Stella di Sion

Graziella Borgna, Auschwitz, acrilico/carta

Graziella Borgna, Auschwitz, acrilico/carta

 

Una giornata d’inverno piovosa e fredda. Il salottino accogliente di una libreria del centro ospita il gruppo di lettura. Si ascoltano poesia e musica uniti in un binomio equilibrato e armonioso. Eugenia, l’autrice del libro La Trama di Penelope, mostra la sua anima nella scelta di parole e immagini. Donna decisa, può apparire dura, drastica, talora spigolosa a un approccio superficiale. La sua sensibilità è invece in grado di raggiungere livelli altissimi e toccare le corde più profonde del cuore.

Stella di Sion è lamento, grido di rassegnazione a un destino tracciato, la musica come essenza interna e cornice della composizione poetica. Un violino suona tra i versi, le note si susseguono in un crescendo di figure tristemente dolci mentre il motivo tragicamente cadenzato delle percussioni sul tamburo ritma i passi dei condannati verso il patibolo.

Accadeva un anno fa e ho pianto. Per la prima volta ascoltavo e leggevo la poesia di Eugenia. La porta del salottino lasciava intravedere un angolo di vetrina. Alzando lo sguardo, mi soffermai sulla strada deserta all’esterno, guardai la pioggia battente che depositava sul vetro lunghe tracce simili a barre e, per un istante, la mia immaginazione trasformò quel piccolo scorcio nella finestrella di una baracca.

Oggi, in un XXI secolo appena nato, non è solo la fenditura verso la luce nel buio di un tugurio a Mauthausen, Dachau, Buchenwald, Bergen-Belsen, Auschwitz, Chelmno e molti altri, anche in Italia. È pure la tragica condizione subumana di donne, bambini, ragazzi, uomini sulla cosiddetta rotta balcanica. Queste immagini¹, che scorrono come in un film drammatico, raccontano più delle parole. Differenza tra gennaio 2017 e gli anni 1940/45? Credo nessuna. Forse la Storia si ripete, il ricordo tende a sbiadire con l’aumentare della distanza temporale da quei giorni, oppure non si impara dai propri errori. È in ogni caso perdita del senso di umanità.

 

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La voce di Graziella Borgna  e il tamburo di Fabio Turchetti accompagnano la lettura.

 

Stella di Sion

È successo. Era un Maggio di Auschwitz
(sbocciavano di sangue, nella mia carne, le rose,
germogliavano in croste le foglie, e le ginestre
colavano in cascate d’oro),
ed è successo.
Salivano al cielo a migliaia, in quei giorni,
le stelle di Sion in nuvole di fumo:
era rovente il camino, tutt’intorno la terra muta.
E suonava un violino, suonava… suonava…
sotto un cielo di rame.
Mi fecero spogliare, i servi della Bestia,
perché solo il marchio, sul mio braccio,
avvampasse al giorno a loro gloria,
il buio, nei loro occhi, trovasse pace della mia miseria,
ma d’arrossire il mio viso aveva perso memoria
e raccolta la mia manciata d’ossa,
con tutti i miei vent’anni penzoloni fra le gambe,
mi trascinai oltre la porta, verso il camino.

Il violino suonava… bussava… suonava… scavava…
prigioniero dei servi, sotto un cielo di rame,
nei miei occhi di pietra,
nella mia anima sepolta nella pena.
Fuggivano a grappoli dall’archetto le note:
mi portò il “do” una cesta croccante di pane,
il “mi” medicò, con erbe profumate, le mie piaghe,
con calice di rosolio il “fa” placò la mia arsura,
il “re” mi coprì con vesti di seta,
nel “sol” rividi la mia casa,
nel “la” e il “si” i miei libri di scuola.
Poi tutte insieme si levarono in volo
e una pioggerella silenziosa mi bagnò il viso:
fu l’accordo più dolce, e mi misi a dormire.

E il violino suonava… suonava… suonava…
sotto un cielo di rame,
il pianto di un uomo in una nuvola di fumo.

Eugenia Tumelero  La Trama di Penelope, Apostrofo Editore 2015

#pernondimenticare, #pernonripetere ogni giorno tutti i giorni.

 

¹ da Repubblica del 10 gennaio 2017

 

36 thoughts on “Stella di Sion

  1. Non conoscevo questa poesia di Eugenia. Trovo tutto molto struggente e straziante, e per quanto mi sforzi spesso la risposta che riesco a trovare è legata all’utopia. E allora forse tutti stiamo perdendo il senso dell’umanità per salvare il notro spazio personale? Spesso mi chiedo se davvero mi sforzo a fare del mio meglio per cambiare quanto meno le cose o le prospettive di chi mi è accanto. E dopo tutti questi anni qui mi sembra che nulla sia cambiato.

    • Eugenia scrive poesie bellissime, questa è davvero dolore allo stato puro.
      Cosa fare di fronte a migliaia di persone a -22 gradi al confine serbo, greco e ungherese? Da qui noi nulla ed è il senso d’impotenza che fa rabbia, un’Europa che non interviene quanto meno a obbligare il rispetto di regole umanitarie da parte di questi stati membri. Membri di che, l’Ungheria per esempio, me lo chiedo in continuazione. Qualcosa può cambiare a livello politico se si impone il rispetto di norme ben precise a salvaguarda della dignità umana. Certo, il senso di umanità uno lo possiede di natura oppure no, c’è poco da discutere secondo me. Nel nostro piccolo, con chi vive attorno a noi, si tenta di fare al meglio, non sempre tutto riesce bene ma ci si butta a capofitto.
      Un abbraccione Rom. ❤
      Primula

  2. Non conoscevo Eugenia e di conseguenza nemmeno la poesia.
    Immagini, parole e musica mi hanno fatto venire la pelle d’oca per l’emozione.
    Hai ragione tra gli orrori degli anni della guerra e quelli odierni cambia poco. Sono sempre i più deboli a pagare un prezzo altissimo.

  3. E intanto dall altra parte dell oceano il neo presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha confermato l innalzamento di un muro tra Usa e Messico .
    Grazie mia cara nn conoscevo questa poesia né l esecuzione ma purtroppo penso che queste voci vive diventando narrazione saranno appannaggio di pochi ovvero quei pochi che già sanno.
    Del resto i mille occhi e le mani aggrappate alle reti dei molti CPA nn sono forse il nuovo volto di nuove forme di discriminazione razziale?
    Mi permetto un consiglio : un piccolissimo libretto Sellerio ‘ Il cielo cade’ di Lorenza Mazzetti di cui sono nipotina di adozione . Non aggiungo altro Xche Wikipedia è utilissima.
    Sheraconuninchino

  4. E’ tutto così disarmante, cara Primula, che davvero mancano le parole. Quante “Shoah” nel mondo dopo la Shoah!
    le foto che hai inserito sono molto eloquenti e la poesia di Eugenia Tumelero è davvero un pianto di dolore. Quelle dolcissime note di violino fanno rabbrividire. E stanotte sei milioni di stelle di Sion stanno ancora a guardare questa umanità che non sa crescere e non sa evitare di ripetere gli errori del passato.
    Un caro saluto,
    Marirò

    • Sulla poesia di Eugenia ho già detto tanto, davvero la prima volta che l’ho sentita è stato un pugno nello stomaco per la dolcezza dei toni abbinata alla crudeltà della situazione.
      Dici bene Marirò: uomini cresciuti nella devianza. Ciò che mi colpisce negativamente è che credo siano una minoranza, ancorché forte, che impone condotta e pensiero. Questo è a mio avviso il vero dramma: il male in pochi che si propaga.
      Grazie Marirò, un saluto affettuoso.
      Primula

  5. Per non dimenticare mai! Hai ragione Primula, non dobbiamo mai dimenticare questa tragedia, perché la storia purtroppo si ripete, come giustamente sottolinei anche tu. Si ripete nella violenza del forte sul debole ogni santo giorno, nelle piccole vicende quotidiane a scuola, al lavoro, sulle strade, e nelle grande migrazioni dei popoli, nelle guerre che infiammano il mondo, nelle politiche bieche e negli interessi dei pochi che passano sopra ogni cosa e schiacciano le persone.
    La poesia è bellissima, capisco perché ti sei commossa.

    • Eh mi sono commossa sì, e pensa che io piango raramente.
      Il rispetto per l’altro, anche nella vita quotidiana… è dal piccolo che poi si impara a vivere e affrontare le situazioni più grandi e complesse. Nonostante tutto confido nell’uomo, una volta toccato il fondo non si può che risalire.
      Un abbraccio Andrea.
      Primula

  6. Il dolore è sempre identico, ma mi pare importante non confondere un genocidio, nel senso più profondo del termine (ci sono voluti anni perché questo termine col suo significato venissero accettati dalla comunità internazionale), col terribile dramma dei migranti, dove non vi è alcuna intenzione di annientare un’ intera etnia e la sua cultura. Lo dobbiamo agli Armeni, agli Ebrei, ai Ruandesi…

    • Hai ragione Eugenia in termini generali nel senso della volontà sistematica, anche se talora mi pare di percepirla nelle reazioni.
      La mia associazione è legata alla medesima sensazione di sofferenza di fronte alla negazione della dignità umana che è la stessa. Guardando le immagini mi è venuto spontaneo ricordare: “Se questo è un uomo…”
      Grazie Eugenia per i tuoi versi, te l’ho già detto di persona e lo ripeto ancora qui: è una poesia bellissima, struggente, che fa vedere il dolore.
      Primula

  7. Mamma che poesia… traspare tutto dalle parole… anche la sua sensibilita….
    Purtroppo I “deboli” sono sempre in mezzo a lotte si soldi e potere…
    Bah
    Scusa l’assenza primula, ma sto tanto incasinata col lavoro…

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