Il volo della Tortorella – 6 –

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Gli spostamenti dello “spagnolo

– 6 –

A prima vista pare un omicidio a scopo di furto, ipotesi però scartata quasi subito poiché, in realtà, in casa non manca nulla, com’è verificato da una nuova e minuziosa perquisizione nel domicilio della Demicheli il martedì 30 maggio.
Gli inquirenti sequestrano alcune lettere, compresa quella che Ester stava scrivendo al cognato, purtroppo irrintracciabile. Ulteriori interrogatori a Erminia Beltrami, Erminia Rota ed Enio Michelotti non svelano nuovi particolari rilevanti.
Non resta che chiudere la casa per concentrarsi in seguito su ricerche in altra direzione. È concesso ai parenti vendere gli immobili a un rigattiere, Giovanni regala alla fedele Erminia qualche oggetto di Ester come ricordo e, così, il luogo del misterioso delitto rimane vuoto a muta testimonianza di momenti terribili. I sigilli agli ingressi delimitano i confini del silenzio.

Le indagini proseguono e si basano sull’esito dell’autopsia che permette di definire l’arma del delitto.
Considerando la profondità e le dimensioni delle ferite, s’ipotizza che l’assassino non possa aver usato un piccolo coltello di lunghezza normale, forse trovato nella cucina della vittima, bensì uno strumento ben più tagliente e aguzzo, molto resistente e dotato di un manico robusto. Si pensa alla corta baionetta in dotazione all’esercito italiano. L’impugnatura e la lama sarebbero compatibili con la lacerazione al cranio e la configurazione delle altre lesioni sparse sul corpo, ipotesi suffragata dall’episodio del diverbio acceso tra la Demicheli e un soldato, che la stessa Ester aveva confidato all’amico Enio, alla cameriera Erminia e ad altre conoscenti.
L’inchiesta segue ora una rotta precisa investigando, in particolare, nell’ambiente della caserma La Marmora proprio di fronte all’abitazione della Tortorella in via dei Rustici. Il colpevole potrebbe essere un membro della truppa di stanza lì ma anche di passaggio, il che complicherebbe non poco la soluzione del caso. Il militare romano pare comunque essersi volatilizzato. In quel famoso venerdì sera, nessun testimone aveva assistito alla scena del litigio e chi ne è informato riferisce che anche per la Tortorella era «uno non di qui.»

Il Giudice Istruttore e i suoi collaboratori si avvalgono del contributo dell’autorità militare che mette a disposizione mezzi e uomini.
Ed ecco spuntare un vero e proprio personaggio che ben s’inserisce in questa sordida storia arricchendone la trama di dettagli intricati.
È soprannominato “lo spagnolo”: di origini sudamericane, si esprime in un italiano stentato e parla quasi sempre la sua lingua. Eppure è reclutato nel nostro esercito. Che ci fa nella caserma La Marmora un giovane di altra nazionalità? Com’è riuscito ad arrivare a Cremona, a essere inserito nel 65º fanteria? Qualcuno ne ha accertata l’identità? Soprattutto, chi è davvero? Domande che servono agli inquirenti come linee guida per indagare su di lui. E, a ogni nuova scoperta, il mistero sembra infittirsi sempre più.

Si chiama Carlos, Carlos Dominguez per la precisione, ma nell’elenco dei soldati non risulta. I suoi dati coincidono con un altro nome: Carlo Del Vecchio. False generalità? A che scopo?
Lunghi interrogatori ai compagni del suo reparto e accurate indagini consentono di sbrogliare pian piano la matassa d’informazioni ingarbugliate.
Carlos Dominguez e Carlo Del Vecchio sono la stessa persona.
“Lo spagnolo”, nato a Caracas, si arruola nel 1915 a Napoli dichiarandosi Del Vecchio Carlo, ossia usando il cognome del padre che tuttavia, in Venezuela, non lo ha riconosciuto come figlio. Dominguez è il cognome della madre. L’adesione volontaria all’esercito italiano sarebbe motivata dal desiderio di acquisire il diritto di portare il cognome paterno.
Non arriva da solo in Italia. È in compagnia di un altro militare, Michele Jollenardo, che lo conosce da molti anni e, a Napoli, garantisce per la sua identità come Del Vecchio. Il distretto partenopeo non ritiene quindi necessarie ulteriori verifiche. Insieme sono assegnati di stanza a Cremona.

La sera del sabato 27 maggio, durante la libera uscita, si recano a cena in una trattoria di corso Garibaldi. Il Dominguez ha ottenuto il permesso serale, ma non ne usufruisce e rientra in caserma per dormire. Sono le 21 passate. Trova chiuso il ripostiglio del pane in cui è stato autorizzato a trascorrere la notte, si corica perciò su un tavolaccio vicino ai bagni e si addormenta. Il giorno dopo parte per Milano. Fino al 31 maggio gli è stata concessa una breve licenza per avviare le pratiche di modifica delle generalità presso il consolato spagnolo. Finalmente sarebbe stato Del Vecchio per tutti, e solo quello, ciò che desidera da sempre, la ragione del suo essere soldato, la concretizzazione dell’orgoglio di sentirsi italiano a tutti gli effetti.
Sceso alla stazione di Cremona il mercoledì 31, si avvia verso la caserma La Marmora. Solito tragitto: via del Vecchio Passeggio, corso Garibaldi, il voltoncino di via dei Rustici.
Non si accorge di essere seguito. Giunto a destinazione ed entrato nell’edificio, trova le forze dell’ordine e il funzionario di Pubblica Sicurezza dott. Tretti che, autorizzato dal comando militare, lo sottopone a un interrogatorio, il primo di molti altri. Esce poco dopo scortato per essere trasferito in carcere.

Quale mistero avvolge la vita di quest’uomo? Cos’è successo durante la sua assenza da Cremona?
La città è sempre più coinvolta nel fattaccio della Tortorella e ora incuriosita da questo nuovo attore che entra nella tragedia da protagonista. Agli angoli delle strade gli strilloni urlano i titoli del quotidiano La Provincia-Corriere di Cremona:

Verso la luce il mistero di via dei Rustici?
I sospetti su un soldato oriundo spagnolo!!…
Lo spagnolooo, arrestato lo spagnolooo!!..

Persone passano, acquistano il giornale, leggono. E vogliono saperne di più.

cap. 7 

 

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