Il volo della Tortorella – 10 –

⇒ Il fascino dell’enigma
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Durante la settimana del processo non mancano le polemiche giornalistiche.
La Provincia-Corriere di Cremona segue il dibattimento con attenzione e ne propone una cronaca quotidiana minuziosa che scarseggia o è pressoché assente, invece, su altri giornali.

“Alcuni lettori si domandano perché noi non diamo il resoconto del processo per il delitto di via dei Rustici” si legge sull’Azione del 20 agosto 1916.
“Rispondiamo subito: come credemmo sconveniente e perfettamente contrario alle funzioni educatrici della stampa cattolica di dare in pasto ai lettori una particolareggiata cronaca nera del delitto, così ora, per le stesse ragioni, non possiamo dare il resoconto del processo. Nella prossima settimana, nel darne i semplici cenni dell’esito, diremo più chiaramente il nostro pensiero sul compito morale degli altri giornali che seguono con maggiore profitto, si capisce, per la propria bottega, la via opposta…”

Il quotidiano La Provincia si sente chiamato in causa, d’altronde è anche il solo organo di stampa che informi i cittadini con regolarità. La risposta non si fa attendere.

“Miglioli [……] trova immorale che la Provincia rechi il resoconto giornaliero del processo per l’assassinio della Tortorella. E ci accusa di ‘bottegaismo’.
L’ex scrivano dell’on. Sacchi, se frugasse meglio nelle raccolte di tutti i giornali del mondo, vedrebbe quanto mai sia ridicolo il suo appunto ed il suo atteggiamento di banditore della morale.
Non vi è giornale che si chiami veramente tale che ometta dalla cronaca processi del genere. [……]
Miglioli, in cambio della cronaca sull’odierno processo per la Tortorella assassinata, regala alla sua cinquantina di lettori – non sono di più a giudicare dal numero ridicolo delle copie che spacciano i rivenditori – la sua prosa austriacante e cattiva!
Ma il cambio, a quanto pare, non torna a gEzio dei lettori che – è L’Azione ad annunziarlo – protestano.
Alla prosa codarda, specchio fedele di un’anima chiusa ad ogni sentimento nobile, i lettori dell’Azione – prendiamone nota – preferiscono i particolari sulla donna perduta, sgozzata nell’esercizio del suo triste mestiere.
La materia manipolata, alla fin fine, è sempre quella, sempre quello il tema: la prostituzione; ma se le vicende sulla tragica morte della Tortorella possono destare un senso di orrore e di pietà, le vicende e la prosa dell’uomo di Soresina mettono nausea e vomito.” (La Provincia – Corriere di Cremona, lunedì 21 agosto 1916)

Nella querelle non si risparmiano colpi e la discussione, a suon di articoli, non è certo in punta di fioretto. Se da un lato favorisce l’onesto desiderio di conoscere, dall’altro alimenta il gossip avido di dettagli anche sordidi che, con il passaparola e le chiacchiere da strada, rischiano di allontanarsi dall’obiettività del resoconto cronachistico.

La disputa pone il problema annoso del diritto di cronaca. Può un avvenimento d’interesse pubblico essere occultato alla collettività in toto o in parte? E fino a che punto è consentito al giornalista addentrarsi nei fatti senza ledere la dignità dei coinvolti e urtare la sensibilità dei lettori?
A posteriori, è innegabile che, accanto ai documenti recuperati nei vari Archivi, le rassegne comparse all’epoca sulle colonne della Provincia siano di estrema utilità per recuperare la memoria dell’episodio; sarebbe stato altrimenti impossibile ricostruirne i contorni e tentare un percorso interpretativo.

C’è di più. Al netto di posizioni politiche che senza dubbio l’hanno animata, la diatriba tra i due quotidiani poggia su una tematica sociale rilevante.
I protagonisti della misera vicenda sono una prostituta e un soldato che sembrano non meritare l’attenzione di una stampa intellectual chic o non avere la statura morale adeguata per essere considerati parte di una determinata comunità. Invadono la routine, ne alterano i ritmi tranquilli e monotoni, scuotono le coscienze. La puttana è una reietta da bassifondi; il militare, soprattutto negli anni della Prima guerra mondiale, carne da macello, «carne da cannone» secondo un’espressione spesso usata dal generale Cadorna.

Ebbene, tutti hanno invece pari dignità di cronaca, diritto di essere raccontati in quanto individui e non come rappresentanti di una categoria sociale.
L’omicidio della Tortorella mette sul banco degli imputati innanzitutto un uomo, con fragilità e insicurezze, in secondo luogo una donna, la vittima, con scelte di vita al confine tra l’apparente normalità da sartina casalinga e il reale status di libertina, con depravazioni e virtù.
Il quesito non riguarda quindi chi o cosa è oggetto della narrazione giornalistica, quanto piuttosto come si affronta e costruisce il racconto.

Questa controversia riempie l’attesa di un processo che prevede solo ancora l’audizione degli esperti, i discorsi conclusivi di Pubblico Ministero e avvocato difensore, la sentenza finale.

cap 11

 

 

24 pensieri su “Il volo della Tortorella – 10 –

    • Con ogni probabilità, facendo ulteriori ricerche, si troverebbe anche molto altro come corollario. Da aggiungere che già allora i giornalisti non si lasciavano scappare polemiche tra loro ben oltre la vicenda in sé.
      Abbracci&baci!

  1. Buongiorno esimia,

    accipicchia, complimentissimi per il taglio professionale, roba spessa 😉
    questo è uno dei tanti aspetti affascinanti della provincia, le cose non scivolano via come nelle grandi città, rimangono, continuano a vivere, diventano storie da raccontare, da tramandare.

    hai scritto: “La disputa pone il problema annoso del diritto di cronaca. Può un avvenimento d’interesse pubblico essere occultato alla collettività in toto o in parte? E fino a che punto è consentito al giornalista addentrarsi nei fatti senza ledere la dignità dei coinvolti e urtare la sensibilità dei lettori?”

    ho dei trascorsi da giornalista (peccati di gioventù) un mestiere che ho abbandonato per tanti motivi, uno dei quali proprio perché assillato dalla domanda che poni. In teoria il giornalista dovrebbe limitarsi a informare, dare la notizia in modo asciutto, in realtà ciò non avviene quasi mai, non condivido il delirio di onnipotenza che induce a un discutibile pontificare e sentenziare. Se alla notizia di un delitto alleghi illazioni, congetture, deduzioni, proiezioni, ecc. ecc. manipoli l’opinione pubblica. Lo stesso dicasi per gli omicidi efferati, vedi la ragazza marchigiana violentata, uccisa e fatta a pezzi, a che serve lanciarsi in macabri dettagli maniacalmente descritti???

    • Bentornato!
      Ebbene sì, mi sono abbandonata alla ricerca di fatti di cronaca locale. Se avrai tempo e voglia, magari un giorno leggiti l’intera vicenda che ho trovato per caso citata in un articolo di giornale.
      Sono così esplose la mia curiosità e cocciuta tenacia. Ho fatto e brigato tra scartoffie e archivi finché non ho avuto elementi per imbastire una storia, vera e romanzata. Pensa che a Cremona anche i pochi ultra ottantenni rimasti proprio non se la ricordano nemmeno nei racconti dei loro padri.

      Esiste una distinzione tra cronaca e analisi. La prima la vedo rigorosa ed essenziale, la seconda lascia spazio a opinioni. Ciò che non sopporto in entrambi i casi è, da un lato, l’eccesso di dettagli che non aggiungono nulla al fatto e, dall’altro, la sovrabbondanza di giudizi e tesi che si sovrappongono all’iter giudiziario nel caso di omicidi o reati. È quasi raro tuttavia trovare l’oggettività pura, come dici giustamente.
      P. S. Apperò, anche giornalista! Un uomo dalle mille risorse! 😉

      • mille risorse mi pare eccessivo, diciamo che negli ultimi 40anni l’arte della scrittura l’ho vissuta in tutte le sue declinazioni. Quella è stata un’esperienza iniziata nel ’78 e finita nell’82.

        Leggerò sicuramente con interesse tutte le puntate, concordo sulla tua distinzione, è proprio così 😉

        • Dai, non fare il modesto 😉
          Tornando seria, dev’essere stata una bella esperienza comunque.
          E grazie in anticipo per la lettura, sperando sia piacevole nonostante l’argomento trattato.

  2. il mondo non cambia anche se passano gli anni. Cronaca sì o cronaca no? Ma il vero baricentro è come fare cronaca, che è il punto focale di fare il giornalismo.
    Molto interessante è questo spaccato non sul caso in sé ma su come trasmetterlo ai lettori, ai cittadini.le informazioni su un evento che interessa tutti.
    Complimenti per come l’hai trattato

  3. concordo con il commento di TADS : uno dei tanti aspetti affascinanti della provincia è che le cose non scivolano via come nelle grandi città, rimangono, continuano a vivere, diventano storie da raccontare, da tramandare. è veramente così ! ed ora procediamo verso lo svelamento del mistero .

    • Un lato positivo delle piccole comunità. Ormai credo sia difficile oggi ritrovare nelle grandi persino lo spirito di quartiere, causa la morte progressiva della stanzialità. Si perdono tradizioni, peccato.
      Il mistero sta per chiarirsi. 😉

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