Quando la musica raggiunge la poesia

Nessuno potrà negare che tra i cantautori contemporanei ci siano degli autentici poeti.
Questo testo di Ivano Fossati, che l’artista ha scritto per Fiorella Mannoia nell’ormai lontano 1988, è di una bellezza struggente, almeno per me.
Parla di sentimenti, ma non solo … evoca l’importanza del dire e dell’ascoltare, in altri termini, del dialogo tra chi si ama, si cerca, tra creature che sono fisicamente lontane ma che si possono sentire vicine grazie a parole pronunciate o scritte.
La parola, detta, scritta, cantata, garantisce il ricordo e l’immortalità anche della sfera affettiva.
La musica permette di assaporare ancor più profondamente l’intensità delle emozioni evocate da questo brano …

E non a caso oggi è una giornata di maggio …

Le Notti di Maggio
Se questa è una canzone con cui si può parlare
se in questa notte di maggio io ti penso ad ascoltare
certe piccole voci che a volte vanno al cuore
in questi momenti con l’aria che si muove
io conosco la mia vita e ho visto il mare
e ho visto l’amore da poterne parlare

Ma nelle notti di maggio non può bastare
la voce di una canzone per lasciarsi andare
amore su quel treno che è già un ritorno
amore senza rimpianto e senza confronto
che conosci la tua vita ma non hai visto il mare
e non hai l’amore per poterne parlare

Ma è una notte di maggio che ci si può aspettare di più
e se questa è una canzone con cui davvero si può parlare
in questa sera ferita da non lasciarsi andare
in questa notte da soli che non ci si può vedere
e non ci si può contare ma solo ricordare
io conosco la mia vita e ho visto il mare
e ho visto l’amore vicino da poterlo toccare

Ma nelle notti di maggio non può bastare
la voce di una canzone per lasciarsi andare
nelle notti come questa che ci si può aspettare
se non una canzone per farsi ricordare da te
per farsi ricordare da te.

Stati d’animo

Non amo parlare di me se non attraverso episodi che hanno stuzzicato la mia naturale attitudine alla discussione e alla riflessione; sono estroversa ma al contempo amante della mia privacy e rispettosa di quella degli altri. E non uso questo blog come un diario sentimentale.
Queste sono tuttavia giornate particolari: tempo atmosferico uggioso e triste, contatti personali non molto gratificanti.
Le mie reazioni sono insolite, per me. Combattiva, passionale e appassionata, caparbia, talora testarda e ribelle, raramente dimessa, non avrei mai immaginato di adeguarmi ai mutamenti comportamentali di conoscenti, che credevo essere qualcosa di più, con cui mi trovo a interagire.
Le persone cambiano, eccome!
Normalmente farei notare al mio interlocutore di turno la sua metamorfosi deludente e reagirei con le mie consuete e usuali punzecchiature verbali.
E invece …. strano …. ora “je laisse tomber”, lascio perdere.
Forse sto invecchiando.
Nel mio subconscio, tutto ciò è l’anticamera di un’imminente indifferenza, il “non-sentimento” per eccellenza. Mai pensato che l’avrei provato nei confronti di chi ha condiviso molto con me.
Ecco allora che anche il mio modo di interloquire diventa scarno, essenziale, come sempre schietto e diretto, gentile, ma privo di partecipazione emotiva.
La generosità nei sentimenti molto spesso non paga, l’investimento su un’amicizia pare ora in perdita: malinconiche e amare constatazioni.
Comunque sia, facciamocene una ragione.
Forse sto proprio invecchiando, oppure è solo una questione di buon senso. Già averne “parlato” su e con un foglio mi fa sentire meglio: potere terapeutico della scrittura!
 
 
 
 

Una bella storia

“Che stupida osservazione!…… Eppure è una rinomata giornalista!”
“E come si può ritwittare il link di un simile articolo?”
Scatta il desiderio di replicare: posta un commento un po’ acido seguito da una risposta quasi immediata. Ne segue una lunga discussione; i due interlocutori non mollano …. finché, probabilmente per sfinimento, il “ritwittatore” saluta promettendo il follow che diventa ovviamente reciproco.
Così inizia la bella storia di una grande amicizia, di un legame che è cresciuto sempre di più: da un inizio distaccato, prudente e un po’ guardingo a un oggi in cui ognuno raccoglie le confidenze dell’altro in una forma di comunicazione scritta più privata rispetto ai 140 caratteri di Twitter.
È l’incontro di due sensibilità, di due persone la cui identità non ha alcuna importanza.
Non è fondamentale conoscere i loro nomi, nemmeno il loro sesso perché ciò che li unisce va oltre. Nulla di trasgressivo nella loro storia, ma sentimento puro che unisce non due donne, due uomini o un uomo e una donna, ma due individui che possono essere, e sono, la proiezione di chiunque sia alla ricerca di un altro da sé con cui condividere emozioni, idee e opinioni, letture, scelte musicali, momenti di vita personale.
Ciò che si è progressivamente creato tra loro è una profonda intesa mentale, una sorta di complicità di stati d’animo.
Si capiscono anche da come impostano le frasi, riescono persino a dare un’intonazione alle parole percependone quindi, secondo i casi, gioia, malinconia, sofferenza.
Talora bastano pochi indizi per intuire i contorni di una situazione, di un momento, persino di una vita.
Che grande potere ha la parola scritta! E chi è profondamente sensibile riesce a comprenderne la sincerità e la veridicità.
Un’amicizia può reggersi solo su un carteggio? Credo di sì. Molti scrittori del passato (penso ad esempio a Flaubert) e non solo, con la loro importante e consistente attività di corrispondenza, ne sono una testimonianza.
È un’amicizia che durerà finché tra loro ci sarà energia, quella del pensiero, delle emozioni evocate e raccontate, degli episodi narrati.
Assolutamente calzante al riguardo una citazione di Alessandro Barricco tratta dal suo primo romanzo del 1991 Castelli di rabbia:
La strana intimità di quelle due rotaie. La certezza di non incontrarsi mai. L’ostinazione con cui continuano a corrersi di fianco.”