Il volo della Tortorella – 7 –

⇒ Il fascino dell’enigma
cap. 1  ⇒ cap. 2  ⇒ cap. 3  ⇒ cap. 4  ⇒ cap. 5  cap. 6

1. L’interno del teatro Politeama Verdi a Cremona nel 1902   2. Gli spostamenti dello “spagnolo

– 7 –

“Lo spagnolo” è fortemente sospettato quale omicida della Tortorella.
Non è stato difficile arrivare a lui, molti elementi sono a suo sfavore e, inoltre, nulla ha fatto per nascondere quelle che risultano prove a suo carico. Talmente sbadato e superficiale da seminare indizi ovunque? Un ragazzo dalla personalità così bizzarra? Un soldato semplice da incastrare?
Le testimonianze dei commilitoni sulla fatidica notte dell’assassinio, gli spostamenti di Del Vecchio e le sue reazioni sono talora contrastanti e forniscono una narrazione tutt’altro che chiara e lineare.
Innanzitutto, perché Dominguez è venuto in Italia? Chi afferma per amore verso il nostro paese, altri per il desiderio di testimoniare la sua italianità acquisendo qui il cognome del padre, altri ancora per sfuggire alle ire di un venezuelano che l’aveva minacciato di morte. Avrebbe messo incinta la sorella, poi abbandonata o comunque non certo intenzionato a sposare. Forse la verità è la sintesi di queste tre versioni che Del Vecchio forniva alternativamente, a detta di colleghi e superiori.

In secondo luogo, dov’è stato davvero la sera e la notte di sabato 27 maggio?
Verificata e confermata la circostanza della cena con il compagno Michele Jallenardo, rientra in caserma a recuperare del denaro per il resto della serata. Ha dato in consegna il suo gruzzolo al caporale furiere Benazzi che lo custodisce con cura e ne preleva le venti lire richieste. Non se la passa poi male in quanto a soldi: dichiarato inabile per combattere al fronte, è autorizzato a esercitare il mestiere di barbiere della compagnia ed è pagato discretamente. Un lavoro che già svolgeva in Venezuela, sempre secondo la testimonianza dell’amico Michele.
I due si ricongiungono, incrociano un altro militare, Luigi Bellacicca, nei pressi del Politeama Verdi, percorrono un tratto di corso Garibaldi insieme fino al voltone di via dei Rustici, poi si separano. Ma quando? Chi dice tra le 21.10 e le 21.15, chi sostiene alle 22. In ogni caso “lo spagnolo” sarebbe tornato in caserma da solo.

La mattina seguente, domenica 28, il caporal maggiore del 65º fanteria, Augusto Gennari, lo trova addormentato sul pagliericcio accanto al suo, nel ripostiglio, come d’abitudine da qualche giorno. Non l’ha tuttavia sentito rientrare durante la notte.
A quell’ora, una mano feroce ha già ucciso Ester Demicheli e, nel corso della giornata, il fatto è di dominio pubblico.
«Di’, hai sentito della Tortorella?» gli chiede all’improvviso il soldato cui Carlo sta facendo la barba.
«Sì, esta mañana… no puedo creerlo… ¹»
«Sai che dicono che è stato un soldato?»
«De verdad?» ²
«Sembra…»

È dispiaciuto. Ha visto la Tortorella solo qualche volta e ha incontrato per caso quella donna che trovava «atrayente»³. Reagisce con naturale rammarico come chiunque riceva una brutta notizia, per nulla agitato o attento a non tradirsi.
Parte per Milano come da programma e nulla sa delle indagini in corso, quasi impossibile che l’eco della cronaca cremonese sia arrivata fin lì. Fosse anche, Carlo non capisce benissimo l’italiano, figuriamoci leggerlo! È all’oscuro quindi che, caduti i sospetti su un membro dell’esercito, il maggiore Bonetti ha incaricato il capitano Mastrocinque, comandante della sua compagnia, di occuparsi dell’inchiesta. Ignora gli interrogatori ai compagni, le ricerche in caserma e il ritrovamento di un paio di calzoni, suoi, strappati sulle ginocchia e macchiati di sangue. Pantaloni e mollettiere abbandonati da lui con totale noncuranza nel giaciglio dove ha dormito. Non è al corrente, infine, della “questione baionetta”, l’arma che il soldato Antonio Guagliuni gli ha consegnato la sera del giovedì 25 maggio per il servizio di ronda con il sottotenente Belloni e altri due militari. Ebbene, quella baionetta pare non essere mai stata riconsegnata, è sparita dal magazzino per riapparire misteriosamente solo qualche giorno più tardi in un altro locale.

Durante i colloqui serrati in carcere, Del Vecchio nega di avere conosciuto Ester Demicheli: «Mai rapporti con lei – sostiene con fermezza – solo vista qualche volta per strada.»
Nega tutto, ma non è spaventato. Nega come un bambino che non ha commesso nulla, stupito da tanto accanimento nei suoi confronti. Lui? Una persona «distinguida»4, barbiere in Venezuela presso importanti saloni, inoltre noto disegnatore caricaturista nel suo paese? Lui, «artista», accusato di un delitto così atroce?
In realtà, anche alcuni camerati restano sorpresi e increduli per il suo arresto. L’amico Michele, arrivato con Carlos dal Sudamerica, non ha mai sentito dicerie sul suo conto a Caracas; i compagni di Cremona l’hanno sempre trovato gentile, disponibile, un ragazzo forse un po’ stravagante, talora strampalato e mattacchione, ma dal carattere bonario. Persino il tenente Achille Marini lo descrive come un soldato corretto, irreprensibile nella condotta e molto rispettoso verso i superiori. È uno dei primi a essere colpito dai sospetti nei suoi confronti e dalla conseguente detenzione.
Le prove contro Del Vecchio sembrano tuttavia schiaccianti e nella fase istruttoria la sua innocenza è in equilibrio precario.

Cremona si prepara quindi a un processo, attesissimo per numerose ragioni: un soldato semplice imputato, preventivamente sottoposto a perizia psichiatrica e di cui si vuole quindi scoprire la personalità; il voyeurismo di un pubblico cui piace guardare dal buco della serratura, desideroso di entrare in un certo senso nelle segrete stanze militari; la curiosità di conoscere i dettagli di vita borderline di una donna, all’apparenza perbene, che ha sfidato il moralismo trasformando il sesso libero in regola di comportamento. Come molte altre in città del resto, ma pare con maggior stile.
Tutto ciò solletica la pruderie borghese e attira nel contempo la solidarietà popolare.

¹ Sì, questa mattina… non ci posso credere
² davvero?
³ attraente
4 distinta

cap. 8

25 pensieri su “Il volo della Tortorella – 7 –

  1. bella la ricostruzione di come una persona apparentemente innocente o quantomeno ingenua finisce stritolata nella maglie della giustizia.
    Attendo con curiosità il processo, che credo sia il fulcro delle prossime puntate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.