«Natale sulla terra»

Arthur Rimbaud, Matin Une Saison en enfer, 1873. Œuvres Complètes Edition La Pléiade, Gallimard 1972

Mattino

    Non ebbi forse una volta una giovinezza amabile, eroica, favolosa, da scrivere su fogli d’oro, – troppa grazia! Per quale delitto, per quale errore ho meritato la mia debolezza attuale? Voi che pretendete che le bestie singhiozzino per la tristezza, che i malati si disperino, che i morti facciano brutti sogni, provate voi a raccontare la mia caduta e il mio sonno. Io non posso spiegarmi se non come il mendicante con i suoi continui Pater e Ave Maria. Io non so più parlare!
    Eppure, oggi, credo di avere terminato la narrazione del mio inferno. Era davvero l’inferno; l’antico, quello di cui il figlio dell’uomo aprì le porte.
    Da quello stesso deserto, nella stessa notte, sempre i miei occhi stanchi si risvegliano alla stella d’argento, sempre, senza che si turbino i Re della vita, i tre Magi, il cuore, l’anima, lo spirito. Quando andremo oltre le spiagge e le montagne a salutare la nascita del lavoro nuovo, la saggezza nuova, la fuga dei tiranni e dei demoni, la fine della superstizione, ad adorare – per primi! – Natale sulla terra!
    Il canto dei cieli, la marcia dei popoli! Schiavi, non malediciamo la vita.

(© traduzione Primula Bazzani)

Rimbaud: poeta Veggente, errante, vagabondo, sperimentatore nella vita e nella creazione artistica, stravagante, anticonformista, ragazzo dal comportamento maledetto e atteggiamenti spessissimo volutamente eclatanti e di grande scalpore, dichiaratosi ateo in più occasioni, evoca la stella, i Magi, il Natale.

Nonostante i suoi dicionnove anni, parla da uomo adulto, consapevole di avere perso la primitiva purezza, cosciente della sua caduta, del suo smarrimento. Esce tuttavia dall’inferno – perché era davvero l’inferno – in cui era precipitato, anche volontariamente. Un mondo nuovo si apre a lui e agli uomini.

Natale: la fine dell’aridità del deserto, l’inizio della prosperità di una rinascita. È la visione palese di un Natale sulla terra, prospettiva più laica che religiosa: i re Magi rappresentati dalle tre facoltà della filosofia tradizionale, il cuore, l’anima, lo spirito; la stella diventata guida verso la rigenerazione storica di un’umanità liberata. La rappresentazione è inoltre un quadro statico: Arthur si chiede quando andremo […] ad adorare […]: Natale è una grande speranza, ma quando si realizzerà?

La percezione di uno slancio al di là delle spiagge e delle montagne, di una tensione che unisce la trascendenza del canto dei cieli e la realtà concreta della marcia dei popoli è tuttavia innegabile. Natale è una grande opportunità per gli uomini che, non più schiavi, sapranno prendere in mano il loro destino. Come non intuire la ricerca di una salvezza che si realizza anche nel cammino verso la libertà dell’individuo? La stella d’argento che ridà luce a uno sguardo stanco non è forse la metafora di una palingenesi storica, sociale e umana?

«Se l’assassino glieli avesse chiesti con gentilezza, Aldo glieli avrebbe dati quei soldi.»*  Venticinque euro possono essere poca cosa, o tanto. Dipende. La solidarietà tra barboni e bisognosi, la condivisione di un panettone tra compagni di cella, con amici di sventura meno “fortunati” cui nessun familiare o conoscente ha pensato, narrano un’apocalisse positiva, il germe di una catarsi sociale – l’avanzamento dei popoli – e, perché no?, anche metafisica – i cieli non possono che allietarsi e cantare guardando un simile altruismo e senso di comunità pur nell’indigenza.

Il figlio dell’uomo aprì le porte dell’inferno, ci ha liberati dalla schiavitù del peccato originale, per chi crede nel messaggio cristiano, dal giogo della diseguaglianza e dell’individualismo, in un’ottica più puramente laica. Visione progressista di un Natale sulla terra, concreta rinascita, e prospettiva messianica di una trasformazione: perché non concepirle in simbiosi? Il Cristianesimo non significa forse  realizzare la preghiera in azioni effettive, tangibili, efficaci, attuare un umanesimo immanente e nel contempo trascendente?

Rimbaud sembra affermare: se Dio esiste, se ama le sue creature, non può volerle schiave. A suo modo è una dichiarazione di fiducia, se non proprio di fede nell’accezione religiosa.

Il Natale è la nascita del Figlio dell’Uomo, di un Cristo, per tutti: per me è una certezza.

Sandro Chia, Angelo con ala sola (2003), chiostro Guidetti in Palazzo della Minerva – Palazzi del Senato, Roma

«L’angelo ha un’ala sola quando ce ne vogliono due per volare. Se vuole spiccare il volo, deve accompagnarsi a un altro angelo con un’ala. Se vuole elevarsi in volo e portare in alto il proprio cuore brancusiano non ha che da cercare un complice e compagno di viaggio.» (Sandro Chia)

Natale è superare questa contraddizione.

L’uomo sogna di volare.
Guardare dall’alto, planare sul mare
che si trovi su un aereo o in un grande appartamento
sui gradini di una chiesa, nella favela di Candeal.
L’uomo sogna di volare.
E scrive sui muri: noi siamo tutti uguali
ma prega nel buio: la sorte del più debole non tocchi mai a me.
Ma tutto quello che può dire veramente un uomo è: non fate come me.

Ognuno di noi è la seconda ala di qualcuno: un augurio dal cuore.

 

* Aid Abdellah, Palermo

31 thoughts on “«Natale sulla terra»

  1. Mi hai lasciata senza parole.
    Un augurio che riscalda cuore e mente (ri)creando quel binomio che ci eleva oltre il baillame di mera vacuità.

    sherabbraccicaricari 🌹🌹🌹🥂🥂

  2. Vi Sono molti atteggiamenti riguardo al Natale,
    e alcuni li possiamo trascurare:
    il torpido, il sociale, quello sfacciatamente commerciale ,
    il rumoroso ,
    e l’infantile – che non è quello del bimbo
    che crede ogni candela una stella, e l’angelo dorato
    spiegante l’ali alla cima dell’albero
    non solo una decorazione, ma anche un angelo.
    Il fanciullo di fronte all’albero di Natale:
    lasciatelo dunque in spirito di meraviglia
    di fronte alla Festa, a un evento accettato non come pretesto;
    così che il rapimento splendido, e lo stupore
    del primo albero di Natale ricordato, e le sorprese, l’incanto
    dei primi doni ricevuti (ognuno
    con un profumo inconfondibile e eccitante,
    e l’attesa dell’oca o del tacchino, l’evento
    atteso e che stupisce al suo apparire,
    e reverenza e gioia non debbano
    essere mai dimenticate nella più tarda esperienza,
    nella stanca abitudine, nella fatica, nel tedio,
    nella consapevolezza della morte, nella coscienza del fallimento.”
    thomas stearns eliot

    Grazie degli auguri.
    Io amo augurare di arrivare sempre ad un certo punto di stupore o almeno di conservare quello che un tempo sapevamo accogliere. <3

    • Bellissimo augurio che tengo stretto e rilancio.
      Sono le prospettive, basate su valori e sentimenti antichi ma non vecchi, che garantiscono il nostro progredire.
      Buon Natale! 💫

  3. Che questo Natale si traduca davvero in crescita umana e sociale e diventi prosperità di una rinascita.
    Auguri a te e a tutti noi.
    Buon Natale!

    Bellissimo essere la seconda ala di qualcuno. Splendido sapere che qualcuno potrà aiutarti a spiccare il volo.

    • Questa scultura mi colpisce moltissimo. La leggo come una metafora del bisogno dell’uomo e in particolare di un tempo come l’attuale, così vuoto. Serve rimboccarsi le mani sul serio per iniziare un recupero.
      Grazie per gli auguri che ricambio con affetto.

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