Il volo della Tortorella – 11 –

Il fascino dell’enigma
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Folla raddoppiata per l’occasione.
Il sottotenente Dolfini, incaricato di effettuare le analisi chimiche sulle tracce di sangue, espone le risultanze.
Le macchie riscontrate su letto, baionetta e pantaloni dell’imputato sono incompatibili con lo scempio trovato sul cadavere: di dimensioni ridotte e a forma di goccia, mentre il telo di spugna ritrovato sulla scena del delitto era letteralmente impregnato.
L’unica striscia di sangue rinvenuta sulla lama della baionetta è molto piccola e il resto dell’arma completamente intatto. Anche l’impugnatura risulta immacolata.
«Qualcuno può averla pulita con cura?» s’informa il Presidente.
«Forse sì, ma persino il lavaggio più meticoloso avrebbe lasciato una certa quantità, anche minima, perlomeno tra il legno e il metallo. L’abbiamo rotta per verificare meglio, con esito negativo.»
«Per quanto riguarda i pantaloni dell’imputato?»
«Stesse conclusioni pure in quel caso: segni minuscoli riconducibili alla punta di un dito con ogni probabilità sfregato sulla stoffa.»
Del Vecchio, questa volta attento, si permette un solo gesto: allarga le braccia come a significare “Che vi avevo detto?”.
Risatine sommesse in sala, prima immersa nel silenzio carico di tensione.

Dominguez si conferma un buontempone, incapace di valutare le circostanze, con atteggiamenti talora inopportuni «ma individuo di carattere mite, propenso al mendacio e d’indole vanagloriosa» rivela l’analisi medica dello psichiatra prof. Pardo. È insomma un megalomane millantatore dalla predisposizione naturale a deformare la realtà spesso a suo rischio e pericolo, un uomo rimasto adolescente dentro e il cui profilo psicologico non rientrerebbe nello standard di un assassino.
La conclusione della perizia psichiatrica non sorprende più di tanto. Durante tutto il processo, infatti, la tranquillità e l’apparente assenza dell’imputato non sono avvertite come ostentazioni costruite ad arte. La maggioranza le percepisce come innate manifestazioni di autocompiacimento, segnali di una personalità non molto equilibrata ma all’apparenza innocua.

Attesissime la requisitoria del P. M. e l’arringa del difensore, sempre momenti ricchi di pathos.

Il capitano Martini delinea un quadro efficace dell’ambiente in cui si è dovuta muovere la giustizia, costellato di ostacoli, comportamenti omertosi, affermazioni fallaci, dichiarazioni difficilmente documentabili. Le circostanze pesanti a sfavore di Del Vecchio sono state via via smontate nel corso del dibattimento: troppe incongruenze, eccessive contraddizioni, l’ombra di quel presunto borghese visto uscire dalla casa della Tortorella. La deposizione del maresciallo Manca ha insinuato più di un dubbio.
«Nella mia coscienza di magistrato, non mi resta che dire al Tribunale che su Carlo Del Vecchio non gravano sufficienti indizi che lo indichino quale autore dell’assassinio di Ester Demicheli» termina il Pubblico Ministero.

Un leggero brusio rianima il folto pubblico finora immobile, muto e concentratissimo. Un gruppo di statuine che riprendono vita e respiro dopo momenti di apnea, sciolte da parole liberatorie.

Le arringhe sono occasioni per fare sfoggio di elegante eloquenza. Con molta onestà intellettuale, l’avvocato Mazza rinuncia invece a proporre una disamina dettagliata degli esiti del dibattimento.
«Farei torto alla serietà del Tribunale – dichiara – dopo che il Pubblico Ministero con coscienza di uomo e di magistrato ha creduto di dover ritirare l’accusa.»
Prosegue dando voce all’anima più che alla fredda razionalità del giurista. Non ne nuoce l’immagine professionale, al contrario la ingentilisce. Rievoca le titubanze d’inizio processo, non perché scettico sull’innocenza del suo assistito bensì timoroso che gli indizi potessero trasformarsi in prove senza troppi sforzi. Pressato dalla rapidità di un interrogatorio incalzante e ben congegnato, un ragazzo «in fondo buono» come Dominguez, un guascone fantasioso e giocherellone, poteva facilmente cadere in trappola. Plaude alla serietà e saggezza del Presidente colonnello Rasini e pronuncia parole di compianto per la vittima, sgozzata senza pietà.
«Ma, lasciatemelo dire, non tutti hanno fatto il loro dovere! – esclama con vigore alludendo alla condotta del maresciallo Manca sul quale il suo giudizio è severissimo – Non ha agito né da uomo né da soldato. »
«Ester Demicheli – prosegue – è meritevole di giustizia come ogni essere umano, seppur donna perduta.»

Non è tuttavia oggetto di questo dibattimento, circoscritto alla posizione di Carlos.
I familiari di una prostituta avranno la forza di ricorrere a una nuova causa? La Tortorella vale la richiesta di un rinvio a giudizio? Servirebbero prove concrete di un comportamento reticente, certezze riguardanti indagini magari faziose, il coraggio di far sedere sul banco degli imputati un sottufficiale, chiamare in causa altre persone non coinvolte in questa sede, per esempio Annibale, il cognato ostinatamente desideroso di sposarla, assillante, quasi molesto e che Ester aveva più volte respinto con decisione.
Le chiamate al fronte incombono tuttavia. I giudicanti sono Tribunali di Guerra impegnati nel perseguire e punire i disertori. I processi inoltre sarebbero due: uno militare e l’altro civile. Quanto durerebbero? Le condizioni sono tali da poter ottenere procedure lineari e verdetti sicuri?
Domande sospese e aperte.

La Corte si ritira per deliberare. La gente non si muove dall’aula, vuole sentire e vedere, non ha pazienza di aspettare il quotidiano dell’indomani.

Dopo una mezz’ora circa di attesa febbrile, la Corte rientra e il Presidente legge la sentenza: Carlo Del Vecchio è assolto con formula piena per non avere commesso il fatto. A latere, la condanna a due mesi di reclusione al maresciallo Manca per mancata comparizione.

Cala il sipario su un processo breve ma intenso, ricco di colpi di scena, che ha visto magistrati operare con rettitudine, svincolati dall’influenza di un perbenismo latente e accorti a evitare cadute su rivelazioni piccanti e morbose.
Il mostro sbattuto in prima pagina non ha in alcun modo condizionato la valutazione della Corte. O Del Vecchio è stato così scaltro da ingannare chiunque, persino giudici esperti e abili avvocati?
Restano la tristezza della mancata giustizia verso una donna trucidata e il rammarico per il mistero di un omicidio che rimarrà per sempre senza colpevole.

cap. 12

 

 

 

16 pensieri su “Il volo della Tortorella – 11 –

    • La storia è davvero triste e la povera Ester dovrà subire un’altra umiliazione anche da morta. Vedrai.
      I sospettati restano e le ipotesi sono varie. Ho cercato di lasciare aperte le ipotesi per chi legge.
      Tu dici il cognato. È possibile, ma non è l’unico.
      Alla fine tireremo le somme.
      Sai quanto mi piacerebbe fare riaprire il processo se non fossero trascorsi più di cent’anni?
      Questa vicenda mi ha proprio coinvolto.
      Ti abbraccio forte anch’io. 😘

  1. un esito quasi scritto perché inconsistenti erano le prove. Mi devo smentire perché trovare un tribunale e un PM onesto è una rara virtù anche al giorno d’oggi.
    Ma mi pare che ci sia un’altra puntata degna d’essere letta.

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