Prima e dopo

Aleppo prima e dopo

24 agosto 2016: terremoto in centro Italia prima e dopo

A quanti prima e dopo abbiamo assistito attoniti e allibiti fino a risalire all’ormai consueta immagine delle Twin Towers che, dal 2001, l’11 settembre di ogni anno viene tolta dalla naftalina, appesa nelle bacheche social come un prezioso arazzo da riavvolgere in seguito e riporre in una cassapanca pronto per la prossima occasione?

Twin Towers, before - after

Twin Towers, before – after

Di certo, questi sono i casi più emblematici, noti, usati talora anche abusati, e di cronaca recente. Ne esistono molti altri, ma non è importante qui, per me, ora, la quantità di situazioni da ricordare e nemmeno fondamentale proporre un’analisi di una in particolare – quante ne abbiamo lette in questi giorni, di più o meno sensate, alcune quasi seriali copia/incolla riciclati a ogni tragedia?

Il punto è fissare una riflessione.

Guardo scorrere i video, osservo i fotogrammi e all’istante penso a un’altra categoria di  prima e dopo – sbiancamento dentale, intervento di liposuzione, lifting, botox, pillole ventre piatto in una settimana – le cui lusinghe appaiono accattivanti e seducenti su riviste, siti web e schermi tv. Prima e dopo sostanzialmente diversi; questi ultimi un inno all’apparire, gli altri un grido di dolore e rivolta contro quanto d’acchito sembra  imponderabile e che invece, in numerosi casi, così accidentale non è.

È riscontrabile tuttavia un’analogia tra loro: un durante, ossia cura del come e ciò che si è, conservazione della bellezza, mantenimento del territorio e dell’equilibrio del paesaggio, attenzione alla natura, rispetto per persone e cose, tolleranza e apertura, sordità al richiamo della sopraffazione, indifferenza allo strapotere di pochi su molti.

Difficile ma non impossibile. Basta volerlo o, in ogni caso, iniziare a progettarlo. La guerra non è sempre inevitabile, purtroppo, ma quest’amara constatazione e la distorsione in quasi unico strumento di routine per risolvere dissidi tra nazioni e civiltà diverse sono separate da una distanza che solo il buon senso può colmare. Il terremoto è un evento imprevedibile a quanto c’è dato sapere oggi, ma l’enorme numero di vittime è raramente una tragica casualità. Il terrorismo non è certo un accadimento per volontà divina, bensì il risultato di politiche bilaterali sbagliate cui la razionalità umana può e deve opporsi.

Eppure il durante scorre fino a diventare abitudine, l’asticella del danno viene gradualmente e quasi inconsapevolmente alzata, si perde man mano la percezione del pericolo, e si rimanda, si delega. In automatico, si attraversa la vita senza più fermarsi a osservare e analizzare. Perché mai? Più saggio e pure più conveniente, da ogni punto di vista, investire nella cura e tutela del durante che intervenire d’urgenza e in modo drastico per il dopo, coltivare al meglio l’orticello personale, corpo e mente, accudire il giardino comune, monti e mari, fiumi, laghi, pianure e città poiché ciò che “sta nel mezzo” ha il “volto del tempo”.

Sono andato a vedere l’acqua
all’inizio
e poi alla fine

in mezzo, un lungo cammino

quando sono arrivato
la fine era ciò che stava in mezzo
l’inizio era ciò che stava in mezzo

sono tornato a vedere l’acqua
all’inizio
e poi alla fine

e lì ho trovato
il volto del tempo

Davide Sapienza Il volto del tempo in Il durante eterno delle cose, Feltrinelli, marzo 2016 ¹

lineaSeparatrice¹ una raccolta di poesie che consiglio

37 thoughts on “Prima e dopo

  1. quando si riflette, usando il buon senso, che troppo spesso fingiamo di avere dimenticato, quello che ne esce si può condividere in toto oppure no. La retorica del prima e del dopo certifica solo quanto siamo fragili e quanto la casualità ci colpisce. La terra trema. Su questo non ci piove ma quanta casualità c’è in questo evento? Quanto è la mano dell’uomo. Quanto ci mettiamo nel nostro per capire se conviene essere prudenti oppure no? Così la guerra, gli attentati, gli incidenti ci devono far riflettere quanta casualità c’è.

    • Esistono fatti ed eventi che non si possono evitare né prevedere. Questo è un dato di fatto. Ma si possono limitare i danni se non proprio evitarli. Mi rendo conto che anche questa riflessione può apparire retorica, ma se davvero ci importasse di noi, del nostro pianeta, dell’uomo argineremmo le conseguenze di una casualità a cui io credo solo in minima parte. Il terremoto è stato di magnitudo 6.0 se non mi sbaglio, ma anche in questo caso ho letto di tutto e non sono mancate bufale e polemiche. 😦 Un’intensità di questo tipo in Giappone o in California non avrebbe comportato vittime, dicono gli esperti, al limite qualche danno alle cose ma nulla più. E quando penso che il progetto di un edificio antisismico in Giappone che pare resista a un’intensità superiore a 7.0 è italiano, trentino per la precisione, e che gli interventi preventivi su come mettere in sicurezza edifici antichi e vecchi come quelli che abbiamo (o avevamo) nel centro Italia sono indicati da un architetto giapponese che lavora a Roma, credere nella casualità mi risulta davvero difficile.
      Su terrorismo e guerre mi pare pleonastico dire che il caso c’entra poco, non so se concordi.
      A presto Gianpaolo, sempre un piacere chiacchierare con te.
      Primula

      • del tutto d’accordo. La magnitudo è stata 6.0, niente bufale. Dato ufficiale di INGV.
        Voglio solo ricordare che per avere una mappatura delle zone sismiche ci sono voluti 46 anni e le norme, del tutto insufficienti, altri 6. Solo dal 2009 tutte le regioni si sono dotate di queste regole al ribasso. Qualcuna prima e qualcuna dopo. Solo nel 2012 le regioni hanno ottenuto i piani di prevenzione e quelli di emergenza. C’è da aggiungere qualcosa? Non saprei. Ma quello che fa male è l’assenza dei controlli, dove a pagare, se qualcuno paga, sono quelli che dovevano farli e non li hanno potuto eseguire.
        A presto

  2. Una splendida riflessione. Troppo sovente il durante passa sottaciuto e scontato e non dovrebbe essere così. Semmai il contrario. Purtroppo il buon senso sta diventando sempre più carente.
    Una piccola nota amara conclusiva. Quei due fari luminosi che simulano le twin towers sono pura tecnologia e inventiva italiana, una piccola azienda a conduzione familiare a pochi chilometri da dove abito. Purtroppo come tutti i bei sogni è andata perduta. I proprietari, anziani, hanno venduto sperando di assicurate il lavoro ai loro dipendenti. La multinazionale ha acquistato brevetti, macchinari e tecnologia e trasferito tutto all’estero. Sul campo rimangono i danni collaterali, persone con i loro sogni infranti.
    Un bacio Primula, bentornata alla grande!

    • Eh, se ci fermassimo un po’, solo un po’, a pensare a ciò che facciamo nel e del nostro presente! Lo dico prima di tutto a me stessa. In generale, le cicale sono le più gettonate, a quanto pare.
      Non sapevo che l’azienda fornitrice delle luci particolari per il Tribute in Light fosse italiana. Destino comune a molte piccole realtà lavorative, inghiottite dal gigante multinazionale che deve poi rivedere e ripianificare i siti produttivi a scapito di chi lavora. Anche questa tristezza si aggiunge all’amarezza della cronaca di questi giorni.
      Grazie Mela, la tua presenza qui mi è molto cara e lo sai bene.
      Un abbraccio 😘
      Primula

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