche una forte capacità d’influenza a più livelli, filosofico, morale, politico.
Ora, De Luca nega questa equazione mettendosi sullo stesso piano del “barbiere di Bussoleno o di altra località” ² , ma cade tuttavia in contraddizione.
Se da un lato afferma di esprimersi e partecipare ai fatti del suo tempo “da cittadino” “e per interesse di testimone”, dall’altro attribuisce a sé scrittore il ruolo di un incontro casuale le cui pagine “formano il carattere di un giovane cittadino” esattamente come il George Orwell di Omaggio alla Catalogna aveva plasmato il suo pensiero anarchico.

Attraverso il me stesso di quell’età cerco d’immaginare cosa muova un giovane di oggi a esporsi in una lotta massicciamente diffamata e repressa come quella della Val di Susa. [ … ]
Forse a questa persona non serve nessun Orwell che le racconti una grande lotta di popolo. Le basta sapere che esiste una volontà di resistenza civile, popolare, per unirsi.
Ma se ci fosse nella sua occasione di lettura un Orwell di oggi che la inneschi, vorrei essere io.

Non m’interessa discutere in questa sede il De Luca anarchico e se lui abbia più o meno chiuso con il suo passato in Lotta Continua; il punto per me è un altro: la natura del rapporto tra scrittore e lettore.
Il commento migliore lo scrive proprio De Luca:

Uno scrittore ha in sorte una piccola voce pubblica. Può usarla per fare qualcosa di più della promozione delle sue opere. Suo ambito è la parola, allora gli spetta il compito di proteggere il diritto di tutti a esprimere la propria.

Esiste una lunga tradizione letteraria, in cui De Luca si colloca con quest’affermazione, che conferisce all’artista la posizione privilegiata di vate, maestro di saggezza, promotore d’ideali, “profeta”, “eco sonoro” del suo tempo – affermava Victor Hugo – di colui che mette le sue doti a servizio di una coscienza comune, che scrive “io” sottintendendo un “noi” e dando voce a chi non ha mezzi o possibilità per esprimere bisogni e sentimenti di cui egli diventa interprete.

La mia vita è la vostra, la vostra vita è la mia, voi vivete ciò che vivo io; il destino è comune. Prendete questo specchio e guardatevi. Ci si lamenta talora degli scrittori che dicono “io”. Parlateci di noi, si richiede a gran voce. Ahimé! Quando parlo di me, io vi parlo di voi. Come fate a non sentirlo?
(Prefazione alla raccolta Le Contemplazioni di Victor Hugo, 1856)

Quindi, nel momento in cui uno scrittore osserva il mondo, analizza l’interazione con il suo tempo, esprime il ventaglio delle emozioni, egli diventa portavoce di abitudini, mentalità, affettività che conferiscono alle sue parole il peso della concretezza e della rappresentatività.

Come ho premesso, non mi addentro nei dettagli dell’affaire De Luca, dell’accusa nei suoi confronti che vede un nesso tra il verbo sabotare da lui usato e le azioni violente in Val di Susa. Questa verifica spetta alla magistratura.

In ambito strettamente letterario, il rapporto tra parola e azione non è automatico, la relazione causa/effetto tra un’idea e un gesto concreto non è imputabile a una responsabilità diretta. Se così fosse, nessuno scriverebbe più per paura di una sorta di processo alle intenzioni.
Ho sempre considerato scorretto attribuire al Werther di Goethe l’istigazione al suicidio. Questo testo è citato peraltro da De Luca in La parola contraria come esempio di errata interpretazione del verbo “istigare”. Concordo con lui. Gli vorrei tuttavia ricordare che qualche anno più tardi, precisamente nel 1802, Chateaubriand – scrittore forse meno noto ai più – pubblicò un breve racconto, René, il cui protagonista evoca ancora il tipico personaggio romantico, introspettivo, solitario, un po’ misantropo, insofferente, insoddisfatto della realtà, proiettato verso un ideale che rimarrebbe chimera se – questo è il messaggio conclusivo – non fosse vissuto all’interno di una relazione d’armonia con il creato e con Dio.
All’epoca fu recepita solo l’immagine del giovane ribelle ed esplose un “fenomeno René” esattamente come, dopo il 1774, nacquero tanti Werther.
Trovo assurdo caricare i due autori di un peso che non hanno avuto.
Eppure Chateaubriand confessò:

Non scriverei più René, se non l’avessi già fatto; se mi fosse possibile distruggerlo, lo distruggerei. Una generazione di René poeti e René narratori è cresciuta a dismisura [ … ] Non c’è stato un solo ragazzo che, dopo il collège, non abbia sognato di essere il più dannato degli uomini.
(Chateaubriand, Memorie d’oltretomba, 1848-1850)

Qualcuno, caro De Luca, ha sentito il peso delle sue parole o ha perlomeno intuito il fallimento di un messaggio.

Il peso delle parole: ecco il punto centrale, unitamente alla valutazione del pubblico cui uno scrittore si rivolge che, dal suo pulpito privilegiato, egli può e deve saper riconoscere e identificare.
De Luca usa il verbo sabotare, termine secondo lui “nobile” poiché allude alle lotte operaie dei secoli scorsi al fine di rivendicare sacrosanti diritti sul lavoro.

Il sabotaggio quindi nasce come mezzo di lotta sindacale, ma, per estensione, può venire utilizzato anche come strumento di contrasto di tutte le forme di oppressione. Per esempio, nelle correnti ecologiste il sabotaggio porta come conseguenza l’azione diretta contro tutto ciò che devasta l’ambiente naturale.

L’azione diretta è un principio centrale di tutte le correnti dell’anarchismo [ … ] è associata all’attivismo, ma non è solamente legata alla lotta simbolica o propagandistica contro il potere dello Stato e del capitalismo. Le azioni dirette possono avere un effetto concreto e reale sulle vite delle persone e sulla struttura stessa della società. Non necessariamente queste azioni devono essere violente, l’essenza del principio sta nel non delegare ad altri la propria vita”
Da Anarchopedia

Mi sono mossa nell’ambito in cui De Luca si riconosce.
Ed ecco cosa scrive in proposito:

Rivendico il diritto di adoperare il verbo sabotare come pare e piace alla lingua italiana. Il suo impiego non è ristretto al significato di danneggiamento materiale, come pretendono i pubblici ministeri di questo caso.
Per esempio: uno sciopero, specialmente di tipo a gatto selvaggio, senza preavviso, sabota la produzione di un impianto, di un servizio.
Un soldato che esegue male un ordine, lo sabota.
Un ostruzionismo parlamentare contro un disegno di legge, lo sabota. Le negligenze, volontarie o no, sabotano.
L’accusa contro di me sabota il mio diritto costituzionale di parola contraria. Il verbo sabotare ha vasta applicazione in senso figurato e coincide con il significato di ostacolare.
I pubblici ministeri esigono che il verbo sabotare abbia un solo significato. In nome della lingua italiana e del buonsenso nego il restringimento di significato.
Bastava consultare il vocabolario per archiviare la denuncia sballata di una ditta francese.
Accolgo di buon grado una condanna penale, non una riduzione di vocabolario.

 Ed ecco la definizione del vocabolario Treccani

treccani

Ora, De Luca non ammette una “riduzione di vocabolario”.
Mi permetto di fargli notare che anche lui sta operando nella stessa direzione. E aggiungo che Anarchopedia fornisce un’informazione importante: “Non necessariamente queste azioni devono essere violente”, ossia possono anche esserlo. Prevista persino dal gergo anarchico, la concretezza di un gesto è una componente semantica rilevante del verbo in questione, se non proprio primaria.

Perché quindi, a mio avviso, lo scrittore è moralmente responsabile in casi come questo? Poco importa che si tratti di Erri De Luca e che sia coinvolta la questione Tav; si sarebbe potuto chiamare anche XYZ …
Non viene valutato il grado di maturità del pubblico che può non essere sufficientemente lucido per capire e circostanziare le affermazioni.
Non ci si pone il problema della competenza linguistica dei lettori, immaginati ipoteticamente tutti con la Treccani sotto il braccio, riuniti in pacifiche accademie a disquisire su quale delle due accezioni sia più pertinente.
Non viene considerato il clima di tensione in cui la parola può depositarsi, germogliare e crescere.

Qualunque artista rivendica giustamente un’autonomia di pensiero, ma dalla sua posizione culturalmente privilegiata deve sempre prevedere l’eventualità di essere frainteso.
Da non scordare, infine, che la sua opera, pur legata all’attualità, sfugge per natura al contingente. Le parole restano, per sempre, a testimonianza di un’idea più che di un fatto che può solo fornire il pretesto.
Per lo scrittore contano l’essenza e il pensiero assoluto; senza il supporto di questi principi resta un cronista.

 

 

¹ la società che gestisce i lavori della linea ad alta velocità Torino-Lione

² esempio citato dai pubblici ministeri all’uscita dell’udienza preliminare del 5 giugno 2014

26 thoughts on “La responsabilità dello scrittore

  1. Ciao Primula,
    riflettevo anch’io l’altro giorno su questo caso. De Luca mi piace e condivido la sua lotta per la libertà di espressione, ma ciò non significa che si possa dire qualsiasi cosa e poi rifiutare le eventuali conseguenze. E’ troppo preziosa la parola per sprecarla. Proprio perché questo è un diritto che è costato vite umane ed è il frutto di secoli di pensiero occidentale, non si deve usarlo a vanvera. Se valesse la teoria di De Luca allora si dovrebbe poter dire “i negri non devono vivere nelle nostre città” oppure “i negozi degli ebrei vanno boicottati” senza rischiare di essere accusati di incitamento all’odio razziale.
    Riflettevo anche sulla strage di Parigi. Charlie Hebdo ha usato il proprio diritto di espressione e ha causato una reazione. In quel caso abbiamo difeso Charlie. Perchè in questo caso non difendiamo De Luca? C’è una contraddizione?
    No, nessuna contraddizione. Gli integralisti islamici avrebbero avuto diritto di andare di fronte alla sede della rivista parigina e manifestare perchè si ritenevano danneggiati dalla satira dei vignettisti francesi, allora avrebbero avuto ragione. Ma reagendo con la violenza e uccidendo chi secondo loro aveva offeso la loro religione sono automaticamente passati dalla parte del torto. La stessa cosa vale per De Luca: può scrivere un libro per denunciare la TAV, può rilasciare interviste per sostenere le ragioni dei no-tav, ma se dice “la tav va sabotata” è come se incitasse la gente a mettere le bombe. E non sono nemmeno tanto sicuro che ci sia differenza tra il dire e l’agire: alle volte il passo tra dire “ti ammazzerei” e farlo veramente è molto breve.

    • Ciao Andrea!
      Anch’io considero De Luca un ottimo scrittore e mi spiace che sia “scivolato” proprio nell’arte della parola in cui lui è maestro.
      Il vocabolario italiano è talmente ricco e lui lo conosce così bene che avrebbe potuto usare un altro termine per sostenere una battaglia importante dal suo punto di vista, un termine che non potesse essere equivocato. I fruitori del suo messaggio non sono tutti preparati da distinguere di primo acchito tra senso proprio e senso figurato soprattutto se pensiamo al clima di tensione legato alla questione Tav. Onestamente leggendo “sabotare” chiunque pensa immediatamente al gesto concreto, io per prima.
      La questione Charlie Hebdo la vedo un po’ diversa, sempre sul piano letterario perché questa è l’impostazione del mio ragionamento. In quel caso esiste il filtro dell satira che non dico giustifichi tutto ma quanto meno ha lo scopo di scuscitare il riso. Parlo sempre a livello di comunicazione letteraria. Il messaggio di De Luca arriva invece in modo diretto.
      Ora vado a riposarmi tra le tue montagne, ho intravisto nel reader di WP un tuo post che non mi perdo proprio! 🙂
      A dopo
      Primula

  2. Ti ho letto con piacere e sono d’accordo con te. La parola può essere potente e grande è la responsabilità di chi la pronuncia soprattutto se si ha un ruolo nella società. Riflettevo ieri per esempio sull’influenza in capo agli insegnanti. Credo che tu lo sappia molto bene. Buona giornata Primula!

    • Da ex insegnante, che anche ora fa qualche incursione occasionale in quel mondo, lo so molto bene!
      La sensibilità nella scelta della parola più opportuna nel rapporto soprattutto con adolescenti che stanno crescendo non è mai troppa e richiede un esercizio costante. Inoltre, nonostante si tenda ad affermare spesso il contrario, i ragazzi sanno valutare noi adulti, anche chi tra loro è apparentemente svogliato o pare disattento.
      Un abbraccio cara Manu, è sempre un piacere per me averti qui. 🙂
      Primula

  3. Sono d’accordo con voi: un personaggio pubblico, a maggior ragione un “intellettuale” che può avere una qualche velleità di guida, deve maneggiare le parole con cura e sapere che chi ascolta è un parterre variegato.
    Se De Luca rimane dell’idea di aver fatto bene, accetterà le conseguenze: il ruolo che si è scelto contiene in sé anche questo.
    Leggo che sei in vacanza: divertiti dunque e rilassati dopo un inverno tribolato in quanto a salute 🙂

    • In realtà De Luca nel libro che ho citato (se hai tempo leggilo, è istruttivo da molti punti di vista) accetta le conseguenze penali, lo ripete spesso considerandosi comunque vittima di un errore d’interpretazione lessicale. Inoltre si sta creando sui social un movimento di opinione #JeSuisErri, #ioStoConErri che mi lascia un po’ perplessa non tanto per la questione NoTav, ognuno ha le proprie opinioni in merito, ma proprio per il ruolo/guida che De Luca si trova ad avere suo malgrado. Non credo avesse bisogno di pubblicità , i suoi libri parlano per lui e francamente quelli che ho letto sono di una “poesia” davvero coinvolgente.
      Vacanza? Ma magari!! Forse mi sono espressa male rispondendo ad Andrea. Il mio viaggio riposante era una passeggiata virtuale tra le pagine del suo blog in cui le montagne sono le regine, nelle foto e nelle parole. Anzi, ti consiglierei di dare un’occhiata al suo blog, Pensieri sotto la neve, merita davvero.
      Un abbraccio carissima! 🙂
      Primula

      • Sì, avevo inteso che De Luca si assume le sue responsabilità penali e che ne fa una questione lessicale. Gli fa onore dichiarare pubblicamente che rispetterà le decisioni del tribunale (sempre per quel ruolo pubblico che ha), ma rimane l’ingenuità di credere che tutti siano in grado di cogliere le varie sfumature di significato delle parole, anche questa è responsabilità che gli compete. Che ci si ponga o ci si trovi a creare idee o correnti di pensiero, bisogna usare passi misurati e ponderati; un intellettuale che dice di essere stato frainteso, non è un buon leader perché non si è spiegato bene.
        Io invece sento un gran bisogno di persone che pensano lucidamente e mi spiegano con chiarezza 🙂
        Vacanza virtuale?! 😀
        Il blog di Andrea lo conosco e ne penso un gran bene!

  4. Oh cara Primula, finalmente trovo il tempo per lasciarti un commento 🙂
    Gran bel post: da un amante (ignorante) della semantica non posso che apprezzare ogni singola parte di questo tuo J’accuse!
    Anzi, mi unisco in modo solidale e lo faccio mio 🙂
    Di De Luca non ho letto nulla, ma visto che qui non si stanno giudicando le sue capacità letterali questo non è un problema: dalla tua ottima esposizione dei fatti, Erri mi sembra un po’ come quegli sfortunati (in senso compassionevole) che tirano le pietre e poi nascondono le mani. No, aspetta, non sono oggettivo, lui le “mani” non le nasconde, fa quasi peggio: usa il suo campo (le lettere) per spiegare agli ignoranti cosa vuol dire cosa, entrando in contraddizione con le proprie inclinazioni, dimostrando di essere ignorante lui stesso – sempre che, come ipotizzi tu in un commento, tutta questa manfrina sulla semantica del verbo sabotare non sia stata costruita ad hoc per motivi a noi sconosciuti… Se come dici De Luca vende i sui libri già abbastanza di suo, allora ipotizzo centri piuttosto il suo attivismo No Tav, e preferisca in questo modo perdere qualche potenziale lettore pur di riportare alla ribalta il movimento nimby della Val Di Susa.
    Che poi, qui Tav e No Tav non centra nulla (per la cronaca, fosse per me, non la farei) perché stiamo disquisendo su un personaggio pubblico che chiama in causa la sua arte!
    Cacchio, devo andare a lavoro… Non rispondere che non ho finito eh 😀
    Nell’attesa, il solito ma mai scontato grande abbraccio!

    P.S. Ho pronte quattro belle paginette per te 😉

    • Be’ una breve risposta consentimela, dai! 🙂 Poi avremo il secondo tempo.
      De Luca non è “ignorante” nel senso che non ignora affatto il duplice significato del termine da lui scelto, e lo afferma nel suo libro. Pretende che tutti lo intendano come lui, mi pare assolutamente contestabile sul piano prettamente linguistico.
      Alcune delle sue argomentazioni no Tav, la tutela dell’ambiente per esempio, sono condivisibili. Avrebbe potuto fermarsi ad approfondire quelle e non scatenare una bagarre giudiziaria.
      Scrive davvero molto bene De Luca, eh! Per quando hai tempo …
      Resto in attesa di commento II^ parte, paginette ed eventuali mail.
      Baci 😘
      Primula

      • Eh, qui potremmo imbarcarci in un bel discorso su cosa sia in realtà l’ignoranza 😉
        In questo caso mi hai preso troppo alla lettera lol
        Hugo era consapevole di essere una specie di strumento, una sorta di veicolo per i lettori (e qui mi ritorna in mente uno dei nostri primi discorsi nel rapporto scrittore-lettore, nella capacità ri-creativa del secondo, e della consapevolezza che deve avere il primo nel “lasciar andare” le proprie opere… Beh, per far capire il mio discorso potrei semplicemente dire “De Luca non è Hugo” così non mi perdo in sperequazioni chilometriche 😉
        Ci tengo invece a sottolineare quanto mi sia piaciuta questa tua visione: “Non ci si pone il problema della competenza linguistica dei lettori, immaginati ipoteticamente tutti con la Treccani sotto il braccio, riuniti in pacifiche accademie a disquisire su quale delle due accezioni sia più pertinente.”
        Che gran cosa sarebbe entrare in un bar e sentire clienti accendersi in discussioni semantiche mentre si confrontano utilizzando diverse enciclopedie per avvalorare le proprie posizioni!
        Ah, l’utopia… 🙂
        Per la cronaca, idealmente sono dalla parte dei No Tav, ma da non violento non ne condivido i sistemi di lotta. La questione non è affatto semplice, ma in caso ne parleremo quando ci sentiamo, che altrimenti si va fuori tema ehehehe
        Per ora ti mando una mail con le paginette ok?
        Buonanotte!

        • Che quadretto ideale hai dipinto! Un bar in cui si discute di letteratura e linguaggio … mi ricorda gli incontri tra artisti (poeti e pittori) a Montmartre prima e a Montparnasse più tardi negli anni tra fine ‘800 e primo ‘900 in cui Parigi era la capitale cultutale del mondo!
          Oggi esistono i circoli culturali ma non è la stessa cosa; intanto non hai il bottiglione di vino sul tavolo, o altro – tipo assenzio …, più naturali di sostanze alternative 😉 ed era tutto decisamente meno accademico. Abbiamo anche i centri sociali, oggi, ma lasciamo perdere!!! Dovrebbero svolgere una funzione sociale appunto, credo che la cultura e la discussione che produce arte rientrino in questo, ma decisamente si dedicano ad altro.
          Paginette ricevute … 🙂
          Ci sentiamo presto
          Un abbraccio
          Primula

  5. Ciao Primula, eccomi finalmente da te dopo la mia lunga assenza. Ho trovato bellissima questa tua riflessione sul compito e la responsabilità dello scrittore. Conosco ed appezzo De Luca ma mi ero persa questo suo ultimo libro. Concordo con te sul fatto che ciascuno di noi è responsabile di ciò che dice e scrive, a maggior ragione se si tratta di uno scrittore famoso. E’ davvero pericoloso e nocivo pensare che tutti coloro che leggono riescano a cogliere davvero il senso di alcune affermazioni, sopratutto se queste ultime non sono sufficientemente chiare e alla portata di tutti. Concluderei dicendo che fare lo scrittore (vero) non è da tutti. Saper “maneggiare” le parole è davvero un’arte! A presto

    • Ciao Ale e bentornata! 🙂
      De Luca è uno scrittore eccellente, non è in discussione la sua abilità e capacità di creare poesia nei suoi libri.
      In questa vicenda mi ha un po’ stupita proprio perché anch’io ho sempre stimato la sua maestria nel gestire l’arte della parola.
      Grazie e a presto!
      Primula

  6. Ciao!! io adoro Erri De Luca mi piace tanto e condivido il suo pensiero per la libertà di espressione, ma questo non significa che si possa dire qualsiasi cosa gli passi per la testa per e poi rifiutare le eventuali conseguenze delle sue stesse parole. Lui è in una posizione che “pesa” visto che è un personaggio pubblico…. avrebbe dovuto essere più cauto… 😉

    • Apprezzo anch’io molto De Luca come scrittore. Onestamente gli va riconosciuta, in questa circostanza, la coerenza di non rifiutare le conseguenze. Anzi, entrando nel merito del processo, ha affermato che se condannato non ricorrerà in appello.
      Nel post non ho affrontato la questione in quanto non era il mio obiettivo; l’analisi è esclusivamente linguistica e potrebbe anche prescindere da De Luca.
      Grazie per esserti fermata!
      Un “a presto”, anche da te. 🙂
      Primula

  7. Ciao Primula, leggere un tuo post significa avere un week end a disposizione e la Treccani a fianco! Complimenti! proprio per questo motivo (ma non solo!) ho pensato di farti cosa gradita nel darti un piccolo dono che troverai nel mio spazio. Se vorrai riceverlo naturalmente. Ne approfitto ( non volermene male..) per ricordarti se hai tempo e desiderio di visitare il link al quale in questo periodo tengo moltissimo: http://www.con-fine.com/home/la-storia-di-ninuccia. Ho ricevuto alcuni commenti che credo saranno molto utili in sede di vera e reale pubblicazione del Romanzo. Un tuo parere in merito a ciò che si legge nel sito della CON-FINE editore, sarebbe per me fondamentale. Sei molto tecnica, precisa, aggiornata su molte cose e sai discernere le porcherie dalle cose scritte discretamente bene. Passa da me per premio e caffè! fa anche rima, un abbraccio. (P.S. come mai non sei più venuta a trovarmi???) sono stata veramente male e avrei avuto bisogno anche della tua presenza! Pazienza , si fa di necessità virtù! Un abbraccione.

    • Ahah! Mi fai sentire un’intellettuale, indegnamente aggiungo.
      Non sapevo che tu avessi aperto un altro blog! Mi devo essere persa dei passaggi. Ero rimasta al tuo vecchio, avevo lasciato i saluti e avevo capito che tu avessi intenzione di prenderti un attimo di pausa. Ma rimedio subito! Ora passo da te e dal sito che mi hai indicato.
      Troverai in entrambi i segni del mio passaggio.
      A prestissimo e un grande abbraccio 🙂
      Primula
      p.s. sono felice di leggerti serena, Fabiana, davvero. Ma avremo modo di riparlarne. :*

      • Sono semplicemente ritornata alla piattoforma W.P. e sul vecchio blog, anche se un poco modificato. ti stimo moltissimo, i tuoi articoli sono molto interessanti sempre! Sai scrivere, sai cosa scrivere e lo esprimi in modo eccelso. odiando i complimenti fasulli te lo dico con la sincerità che mi è propria! Mi presi a suo tempo una pausa di un mese circa, quando stavo malissimo, poi la scrittura che è la mia amante ufficiale non mi ha dato tregua, e rieccomi qua! prenditi il tempo necessario per riaggiornarti su tutto! per leggere e sopratutto capire, tu lo sai meglio di me, occorre pazienza e calma. Buona serata e ben ritornata. fabiana.

        • Grazie mille di tutto Fabiana.
          Ho già sbirciato un po’ sul tuo blog oggi, e ho visitato il sito. È molto interessante, ben fatto e ho letto commenti lusinghieri all’estratto del tuo romanzo. Lascerò il mio al più presto.
          Buona serata a te. 🙂
          Primula

Lascia un pensiero, se vuoi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...