I giorni più freddi ( I^ parte)

Ecco ritornata Harfang Diseuse con una nuova fiaba.
Auguro a tutti, amici e passanti occasionali,  buona lettura. 🙂

disegno di Harfang Diseuse

disegno di Harfang Diseuse

C’era una volta un re di nome Ian: alto, non più giovane ma prestante, canuto, dal viso lungo e magro, la chioma sciolta sulle spalle. Anche gli occhi, il vestito, il mantello, gli stivali e persino la spada erano lattescenti. Sovrano del Regno Sempre-Bianco, abitava nel Castello degli Spifferi. Durante l’inverno, quando anche negli altri reami faceva freddo, re Ian li percorreva a cavallo per fare visita a tutti i sovrani.

Un giorno, arrivò nel regno della regina Lolien e si diresse subito verso il suo castello. Mentre cavalcava, quasi urtò una ragazza che attraversava la strada. Le guance della giovane erano rosa come le nuvole al tramonto, i capelli biondi come i raggi del sole e gli occhi verdi come gli stracci che indossava. Calzava scarpe nere e bucate qua e là. Si chiamava Marlen. Povera, viveva da sola in una casa piccola e rovinata. Faceva la fruttivendola per guadagnare qualche soldino. Quella gelida mattina, infatti, spingeva un carretto pieno di frutta per andare al mercato.
Re Ian, arrabbiato, scese da cavallo per punirla, ma la ragazza era così giovane e bella che se ne innamorò a prima vista. Marlen, invece, si spaventò tanto nel vedere quell’uomo così… bianco! che, inoltre, non le piaceva affatto. Allora, indietreggiò tutta infreddolita e raccolse alla svelta la frutta sparsa a terra.

«Dove andate così di fretta?» chiese Ian.
«Vado al mercato a vendere questi frutti. – rispose la ragazza – Poi comprerò della legna: farà molto freddo questo inverno.»
«Potreste essere al caldo, invece, se voi foste al mio fianco!» esclamò il re.
«Con chi credete di avere a che fare? – rispose Marlen infastidita – Non mi conoscete nemmeno e già mi mancate di rispetto!»
«Perdonatemi, mia adorata, se vi ho offesa. Io sono re Ian – le disse facendo un inchino – sovrano del Regno Sempre-Bianco. Accettate di essere la mia sposa, ve ne prego, e non avrete più bisogno di nulla.»

In quell’istante, Marlen capì chi fosse veramente il re: era l’uomo più crudele e più freddo del mondo. Si diceva che, nel suo regno, non abitasse nessuno: laggiù era sempre inverno.

«Voi siete un uomo così arrogante e gelido che non potreste mai darmi calore e affetto! – esclamò Marlen senza paura – Non si può amare una persona che ha solo neve e ghiaccio nel cuore!»

E corse via infreddolita, spingendo il suo carretto. Infuriato per essere stato respinto, il re rapì Marlen: voleva portarla nel Regno Sempre-Bianco per sposarla. Veloce e furioso come un fulmine, Ian montò in sella al suo destriero tenendo tra le braccia la povera fruttivendola e, lanciando un urlo terribile, partì.

In poche ore, arrivarono nel Regno Sempre-Bianco. Laggiù, tutto era davvero candido: la neve e il ghiaccio coprivano ogni cosa, non si sentiva alcun rumore né si vedeva anima viva. C’erano solo moltitudini di abeti nel villaggio e tantissimi orsi bianchi nel maniero.
Marlen era prigioniera nel Castello degli Spifferi. Dalle porte e dalle finestre non poteva fuggire, tutte bloccate perché re Ian era andato ad annunciare le sue imminenti nozze ai vari sovrani. Rinchiusa nella sua camera in cima alla fortezza, la fruttivendola si ripeteva, notte e giorno, piangendo:

«Quanto freddo fa qui dentro!»

mentre dal soffitto, dalle porte e dalle finestre entravano refoli gelidi. Una mattina, addirittura, Marlen si accorse che le scendevano dagli occhi delle lacrime di neve! Spiandola dal buco della serratura, gli orsi bianchi, allora, si dissero preoccupati:

«La ragazza non può restare più a lungo: le sue ore sono contate!»

Infatti, se fosse rimasta ancora un solo giorno nel castello, Marlen sarebbe morta di freddo. Un orso bianco, allora, buttò giù la porta e ruppe la finestra della stanza.

«Ecco Marlen, scappa e non tornare più!» le disse in fretta.
«Come mai parli?» gli domandò molto stupita.
«Una volta – le rispose l’orso bianco – eravamo persone e in molti abitavamo in questo regno. Ma, qui c’è così tanta neve e ghiaccio che stavamo per morire di freddo. Ci salvò la regina Mycred. Ci trasformò in creature che resistono all’inverno: gli abeti erano gli abitanti del borgo noi quelli del castello.»
Poi, esclamò: «Adesso vattene in fretta, re Ian ritornerà presto!»

Nel frattempo, un altro orso aveva chiamato un abete.

«Se in vita Marlen vuole restare, dalla regina Mycred deve andare! – gli sussurrò all’orecchio – solo lei la può salvare!»

La ragazza scavalcò la finestra: non voleva perdere l’occasione per fuggire da quel regno.

«Non puoi saltare da quell’altezza… – esclamò subito l’abete – ti romperai la testa!»

Quando si accorse che era l’abete a parlare, Marlen si spaventò così tanto che rischiò di cadere davvero dal davanzale.

«Non avere paura – le disse subito l’albero – noi ti trasporteremo fino ai confini del regno!»

Afferrò la bella fruttivendola e la consegnò all’abete più vicino, dicendogli:

«Tieni nord-ovest come direzione: la frontiera è la destinazione.»

Così, passandosi la ragazza, in poco tempo riuscirono a trasportarla alla fine del Regno Sempre-Bianco. Posandola a terra, l’ultimo abete le disse:

«Segui il sentiero, quello delle bacche e degli agrifogli: arriverai nel regno della regina Mycred in tre giorni!»

Marlen lo ringraziò. Quando si voltò verso la stradina, qualcuno le aveva ostacolato il passaggio. Un grande gatto, metà color oro e metà bianco, con gli occhi dorati e il naso rosa, la stava fissando.

«Dove stai andando?» le chiese sornione.
«Da nessuna parte… – mentì Marlen per non essere scoperta– Ma… voi chi siete?»
«Io mi chiamo Yirr e sono il Gatto delle Nevi. – rispose sogghignando – Sono il guardiano di questo regno e se stai cercando di scappare, finirai proprio male! In fiocchi di neve ti posso trasformare se questa zampa dorata lecco e porto dietro l’orecchio! »

La zampa destra era magica, tutta dorata tranne la punta, che era bianca.

«Oppure, se sbatto la coda due volte, con una valanga ti sotterro!» minacciò infine il gatto.
«A che serve – esclamò Marlen rassegnata – tanto morirei lo stesso se resto ancora un giorno in questo regno!»
«Allora – esclamò Yirr – non decidere tu come morire perché sarò io a scegliere la tua fine!»

………….⇒

© Harfang Diseuse

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Riuscirà la nostra amica Marlen a sopravvivere e scampare alla rabbiosa bramosia di re Ian?

 

30 thoughts on “I giorni più freddi ( I^ parte)

    • Ciao Andrea! Che piacere riaverti qui.
      Precisazione: non sono l’autrice del racconto, ho messo lo zampino nell’editing ma il merito della trama è di un’amica che ha accettato la mia proposta di pubblicare qui due sue fiabe (la prima è Tarmalen) postata un paio di settimane fa.
      Le giro i complimenti…
      Primula

  1. Dal titolo pensavo si trattasse della leggenda dei giorni della merla, in effetti un po’ prestino per settembre, invece leggo una bella fiaba. Complimenti all’autrice. Certo che la nostra protagonista riuscirà e magari riuscirà a portare un po’ di calore in quel regno così freddo.
    sapremo presto.

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