Un saluto e un arriverderci

Il viaggio di Ma Bohème è giunto a un punto di arrivo, almeno in questo spazio.

Quelli trascorsi qui sono stati momenti davvero positivi per molte ragioni: relazioni interpersonali iniziate e coltivate; scambi di opinioni sempre cordiali e corretti; confronto di idee costruttivo e ogni volta rispettoso.

Alcuni contatti si sono trasformati in amicizie reali. Ringrazio il blog per questi incontri importanti, nati proprio qui. Il mondo del web non è sempre così negativo come sovente viene descritto. È spesso fonte di opportunità, tutto dipende da come è usato e dall’onestà in­tellettuale con cui ci si avventura. Il segreto? Essere se stessi sempre, nel reale e nel virtuale.

Ringrazio di cuore chi ha attraversato queste pagine, si è soffermato anche solo pochi istanti e ha lasciato un segno prezioso del suo passaggio partecipando al viaggio di Ma Bohème.

In attesa che tempo, ispirazione, desiderio di esplorare ancora la scrittura siano a mio favore, ho archiviato le riflessioni cui sono più legata ALTRO LUOGO , dove le ho messe a dimora. Forse si potrà aprire un percorso rinnovato.

Un abbraccio a ognuna/o di voi. Mi avete regalato tantissimo. ❤️

Cremona vi saluta assieme a me.

Cremona dall’alto

 

Cremona, piazza del Duomo dall’alto

 

Arrivederci!

 

 

Season’s greetings

Durante le festività natalizie di un 2021 che volge al termine, le vie del centro di Cremona s’illuminano con le parole di alcune canzoni di Mina. La melodia dei brani e la voce cristallina della cantante cremonese accompagnano i passanti.

L’atmosfera è piacevole e rilassante.

 

 

 

Dopo moltissimo tempo, mi riaffaccio alla finestra di questo spazio per augurare a voi tutte e tutti il meglio in un periodo non certo facile.

Che siano giornate serene. L’auspicio di un Natale e di un anno nuovo davvero buoni.

https://i0.wp.com/icons.iconarchive.com/icons/pelfusion/christmas/96/Christmas-Mistletoe-icon.png?w=584&ssl=1    Auguri!     https://i0.wp.com/icons.iconarchive.com/icons/kidaubis-design/merry-christmas/96/christmas-tree-icon.png?w=584&ssl=1

 

 

  

 

 

Ciao Guido

La mia prefazione alla seconda edizione di aprile 2020 del libro Le radici nell’anima. 
La prima è stata pubblicata nel marzo 2016 in occasione del novantesimo compleanno di Guido, il protagonista.

Scrivere questo romanzo insieme a lui ha significato vivere un’esperienza bella e costruttiva.

Oggi, agosto 2021, propongo le mie parole introduttive in memoria di Guido. (marzo 1926 – agosto 2021)

Un racconto incontra orecchie attente, il ricordo incrocia una penna. Le radici nell’anima nasce grazie alla collaborazione tra voce narrante e parola scritta.

Tutto è iniziato mentre sfogliavo le pagine di alcune memorie e ascoltavo la storia di “un ragazzo del ‘26” che mi stava regalando episodi della sua vita. Oggi ultranovantenne, ha aderito con entusiasmo al progetto di fare confluire, in una narrazione strutturata, ricordi e pensieri sparsi qua e là.

Chi scrive ha offerto la penna all’io narrante Guido, soffermandosi sui momenti più intensi e significativi del suo percorso esistenziale. Flash sulla comunità di una cascina della campagna cremonese, con abitudini e tradizioni lontane nel tempo eppure sempre attuali nei valori fondanti, fanno da sfondo alle esperienze della vita privata di Guido, che s’intrecciano con le vicissitudini familiari e incrociano la Storia: il ventennio fascista, la guerra, la Resistenza partigiana cui aderisce con passione. Di carattere forte e risoluto, ha precise convinzioni animate da un profondo senso di giustizia e libertà che lo impegna anche nelle lotte sindacali a favore della classe bracciantile.

Non è stato difficile identificarmi con l’io narrante Guido. Ne ho assimilato lo spirito, condiviso le battaglie, partecipato emotivamente ad amori e affetti. Lo scritto appare come naturale sbocco alla voce, un trait d’union tra narrazione e lettore.

In ogni famiglia esiste una biblioteca vivente, un archivio umano cui attingere, dono che è un peccato lasciare nel perimetro casalingo e di poche generazioni. Si perderebbero esperienze, atmosfere, momenti privati e pubblici, pezzi di Storia e tradizioni che, nel tempo, morirebbero con chi ne è stato protagonista.

È importante che frammenti di passato dal vissuto pregno d’ideali escano da confini ristretti. La scrittura serve a liberarli dallo scorrere del tempo per non farli morire, evitare l’avvizzimento delle nostre radici mantenendole ben salde nell’anima.

©Primula Bazzani

Guido novantenne (foto del 2016)

 

 

Mare nostro

Mare Mediterraneo, 22 aprile 2021: centotrenta esseri umani inghiottiti dal mare e vomitati da una politica incapace di umanità gestita.

Per me conta solo questo, ben consapevole del cinismo dominante in nome della realpolitik.

Un canto laico, che è comunque preghiera, per le centotrenta anime di oggi, per quelle di ieri e (purtroppo) di domani.

Marenostro ascolta ti prego
questa notte porta pazienza
c’è una barca in mezzo alle onde
è una barca che porta speranza

Non ha vela e non ha motore
non c’è porto e non c’è faro
ma son tanti lì sopra li vedi
quella barca è il loro riparo

Marenostro guardali bene
sotto i piedi portano il mondo
e negli occhi chissà quanta cenere
quante lacrime avranno sepolto

Sono loro la storia del grano
il fuoco che torna al tramonto
il pane spezzato e diviso
alla fine del giorno
mare ti prego stanotte non li affogare
mare nostro mare

Marenostro tu sai chi li guida
è quel dio che non ha frontiere
che cammina sull’acqua e sul fuoco
e che spezza tutte le catene

È il dio di tutti i colori
che combatte la fame e la guerra
e per lui nessuno è straniero
come in cielo così come in terra

Sono loro la storia del grano
il fuoco che torna al tramonto
il pane spezzato e diviso alla fine del giorno
mare ti prego stanotte falli passare
mare nostro mare

Marenostro portali a riva
prima che muoia l’ultima stella
prima del cambio di guardia
che non li veda la sentinella

e la terra non sia galera
né manette né foglio di via
ma sia strada bagnata dal sole
non sia mai strada cattiva

Sono loro la storia del grano
il fuoco che torna al tramonto
il pane spezzato e diviso
alla fine del giorno
mare ti prego stanotte falli arrivare
mare nostro mare.

 

 

Primavera, comunque.

I pensieri sono molti, forse troppi, al punto che la difficoltà di convogliarli in un percorso ordinato e strutturarli in riflessioni organiche si fa sentire, e non poco.

È così che perdersi nella natura primaverile, durante le rare passeggiate di questi giorni, diventa salutare per il fisico e la mente.

 

Accarezzare con lo sguardo le viole ormai numerose nei giardini

 

Salutare le gemme su rami all’apparenza poco vitali solo qualche tempo addietro

 

Osservare il  nascondino di ramificazioni fiorite che, quasi giocando, sbucano dietro tronchi imponenti, ancora restii a mostrare la ripresa della nuova vita

 

Scrutare dall’alto la rinascita di un parco, ornamento di un quartiere silenzioso

 

Ringraziare per il regalo di una serata color oro sul grande fiume,
dono prezioso di serenità.