Fatti non foste a viver come bruti…

immagine dal web

ma per seguir virtute e canoscenza”: versi danteschi che spesso mi frullano in testa e, di recente, martellano quasi ininterrotti. La disonestà intellettuale mi rattrista sempre, la mancanza di cultura pure con la premessa che la tuttologia non esiste e non è umano avere una conoscenza enciclopedica. Ritengo tuttavia doveroso affermare di non sapere e abbandonare la spocchia di non ammettere il proprio torto. È leale e serio.

Il 9 febbraio, a Torino, Giorgia Meloni ha organizzato una manifestazione all’esterno del Museo Egizio per contestare l’iniziativa “fortunato chi parla arabo”. Poco dopo, il direttore del museo ha raggiunto il gruppo dei contestatori per spiegare spirito, intenzioni e dettagli del progetto. Credo che ormai l’incontro di Giorgia Meloni con Christian Greco sia notissimo. La signora Meloni non ne esce proprio bene, anzi. Tralasciando le convinzioni politiche di ciascuno, di cui non intendo affatto discutere poiché sarebbero anche fuori tema, non è accettabile creare un caso di «discriminazione razziale, in cui i discriminati sono gli italiani», di «razzismo al contrario» (parole di Giorgia Meloni) ed esibire lo striscione «No all’islamizzazione» riferito alla promozione specifica del Museo Egizio.

Basta consultare il sito per capire di cosa si tratta. Se la Meloni e il suo staff si fossero documentati, sarebbe stato un nuovo ingresso nell’universo della cultura. L’iniziativa “fortunato chi parla arabo” è temporanea come ogni altra proposta del museo e dura dal 6 dicembre 2017 al 31 marzo 2018. Non prevede gratuità totale, ma sconto: i cittadini di lingua araba potranno entrare in due al costo di un biglietto intero. Non si tratta di favorire i musulmani, la religione non c’entra nulla. Per Giorgia Meloni, tuttavia, esiste solo l’equazione arabo=musulmano, dimenticando, o ignorando, che esistono arabi copti, ossia cristiani, cattolici, una minoranza documentata, e guarda un po’, anche atei. Basta farsi un giretto nel Maghreb, parlare con le persone oppure leggere Arabi senza Dio. Ateismo e libertà di culto in Medio Oriente di Brian Whitaker (ed. Corpo60, 2015) ed evitare gli stereotipi.

Un progetto identico era stato realizzato nel 2016 con grande riscontro; ebbene, all’epoca nessuno aveva obiettato. Il museo propone offerte particolari: le feste di mamme e papà con ingresso gratuito per il genitore di turno accompagnato dai figli; i compleanni; il giorno di San Valentino – anche quest’anno – con un biglietto unico per la coppia. L’8 marzo 2017, le donne – tutte – hanno fruito di una riduzione. Restando in ambiente arabo, il 24 giugno 2017, il museo ha celebrato la Giornata Mondiale del Rifugiato con un’apertura serale straordinaria e gratuita e, nel 2015, ha organizzato #egizio2015 ospitando centoventi donne “velate” tra egiziane, marocchine, tunisine, siriane e di altri paesi africani.  Anche in questi casi nessuna protesta, almeno di risonanza nazionale.

Si è in seguito diffusa la notizia che «una volta (centrodestra, ndr.) al governo», Greco sarebbe stato «cacciato», notizia smentita dalla stessa Meloni attraverso un video sulla sua pagina Facebook in cui spiega la fake news, e fin qui tutto ok. Nel farlo, rincara tuttavia la dose sulla presunta «discriminazione» confondendo ancora una volta lingua e religione. Le feste di mamme, papà, innamorati sono «casi specifici», il resto si sintetizza nell’aggettivo «discriminatorio». Perché mai? Cosa rende esclusiva e diversa da altre un’iniziativa a favore di chi parla arabo se non la lettura politica e, considerato il periodo, anche utilitaristica dell’evento culturale? Attendo con ansia “fortunato chi parla cinese”, idea peraltro abbozzata nel 2015, in seguito abbandonata forse «per mancanza di utenza in quantità adeguata», mi riferisce un’addetta del museo che ho interpellato.

La cultura è apertura.

È ormai trascorsa una settimana dal famoso monologo di Pierfrancesco Favino sul palco di Sanremo e ancora si leggono strascichi di polemiche. Post indignati, attacchi al buonismo ipocrita pro immigrati, sfottò del politically correct, confusione tra monologo teatrale e comizio politico.

Mi permetto di consigliare la lettura del testo La nuit juste avant les forêtsLa notte poco prima della foresta (ci trasciniamo questa traduzione al singolare fin dalla prima edizione in italiano del 1990) dell’autore francese Bernard-Marie Koltès, opera teatrale del 1977, da cui è tratto l’assolo. Si capirà che si tratta di molto altro.

Il testo è un lungo soliloquio formato da una frase di sessanta pagine, nessun capitolo, nessun paragrafo, frasi da percorrere senza sosta restando privi di fiato. Si prospetta un desiderio di dialogo con un personaggio che rimane in silenzio, forse un tentativo per parlare con se stesso e leggersi dentro, giacché il protagonista evita gli specchi.

«Il testo è difficile – confessa Koltès in una lettera del 14 giugno 1977 scritta alla mamma – Con tutte le parole che può, un uomo tenta di trattenere uno sconosciuto avvicinato all’angolo di una strada, una sera in cui è solo. Parla del suo universo. Una periferia in cui piove, in cui si è stranieri, dove non si lavora più; un mondo notturno che egli attraversa, per fuggire, senza voltarsi indietro; parla di tutto e dell’amore come si può parlarne solo a uno sconosciuto come quello, forse un bambino, silenzioso, immobile» (Koltès, Lettere)

È un mondo di emarginati, in una periferia notturna e piovosa, un universo cupo di esclusi – tutti – l’omosessuale, il disoccupato, la puttana, il pazzo, l’immigrato, il negro, l’arabo, una società imputridita, tra prostitute, apolidi, ricchi e omologati, violenza e chiacchiere inutili. “Siamo tutti più o meno stranieri“, si legge nel testo, e il personaggio identifica “zone”.

Il soggetto non è lo straniero fine a se stesso, inteso come personaggio venuto da un altro luogo, ma l’individuo che rifiuta l’omologazione sociale. Il tema è l’estraneità, l’essere o sentirsi straniero o estraneo, la solitudine metropolitana alimento di un disagio collettivo. Lo straniero non è solo il senza patria e il senza radici, ma chi è “extra”, fuori rispetto a un sistema di convenzioni o forzature. E il flusso di coscienza del testo è anch’esso una forma di nomadismo.

Di fronte a proteste e interpretazioni fantasiose, mi chiedo alla fine se un italiano non possa provare un simile stato d’animo all’interno del proprio paese, un francese (e altro) nella sua stessa nazione. Perché il pensiero è corso subito ai migranti sui barconi quando il messaggio del monologo di Koltès era rivolto anche ai suoi connazionali negli anni in cui ha scritto questo testo? Forse perché Favino ha pronunciato la parola Nicaragua? In realtà, è riferimento simbolico, citato solo alla fine del testo, a un luogo di frontiera, di foreste, spazio del caos in cui è necessario ripristinare un ordine. Non si tratta perciò di una collocazione geografica.

Sarebbe buona abitudine parlare solo di ciò che si conosce, evitare di emettere sentenze senza sapere, tacere sul resto e ascoltare chi è competente. Non è un obbligo conoscere Koltès; è opportuno, invece, ammettere di non conoscerlo e, semmai, informarsi prima di giudicare.

Sono moltissimi gli argomenti su cui sono del tutto impreparata, direi proprio ignorante. Non è un problema, non li affronto, ascolto, leggo e cerco d’imparare. La cultura rende liberi, è la mia certezza, e permette di rispettare la sostanza dell’essere umano, la semenza.

Così, anche la terzina dantesca è ricomposta

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza

76 pensieri su “Fatti non foste a viver come bruti…

  1. Bastava documentarsi, che figura che ha fatto la signora mentre il direttore e’ una gran bella persona, di Favino cosa dire, e’ bravissimo, bel post cara amica, perfetta la tua riflessione, bacioni cara, buon weekend, <3

  2. Ho seguito tutta la storia sulla Meloni e “l’affare” del Museo Egizio e, piu’ che l’ignoranza conclamata della nostra classe politica, mi ha turbato molto la superficialita,’ portata all’ennesima potenza, con cui si affrontano questi scontri. Io stessa non sapevo molto sul Museo Egizio, ma se avessi voluto attaccare il Direttore, quanto meno, con un semplice clic su google, mi sarei informata un pochetto. Sembra che l’ignoranza vada a braccetto con superficialita’, strafottenza e falso sentimentalismo.

    • Cara Giuliana,
      ti ho liberata dallo spam proprio ora.
      La tua riflessione mi fa piuttosto pensare alla malafede. Oggi documentarsi è diventato facilissimo, almeno su questioni come le attività di un museo. Ti cito questo esempio. Avevo letto su vari giornali che nel 2015 il museo aveva organizzato un’iniziativa analoga per i cinesi. Ne accenno nel post, infatti. Poiché i riferimenti negli articoli che ho letto mi sembravano tutti uguali e non approfonditi, del tipo copia/incolla e non avendo trovato traccia dell’evento sul sito del museo, ho telefonato per parlare con un responsabile della gestione eventi. Da qui la conferma che l’avevano progettato ma in seguito avavano abbandonato l’idea che, per il momento, è solo sospesa sostituita con il tour in Cina con parte della collezione lo scorso anno. Se l’hanno detto a me che non sono nessuno, i giornalisti non potevano informarsi meglio invece che copiarsi tra loro? E pure il politico di turno o il suo addetto stampa?

  3. buongiorno esimia Primula,

    come sai sono di Torino, un Torinese che si occupa anche di questioni Torinesi, tuttavia eviterò di sparati un pippone sulla fallimentare gestione di Christian Greco, uomo che non ha mai nascosto le sue simpatie per una parte politica che non è certo quella della Meloni. L’Ampliamento del Museo Egizio è costato una cifra esorbitante, l’obiettivo era quello di triplicare i visitatori, obiettivo clamorosamente fallito.

    Come ben sai la gestione della questione immigrati, soprattutto negli ultimi anni, si è trasformata in una polveriera pronta a esplodere per dare vita a scontri sociali, scontri già in atto in varie periferie, tragedie volutamente ignorate dai mass media. Minniti, intelligente uomo di sinistra, si è dato da fare per metterci una pezza riconoscendo a gran voce il problema, ecco… in un simile contesto, l’iniziativa di Greco è da considerarsi quanto meno INOPPORTUNA, anche se sono in molti a parlare di DELIBERATA PROVOCAZIONE. Come hai scritto, esistono mille modi per promuovere la cultura senza inciampare nella discriminazione, reale o presunta.

    Da decenni il festival di Sanremo manda in scena giovani sconosciuti e cadaveri riesumati, i veri big della canzone Italiana se ne stanno ben lontano dall’Ariston. Ovviamente per onorare con lo share gli esosi contratti strappati agli sponsor, vengono mandati sul palco i “fenomeni”. Ecco Benigni a cavallo che parla male di Berlusconi, ecco la Cucciari e Crozza che parlano male di Berlusconi (che noia mortale), ecco Celentano che si mette a fare l’improbabile moralizzatore e infine, ecco Favino col suo monologo tracimante ipocrisia.

    Lasciami usare il tuo spazio per lanciare una proposta, l’anno prossimo sul palco di Sanremo, ovviamente nella serata finale, mandiamoci la mamma di Pamela Mastropietro, glielo scrivo io un monologo, giuro che lo faccio gratuitamente, ti garantisco che mezza Italia la faccio piangere e l’altra metà la faccio incazzare.

    In un Paese sempre pronto a strumentalizzare anche il minimo stormir di fronda per dare addosso a Berlusconi, indignarsi per una riflessione totalmente condivisibile della Meloni mi pare un po’ una forzatura, Sei donna avveduta e intelligente, nutro per te profondo rispetto e immensa stima, non mi scivolare su una buccia di banana asciutta. Questo è uno Stato che, per dimostrare al mondo di non essere razzista, nel lontano 1996 ha eletto miss Italia una ragazza di colore, allora fummo in pochissimi, purtroppo, a cogliere la preoccupante deriva ipocrita. Da allora è stato un crescendo Rossiniano.

    un abbraccio sincero cara Primula

    • Ciao Tads, sai che mentre scrivevo pensavo al tuo eventuale intervento? 😉
      Ti rispondo per punti altrimenti mi perdo in voli pindarici. Ogni riferimento… 😉
      Se hai ben letto il post, e non ne dubito affatto, avrai certamente capito che non è una rivendicazione di carattere politico. Al posto della Meloni, poteva esserci qualcun altro.
      Non ho preso le difese della persona di Greco, manco sapevo chi fosse prima dell’episodio. Ho comunque visitato il Museo e mi sembra davvero molto bello. Opinioni personali.
      Non ho affrontato la questione migranti in termini politici.
      Il mio intervento qui è una difesa della cultura, dell’onestà intellettuale nel dire anche di non conoscere qualcosa. L’equazione meloniana arabo = musulmano è, dal mio punto di vista, una scorrettezza a livello conoscitivo o il risultato di una profonda malafede. La protesta è avvenuta solo in questi giorni di campagna elettorale, perché non prima in occasioni d’iniziative analoghe che ho citato? Permetti che mi sorga più di un dubbio. Sarà anche vero come tu scrivi che nell’ambiente torinese molti hanno visto nell’idea di Greco una provocazione, (ma lo era anche gli anni scorsi?) lasciami dire che dall’altra parte è stata ingigantita solo quest’anno e non all’inizio della proposta che risale ai primi di dicembre.
      Il monologo di Favino non è ipocrisia, è un testo letterario ed è quello che ho difeso e continuerò a fare. Si è parlato di quel monologo dicendo ciò che NON è. Conosco bene il testo e ti garantisco che il tema è altro. Vogliamo muovere un rimprovero a Favino? Chiedergli perché ha recitato proprio quel brano? Semplicemente perché è lo spettacolo con il quale è in tournée. Vogliamo criticarlo per avere reclamizzato il suo prodotto? Ok, ci sto, ma quanti a Sanremo evitano di pubblicizzare se stessi e i loro lavori extrafestival? Nessuno.
      Quest’anno non ho visto l’intero programma, solo qualche parte, non mi sembra di avere incrociato in tv il solito comico di turno che ormai non fa ridere più nessuno.
      Il monologo della mamma di Pamela mi sta benissimo, vorrei accanto e contestualmente qualcuno che pronunci due parole dal cuore per Jessica per la quale media e politici noti non si sono spesi più di tanto. E non lo dico per pareggiare i conti, sono atti dovuti nei confronti di tutte le donne uccise con barbarie da assassini brutali, qualunque sia lo loro etnia.
      In estrema sintesi, so che non sei d’accordo con me e mi va bene così. Non smetterò mai tuttavia di difendere cultura e onestà intellettuale e di avanzare la pretesa che si parli solo di ciò che si conosce senza strumentalizzare mai soprattutto un testo letterario, perché di Koltès ho parlato. E consentimi, ma la strumentalizzazione non l’ha proprio fatta Favino in questo caso.
      Ti ringrazio per la stima, ricambiata, e sono ancora in piedi, eh? 😉
      Un abbraccio anche da parte mia.

      • Carissima Primula, è sempre un piacere dialogare con te, lasciami chiarire alcuni concetti e poi, giuro, non tedierò oltre né te né i tuoi illustri ospiti, procedo in ordine sparso…

        Pierfrancesco Favino è un attore mediocre che fa film mediocri per un pubblico mediocre, all’estero è un emerito sconosciuto e non diventerà certo il Gassman, il Sordi, Il Manfredi, ecc. ecc. della situazione, nonostante ciò è riuscito a strappare un cachet indecente per la sua presenza a Sanremo. Ennesima conferma del disprezzo che alcuni funzionari Rai hanno nei confronti del pubblico denaro. Come tutti i mediocri che lo hanno preceduto e lo seguiranno, anche lui ha usato il servizio pubblico per incrementare i suoi interessi privati, comportamento becero e deplorevole da condannare assolutamente. Il fatto che lo abbiano fatto anche gli altri è una aggravante, non una attenuante. Ho intelligenza sufficiente per distinguere un testo teatrale da un testo politico, tuttavia ho intelligenza sufficiente anche per cogliere la strumentalizzazione politica di un testo teatrale. Ci siamo sicuramente capiti.

        Come saprai, tutti i musei importanti del mondo hanno una struttura manageriale diversificata, il manager responsabile della colonna artistica, quello responsabile della colonna amministrativa e quello responsabile della colonna commerciale/ marketing/immagine. In Italia, ovviamente, non funziona così, la carica di “direttore del museo” è prettamente politica e conferisce poteri assimilabili a quelli di un feudatario del medioevo, è qui che nascono le problematiche museali Italiane e le cazzate (francesismo) come quella partorita da Greco. Essere un bravo egittologo non significa essere, contemporaneamente, un oculato amministratore e/o un illuminato esperto responsabile del marketing. L’iniziativa, come ho scritto, è storicamente INOPPORTUNA, che poi siano gli stessi Torinesi che contano di sinistra a parlare di PROVOCAZIONE, non è cosa da prendere sottogamba. Se un qualsiasi direttore commerciale/marketing di un qualsiasi famoso museo occidentale, avesse preso una simile iniziativa in questo periodo storico, sarebbe stato licenziato in tronco, questo lo sappiamo tutti benissimo ma facciamo finta di niente, anzi, assolviamo Greco per condannare la Meloni, mia cara interlocutrice non penso sia il caso di ricordarti come si chiama tutto questo.

        Parliamo, giustamente, di cultura e affini… nei miei trascorsi universitari ho dato un esame proprio sul rapporto mondo arabo/religioni, tranquilla, non intendo tenere lezioni, mi limito a dirti che, sempre secondo il ministero degli interni, la quasi totalità di arabi approdati in Italia è di religione musulmana. Dati ufficiali a parte, la cosa si percepisce sulla pelle, migliaia di moschee abusive spacciate per circoli culturali, crocefissi, presepi, mense, ecc. ecc. ecc. Gli arabi, copti o atei presenti in questo Stato, compongono una percentuale statisticamente insignificante. Da questo punto di vista, l’associazione della Meloni “arabo/musulmano” non è affatto scandalosa.

        Jessica??? spero di aver capito male, non credo tu appartenga a quella categoria di persone che tirano in ballo i reati commessi dagli Italiani per alleggerire o giustificare quelli commessi dagli stranieri, Il fatto che vi siano delinquenti e stupratori, assassini nostrani, non significa che tutta la feccia del mondo debba venire qui a spadroneggiare. Se i bastardi Italiani siamo obbligati a tenerceli, quelli stranieri che uccidono, stuprano, ecc. ecc. NO, non è razzismo, è logica applicata, è buon senso, è prevenzione.

        Pamela rappresenta, suo malgrado, un caso emblematico, ogni volta che uno straniero clandestino compie un reato, in galera con lui dovrebbero andarci tutti quelli che lo hanno istituzionalmente agevolato, coccolato, protetto nella sua clandestinità.

        In tutta franchezza, finiamola con queste squallide manfrine che impastano tutto, non c’è traccia di cultura in questo becerume, i direttori dei musei facessero, al meglio, i direttori dei musei e i saltimbanco facessero i saltimbanco, le cose serie stiano fuori dalle buffonate.

        Il museo Egizio di Torino, secondo al mondo dopo quello del Cairo, è veramente qualcosa di unico, anche se i Savoia, diversamente dagli altri, la cultura e l’arte non la finanziavano bensì la rubavano, infatti la quasi totalità dei reperti esposti è, in sintesi, refurtiva, malloppo, bottino ma… questo è altro discorso.

        Ogni volta che un amico o un parente viene a Torino, il museo egizio è tappa obbligata, ti giuro che il prossimo lo accompagno lì davanti e poi lo vado a riprendere quando esce 😉 🙂 😀

        Buon week end

        • Esimio, (stavolta ti copio… 😉),
          prima di tutto non preoccuparti perché non annoi nessuno. I commenti sono fatti per spiegarsi e dialogare.
          La mia risposta sarà comunque molto meno corposa del tuo intervento. Constato che stai sempre spostando il punto centrale della mia analisi su una contrapposizione che non ho voluto appositamente fare. Sottolineo ancora, per esempio, che non ho affrontato la questione immigrati, ho parlato del testo di Koltès e delle fantasie che ha suscitato. Punto. Se tu hai ritenuto oppportuno divagare e ampliare, è un tuo pensiero. Su questo argomento abbiamo posizioni lontane anni luce, ma ripeto quanto ho scritto in precedenza: per me va bene così e non cambio idea come tu non modificherai la tua.
          Favino non è un attore mediocre, anzi, semmai è ancora giovane e ha al suo attivo già molti film e soprattutto tanto teatro. Peccato che abbia vissuto anni in Usa e girato film là, motivo per il quale parla un inglese perfetto. Ma in tutta evidenza abbiamo un concetto diverso di chi sia un bravo attore giovane, se non erro avevi a suo tempo parlato molto bene di Checco Zalone, ecco i nostri gusti sono davvero distanti. Ma non è un problema per me.
          Resto profondamente convinta che il rapporto che ritieni prevalente arabo=musulmano non sia culturalmente corretto. Ho letto abbastanza per affermarlo, studiato anch’io, soprattutto ho frequentazioni arabe sia da noi sia in terra araba sufficienti per avere di fronte un quadro attendibile: l’ateismo e l’agnosticismo tra loro sta diffondendosi a macchia d’olio.
          Ho citato Jessica precisando «non per pareggiare i conti» che è idiota. Gli assassini sono tali, da punire severamente, tutti, non m’interessa da dove provengano o se siano italiani. Non raccolgo la provocazione della responsabilità morale, il discorso si sposterebbe di molto rispetto al mio post sfociando in affermazioni poco pertinenti. La responsabilità penale è individuale. Punto.
          Per finire, voglio sperare che il « finiamola con queste squallide manfrine» non sia riferito al mio modo di ragionare che, sarò immodesta in questo caso e chiedo venia, cerco sempre di mantenere garbato ed equilibrato.
          Un sereno weekend esimio Tads.

          • nononono… parlavo in generale, non mi riferivo a te. Ho parlato di Checco Zalone in un vecchio post come Re Mida della cinematografia Italiana, di certo non sul piano del talento artistico. Non conosco i trascorsi USA di Favino ma conosco quelli Italici, sinceramente tutta questa qualità e bravura mi sfugge. Sono un amante del cinema e del teatro da quasi mezzo secolo, non solo, ho pure trascorsi professionali nel settore, senza vanto né falsa modestia, credo di capirne qualcosa.
            Sul resto, rimaniamo sulle nostre convinzioni serenamente, prova a scrivere al ministero degli interni, da quelle parti sono convinti che la quasi totalità degli arabi presenti in Italia sia musulmana, magari li convinci del contrario 😉 🙂

            alla prox

            • Eh, magari ci provo, statistiche e tabelle molto spesso sanno di stantio.
              Sul “serenamente” concordo in pieno… 😊

  4. Chapeau Primula cara, per il tuo intervento quanto mai limpido ed equilibrato e anche per la compostezza nel rispondere alle critiche.
    Parlare dopo essersi documentati dovrebbe essere un atto semplice come respirare e invece risulta difficile, costa fatica, meglio sparare a zero e fare strumentalizzazione.
    Un vero peccato e uno spreco di energie e d’intelligenza.
    Grazie come sempre per le tue parole che mi sono ogni volta di stimolo e riflessione. Un abbraccio forte 🌹

  5. Il mio blog è temporaneamente chiuso, mi arrivano, però, gli avvisi dei post amici e il tuo non me lo perdo davvero.
    Sono con te, in tutto e per tutto ed ho imparato, leggendo, cose di cui non ero a CONOSCENZA.
    Grazie, grazie, grazie
    PS : il Museo egizio di Torino, però lo conosco bene, è bellissimo.
    .

    • Infatti Laura non avevo tue notizie da un po’. Sono mancata anch’io per giorni, sto recuperanado le letture che ho in sospeso e non ero ancora passata da te. Ma fammi capire, hai chiuso il blog o è solo una pausa temporanea? Mi dispiacerebbe molto, se invece ti sei presa un attimo d’interruzione, avrai i tuoi validi motivi. L’importante che tu stia bene.
      Ci sentiamo presto. <3

        • Ho preso spesso periodi di pausa, servono per ricaricare e ritrovare energia. Non importa la durata del periodo, serve a te, questo è prioritari e il resto non conta. Poi torni, come spero, e ritrovi gli amici di prima. Vedrai!
          Un abbraccio forte Laura.

  6. io dico sempre, e non è la prima vola che lo scrivo, che non è mai troppo tardi per imparare qualcosa di nuovo. Conosco qualcosa, un piccolissimo spicchio del sapere, perché l’ho studiato e assimilato ma le zone buie sono molto di più ma questo non mi impedisce di cercare di aggiungere nuove conoscenze e lo farò finché le forze mi sorregono.

    • L’ho ricevuto. Non era finito in spam. In ogni caso l’avrei recuperato, conoscendo ormai le lacune di WP controllo sempre la casella.
      Buona domenica Gian Paolo. 😊

  7. Pingback: Un grazie a Primula | I PENSIERI E LE POESIE

  8. parole quanto mai vere! Direi profetiche, ma evidentemente siamo nati bruti e così continuiamo a vivere. Pagina colta senza per questo essere “saputa” e noiosa (perchè come ben sai la cultura è intesa – di questi tempi ancora di più – come qualcosa di inutile, noiosa e quindi da rifuggire). Ah quanta ce ne vorrebbe! La cultura è gioia, vita, consapevolezza, misura, grazia, eleganza, spiritualità, pulpito, lavacro, cuore! E potrei continuare.
    Grazie carissima per questa bellissima pagina.

  9. Eppure siamo circondati da bruti e brutti in fatto di ignoranza perpetrata nell’arroganza.
    A suo tempo e ancora lo ricordo un professore di filosofia bravissimo e napoletanissimo che al massimo dell’arrabbiatura se ne usciva con un : “Leggitev ‘e carte” ( non so la scrittura se è corretta).
    Da Torinese trapiantata altrove non posso che tornare ogni volta al museo egizio e restare estasiata dalla sua bellezza e dall’essere una perla rara in un mare di degrado.

    Grazie cara Primula per avere reso partecipe i più ha tanti dettagli importanti.

    Sherabbraccicaridipioggia

  10. sono appena stato a Torino giusto per un fine settimana all’insegna della musica (in cerca di vinili e ottimi concerti), anche perché, culturalmente, ho sempre ritenuto questa città veramente entusiasmante (ho anche parenti e squisite amicizie), ed ogni volta che ci torno, non finisco mai di stupirmi. Non sono andato al museo egizio, ma ho visitato quello del “cinema” ritagliato all’interno della Mole Antonelliana, e devo dire che poche volte ho visto in Italia un’idea così bella per valorizzare la dinamica di un monumento, riuscendo nello stesso tempo, non solo a far coesistere antico e moderno, creatività e suggestione, ma a far fruttare economicamente (la fila per entrare era lunghissima) tale iniziativa. Io lo dico da anni, e non solo io, che la valorizzazione delle nostre bellezze artistiche e del nostro territorio, è a tutti gli effetti il petrolio di questa nazione disastrata. Io che abito vicino alla Svizzera, vado spesso oltre confine ad assistere e/o partecipare a eventi, spettacoli, mostre, organizzate in territorio elvetico, rimanendo come sempre meravigliato per come sfruttano queste iniziative, anche a livello di marketing, perché se riescono a trovare tutti gli sponsor necessari alla loro realizzazione, è perché sanno che il turista, anche occasionale, non si limita solo all’evento in questione, ma fa girare tutto l’indotto che ci vive intorno e via di questo passo, non mi dilungo, lo sanno anche i bambini.
    I fatti del museo egizio (conosco tutta la vicenda), sono sostanzialmente la cartina di tornasole attuale, dove non c’è preparazione di nulla. pensa, che personaggi come la Meloni, Salvini, Di Maio, i quali potrebbero essere a livello potenziale dei prossimi ministri, per non dire, “primi ministri”, non sono laureati, mentre per certe cariche statali, o per concorsi pubblici, la laurea è obbligatoria, e con un certo punteggio. Per carità, in un paese democratico, tutti si possono candidare alle elezioni, l’intelligenza è un’altra cosa, non c’entrano i pezzi di carta, ci mancherebbe è giusto così, ma per guidare una nazione non bastano le parole, ci vogliono capacità enormi. Eppure da destra a sinistra la politica ha subito un’involuzione terrificante diventando lo specchio di un’Italia ormai sull’orlo del baratro. Tu puoi analizzare qualsiasi fatto quotidiano, e troverai una mancanza di cultura sconcertante. Proprio l’altro giorno, il figlio di una mia amica che doveva fare una gita scolastica a Praga, mi ha chiesto in maniera ingenua dov’era questa città. Ma dico io, proprio un ragazzo che un click di cellulare potrebbe saperlo all’istante. Praga poi, manco dovesse andare a Tashkent, eppure, questo dimostra che si è insinuata una pigrizia mentale dannosissima per un futuro prossimo venturo. Non so cosa dirti, ne vedremo delle belle…

    • Carissimo,
      sempre più convinta che l’universo della politica sia purtroppo diventato un mondo a parte, autoreferenziale e nutrito da dinamiche non esistenti nella vita di noi comuni mortali. Peccato. I casi che citi sono davvero emblematici. Il nostro paese ha potenzialità enormi, per nulla sfruttate o solo in parte, e quando lo sono danno ottimi risultati che sembrano quasi dare fastido a qualcuno.
      Non sapevo proprio che la Mole Antonelliana ospitasse il Museo del Cinema, sai quante volte sono stata a Torino? Città bellissima…
      Come ho scritto, non finisco mai di imparare. Grazie! Metto la visita nella to-do-list.

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