L’ ebbrezza della Book Nomination

book nomination

Ringrazio di cuore 65Luna – Susabiblog per la Book Nomination.

È un gioco, come altri, è vero, tuttavia molto interessante perché permette di offrire spunti di lettura, quindi di riflessione.
Quando circola la cultura, anche in forma ludica, è sempre un’ottima notizia.
Non solo, ma è la risposta intelligente alla moda becera delle Neck Nominations diffusa su Facebook.

Ubriachiamoci di parole, di arte, di bellezza; nutriamo il cervello, anziché abbandonarci a bevute on line, bruciando neuroni e stomaco!

È il motivo per cui ho accettato non solo di partecipare alla “catena”, ma anche di proseguirla passando il testimone ad altri blogger, che spero accettino con altrettanto entusiasmo.

Cito una parte dello splendido Terre des Hommes / Terra degli Uomini (1939) di Antoine de Saint-Exupéry, libro in cui il celebre autore del Piccolo Principe evoca le sue esperienze di pilota, di linea e di guerra, e di giornalista reporter.
Conosce vari volti del sacrificio eroico, dai compagni morti in guerra agli atterraggi d’emergenza, e come giornalista, durante la guerra di Spagna o il suo viaggio in Russia, è testimone di altre forme di eroismo e di miseria che lo fanno riflettere sul destino di quella specie nobile che sono “gli uomini”.

Terra degli uomini

È su un treno che attraversa l’Europa: destinazione Est.
Il viaggio dura da circa tre giorni. Non riuscendo a dormire, decide di visitare la sua “patria viaggiante” e percorre il treno in tutta la sua lunghezza. Carrozze letto e di prima classe, vuote. In quelle di terza classe, invece, sono ammassate famiglie polacche che rientrano in patria. In Francia, per questi operai il lavoro non c’è più.

“Mi fermai a guardare. Stando in piedi, sotto le lampade notturne, io scorgevo, in quel vagone senza scompartimenti e che somigliava a una camerata, che aveva un tanfo di caserma o di commissariato di polizia, tutta una popolazione confusa e sballottata dai movimenti del rapido. Tutto un popolo immerso negli incubi e che tornava alla stia miseria. […]
Mi parve che avessero per metà perduto la natura umana, buttati da un capo all’altro dell’Europa da correnti economiche, strappati alla loro casetta del Nord, al giardino minuscolo, ai tre vasi di gerani che in altri tempi avevo notato alla finestra dei minatori polacchi. […] Ma tutto ciò che avevano carezzato o sedotto, tutto ciò che erano riusciti ad addomesticare in quattro o cinque anni di permanenza in Francia, il gatto, il cane e il geranio, essi avevano dovuto rinunciarvi …”

In mezzo a tanta miseria, è attratto da un bambino …

“E proseguii il mio viaggio in mezzo a quel popolo il cui sonno era torbido come un luogo di malaffare. […]
Mi sedetti di fronte a una coppia. Tra l’uomo e la donna, il bambino, bene o male, si era fatto il nido e dormiva. Ma si girò, nel sonno, e il suo viso mi apparve, nella luce della lampada notturna. Ah, che viso adorabile! Da quella coppia era nata una specie di frutto dorato. Da quei fardelli sgraziati era nato quel capolavoro di incanto e di grazia. Mi chinai su quella fronte liscia, su quel dolce broncio delle labbra e mi dissi : ecco un viso di musicista, ecco Mozart fanciullo, ecco una bella promessa della vita. I principini delle leggende non erano in nulla diversi da lui: protetto, circondato di cure, coltivato, che cosa non potrebbe diventare! Quando nei giardini nasce, per mutazione, una rosa nuova, tutti i giardinieri sono presi da emozione. Si isola la rosa, si coltiva la rosa, si fa in modo di favorirla. Ma non c’è un giardiniere per gli uomini. Mozart fanciullo verrà segnato, come gli altri, dalla macchina stozzatrice. Mozart ricaverà i suoi piaceri più alti da musica putrida, nel fetore dei caffè-concerto. Mozart è condannato.
Tornai nel mio vagone. Mi dicevo: quella gente non soffre della propria sorte. Non è uno spirito di carità a tormentarmi. Non si tratta di intenerirsi su una piaga eternamente riaperta. Quelli che la portano non la sentono. Qui c’è piuttosto una specie di ferita, di offesa, al genere umano. Non credo affatto alla pietà. Mi tormenta invece il punto di vista del giardiniere. Mi tormenta una cosa che non è questa miseria, nella quale in fin dei conti ci si adagia, quasi come nella pigrizia. Esistono generazioni intere di orientali che vivono nella sporcizia e ci stanno bene. Ciò che mi tormenta non può essere sanato dalle mense popolari. A tormentarmi non sono né quelle cavità, né quelle gibbosità, né quella bruttezza. Mi tormenta che in ognuno di questi uomini c’è un po’ Mozart assassinato.”

La miseria uccide soprattutto l’anima.

Perché questa pagina?
La trovo di una straordinaria attualità.
Il popolo dei migranti, forse oggi più di ieri, percorre l’Europa e richiama tutti alla necessità di recuperare il valore di un nuovo umanesimo, in senso culturale, deciso, convinto, non di forma ma di sostanza, fatto di azioni, anche modeste ma concrete, e non di proclami altisonanti.

Per non uccidere il contributo possibile, le potenzialità, il “Mozart” che sono in ogni uomo.

Passo ora il testimone ai seguenti amici:

Andrea – Pensieri sotto la neve

Cornelio – Mare Nostrum

Il Grimorio della Strega

Ogginientedinuovo – Ognigiornotuttigiorni

Eteroclito – La felicità è reale solo quando viene condivisa

Eva Rachele – Coppetta gusto Collins e Mazzantini

Un abbraccio a tutti! 🙂