Dalla parte dei bambini

A ridosso del 19 marzo, data in cui si celebra la festa del papà, non si fanno attendere le polemiche anche in assenza di recenti fatti di cronaca che possano generarle o di narrazioni che li mettano in prima pagina.

In rete, da giorni, circolano articoli che raccontano di come in un asilo nido di Milano sia stato deciso di abolire la tradizionale preparazione di regalini e bigliettini per il proprio genitore. Ne parla ovviamente Il Corriere, seguono a ruota La Stampa, Il Fatto Quotidiano e altre testate. Motivo della scelta? Non discriminare i bambini che hanno due mamme o sono comunque figli di coppie gay. Immancabili le proteste di Fratelli d’Italia, Lega Nord e di chiunque abbia sfruttato l’occasione per strumentalizzare l’accaduto.

È proprio un pezzo del Fatto a essere condiviso ripetutamente e a diffondersi come un meme.

Retweet a raffica, commenti indignati dai classici «Vergogna!» o «Come siamo caduti in basso», all’attacco contro una minoranza «per giunta snaturata» e l’immancabile riferimento all’abolizione del presepe natalizio nonché della festa di San Giuseppe per non offendere i musulmani. Per non parlare infine del collegamento alla teoria gender… Attraverso il passaparola, ognuno ha aggiunto il proprio ingrediente preferito nel calderone generale. In coda, e rigoroso ordine cronologico, lo stralcio di una pagina del Giornale.

cliccare sull’immagine per ingrandire

Nel fervore della provocazione, nessuno si accorge che gli articoli, e quindi il fatto contestato, risalgono a marzo 2016. Insomma, in mancanza di materiale più recente si rispolverano servizi giornalistici datati. Eh già, un episodio analogo succederà pure anche quest’anno! Ne ricordo uno simile in un asilo di Roma, se non erro accaduto nel 2013, e ancora due anni più tardi in una scuola materna sempre della capitale.

Ogni Natale ha le sue contestazioni sul mancato allestimento del presepe, ogni 19 marzo e ogni maggio in occasione della festa della mamma annoverano critiche sull’esclusione di letterine e filastrocche, sul ripudio di pensierini e pacchetti regalo. Ormai è consuetudine. La necessità di creare un caso sempre e comunque è diventato un must. Pare proprio non si riesca a evitarlo.

È ormai noto a chi passa spesso da queste parti come non ami le “giornate dedicate a…”, in particolare quelle che hanno assunto nel tempo un mero significato commerciale. Possiamo tuttavia definirle nocive o addirittura offensive? Ledono davvero la dignità o i principi di qualcuno?

Rifletto partendo dal caso in questione. Alcuni bambini hanno due mamme, quindi non conoscono una figura maschile che possano chiamare “papà”. La maggioranza dei loro compagni invece sì. Decisione della psicologa di turno: abolizione della festa e spazio a una generica festa della famiglia.

Non intendo affatto discutere la questione delle unioni gay, non è questo il punto, almeno per me, in una simile vicenda: sono profondamente convinta che uno stato laico debba garantire i diritti di tutti, ma di tutti appunto. Non è da trascurare, inoltre, che spesso i provvedimenti della scuola in tali cirscostanze non sono affatto sollecitati dai genitori omosessuali che, anzi, interpellati sull’argomento, dichiarano di non avere alcuna preclusione nei confronti di “festa del papà, della mamma, dei nonni”… Insegnanti e psicologi ritengono invece che siano discriminanti. Ma per chi? mi chiedo, se nemmeno gli adulti interessati inoltrano richieste al riguardo? Lo stesso vale per la questione presepe natalizio. Quante volte ho visto in reportage televisivi, ma anche con i miei occhi, genitori musulmani allibiti di fronte alle proteste per il mancato rispetto della tradizione quando a loro non importa nulla di grotte, mangiatoie e Gesù bambini, anzi i loro figli si divertono pure a creare decorazioni e preparare scenografie?

È il punto di vista “a rovescio”, il capovolgimento di un tranquillo e sereno modo di ragionare di alcuni che mi lascia perplessa e ritengo un’inutile ostentazione.

Ribaltiamo la situazione: la maggioranza dei bimbi figli di coppie gay, uno solo o pochi inseriti in una famiglia, definiamola, tradizionale. Quale sarebbe stata la scelta? È proprio necessario porre sempre la questione in termini di salvaguardia? O è piuttosto più razionale lasciare che si vivano i momenti nel loro naturale accadimento?

Mi piacerebbe prevalesse sempre il buon senso dell’educatore. Nel caso di specie, questi bambini hanno già fatto un consistente percorso di vita insieme, di un anno o forse più, hanno giocato e lavorato in gruppo. Le classiche frasi «mio papà ha detto….», «mio papà ha fatto ….», «mio papà è ….» saranno state ovviamente pronunciate tra loro, è del tutto normale! Inoltre, sono bimbi piccoli e non hanno sovrastrutture mentali, vedono fatti e persone per ciò che sono, non interpretano, constatano. I traumi emergono solo nei giorni antecedenti il 19 marzo o la festa della mamma? In occasione di una poesia da recitare e dedicare al padre o alla madre e di una letterina con gli stessi destinatari? Se insegnanti e psicologi  non hanno mai rilevato disagio nel comportamento di bambini con due mamme o due papà  significa, a mio avviso,  che questo non esiste o che la loro attenzione è stata davvero minima. Con ogni probabilità, i piccoli non si sono mai sentiti discriminati tra loro prima della decisione presa dai “grandi” che farà ora conoscere a questi innocenti il concetto di diversità. Perché in altre scuole materne o asili nido si festeggerà il papà, alcuni loro amichetti ne parleranno e le domande seguiranno.

Sostengo da sempre che le occasioni andrebbero ogni volta trasformate in opportunità. Festa del papà? Bene, ogni bimbo prepara un lavoretto per il proprio genitore, un regalo in una giornata particolare per testimoniare l’affetto. Punto. Non vorrei banalizzare, ma chi addirittura di papà ne ha due raddoppia 😉 Chi si ritrova invece due mamme, ha una duplice occasione: il 19 marzo e il mese di maggio. Perché no? Il tutto svolto nella più semplice naturalezza, linguaggio che i bambini capiscono molto bene se gli adulti non lo deformano. Adotterei lo stesso atteggiamento durante i giorni del Natale che offrono persino la splendida possibilità di sfruttare l’aspetto culturale almeno con gli alunni più grandicelli.

Ho perso la mamma all’età di sette anni. Ho quindi trascorso il periodo della scuola elementare a scrivere letterine in occasione della festa della mamma, eppure non l’ho mai vissuto come uno shock, a parte il dispiacere di non avere mia madre accanto. Ero piccola, ma abbastanza sveglia per capire che le parole sarebbero comunque arrivate a lei in un modo nuovo e che lei le avrebbe lette in un modo nuovo. La mia famiglia non appariva simile a quella dei miei compagni. Era in ogni caso un nucleo affettuoso, per cui non ho mai percepito una sensazione d’isolamento nemmeno a scuola. Ho provato invece turbamento e subbuglio quando papà, risposandosi, ha cercato di ridarmi una “famiglia normale”: lo era per gli altri, non per me. Per il mio cuore e la mia giovane mente era meglio prima.

Sarebbe opportuno collocarsi sempre dalla parte dei bambini, non gettare su di loro le frustrazioni del nostro mondo di adulti con sovrastrutture e logiche talora rovesciate o quantomeno poco lineari.

63 thoughts on “Dalla parte dei bambini

  1. Il mio dito medio si è offeso, perché non c’è una giornata mondiale dedicata a lui: vorrei che giornalisti e psicologi parlassero anche di questo tipo di trauma; posso mandare le foto del dito in questione.

  2. Assolutamente d’accordo, sono gli adulti a creare i problemi e ad attribuirli ai bambini, loro non se ne fanno per queste stupidaggini! Buon fine settimana 🙂

  3. Dalla parte dei bambini.
    Lo urlano tutti tirando una coperta troppo corta dalla loro parte lasciando sempre scoperti proprio i bambini.

    Nostra madre si separò dal nostro padre biologico ed io e mio fratello per anni non abbiamo avuto una figura maschile se non quella di mio nonno. Non ne abbiamo sofferto forse anche perché se ricordo bene non andava di moda la festa del babbo la festa della mamma San Valentino Halloween e via discorrendo …

    Mi sono anch’io separata che mio figlio aveva 2 anni e si’ erano già in auge tutte le varie feste inclusa quella del papà.

    • Partito il commento scusa.
      Luca andava a un asilo di suore benedettine di clausura la cui mente invece volava alto.
      Il suo regalino veniva confezionato per me che ero mamma e papà insieme e questo non è mai stato e nn lo è a tutt’oggi un problema per il suo equilibrio di giovane uomo.

      Hai ragione tu quando dici che i bambini sono innocenti (fino a una certa età) e non hanno sovrastrutture e sanno guardare alle famiglie dei loro amichetti senza giudicare.

      La società sta cambiando nelle sue strutture che anziché sovrapporsi dovrebbero essere utilizzate come ricchezza. La paura del ‘diverso’ che ci impone di uscire dalla nostra pigrizia mentale rende tutto più difficile e più lento ma ci arriveremo.

      Domani a Roma si sentirà soltanto il profumo delle pasticcerie che sforneranno in continuazione le zeppole di San Giuseppe.

      Sheranientebarriereall’amoremacon qualchedistinguo

    • Alcuni adulti riversano su una presunta difesa dei bambini le scelte che non hanno il coraggio forse di rivendicare con naturalezza. Pensa al caso del Natale per esempio. Sono recentemente fioriti gruppi di insegnanti che per tutelare i bambini musulmani decidono di non festeggiarlo a scuola. Un paravento per il loro agnosticismo che hanno diritto e libertà di seguire. Ne avevano vergogna? mi chiedo. E perché?
      Tornando a papà, mamma e coppie LGBT, perché mai un bambino con un papà non può festeggiarlo in una giornata particolare come magari ha sempre fatto? Ha lo stesso diritto di un figlio di coppie gay di essere considerato uguale agli altri. Come ho scritto, non che dia importanza alle ricorrenze, anzi, ma tutto questo ragionare e agire “a rovescio” usando gli interessi dei bambini come giustificazione di scelte adulte mi lascia perplessa.
      Tu sei cresciuta con il nonno come figura maschile, io senza mamma biologica ma non mi pare siamo diventate donne traumatizzate. Vorrei più semplicità cara Shera, più naturalezza, in generale.

  4. Mi domando perché ci facciamo sempre tutti questi problemi.. le feste possiamo fare anche proprio in casa per il papà, la mamma, il nonno o la nonna…

    da noi in Austria la festa del papà si festeggia questo anno il 11. giungo, e in Germania il 25. maggio .. la mia mamma in affidamento festeggiava la festa del papa il 19 marzo per il fatto che mio papà aveva anche il suo onomastico e il suo compleanno 😀 …era anche per il fatto della economia..

    io dico per dirti ti voglio bene non ho bisogno un giorno speciale.. lo posso fare sempre..

    cara Primula ti abbraccio buona domenica bussi Pif ❤

  5. mi ponevo una questione. Ma esistono solo i gay oppure anche gli orfani? Esattamente come eri tu in occasione della festa della mamma. Vogliamo abolire tutte queste ricorrenze inutili che generano solo giri commerciali? Ebbene sono il primo a dire di sì. Il padre, la madre, i nonni, i fidanzati, boh la lista è talmente lunga senza considerare quelle religiose che mi fermo qui, si ricordano sempre tutti i giorni dell’anno.
    però forse sono fuori dal coro. E’ vero sono stonato come una campane fessa, quiondi è meglio stare zitti.

    • Caro Gianpaolo, con me sfondi una porta aperta. Tranne le ricorrenze religiose che mi piacerebbe tuttavia fossero vissute essenzialmente come tali, non ho alcun interesse per le altre. Ho persino scoperto l’altro giorno per caso che il 17 marzo è la giornata del sonno, dei disturbi del sonno o qualcosa di simile 😳, mah. Le maestre che decidono di sostituire la festa del papà/mamma, suppongo pensino anche a chi non ha il genitore. Sinceramente non lo so, ma se la scelta è questa credo debba comprendere tutte le situazioni non solo le coppie LGTB. Questione di buon senso. E se invece si lasciassero le cose come stanno coinvolgendo a scuola tutti i bambini in un unico progetto senza creare polemiche ad arte? Sarebbe la soluzione migliore a mio avviso.

  6. Condivido il tuo pensiero: bisognerebbe coinvolgere i bambini in un unico progetto lasciandoli liberi di esprimersi senza il peso dei nostri pregiudizi e senza alcuna polemica.
    Un forte abbraccio ♥

  7. Confermo quello che penso di te: donna intelligente, sensibile e attenta. Poi l’argomento un po’ mi tocca (anche se non ho figli), ma la discriminazione so che cosa è. E comunque pure queste feste hanno perso di credibilità (a me neanche interessano).E vorrei sottolineare inoltre che il mio commento non è datato, ma fresco di giornata (ma mi chiedo se ci sia incapacità professionale nella pubblicazione di queste notizie datate o provocazione per accendere animi e vendere quattro copie?)

    • Be’ caro Ro, dire che sei gentile è poco. Grazie delle belle parole che spendi sempre per me. ❤
      Come ho già scritto, queste giornate non mi suscitano entusiasmo, ma in tutta sincerità non vedo la necessità di creare ogni volta un “caso”. E a proposito della tua ultima osservazione, credo proprio che alcuni propongano scientemente queste notizie, più o meno riciclate. L’importante è tenere alta la tensione, poi che il fatto sia vero o meno, recente o vecchio, è secondario. Che vuoi farci? Serve tanta pazienza! 😔

  8. Sono per abolire qualsiasi ricorrenza che si traduca in lavoretti e letterine a scuola!!! 😉 Non hai idea del tempo che richiedono|! Ma è un buon tempo per i bambini (tutti) che sperimentano e si divertono con affetto. Le maestre meno, ma si fa e lo fanno anche quei bimbi che per l’occasione sono fuori dal “discorso diretto”.
    Ho sempre lasciato liberi di fare o meno tutti quegli alunni di diversa religione, di diversa situazione familiare e loro, con estrema naturalezza, hanno voluto sempre fare. Nessun problema, nessun turbamento, nessun trauma. Una sola bimba, testimone di Geova, famiglia rigidissima, rifiutava ma volentieri aiutava la compagnetta a decorare la letterina di natale o Pasqua. Basta rispettare le volontà dei singoli e procedere con sensibilità e naturalezza.
    I giornali? Quando mancano gli argomenti rispolverano di stress scolastico e inesistenti traumi psicologici.
    Ciao, buona nuova settimana
    Marirò

    • Avendo insegnato a ragazzi grandi, non ho sperimentato direttamente la questione. Ti mi confermi però l’idea che ho sempre avuto e ho espresso anche qui: i bambini accolgono le proposte senza porsi alcun problema. Un esame di coscienza per alcuni adulti.
      Hai ragione sulla stampa. Sui social tuttavia esagerano davvero ogni volta.
      Buona settimana a te Marirò e grazie!

  9. “Sarebbe opportuno collocarsi sempre dalla parte dei bambini, non gettare su di loro le frustrazioni del nostro mondo di adulti con sovrastrutture e logiche talora rovesciate o quantomeno poco lineari.” credo questo sia il meraviglioso riassunto di quello che sarebbe corretto fare… ma purtroppo…
    Credo anche che, come adulti, ci stiamo in qualche modo preoccupando troppo e male di ogni cosa, ogni virgola. Sembra ci sia il terrore di poter avere qualche dito puntato contro, quindi si analizza, si fa un passo indietro, si evita di fare per paura di fare male ( si capisce cosa intendo?)
    Più leggerezza nel fare, soprattutto con i bambini, secondo me li carichiamo di pensieri pesanti senza nemmeno rendercene conto…

    • Ma ciao Tati! Mi sei finita nello spam per ben due volte… ma dico io è mai possibile? WP ultimamente è pessimo.
      Sei stata chiarissima ed è vero quanto dici. Più leggerezza con i bambini, ma anche tra adulti aggiungerei. Spesso creiamo problemi che non esistono o li amplifichiamo, sembra che qualcuno non riesca a vivere senza. Sarà forse perché si vuole una vita di reazione e non propositiva? Di recente mi faccio più domande del solito…

      • UORPRESS sta stressando e non poco… Gggrrrrr!
        Ci vuole leggerezza sempre e concordo sulla necessità di un’azione piuttosto che una reazione. Purtroppo sembra che l’uomo sia votato a reagire, spesso di petto e di viscere anziché agire con consapevolezza

Se lo desideri, fai una sosta e lascia il tuo pensiero

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...