Ciao Guido

La mia prefazione alla seconda edizione di aprile 2020 del libro Le radici nell’anima. 
La prima è stata pubblicata nel marzo 2016 in occasione del novantesimo compleanno di Guido, il protagonista.

Scrivere questo romanzo insieme a lui ha significato vivere un’esperienza bella e costruttiva.

Oggi, agosto 2021, propongo le mie parole introduttive in memoria di Guido. (marzo 1926 – agosto 2021)

Un racconto incontra orecchie attente, il ricordo incrocia una penna. Le radici nell’anima nasce grazie alla collaborazione tra voce narrante e parola scritta.

Tutto è iniziato mentre sfogliavo le pagine di alcune memorie e ascoltavo la storia di “un ragazzo del ‘26” che mi stava regalando episodi della sua vita. Oggi ultranovantenne, ha aderito con entusiasmo al progetto di fare confluire, in una narrazione strutturata, ricordi e pensieri sparsi qua e là.

Chi scrive ha offerto la penna all’io narrante Guido, soffermandosi sui momenti più intensi e significativi del suo percorso esistenziale. Flash sulla comunità di una cascina della campagna cremonese, con abitudini e tradizioni lontane nel tempo eppure sempre attuali nei valori fondanti, fanno da sfondo alle esperienze della vita privata di Guido, che s’intrecciano con le vicissitudini familiari e incrociano la Storia: il ventennio fascista, la guerra, la Resistenza partigiana cui aderisce con passione. Di carattere forte e risoluto, ha precise convinzioni animate da un profondo senso di giustizia e libertà che lo impegna anche nelle lotte sindacali a favore della classe bracciantile.

Non è stato difficile identificarmi con l’io narrante Guido. Ne ho assimilato lo spirito, condiviso le battaglie, partecipato emotivamente ad amori e affetti. Lo scritto appare come naturale sbocco alla voce, un trait d’union tra narrazione e lettore.

In ogni famiglia esiste una biblioteca vivente, un archivio umano cui attingere, dono che è un peccato lasciare nel perimetro casalingo e di poche generazioni. Si perderebbero esperienze, atmosfere, momenti privati e pubblici, pezzi di Storia e tradizioni che, nel tempo, morirebbero con chi ne è stato protagonista.

È importante che frammenti di passato dal vissuto pregno d’ideali escano da confini ristretti. La scrittura serve a liberarli dallo scorrere del tempo per non farli morire, evitare l’avvizzimento delle nostre radici mantenendole ben salde nell’anima.

©Primula Bazzani

Guido novantenne (foto del 2016)

 

 

Riflessioni d’estate

 

 

 

Il periodo fine giugno inizio luglio nella campagna padana è stupendo.

L’afa toglie spesso il fiato. Sullo sfondo azzurro pallido del cielo illuminato da un sole accecante, la visione dei campi di grano color giallo oro, le spighe come pennellate, è però un piacere per gli occhi.

Girare in bicicletta sulle stradine tra i campi nel silenzio interrotto solo dal canto delle cicale, stridente e monotono, vedere in lontananza le persiane semichiuse delle case, intuire il fresco degli interni e l’abbraccio dell’ombra ristoratrice mi dà ogni volta la sensazione che il tempo si fermi.

Il grano: natura in festa, simbolo di piena crescita, rigenerazione della terra, fecondità. Se ogni spiga fosse una mente? La germinazione metafora di una (ri)nascita delle coscienze? (Ri)maturazione di un’anima collettiva?

Dopo un lungo periodo di esperienza gobale intensa – sanitaria, economica, sociale – è il momento, e il tempo, di (ri)conciliare convivenza e solidarietà.

Osservo il campo, la sua estensione, la compattezza delle spighe, e rifletto sul potere creativo della Storia, sulla forza e il potenziale di un’umanità coesa.

La storia siamo noi, […]
Siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.

Questo rumore che rompe il silenzio,
Questo silenzio così duro da masticare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
Siamo noi, bella ciao, che partiamo.

La storia siamo noi,
Siamo noi questo piatto di grano.

 

 

 

Primavera, comunque.

I pensieri sono molti, forse troppi, al punto che la difficoltà di convogliarli in un percorso ordinato e strutturarli in riflessioni organiche si fa sentire, e non poco.

È così che perdersi nella natura primaverile, durante le rare passeggiate di questi giorni, diventa salutare per il fisico e la mente.

 

Accarezzare con lo sguardo le viole ormai numerose nei giardini

 

Salutare le gemme su rami all’apparenza poco vitali solo qualche tempo addietro

 

Osservare il  nascondino di ramificazioni fiorite che, quasi giocando, sbucano dietro tronchi imponenti, ancora restii a mostrare la ripresa della nuova vita

 

Scrutare dall’alto la rinascita di un parco, ornamento di un quartiere silenzioso

 

Ringraziare per il regalo di una serata color oro sul grande fiume,
dono prezioso di serenità.

 

 

Infuturiamoci!

Il tempo che uguale s’infutura
con sé vi trasporta nell’oscura
monotonia che rinnova le vite.

(Pier Paolo Pasolini, L’umile Italia da Le ceneri di Gramsci, 1957)

 

Con l’augurio, dal cuore e per tutti, di una direzione interna al futuro:

 

d’infuturarsi con la mente nel tempo che viene,

d’infuturare l’immaginazione di chi ci ascolta,

per una politica e e un impegno sociale che infuturino la loro prospettiva.

 

Il tempo corre e s’infutura,

noi, infuturiamoci con qualche proposito,

purché sia insieme.

 

Infiniti auguri!

 

 

2020: Natale

Illuminazione, luce.

Semplicemente.

Auguri.