Perché “Ma Bohème”

Rimbaud, giugno 1872 Disegno di Verlaine

Quel mondo meraviglioso che è la letteratura mi ha spesso regalato importanti sollecitazioni. Amo Arthur Rimbaud, i suoi versi mi emozionano ogni volta e mi hanno suggerito un percorso.
Ma bohème è una sua celebre poesia che riporto di seguito nella versione originale seguita da traduzione.

Ma bohème
Je m’en allais, les poings dans mes poches crevées;
Mon paletot aussi devenait idéal ;
J’allais sous le ciel, Muse ! et j’étais ton féal ;
Oh ! là là ! que d’amours splendides j’ai rêvées !

Mon unique culotte avait un large trou.
Petit-Poucet rêveur, j’égrenais dans ma course
Des rimes. Mon auberge était à la Grande-Ourse.
Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou

Et je les écoutais, assis au bord des routes,
Ces bons soirs de septembre où je sentais des gouttes
De rosée à mon front, comme un vin de vigueur ;

Où, rimant au milieu des ombres fantastiques,
Comme des lyres, je tirais le élastiques
De mes souliers blessés, un pied près de mon cœur.

 

 

La mia bohème
Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
E anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele servitore;
Oh! quanti amori splendidi ho sognato!

I miei unici pantaloni avevano un largo squarcio.
Pollicino sognante, nella mia corsa sgranavo
Rime. La mia locanda era sull’Orsa Maggiore.
– Nel cielo le mie stelle dolcemente frusciavano

Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade
In quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce
Di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;

Dove, rimando in mezzo a fantastiche ombre,
Tiravo, come fossero delle lire, le stringhe
Delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!

(© traduzione a cura di Primula Bazzani)

Questo celebre sonetto è in estrema sintesi l’evocazione del desiderio di avventura, di un vagabondare nel contempo fisico e mentale. Perdersi al contatto con la natura, vigore per l’anima, non è altro che una metafora del poeta errante che viaggia alla ricerca di un’ispirazione riscontrabile anche negli elementi apparentemente più banali del quotidiano, come le stringhe delle scarpe associate all’immagine poeticamente aulica della lira e del cuore.

È questo l’aspetto che più mi affascina: vivere l’atto della scrittura come un peregrinare nell’esistenza tout court, ma anche nella mia, alla ricerca di orientamenti. Lo vedo come una strada, non necessariamente lineare, da percorrere proprio come un bohémien che registra in parole via via emozioni, fatti, idee.
Nel corso di questo cammino insieme emozionale e razionale ci si “inebria” di vita e di parole. “.. Inebriatevi senza tregua! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro” dichiara Baudelaire in uno dei suoi celebri Poemetti in Prosa.

Trovo questa riflessione calzante all’interno del mio percorso vita/scrittura.
Riscontro un’analogia tra il vagabondare di Rimbaud, la sua “bohème”, e il concetto baudelairiano di “ebbrezza” che non allude a uno stato di incoscienza; si tratta semmai di ipercoscienza. È una condizione di grazia mentale che non fa perdere il controllo della realtà ma fa afferrare le emozioni, la bellezza, la vita in una dimensione sublimata.

Ci si ubriaca di vino, è vero, ma anche di arte e/o nell’arte.

Enivrement”, “ebbrezza”, “ma bohème”: mi piace evocare questi concetti sganciati da un’abituale interpretazione legata alla trasgressione. Li vorrei leggere come simboli della ricerca di un senso da dare alla vita grazie alle conoscenze e alle esperienze alle quali è bello e creativo non sottrarsi.

L’esistenza è un continuo divenire e se la scrittura ne è il riflesso, perché allora non immaginarle come una specie di Wikipedia non elettronico che ognuno arricchisce con le proprie peculiarità?

Ecco il mio “ma bohème”. Un personale tentativo di cercare (di trovare non so) un filo conduttore tra evocazioni di emozioni, racconti di vita, riflessioni e divagazioni letterarie.

12 thoughts on “Perché “Ma Bohème”

  1. Trovo in queste parole piena ,da parte mia, condivisione. Un pò perchè questa atmosfera francese mi riporta molto a quando ,ragazza, lo studiavo il francese, e un pò perchè, avendo casa in Francia,continuo ad avere e custodire nel cuore quell’atmosfera tipicamente ”parigina” di artisti, poeti ,pittori di cui oggi forse si sente la mancanza. PS Ho scritto e pubblicato un libro di poesie che ha come argomento varie forme artistiche( danza,musica e non ultima, natura, che trovo forse quella più completa.) Se ti va vai al mio blog htpp/isabellascotti.wordpress.com e guarda un pò. A presto

    • Mi fa piacere che tu condivida il mio pensiero e il progetto del mio percorso.
      L’atmosfera francese per me è “casa”, pur essendo orgogliosamente italiana.
      Grazie di essere passata. Ora faccio io un salto da te.
      A presto
      Primula

    • Grazie a te! È quello che mi sforzo di fare in un percorso che raramente è rettilineo, ma forse proprio questo rende l’avventura affascinante.
      Un abbraccio
      Primula

    • Da bohémienne ringrazio un MesserErrante , tra “vagabondi” ci si intende bene e l’intuito non ci manca. Entrambi “giullari” della scrittura? 🙂 nel senso medievale del termine, ovviamente … 😉
      A prestissimo
      Primula

    • Ciao! Mi scuso se rispondo solo ora ma il tuo commento era finito in spam. Ogni tanto capita.
      Ti ringrazio, troppo gentile, ho letto il tuo post sul caso di Melito e anch’io non ho esitato.
      A presto 🙂
      Primula

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