Borghesia

H. Daumier, Les bons bourgeois, 1846

H. Daumier, Les bons bourgeois, 1846

Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
Non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.

Sei contenta se un ladro muore o se si arresta una puttana
se la parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana.
Sei soddisfatta dei danni altrui, ti tieni stretta i denari tuoi
assillata dal gran tormento che un giorno se li riprenda il vento.
E la domenica, vestita a festa, con i capi famiglia in testa
ti raduni nelle tue chiese in ogni città, in ogni paese,
presti ascolto all’omelia rinunciando all’osteria
così grigia così per bene, ti porti a spasso le tue catene.

Godi quando gli anormali son trattati da criminali
chiuderesti in un manicomio tutti gli zingari e gli intellettuali.
Ami ordine e disciplina, adori la tua Polizia
tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare.
Sai rubare con discrezione, meschinità e moderazione
alterando bilanci e conti, fatture e bolle di commissione.
Sai mentire con cortesia, con cinismo e vigliaccheria
hai fatto dell’ipocrisia la tua formula di poesia.

Non sopporti chi fa l’amore più di una volta alla settimana
chi lo fa per più di due ore o chi lo fa in maniera strana.
Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista
oppure un figlio non commerciante, o peggio ancora uno comunista.
Sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto,
sempre fissa lì a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto,
sempre pronta a pestar le mani a chi arranca dentro a una fossa
e sempre pronta a leccar le ossa al più ricco e ai suoi cani.

Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa mia
per piccina che tu sia il vento un giorno, forse, ti spazzerà via.

Poesia? È possibile. Una lirica moderna in verso libero, dallo schema metrico non canonico, ricca di rime talora baciate, interne o sciolte alternate ad assonanze. Sembra quasi prosa in alcuni punti, ma la letteratura moderna ci ha abituati alla contaminazione dei generi.
Ebbene, in realtà, è musica: la canzone Borghesia, contenuta nel disco di esordio di Claudio Lolli Aspettando Godot del 1972. Sono certa che, proposta a una classe di ragazzini ignari di chi sia il cantautore, questi avrebbero letto il testo come un esempio di letteratura.
Avevo quindici anni quando uscì. Quante riunioni con gli amici ascoltando brani come Michel, Quelli come noi, Quello che mi resta, Aspettando Godot appunto, che abbiamo cantato miliardi di volte in gruppo accompagnati da una chitarra… e Borghesia ovviamente. Possiedo ancora la prima edizione dell’album, quella con la copertina apribile rimasta nell’immaginario della mia generazione. Un cimelio! Vi è raffigurata, ingrandita, la vecchia banconota da cinquemila lire circolante negli anni ’70 con il ritratto di Lolli in sostituzione dell’immagine di Cristoforo Colombo.

claudio-lolliBorghesia… Borghesia…
Che dire dell’affresco che Rimbaud dipinge in A la musique / Alla musica?

Rimbaud, Oeuvres, éd. Garnier, 1960

Rimbaud, Oeuvres, éd. Garnier, 1960

Sulla piazza divisa in striminzite aiuole erbose,
dove tutto è a posto, alberi e fiori,
i bolsi borghesi soffocati dal calore
portano a passeggio, il giovedì sera, le menti stupide e invidiose.

– L’orchestra militare, in mezzo al giardino,
fa oscillare i kepì al suono di valzer flautati;
-Intorno, in prima fila, si pavoneggia il damerino;
il notaio sta appeso ai suoi ciondoli cifrati.

Redditieri in monocolo rimarcano le stecche:
gonfi e tronfi burocrati trascinano le loro obese spose
Accompagnate, quali servizievoli cornacchie,
da dame con volants simili a insegne vistose.

Sulle verdi panchine, gruppi di droghieri pensionati
attizzano la ghiaia col bastoncino a pomolo,
e con aria seria discutono di trattati
sniffando dalle tabacchiere d’argento, poi riprendono: “Rieccolo!…”

Adagiando sulla panca i fianchi ben grassocci,
un borghese con bottoni chiari, il pancione debordando,
fuma la sua pipa “onnaing” da cui traboccano filacci
di tabacco – sapete, roba di contrabbando; –
………………………………………………………

(traduzione di Primula Bazzani)

Rimbaud, Oeuvres, éd. Garnier, 1960

Stessa presentazione ironica e satirica della borghesia, quartine che sembrano quadri, caricature di atteggiamenti e abitudini degli abitanti “importanti” della cittadina di Charleville dove il giovane Arthur viveva, ma che assurgono a simbolo di un certo modo di vivere.
Lolli, oltre quarant’anni fa, ne ha scattato una fotografia, anche politicamente orientata, in quella che è forse una della sue canzoni più famose; già cent’anni prima (la poesia è del 1870) Rimbaud irrideva il mondo borghese e i suoi rituali con una disarmante intensità. E aveva solo sedici anni.
Affascinante quindi ascoltare Borghesia e nel contempo rileggere Alla musica : musica e poesia, un binomio per me perfetto.

E cosa significa per i due cantori essere borghesi? La connotazione ideologica di cui il termine si è caricato per anni non ha più ragione di esistere, a mio avviso. Borghesia non è appartenenza a un ceto sociale; è piuttosto una mentalità, uno stile di vita caratterizzato da mediocrità – non certo l’aurea latina – adeguamento al pensiero prevalente, mancanza d’idealità, autocompiacimento, condanna e disprezzo per quanto non rientra in uno schema fisso e acquisito in pratica da sempre.

Quiconque pense bassement est bourgeois”, “è borghese colui che ha pensieri mediocri” scriveva Flaubert intendendo definire una condizione di bassezza di spirito e mente.

Il borghese è una sintesi di opinioni, una copia di mille riassunti per citare Samuele Bersani, parla per sentito dire, pensa forse pure in questo modo. Non ha slanci, non sa nemmeno scegliere, si appropria persino di aspirazioni altrui. Incapace di affermare una sua originale identità che lo renderebbe unico e irripetibile, preferisce affermarsi confondendosi nella maggioranza, confortante e protettiva. Sorretto dalla sua presunta competenza, giudica, pontifica, addita, critica senza essersi documentato, si basa su analisi già filtrate, si permette valutazioni ironiche su chi segue una direzione contraria alla dominante o momentaneamente vittoriosa, con la boria tipica di chi sa di essere tutelato dall’appoggio dei più. Non sa rispettare, se tollera è per gentil concessione o paternalistica benevolenza.

Per Lolli

l’ipocrisia è la formula
di poesia
della borghesia

Per Rimbaud

il grasso debordante è simbolo di
ricchezza traboccante
e apparenza trionfante

Mi permetto una nuova rima:

la paranza
della tracotanza.

Quanta ne ho letta in questo periodo? Incontrata o incrociata per caso, incapace di sostenere un confronto a viso aperto, tranquillo e costruttivo? La sicurezza del ciò che si ha, che è stato sperimentato da anni, la novità che irrompe nella routine e ne sconvolge i ritmi rassicuranti impediscono ogni tentativo di modificare l’antica architettura.

Queste riflessioni non sono un verdetto né soprattutto un’autoassoluzione: a chiunque può capitare la ricerca dell’accettazione da parte del gruppo vincente e aderire, pur per breve tempo, a un modus vivendi fatto solo di apparenza e adeguamento alle idee di terzi. Esiste una borghesia dell’eschimo accanto a quella della cravatta. Tutti i mezzi sono allora leciti, l’attacco verbale gratuito ne è la massima espressione, quando l’onestà intellettuale diventa un optional.

Mi piacerebbe si recuperasse il valore della parola, nel senso etimologico di Paràbola (dal basso latino), con il significato d’insegnamento e discorso, parola come creazione, metafora, immagine che racchiude al suo interno un universo anticonformista, scomodo, ricco di spirito d’iniziativa, lontano anche dal nostro mondo personale, da preconcetti e sovrastrutture, in grado di far riflettere, mettere nel cuore pensieri che “disturbano” in senso positivo e salutare, liberare da pregiudizi e rivolgersi alla parte ancora vergine del nostro pensiero e intelletto.

Le note sono un mezzo, la penna uno strumento, la sostanza è la parola, la parola è vita, nell’accezione ampia del termine: un pensiero che non suggerisce una conclusione finale, definitiva, univoca e preconfezionata, semplicemente perché questa non esiste.
Tesi, antitesi, sintesi: l’unica dialettica esistenziale possibile.

E ora, buon ascolto.

45 thoughts on “Borghesia

  1. Ho un dubbio: siamo noi – intesi come popolazione – a non essere cambiati, oppure ci hanno indirizzati appositamente in quella direzione?

    • Vedi Vittorio, l’uomo è sempre lo stesso con i suoi difetti e pregi. Si è piuttosto aggravata la tendenza a scegliere la via più comoda, a non porre domande, ad assumere il predigerito. Nessuno obbliga, si procede per inerzia e in questo il web (o l’uso distorto) ha notevolmente agevolato il fenomeno.
      Primula

      • Certo, ma è colpa nostra o di chi propone?
        È la tv che trasmette schifezze per profitto, o è lo spettatore che le reclama per pigrizia mentale?

        • È colpa nostra, almeno secondo me. È faticoso andare in direzione contraria.
          Inoltre nel post facevo piuttosto riferimento a “scelte” di comportamento e pensiero che hanno seguito un certo orientamento in questo periodo, non sempre motivate o ragionevolmente argomentate, basate sul sentito dire, calpestando con ironia, a volte anche cattiveria, chi esprimeva idee diverse. Esperienza personale che evito di raccontare.

          • Però se non siamo noi i primi a cambiare, come possiamo aspettarci che lo facciano gli altri?
            A un certo punto la società non è più biasimabile, se si aspetta sempre che il “giusto” arrivi dall’alto.

            • Infatti “dall’alto” non mi aspetto nulla, essendo quello il risultato delle nostre scelte o almeno così dovrebbe essere… Sono un po’ stanca Vittorio di sentire critiche ovunque e da chiunque che si mette in stand by ad assistere al primo errore altrui, come per esempio chi non vota e non si espone per sedersi poi in prima fila a protestare. Non so se ho reso bene l’idea. Questo è per me l’ “atteggiamento borghese”.

            • Sì che hai reso l’idea, ed è inevitabile che emerga un po’ di rassegnazione, visto che gli sforzi individuali vengono vanificati dalla grande indifferenza collettiva.

  2. In effetti la colpa è sempre nostra….molte ingiustizie dipendono solo dal modo sbagliato di vedere le cose, dall’indifferenza verso gli altri, dal guardare solo il proprip orticello, dal credersi migliori degli altri…..se si riuscisse a cambiare la mentalità generale si riuscirebbero a risolvere tanti problemi. Bellissimo post Primula, buon fine settimana 🙂

  3. No guarda non l’ascolto, mi basta e avanza averla letta. Sinceramente: è intrisa di odio e supponenza… Ecco, magari sintetizza il pensiero di chi considera l’obiettivo di una vita tranquilla e serena qualcosa di meschino e disprezzabile, e per farlo ovviamente deve innalzarsi e guardare dall’alto in basso gli altri (complimenti…), sarebbe divertente scoprire che la differenza tra lui e questi miseri “altri” si riduce al fatto di avere passatempi diversi, con l’aggiunta forse di qualche nobile proclama per sentirsi migliori davanti allo specchio… Oltretutto -mi sbaglierò- ho l’impressione che l’autore non sia proprio uno che è pronto a compiere passi fuori dalle proprie convinzioni- un borghese a sua insaputa?
    Lo so, sono chiuso. E’ così, non me ne vanto, certo sentirsi accusare da chi disprezza per sentirsi migliore… beh non mi spinge certo ad andargli incontro…
    Ehm… Ho detto anche troppo mi sa…
    Buona serata e ogni bene

    • Non hai detto troppo Ivano, hai detto la tua. Ed è un bene poterlo fare.
      C’è rabbia nelle parole di Lolli ma devi anche collocare il testo negli anni ’70. Non vi vedo tuttavia un giudizio rancoroso, semmai un’ironia verso atteggiamenti che non sono la vita tranquilla come tu la intendi bensì una vita egoisticamente egocentrica e senza problemi. Se ne hanno gli altri chissenefrega: questo è il succo del ragionamento di Lolli. Credo sia incontestabile che esistano oggi come allora.
      Se non sono frutto di precise convinzioni cui consegue un adeguato modo di vivere anche questi pensieri diventano borghesi, almeno secondo la mia opinione che ho cercato di argomentare sperando di esserci riuscita. Infatti, se hai ben letto e non ne dubito, sono convinta che esista una borghesia dell’eschimo e della cravatta e ben sappiamo l’eschimo che simbolo fosse negli anni ’70.
      E non arrabbiarti, su!
      Un bacetto di buona serata e serena domenica? 😉
      Primula

      • Certo, l’avevo letto e infatti non ce l’ho con te. Solo una cosa: non mi sembra affatto ironia quella di Lolli, quello per me è sarcasmo, e il sarcasmo deriva dall’odio, o almeno dal disprezzo. L’ironia stimola a riflettere, il sarcasmo serve solo ad allontanare…
        Ciao ciao 🙂
        (non sono poi così arrabbiato 🙂 )

  4. Con una grande eleganza hai esposto il tuo pensiero. Certo sarebbe bello recuperare il valore della parola così come tu lo esponi, soprattutto ai giorni nostri, pensa sui social network che uso ne fanno. E poi ogni volta rinchiusi tutti nelle stesse celle frigorifere: zecca pelosa, fascio di merda, radical chic, borghese annoiata e via dicendo. Ho la sensazione che più si andrà avanti e più sarà peggio, forse anche l’uso stesso di questi social, che sono un mezzo potente e con un lato molto bello, hanno contribuito a separarci tutti, a fare solo polemiche, spesso inutili, mentre paradossalmente dovrebbero invece unirci, visto che permettono di “connetterci” tutti, anche se siamo fisicamente distanti. Un abbraccio Primula.

    • Su quanto è avvenuto sui Social di recente, su cosa sono diventati in questi ultimi anni lo vediamo ogni giorno e sia tu che io commentiamo sempre con un certo disgusto oppure lasciamo perdere… Le bufale sono all’ordine del nanosecondo, spiace vedere che “amici” ci cascano in buona fede e fanno incavolare altri che diffondono in malafede. È esattamente il lasciar perdere che mi disturba, la sensazione di non potere esprimere un’opinione senza essere “azzannata” verbalmente con quell’atteggiamento da giudizio supponente che per me è un tratto tipico della mente borghese
      Un grande abbraccio Ro. 😚
      Primula

  5. Un post molto impegnativo e ben costruito, con varie sfaccettature che aprono alla riflessione.
    Concordo pienamente sul desiderato recupero della parola, del sano, sereno e costruttivo confronto anche su opinioni diametralmente diverse. Ma sappiamo di essere immersi nelle “arrabbiature”. Oggi non si parla e non si discute più, si urla e si inveisce. Sono così anche i bambini, sai. Non sanno parlare e conversare, sono bravissimi a urlare e a imporsi anche a soli otto anni.
    Sul discorso borghesia, invece, mi trovo un attimo distante dal tuo pensiero o comunque dall’accezione negativa che se ne fa e che magari è veramente diventata. Gli anni settanta: bellissimi, li ho vissuti, ma se li leggo ( o ascolto) oggi con occhio distaccato e adulto…metto in campo tante riserve. Certo sfascio è iniziato da lì, duole ammetterlo ma è così ed è iniziato dalla decadenza della borghesia, Naturalmente mi riferisco al cosi detto ceto medio che con il commercio, la libera professione, l’industria ha contribuito notevolmente nella storia del progresso umano e politico e e non alla borghesia che si confonde con il capitalista che sfrutta i lavoratori. Mi riferisco a quella dimensione borghese e ai movimenti politici strettamente connessi, che ha determinato lo sviluppo economico e civile delle società contemporanee avanzate. Oggi quella borghesia non esiste quasi più, si è sempre più proletarizzata e in minor misura è divenuta mero ceto autoreferenziale, pronto a difendere soltanto i propri più meschini interessi senza nessuna coscienza politica.
    Ci sarebbe tanto altro da dire, però mi fermo vista l’ora tarda e mi scuso per questo lungo commento: “colpa” del tuo interessantissimo post.
    Buona notte
    Marirò

    • Ciao Marirò. In effetti l’analisi sarebbe molto lunga ampliandola a considerazioni sulla middle class. In realtà, il concetto di “borghesia” per me oggi trascende la distinzione tra classi sociali, la concepisco come uno status mentale trasversale sinonimo di conformismo, perbenismo, apparenza irreprensibile che nasconde le peggiori nefandezze. Questo significa dal mio punto di vista essere borghese, motivo per cui ne do un’interpretazione negativa. Concorderai con me che simili condotte nulla hanno a che fare con la differenziazione tra classi sociali.
      Sul piano socio-economico (che non era l’obiettivo delle mie riflessioni) concordo con te: una middle class fiorente, produttiva e onesta è il fulcro del progresso. Oggi è pressoché sparita, divisa in due parti che hanno seguito direzioni opposte. Non vedo proletarizzazione, piuttosto upper class da una parte e semipovertà dall’altra, essendosi oggi allargata moltissimo la forbice tra chi possiede molto e chi poco. È mia convinzione che il principale responsabile di questa situazione sia proprio il capitalismo, ossia – e mi spiego meglio – quando la middle class ha iniziato a privatizzare i profitti e socializzare le perdite. Da qui il disastro secondo me.
      Ritornando al tema del mio post, la definizione di “borghese” è una delle peggiori critiche mi si possa muovere: da sempre sono un cane sciolto, quel modus vivendi e quella mentalità che ho cercato di presentare proprio non mi si addicono
      Si diceva di commenti lunghi? 😉
      È così piacevole che un post susciti reazioni e che si possa interagire! Il bello del web…
      Grazie Marirò. Buona domenica pomeriggio. 😊
      Primula

      • Sì, ne dai una lettura negativa e in quel senso non può essere diversamente. Ma quegli status mentali, tremendi, vanno oltre il vero significato della classe media illuminata, quella a cui molti sessantottini aspiravano ad appartenere, anche se in quel periodo di proteste non lo avrebbero ammesso nemmeno dietro tortura. Ci sono poi riusciti, sono poi diventati classe media. Sono divenuti in parecchi impiegati di banca, insegnanti, imprenditori, ecc… , me e te comprese. Sto andando fuori tema, pardon. Dici bene della forbice sempre più ampia. Oggi si avverte la mancanza della classe media, della borghesia (spogliamola dal negativo per un attimo) e si avverte soprattutto l’impossibilità o la difficoltà di passare da una classe a un’altra. Il precariato e la disoccupazione colpiscono ovunque quindi troppi poveri, pochi ricchi. Ma lasciamo stare l’aspetto socio-economico, che, però, è fondamentale per inquadrare un fenomeno e anche una classe sociale che altrimenti diverrebbe concetto astratto e mira di facile e erroneo bersaglio. Per assurdo che possa sembrare ciò che oggi si dovrebbe fare è ricostruire quel tessuto forte che teneva insieme la borghesia italiana per proiettarla in una dimensione europea e mondiale. Quel che rimane della borghesia stessa dovrebbe assumere su di sé il compito di guidare la ricostruzione morale, prima ancora che economica di un Paese alla deriva. E allora accadrebbe di non sentirsi più offesi dal termine “borghese”.

        Sorry, sono andata a ruota libera. So che mi perdonerai 🙂

        • Ma certo che ti perdono…! 😀 E vai a ruota libera quanto e quando vuoi! 😉
          Tornando sul discorso, credo che ci divida alla base la lettura del termine, il senso oggettivo e spregiativo entrambi comunque possibili a livello anche solo di pura analisi linguistica. Mi associo in ogni caso al tuo auspiscio finale e dico: “Magari!”

          • non è che ci divide, è che anche il termine offensivo -borghese- si sente sempre meno. Ciò non significa che non ci siano gli ipocriti, i voltagabbana, invidiosi, altezzosi, superbi e tutto il dispregiativo che si citava. Questi possono essere ovunque. E alla fine, qualunque sia il termine usato, borghese, terrone, leghista, razzista, fascista, ecc.., ciò che fa male è l’offesa supponente.
            Ciao cara Primula, buona nuova settimana.
            Marirò

            • Esatto.
              Una buona settimana anche a te Marirò, dai che tra una quindicina di giorni circa sei in vacanza! Credo che con i bambini questo sia il periodo più bello. 🙂

  6. Il cruccio più borghese di mia madre era la sua appartenenza ad una alta seppure illuminata borghesia che avrebbe voluto mutare in classe operaia per sentirsi credeva più a suo agio con la sua adesione al Pci dimentica che I Berlinguer agli Ingrao i Natta i Lombardo Radice avevano le sua stessa borghese provenienza!
    Lolli va inserito nel contesto di quegli anni di cambiamenti strutturali della società e ne accetto l estremizzazione pur nn facendola mia!
    Non tutta la classe operaia andrebbe in Paradiso senza la partecipazione di una sana borghesia illuminata.
    È più di effetto e semplice denigrare o rottamare (asfaltare) che guidare il cambiamento e questo in ogni senso.
    Esce un poco di sole Buona giornata Primula del mio cuore.
    SheraunaRondinefaPrimavera

    • Essere di origine borghese non è un male in sé. Si può tranquillamente a mio avviso appartenere alla middle class ma non essere “borghese” dentro, nell’accezione che ho dato a questo termine. Viceversa, si può essere di origine proletaria e di un imborghesimento becero. Tutto sta nella coerenza e onestà intellettuale. Quanti “borghesi proletari” anti sistema con tanto di eschimo ho conosciuto da ragazza! Quanti ne vedo ancora trasversalmente ora opporsi solo e soltanto e non agire? Mettendosi sempre sul banco dell’accusa ovviamente. Sono i termini positivi con cui interpreto il testo di Lolli (assolutamente da contestualizzare) e anche i versi di Rimbaud, forse meno forti ma molto efficaci.
      Anch’io ora esco nonostante nebbia, nebbia e ancora nebbia.
      Goditi il resto della domenica! 😊🌺
      Primula

  7. la borghesia è sempre stata vista in termini di disprezzo come sinonimo di essere conservatori, refrattari alla novità, come dice Lolli. Un gruppo variegato e composito che contiene commercianti, impiegati e tutti coloro che si solo elevati dagli strati più umili rispetto all’aristocrazia, alla nobiltà.
    In effetti ha rappresentato quella middle-class che fa da cerniera tra chi sta sotto di loro e chi sta sopra. Adesso che che la nobiltà è sparita sotto il peso dei debiti e sostituita dai nuovi ricchi, la borghesia ha perso il suo appeal, fagocitata o verso il basso o verso l’alto.
    Veramente interessante è il tuo post.

    • Mi rendo conto di avere argomentato con una forte accentuazione polemica, ma il quieto vivere e una certa aridità mentale che ne può conseguire non fanno per me. Per carità, ognuno gestisce la propria vita come crede ma ho conosciuto quella tracotanza borghese di cui parlo e ti garantisco che non è stato piacevole.
      Grazie Gian Paolo.
      Buona serata e a presto.. 🙂
      Primula

      • Certamente ognuno esprime i propri concetti. Tu l’hai fatto con precise argomentazioni. Il mio è un discorso più generico e sfumato.
        Sicuramente hai ragione quanto parli di tracotanza. Dipende sempre dall’angolazione visiva. Per le classi meno fortunate – parlo di classi anche se è un concetto desueto ma considerato la tua esperienza nel 1972, era un concetto molto attuale – vedevano nel borghese un arrogante più fortunato di lui, mentre il borghese li considerava persone di basso livello.
        Questo ha rappresentato il concetto di lotta di classe.
        Felice serata. A presto
        Gian Paolo

    • Non so se ho colto il senso delle tue parole fino in fondo… È ben vero che per definire “borghese” una mentalità o un modo di vivere si procede a un giudizio che è tuttavia generale, per quanto mi riguarda mai sulla singola persona che fa le proprie scelte in autonomia. Questa cessa tuttavia di essere tale se si autorizza a invadere la sfera altrui in virtù di una presunta superiorità.
      Provare a capire non implica per forza un giudizio e il giudizio può essere espresso senza pregiudizio alcuno. Perdonami il gioco di parole. Spero che il pensiero sia comunque chiaro.
      Ognuno viva in pace, assolutamente. Tutti però.
      Grazie per avere lasciato il tuo sentire.
      Primula

  8. Il fatto è che nell’inventare la parola “borghesia” si forma un cassetto, uno spazio mentale, dove andremo ad infilare chiunque, pur di utilizzare quello spazio libero e pur di risparmiare energia ( giudizio, pregiudizio sono fratelli).
    Certo, capire non necessita ( solo) il giudizio, concordo; occorre empatia e una reale spesa di energia, che viene sempre ripagata.
    Le parole vengono inventate per poter essere poi dimenticate.. Ciao Primula, a presto

    • Mah, penso che potremmo continuare un po’ noi due a scambiarci i punti di vista… che bello! 🙂 … ma il tempo incalza.
      Non sono poi tanto convinta che giudizio e pre-giudizio siano fratelli in partenza, magari possono diventarlo nella mente di qualcuno. Personalmente considero il giudizio un’operazione della ragione il più possibile scevra da influenze anche personali. Non è facile, ma ci si prova.
      Ho una venerazione per le parole, le rispetto, le tratto bene e non le dimentico. D’altronde chi ama la scrittura come potrebbe farlo?
      Tu invece sei abilissimo con colori, matite e pennelli. Sono passata dal tuo blog e caspita! complimenti! Bravura, sagacia e ironia nei tuoi disegni/quadri. E non sono un’adulatrice, eh! 😉
      A presto Federico. Buona serata 🙂

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