Concittadinanza

 

Concittadinanza: termine raro, così almeno lo definisce l’enciclopedia Treccani. Nessun’altra parola, tuttavia, sintetizza meglio situazioni vissute, stati d’animo e sentimenti provati, idee concretizzate nei mesi recenti.

La politica attiva impegna, assorbe, è problematica poiché spesso fonte di contrasti anche duri, ma senza alcun dubbio consolida rapporti, li rinforza e favorisce nuovi incontri. La politica è coralità, gioco di squadra: un valore da affermare e perseguire con convinzione tanto più in momenti in cui viene (ri)proposta la figura illusoria del deus ex machina con soluzioni pronte all’uso.

In questo periodo ho conosciuto persone, ricevuto opportunità di confronto, partecipato a esperienze gratificanti. Ho avuto l’occasione di sedere accanto a Beppe Sala, sindaco di Milano, arrivato a Cremona anche per parlare del suo libro pubblicato lo scorso anno. Considero un onore avere dialogato – anche solo il breve tempo di una conferenza – con una personalità nota in tutto il mondo, uomo carismatico, convinto e convincente, di cui mi ha particolarmente colpito la sobrietà. Forse perché è così rara oggi in generale e in chi ricopre cariche pubbliche e ruoli istituzionali.

Il suo libro Milano e il secolo delle citt๠non è di certo un capolavoro. Sala ne è consapevole e l’ha infatti definito «un semplice esercizio di scrittura». È una panoramica sulla storia e lo sviluppo di Milano inserita nel quadro delle grandi metropoli internazionali, l’illustrazione delle sue peculiarità, la narrazione delle tappe della crescita, il ricordo di fasi non facili alternate a recupero, ripartenza e rilancio, per arrivare alla Milano di oggi

«la città più smart d’Italia e una delle migliori d’Europa. Certamente questo significa tecnologia, architettura, sharing, rete, wi-fi, ecologia, ambiente, edifici intelligenti e così via. Ma significa anche e soprattutto multirazzialità, partecipazione e solidarietà. Significa collaborazione. Significa tolleranza. Significa ricerca di nuove strade.» ²

e, infine, alle prospettive per il futuro.

Il libro è permeato da un autentico sentimento d’amore per la città, espresso con molta misura. Non poteva essere altrimenti visto l’autore, la cui biografia, accennata sobriamente, coincide con i tempi e i momenti della vita di Milano. La prospettiva inserisce la metropoli lombarda in un quadro che ho interpretato come un mosaico composto da tanti centri dai quali si diffondono progetti, scelte e stili di vita. Da cui la sintesi “secolo delle città” espressa nel titolo.

Di norma, è il primo Novecento a essere definito “periodo della città” con il fenomeno dell’urbanizzazione legato alla ricerca di un lavoro, alla nascita della classe operaia, al mito novecentesco della città propulsore di sviluppo, dinamismo e futuro. La città è identificata allora con il movimento della folla: assembramento benestante sui grandi viali e attorno ai caffè, massa bisognosa e convulsa diretta verso le fabbriche. Da un lato, i piani di ristrutturazione urbanistica modificano l’aspetto delle grandi capitali europee con innovazioni architettoniche, dall’altro la metropoli inghiotte e manifesta le sue contraddizioni urbane, sociali e umane tra centro e periferia.

È La città che sale di Boccioni, quadro peraltro citato nel libro di Beppe Sala.

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Umbereto Boccioni, La città che sale, 1910-1911

La crescita industriale della periferia milanese non è immune da briglie. Lo è (stato) per ogni grande centro urbano.

Nelle espressioni artistico-letterarie del Novecento, la città è vista come simbolo, metafora di idee d’avanguardia, di un movimento che dal particolare confluisce al centro, allo Stato, alla nazione. Oggi, ho invece la percezione del primato del particolare sul generale, che non significa frammentazione in centri slegati tra loro, bensì coesione nella varietà. La formula ‘il secolo delle città’ anziché ‘della città’ è a mio avviso davvero calzante.

All’alba del XXI secolo, si assiste a una profonda passione per la città. Basti pensare al civismo sempre più diffuso, fenomeno importante nel panorama politico e sociale. Non è tuttavia campanilismo. È consapevolezza che le città sono un avamposto, anticipano scelte della politica nazionale e, a livello locale, affrontano le sfide del presente spesso senza attendere indicazioni dai piani centrali.

«Le città, grazie anche alla concentrazione delle risorse finanziarie, umane, tecnologiche e culturali, sono i luoghi più adatti per affrontare i grandi temi del nuovo sviluppo della Terra. Lo chiamo “nuovo” perché sono proprio i termini che lo qualificano a determinare la novità. Finita la colpevole idea dello sviluppo senza limiti, archiviata (si spera senza troppi rimpianti) la visione della decrescita felice, le città si trovano ad affrontare, sia pur nelle diversità territoriali, la stessa sfida: conciliare le ragioni della crescita con quelle dell’ambiente, dell’accoglienza e dell’equità sociale. Nella sostanza, si tratta di ragionare su una qualità di vita urbana che possa orientare quella del pianeta. Per queste ragioni la responsabilità si sta spostando dai governi alle città e probabilmente sarà sempre di più così.» ³

Sono pertanto una chiave del futuro. Gioca a loro favore la possibilità di progettare, programmare, avere una visione a lungo termine. Le amministrazioni comunali lavorano su un lasso di tempo certo: cinque anni sicuri, dieci nei casi più fortunati. Un lusso, considerata la velocità dei cambiamenti nazionali, una chance da accogliere con entusiasmo e sfruttare appieno. Consente la rivalorizzazione della lentezza intesa come riflessione, tempo per pensare cosa fare, come farlo e con chi, capacità di meditare, poi decidere, in seguito agire senza sovrapporre né confondere le fasi, o trascurarne una.

Vivo la città come una realtà inclusiva e permeabile, la concepisco – e l’ho percepita ancora di più in questo periodo particolare – come un microcosmo dall’andamento contrario all’attuale politica nazionale: comunità che spalanca le porte, non costruisce barriere, cerca cooperazioni senza perdere la sua identità e le sue peculiarità, influenza altri centri, un insieme sinergico di mattoni sui quali si costruisce un mondo. Il “protezionismo” umano, sociale e culturale non mi risulta essere la radiografia delle città attuali.

Nella mia ottica ed esperienza, la città ‘che sale’, che cresce con proposte, rifiuta un modus vivendi e operandi fatto solo di reazione, si nutre di partecipazione e concittadinanza, è l’unica dimensione esistenziale e socio-politica che, a mio avviso, può sopravvivere nel futuro.

dal quotidiano La Provincia di Cremona del 21 maggio 2019

 

 

¹ (2018, la nave di Teseo editore, Milano)
² Milano e il secolo delle città, pag. 248
³ Milano e il secolo delle città, pag. 14

 

 

12 thoughts on “Concittadinanza

  1. Ciao Primula carissima. Quanto avrei voluto esserci.
    Anche solo per rassicurarmi. E vederlo coi miei occhi che esistono ancora
    persone col tic della culturo della vita, gente che fa un uso massiccio del verbo spalancare. che riguradi, la mente, bocca, cuore, porti…
    Mi manchi molto. “Comodo”, dirai, nel momento del bisogno…
    Sì!

    • Ivan caro,
      è stato un bel momento e ho sentito pensieri alti. Ho percepito una realtà vera ed esistente e questo conforta. Anche nella mia piccola Cremona stanno – e stiamo – lavorando bene. Buon periodo insomma.
      Mi mancano le nostre chiacchierate, ma ti raggiungo, ti ribecco e riprendiamo da dove abbiamo sospeso. L’amicizia autentica non finisce anche se i momenti di contatto si diradano un po’. Siamo spesso assorbiti dal vortice degli avvenimenti, e lì mi piacerebbe fermare un attimo il tempo. Ma si recupera eh?
      Ti abbraccio forte Ivan. A prestissimo.

  2. una bellissima esperienza. Ascoltare, parlare e chiedere.
    Sala di certo non è uno scrittore ma il suo testo, dai brani citati, appare interessante.
    Un caro saluto

    • Buongiorno Gian Paolo.
      Sì, è stato un periodo gratificante, un po’ impegnativo che mi auguro continui in altre forme.
      In tutta franchezza, non mi sentirei di consigliare a tutti i costi la lettura del libro di Sala. Per chi si occupa di città, offre comunque spunti e prospettive interessanti.
      Grazie a a te buona giornata.

  3. Un’analisi sempre lucida e puntuale, mai banale e ricca di spunti, la tua. Magari fossero come te gli amministratori locali! Purtroppo impera il pressapochismo, la non-cultura, il sentito dire e tutto ciò si ripercuote sulle scelte che pochi impongono a molti.
    Spero tu possa continuare su una strada che mi sembra ti stia dando soddisfazioni.
    Un abbraccio grande.

    • Grazie Mela, l’incoraggiamento di un’amica è autentica benzina.
      Non sono nella “stanza dei bottoni”, siamo un gruppo molto unito in locali accanto. 😉 È politica pure quella, cittadinanza attiva vera. Ci stiamo costituendo in associazione socio-culturale per attività ed eventi in città a fianco di sindaco e giunta, ma soprattutto dei cittadini.
      Ricambio l’abbraccio con l’affetto di sempre.

        • Mi sono ritrovata assieme a ragazze/i, donne e uomini che in parte già conoscevo ma non in modo approfondito. Ho scoperto tante belle persone e condividiamo la stessa idea di politica attiva. C’è molta positività in giro… è in gran bene anche se la ribalta è occupata da altro, per ora.

  4. ho stima per Beppe Sala come valido amministratore pubblico, ha buoni principi e utile concretezza. Quanto allo scrittore mi pare che, almeno nel primo stralcio che riporti, (ab)usi (di) troppi termini inglesi, smart, sharing, wi-fi. 🙂
    ml

    • Nelle due orette circa del nostro incontro, la sensazione è stata proprio quella di avere accanto un uomo molto realista e con idee chiare. Milano è ora una città in cui si vive bene. È persino poco “politico” e molto manageriale, il che spiega secondo me l’uso frequente delle lingue straniere nel libro e non solo.
      Sala non è uno scrittore e ne è ben consapevole.

  5. Complimenti, Primula, per le belle iniziative che stai portando avanti, che ti galvanizzano e danno positività.
    Le città che funzionano meglio della Nazione, sì può essere purché non diventino rari isolotti chiusi perché alle città occorre aggiungere le periferie delle stesse , i villaggi, i borghi e poi i paesi e …il cerchio si allarga e si allarga.Deve allargarsi altrimenti il tanto che si fa diventa poco.

    Un caro saluto 🙂

    • Le città come centri di avanguardia sono un dato di fatto, considerato lo stato del governo centrale. Nel libro di Sala, le città sono anelli che si espandono e non si chiudono, anzi. Non avrebbe senso altrimenti tutto l’impegno, hai ragione. Anche nella mia esperienza, pur in una città piccola, l’isolamento non ha alcun senso. Si opera in sinergia con altre realtà. Così è gratificante.
      Ricambio il graditissimo saluto cara Marirò.

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