Legami senza tempo

Apparizione di Léopoldine - disegno di V. Hugo

Apparizione di Léopoldine – disegno di V. Hugo, dal libro Les Contemplations éd. Garnier

Un testo intenso, un ricordo delicato: le parole penetrano nel cuore, il proprio vissuto riemerge, un episodio eloquente riaffiora dal silenzio temporaneo finora protetto in uno strato della memoria. Sinergia di emozioni, frecce diverse lanciate simultaneamente verso un unico bersaglio: tutto converge sull’atemporalità degli affetti.

Amici riuniti attorno a un tavolo: buon cibo, ottimo vino, magnifica compagnia, chiacchiere, allegria. Si scattano foto, gli smartphone passano tra le mani, le istantanee scorrono sugli schermi. Un touch dalla pressione più decisa e veloce fa apparire una gallery. Lo sguardo di Anna si sofferma su un volto: un uomo giovane, dall’espressione buona guarda l’obiettivo con il sorriso negli occhi.

“Com’è bello il mio papi!” esclama.

Il suo papi se n’è andato bruscamente non molto tempo addietro. Nemmeno la possibilità di salutare moglie e figlia unica. Biker non professionista, amante dei motori, la passione lo segue fino alla fine, improvvisa, inaspettata. Un camion non rispetta la segnaletica stradale e, a pochi metri da casa, il crash fatale.

Osservo il viso di Anna. Si contrae, le labbra s’incurvano in un leggero tremolio per aprirsi quasi subito in un largo e tenero sorriso. È il ritratto di un dolore custodito nella serenità. Le sue parole mi toccano nel profondo, struggenti e confortanti nel contempo, tutt’altro che banali pur nella loro normalità. Basta un verbo al presente, è, quando forse, data la circostanza, la logica avrebbe suggerito era. Forse Anna sceglie d’istinto, forse vuole alludere all’immagine che sta guardando, forse… Intuisco tuttavia qualcosa che trascende la mera opzione grammaticale: una concezione della vita e del rapporto con la morte.

Non ci si rassegna mai alla perdita di chi amiamo, che sia imprevista o preannunciata. Si passa rapidamente dall’incredulità alla rabbia, dalla fatica alla disperazione; poi, il tempo attenua, le lacrime si asciugano senza per questo dimenticare. Mai. Mancano vicinanza e contatto fisico, ma i nostri padri o le nostre madri sopravvivono in ciò che ci hanno regalato con la loro presenza, breve o lunga, in un rapporto magari non facile, una relazione abitudinaria in cui non si è saputo reciprocamente individuare in tempo sprazzi di straordinarietà, o un’intesa perfetta. Poco importa ora. Nella spontaneità delle parole di Anna avverto che il suo è è anche un era e un sarà, sottintende la continuità e sintetizza un dialogo tra la vita e la morte consolatorio, rassicurante.
“Il suo papi era, è, sarà bello”, sempre.

Domani all’alba

Domani all’alba, nell’ora in cui imbiancano i campi,
partirò. Vedi, lo so che tu mi aspetti.
Vagherò per la foresta, vagherò per la montagna.
Non posso restare lontano da te più a lungo.

Camminerò con gli occhi fissi sui miei pensieri,
senza vedere niente attorno, senza ascoltare rumori,
solo, sconosciuto, schiena curva, mani giunte,
triste, e il giorno sarà per me come la notte.

Non guarderò né l’oro della sera che tramonta,
né le vele che verso Harfleur discendono da lontano
e quando arriverò, metterò sulla tua tomba
un mazzo di agrifoglio verde e di erica fiorita.

(Victor Hugo, Les Contemplations, 1856)

Ho letto e presentato tante volte questi versi di Victor Hugo. Ancora oggi disegnano una cornice perfetta al mosaico di emozioni mie personali e di chi ha voluto regalarsi, e regalare, un ricordo del proprio papà. I ruoli sono invertiti, qui è un padre che si rivolge alla figlia, ma la sostanza non muta.

Hugo ha perso la sua adorata secondogenita in un tragico incidente. Léopoldine, che lui chiamava affettuosamente Didine, e il marito morirono annegati nella Senna durante una gita in barca. Un colpo di vento fece rovesciare la loro piccola imbarcazione. Il padre apprese la notizia per caso leggendola sulle pagine  di un giornale: nella sua professionale precisione, la cronaca rese il fatto ancora più drammatico. Sofferenza inizialmente indescrivibile, rifiuto anche della scrittura; in seguito la catarsi proprio nella parola con la promessa, regolarmente mantenuta, di scrivere poesie dedicate alla figlia a ogni anniversario della sua morte. Domani all’alba è una delle più celebri.

Se non esistesse la parola tomba del penultimo verso, la percezione sarebbe di una conversazione e di un appuntamento con una persona viva: Hugo sa che lei lo sta aspettando e le si rivolge dandole del tu.
I sobri fiori di campo, raccolti probabilmente durante il cammino e deposti sul marmo in un gesto privo di solennità, diventano simbolo di vita, atto usuale, sono semplici come le parole che Anna ha deposto sulla foto del suo papà.

Ma c’è di più.

Purtroppo l’italiano non rende l’efficacia di una scelta lessicale, presente nella lingua originale, che è pregnante, bellissima, e che annulla il normale sentimento di tristezza legato alla circostanza.
Hugo mette sul tumulo della figlia un mazzo di agrifoglio verde / un bouquet de houx vert
Il termine houx vert è sintesi dei legami senza tempo. Si pronuncia come ouvert, participio passato del verbo ouvrir, aprire. Ecco che allora questi fiori modesti, non certo orchidee o rose rosse, sono simbolicamente un ponte, un’apertura della vita sulla morte.
Léopoldine era, è e sarà.

Gli occhi sorridenti del padre di Anna erano, sono e saranno, per lei, per sempre.

46 thoughts on “Legami senza tempo

  1. Primula grazie! per questo tuo scritto, per questo omaggio, per aver espresso con tanta intensità e delicatezza i sentimenti e il vissuto di chi perde un padre o un madre. Il tempo rimane immobile, in parte cristallizzato nel ricordo, nelle immagini che la nostra memoria recupera e rivive nitide. Non conoscevo questo scritto di Victor Hugo, è stato bello scoprirlo attraverso di te. Una buona giornata carissima!

    • Come ho risposto a Mela, tu e lei con i vostri scritti mi avete ispirato e dato modo di partecipare al vostro e al mio ricordo di papà.
      Per cui grazie a te Margherita e al tuo tenero ed emozionante incontro con tuo padre. Vedi che Facebook ogni tanto serve? Non conoscevo quel tuo post e grazie a un social ho colmato un vuoto…
      Una serena giornata! 🙂
      Primula

  2. Farsi custodi di un dolore senza esserne schiavi…
    Hai un modo di narrare le cose e legarle alla vita e alle vite altrui in un modo che assomiglia al passaggio della sabbia da mani a mani.
    Grazie! Un abbraccio ❤

    • Ho trascorso molti anni a studiare e raccontare a ragazzi incuriositi le vite altrui che mi si sono appiccicate addosso. Sono vite a cui ho quasi partecipato, come se le avessi vissute. Sarà per questo che amo le biografie, leggere gli scambi epistolari tra gli autori, ascoltare la narrazione di altre esistenze. Bello trovare ogni volta analogie in sentimenti ed esperienze, dalle opere di grandi autori al semplice racconto di una persona sconosciuta.
      Grazie a te! Ricambio l’abbraccio 😘
      Primula

  3. Legami nel tempo, oltre il significato che ognuno di noi dà al tempo, al suo peso (o leggerezza).
    Eppure il mio primo collegamento è stato a Lègami il film di Almodovar dove il protagonista, ma lo avrai visto, per appropriarsi dell’amore della ragazza che ha scelto la sequestra e la lega al letto finchè lei, suo malgrado, lo amerà…
    Perchè il mio collegamento? Credo che la vita sia un susseguirsi di legami che noi creiamo, almeno io mi sono creata, e che diventano parte di un bagaglio senza tempo.
    Mia madre NON ha lasciato un vuoto, anzi col passare del tempo lo ha riempito mi manca fisicamente il tocco delle sue mani ma non il suo profumo, la sua crostata dura come un disco volante.
    Questa notte in sogno una cara amica mi ha regalato una boccetta di Chanell ed io le ho detto che era il profumo di mia madre e nel sonno ci siamo abbracciate e cosparse di profumo.

    Non esiste abbandono, ma – lo dico banalmente – la capacità di elaborare l’assenza in modo spirituale. Questa è per me l’eternità delle persone che non si chiamano Hugo e nn esistono se non nei nostri cuori.

    ♥ sherastaperpioveredinuovozanzaremissili ♥

    • Un pensiero il tuo Shera che condivido fino in fondo. Io ho perso la mia mamma da bambina, avevo solo sette anni. Non ne parlo mai, ne ho scritto solo una volta qui in un’occasione particolare. Per me c’è un’assenza (non è un abbandono) che percepisco forse più oggi che negli anni dell’adolescenza o quando ero ragazza. Un’assenza che mio padre ha tentato di colmare senza successo, che non vivo tuttavia con malinconia. Allo stesso modo, a parte qualche momento di nostalgia, non sento la lontananza di mio padre perché non ha affatto lasciato un vuoto, proprio come tua madre con te. Ho molti bellissimi momenti vissuti insieme, ciò che invece mi manca della mamma che mi ha regalato solo un pezzo della sua vita. Ma niente tristezze…
      La poesia di Hugo la trovo molto semplice, vicina all’espressione di ognuno. Per questo mi piace, per la sua assenza di ridondante retorica.
      Primula
      p.s. spero che le zanzare missili si siano schiantate al suolo… 😀 e ti avviso che anche qui non scherzano…

  4. un omaggio delicato e sincero verso una persona che ha dolore dentro di sé. Senza indulgere nei soliti giochi di parole, nelle frasi scontate e abusate sei riuscita a colpire la nostra sensibilità.

  5. Cara Primula che dire? Nulla si può aggiungere a parole che così pregne di sensibilità, la tua, arrivano immediate al cuore di chi le legge. La vita contempla sempre la morte, è nella legge di natura. Ma perdere una persona cara è uno strappo, una ferita che ha bisogno di tempi lunghi per rimarginare. Ciononostante è attraverso tale esperienza che si diventa più consapevoli di come la vita andrebbe vissuta realmente, di ciò che conta di più : i nostri affetti, le nostre relazioni con gli altri. La morte pur nel suo doloroso, imprevedibile manifestarsi aiuta a crescere, a diventare più consapevoli di ciò che siamo e che rappresentiamo. E’ un dolore insopportabile che talvolta riesce anche nel miracolo di unire piuttosto che allontanare. Grazie per questo tuo regalo. Un post che la poesia di Victor Hugo chiude degnamente. Un caro abbraccio e buona giornata. Isabella

  6. Tutto molto delicato e forte insieme, dai post che hai segnalato alla poesia di Hugo, da te splendidamente commentata. Se posso permettermi una semplice riflessione: non sono madre ma credo che non esista nulla di più devastante per un genitore che perdere un figlio. Anche per questo la dolcezza dei versi di Hugo è eccelsa.
    Comprendo Anna e quel suo E’. Sono trascorsi più di 40 anni e mio padre E’ e sarà. Mia madre ha colmato la sua assenza in modo egregio nei vari momenti della mia vita, tranne in uno: nel giorno del mio matrimonio lo avrei tanto voluto accanto, fisicamente con me. Fummo lo stesso insieme in altro modo, ma mentirei se dicessi che mi bastò. Il suo ricordo è sereno e sottoscrivo il tuo commento a Isabella.
    Un abbraccio,
    Marirò

    • Lo stesso tuo sentimento lo provo verso la mia mamma. Ero molto piccola e avrei voluto averla accanto nei momenti importanti della mia vita. Anche per me è un ricordo ancora vivo, nonostante siano trascorsi tantissimi anni, ma non carico di angoscia.
      Concludo sottolineando la grandezza di Hugo poeta, forse poco valorizzato e rinchiuso dai più nei confini dei Miserabili.
      Mi prendo l’abbraccio Marirò e lo ricambio. 😘
      Primula

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