Un diritto e un rovescio…

È sempre una bella avventura incontrare qualcuno di cui s’ignorava persino l’esistenza. Mi è accaduto di recente con un pittore cremonese che non conoscevo affatto: Osvaldo Boldori, per gli amici Jàlo, scomparso nel 2001 a sessantasette anni, noto a una cerchia ristretta di artisti, quasi sconosciuto al grande pubblico.

Dopo la morte, le sue opere rimangono nell’ombra per sedici anni finché il pronipote decide di sottrarle al silenzio e farle “parlare” alla sua città natale. Cremona riscopre così un paesaggista e ritrattista eclettico, capace di muoversi tra tecniche diverse, spaziare da pennellate a olio decise e nervose a sfumature impressioniste tenui e dolci. Ammiratore delle avanguardie dei primi del Novecento e delle neoavanguardie degli anni ‘60, ne è intriso e le fa proprie. Impossibile classificarlo in una corrente precisa: impressionista, espressionista, fauvista, post-espressionista, Jàlo è tutto ciò, in sequenza temporale e in simultaneità. Pur non trattandosi di capolavori assoluti a mio modesto parere, i quadri sono comunque davvero godibili.

Cammino davanti a nature morte, paesaggi, notturni veneziani e numerose figure femminili da cui Jàlo era attratto. Un femminino variegato e multiforme: donne dalle forme eleganti e armoniose, fumatrici ammiccanti, ragazze mascherate misteriose e seducenti, ballerine dalla postura gioiosamente sensuale, espressioni angelicate, sguardi pensosi.

Mi colpisce un’immagine

Osvaldo Boldori “Jàlo” – Ritratto della madre Elvira (olio su tela)

È un ritratto della madre Elvira. Il rimando a Umberto Boccioni è immediato. La tela suggerisce tuttavia un-non-so-che di originale, comunica un’aura di tranquillità e saggezza, proietta in un’atmosfera colma di pazienza.

Un diritto e un rovescio, un diritto e un rovescio

Respirare con calma.

Un diritto e un rovescio, un diritto e un rovescio

«È tardi, arriverà. Arriva sempre… Aspetto…»

Un diritto e un rovescio, un diritto e un rovescio

Ascoltare i pensieri, seguire il filo del discorso.

Un diritto e un rovescio, un diritto e un rovescio

La spalla duole, l’ematoma pulsa. «Massì, è ancora inverno, copro con la maglia, nessuno se ne accorge. Passerà.»

Un diritto e un rovescio, un diritto e un rovescio

Riprendere il filo del pensiero. «C’è sempre una spiegazione, deve esserci…»

Un diritto e un rovescio, un diritto e un rovescio

Sentire freddo nel cuore, una morsa nel petto, le mani sono calde però, si maneggia lana. La pazienza ha le sue temperature.

Un diritto e un rovescio, un rovescio e un diritto

Recuperare la maglia, riprendere il filo del lavoro, raggomitolare il filo del tempo poiché vuole il suo spazio e ha la sua trama.

Un diritto e un rovescio, un diritto e un rovescio

Ricominciare, continuare, respirare lentamente, procedere punto per punto. La pazienza ha il suo percorso.

 

 

42 pensieri su “Un diritto e un rovescio…

  1. È bello ciò che scrivi. Dici l’essenziale lasciando intendere molto di più e la fantasia parte alla ricerca del bandolo….. in fondo si parlava di maglia, o no?
    Mi piace il quadro, bella scelta di colori e una mano singolare.
    Ti abbraccio forte mia cara, buon fine settimana.

    • Sono flash infatti, immagini singole che vedevo guardando il quadro, sensazioni da sviluppare che ho pensato di lasciare così come sono nate.
      Il pittore è interessante, hai notato la differenza tra il ritratto che è in copertina del catalogo e quello della madre? Sono lontani in tutto, nel tempo e nell’effetto da comunicare.
      Grazie Mela, un abbraccio grande anche da qui e goditi il weekend.

  2. Un inno e allo stesso tempo la condanna della donna a quella pazienza che ha un suo percorso.
    Il rosario la maglia e il rammendo mai con le mani in mano la figura presente e muta della donna in ogni contesto.
    Quanti non detti.
    Bellissimo cara Primula andare a letto con queste tue considerazioni.
    Buon fine settimana anche a te.
    Sherabbraccicari🌷

  3. splendido questo tuo immergerti anima e corpo in una tela.
    ti sei persa davanti a un quadro “ignoto” e caldo, persa per poter essere altra, l’altra, la madre dipinta, assimilarne i gesti e i pensieri, la postura e gli acciacchi. E tu stessa hai sferruzzato un diritto e un rovescio in un breve infinito.
    Una meraviglia
    ml

    • Mi piace la tua lettura! Quel quadro mi ha infatti colpita immensamente nella sua essenziale semplicità. Non so dirti se mi sono rivista in una previsione sul futuro, il certo è che ai miei occhi quella “madre” diventatava la sintesi di tante donne conosciute.
      Grazie Massimo.

  4. Che bella la descrizione del momento del quadro, delle piccole azioni quotidiane come una meditazione, ed in particolare il lavorare ai ferri che lo simboleggia molto bene!
    Bravo anche il pittore, che non conoscevo!

  5. Che bello Primula!
    Sai che mi suonava in testa questo “diritto e rovescio” e in un certo momento si è infilato tra le due parole un “è conl’accento”…
    Buona settimana cara mia <3

  6. Ho letto con piacere sia il tuo post che tutti i commenti, mi piace molto , come già sai, quando ci si confronta e i vari commentatori hanno aggiunto ognuno un parere molto consapevole.
    Anche a me è piaciuto molto questo approccio con l’immagine della madre dell’autore, che emana una mitezza di fondo, per me non è pazienza, ma un mondo completamente diverso da quello attuale, fatto di piccoli gesti, di semplici desideri.
    La cantilena che tu hai inserito”Un diritto e un rovescio”, un diritto e un rovescio” è il sereno svolgersi di una vita senza fronzoli, senza voli di sogni irrealizzabili.
    Sarà perché noi donne ormai non lavoriamo più a maglia, che siamo sempre, o quasi stressate?
    Un abbraccio grande e grazie di avermi fatto conoscere un pittore poco noto. <3

    • Questo è il web che mi piace: il confronto tra sensibilità e visioni personali.
      Mitezza e pazienza sono sfumature della pacatezza ed entrambe vediamo in questa madre in sostanza un atteggiamento di benevola sopportazione che non è rassegnazione, il lavoro a maglia non è un rifugio o una scappatoia semmai la metafora che si riparte sempre e comunque anche in un lavoro silenzioso e non appariscente nel suo farsi. Noi donne siamo spesso questo.
      E hai ragione: dovremmo riprendere a sferruzzare, uomini compresi. 😉
      Ricambio l’abbraccio.

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