Abdelaziz Essid premio Nobel per la Pace 2015: un’occasione per la città di Cremona

Venerdì 8 e sabato 9 novembre, Cremona ha avuto l’onore di ospitare un convegno di grande prestigio organizzato dalla Camera Penale di Cremona-Crema. Si è svolto in due momenti: venerdì pomeriggio, la sessione è stata dedicata a cittadini e avvocati, sabato mattina agli studenti delle scuole superiori.

La nostra Associazione Passione per Cremona ha accettato con entusiasmo l’invito a collaborare al progetto. È stata un’occasione importante per offrire la consulenza richiesta dall’organizzazione, desiderosa di corredare con riferimenti letterari gli interventi degli esperti sul tema dei diritti fondamentali dell’uomo.

Relatori di prestigio. Accanto all’avvocato Alessio Romanelli del Foro di Cremona, presidente della Camera Penale di Cremona-Crema, erano presenti gli avvocati: Guido Savio del Foro di Torino, socio dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione, autore di pubblicazioni sulla rivista “Diritto, immigrazione e cittadinanza” del cui comitato di redazione è inoltre membro; Valerio Spigarelli, del Foro di Roma, dal 2010 al 2014 presidente nazionale dell’Unione delle Camere Penali, ora docente di Procedura Penale alla ‘Scuola di specializzazione per le professioni legali’ presso l’Università La Sapienza; la dott.ssa Paola Scevi, docente di Diritto Penale e direttrice del master in Diritto dell’immigrazione presso l’Università di Bergamo, la prima a istituire in Italia un corso di laurea in questa disciplina presso l’Università di Piacenza. Il giovane avvocato Hilarry Sedu, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Napoli, ha parlato agli studenti nella sessione del sabato mattina.

Come associazione di cittadinanza attiva per Cremona, è stato davvero un onore poter fornire un contributo a una serie d’interventi di alto profilo e levatura internazionale.

L’avvocato tunisino Abdelaziz Essid ha conferito al convegno una portata ampia, cosmopolita e un livello di grande pregio. Presidente dell’Ordine degli avvocati tunisini, assieme ad altri membri del “Quartetto per il dialogo nazonale in Tunisia”, nel 2015 è stato insignito del premio Nobel per la Pace, motivazione: «il contributo decisivo nella costruzione di una democrazia pluralista in Tunisia alla luce della rivoluzione dei Gelsomini del 2011. Il Quartetto è riuscito a creare un processo politico pacifico in un momento in cui la Tunisia era sull’orlo della guerra civile. E così ha messo il paese nelle condizioni di stabilire una costituzione e un sistema di governo che garantisca i diritti fondamentali a tutto il popolo tunisino indipendentemente dal genere, dal credo politico o dalla fede».
Componente di una delle quattro organizzazioni del Quartetto (Ordine nazionale degli avvocati di Tunisia, Unione generale tunisina del lavoro, Confederazione dell’industria, del commercio e dell’artigianato, Lega tunisina per i diritti dell’uomo), Abdelaziz Essid è stato fautore della transizione democratica del suo paese che ha messo fine a oltre vent’anni di potere di Ben Alì. La ratifica della nuova Costituzione tunisina nel gennaio 2014 è stato un risultato importantissimo.

Abdelaziz Essid – convegno Sala Maffei, Cremona 8-9 novembre 2019

Nel suo intervento al convegno, ha ricordato i terribili giorni del 2011:

𝘐𝘭 14 𝘨𝘦𝘯𝘯𝘢𝘪𝘰 2011 𝘪𝘭 𝘥𝘪𝘵𝘵𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘉𝘦𝘯 𝘈𝘭𝘪̀ 𝘧𝘶𝘨𝘨𝘦. 𝘓𝘰 𝘚𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦 𝘱𝘪𝘶̀. 𝘎𝘭𝘪 𝘢𝘷𝘷𝘰𝘤𝘢𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘯𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘦̀ 𝘪𝘯 𝘨𝘪𝘰𝘤𝘰 𝘭𝘢 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘵𝘢̀. 𝘚𝘰𝘯𝘰 𝘯𝘰𝘷𝘦𝘮𝘪𝘭𝘢 𝘢𝘷𝘷𝘰𝘤𝘢𝘵𝘪 𝘴𝘶 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘰𝘱𝘰𝘭𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘥𝘪𝘤𝘪 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘢 𝘨𝘳𝘢𝘯 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 (𝘥𝘶𝘦 𝘵𝘦𝘳𝘻𝘪) 𝘴𝘪 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘴𝘤𝘩𝘪𝘦𝘳𝘢𝘵𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘪𝘭 𝘳𝘦𝘨𝘪𝘮𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘥𝘪𝘧𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘵𝘢̀ 𝘦 𝘨𝘭𝘪 𝘰𝘱𝘱𝘰𝘴𝘪𝘵𝘰𝘳𝘪. […]
𝘗𝘰𝘪, 𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢 𝘴𝘤𝘪𝘯𝘵𝘪𝘭𝘭𝘢, 𝘦 𝘪𝘭 𝘱𝘰𝘱𝘰𝘭𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘤𝘦𝘯𝘥𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘥𝘦, 𝘦 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘷𝘷𝘰𝘤𝘢𝘵𝘪 𝘴𝘤𝘦𝘯𝘥𝘰𝘯𝘰 𝘢𝘯𝘤𝘩’𝘦𝘴𝘴𝘪 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘥𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘦 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘵𝘰𝘨𝘩𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘣𝘢𝘭𝘶𝘢𝘳𝘥𝘪 𝘥𝘪 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘵𝘢̀, 𝘱𝘦𝘳 𝘱𝘳𝘰𝘵𝘦𝘨𝘨𝘦𝘳𝘦 𝘪 𝘮𝘢𝘯𝘪𝘧𝘦𝘴𝘵𝘢𝘯𝘵𝘪. 𝘌𝘥 𝘦̀ 𝘱𝘰𝘦𝘵𝘪𝘤𝘢 𝘭’𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘷𝘷𝘰𝘤𝘢𝘵𝘪 𝘴𝘤𝘩𝘪𝘦𝘳𝘢𝘵𝘪 𝘪𝘯 𝘵𝘰𝘨𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘱𝘰𝘯𝘨𝘰𝘯𝘰 𝘵𝘳𝘢 𝘪𝘭 𝘱𝘰𝘱𝘰𝘭𝘰 𝘦 𝘭𝘦 𝘧𝘰𝘳𝘻𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘰𝘳𝘥𝘪𝘯𝘦. […]
𝘐𝘭 𝘱𝘳𝘦𝘻𝘻𝘰 𝘱𝘢𝘨𝘢𝘵𝘰 𝘦̀ 𝘢𝘭𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘮𝘶𝘰𝘪𝘰𝘯𝘰 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘭𝘤𝘶𝘯𝘪 𝘢𝘷𝘷𝘰𝘤𝘢𝘵𝘪. 𝘔𝘢 𝘦̀ 𝘶𝘯 𝘥𝘰𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘴𝘪 𝘥𝘦𝘷𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘦𝘭𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰. 𝘊𝘰𝘴𝘪̀ 𝘶𝘨𝘶𝘢𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦, 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘷𝘪 𝘦̀ 𝘪𝘭 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘰𝘳𝘪𝘴𝘮𝘰 𝘯𝘰𝘪 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘪𝘯 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢 𝘭𝘪𝘯𝘦𝘢, 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘤𝘩𝘪 𝘢𝘵𝘵𝘦𝘯𝘵𝘢 𝘢𝘭 𝘷𝘢𝘭𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘵𝘢̀.
𝘌̀ 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘰𝘳𝘥𝘪𝘯𝘢𝘳𝘪𝘢, 𝘦𝘤𝘤𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦, 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘢𝘷𝘷𝘰𝘤𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢 𝘢𝘷𝘶𝘵𝘰 𝘦 𝘩𝘢 𝘪𝘭 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘨𝘦𝘯𝘦𝘳𝘢𝘭𝘦 𝘴𝘢𝘯𝘤𝘪𝘵𝘰 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘰𝘱𝘰𝘭𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦. 𝘋𝘰𝘱𝘰 𝘪𝘭 14 𝘨𝘦𝘯𝘯𝘢𝘪𝘰 2011, 𝘭’𝘢𝘷𝘷𝘰𝘤𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘦̀ 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘭𝘢 𝘭𝘰𝘤𝘰𝘮𝘰𝘵𝘪𝘷𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘢𝘮𝘣𝘪𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰. 𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘦̀ 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘮𝘰𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘪𝘯 𝘤𝘶𝘪 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘷𝘰𝘤𝘢𝘵𝘰 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘪𝘭 𝘥𝘪𝘢𝘭𝘰𝘨𝘰, 𝘱𝘦𝘳 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘴𝘪̀ 𝘢𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘳𝘰𝘯𝘵𝘰 𝘦 𝘯𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘪𝘷𝘪𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦 𝘢𝘭 𝘴𝘰𝘱𝘳𝘶𝘴𝘰, 𝘱𝘦𝘳 𝘥𝘪𝘧𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘦𝘵𝘢̀ 𝘦 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘪.

Le dichiarazioni di M. Essid di fronte a una platea numerosa fanno riflettere molto. La sua comunicativa è inoltre contagiosa, le sue parole si depositano in un silenzio di ammirazione.

«𝘚𝘰𝘯𝘰 𝘯𝘢𝘵𝘰 𝘪𝘯 𝘶𝘯𝘢 𝘳𝘦𝘨𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘰𝘷𝘦𝘳𝘢, 𝘥𝘰𝘷𝘦 𝘤’𝘦̀ 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘴𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢 𝘦 𝘴𝘰𝘭𝘦, 𝘯𝘦𝘭 𝘴𝘶𝘥 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘛𝘶𝘯𝘪𝘴𝘪𝘢. 𝘐𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘪𝘯𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘢 𝘓𝘪𝘣𝘪𝘢 𝘦̀ 𝘷𝘪𝘤𝘪𝘯𝘰 𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘦̀ 𝘦𝘴𝘱𝘭𝘰𝘴𝘢 𝘭𝘢 𝘨𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢 𝘤𝘪𝘷𝘪𝘭𝘦 𝘭𝘪𝘣𝘪𝘤𝘢 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘢𝘤𝘤𝘰𝘭𝘵𝘰 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘥𝘪 𝘶𝘯  𝘮𝘪𝘭𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘶𝘨𝘩𝘪. 𝘕𝘰𝘯 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘮𝘢𝘪 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘤𝘩𝘪𝘶𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘭𝘦 𝘧𝘳𝘰𝘯𝘵𝘪𝘦𝘳𝘦. 𝘓𝘪 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘢𝘤𝘤𝘰𝘭𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘪 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪, 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘪𝘷𝘪𝘴𝘰 𝘭𝘢 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘢 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘰𝘳𝘰. 𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘦𝘯𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘰𝘷𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘨𝘶𝘪𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘭’𝘖𝘤𝘤𝘪𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘴𝘰𝘭𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘭𝘪𝘣𝘪𝘤𝘢: 𝘢 𝘱𝘰𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘦𝘯𝘵𝘪𝘯𝘢𝘪𝘢 𝘥𝘪 𝘤𝘩𝘪𝘭𝘰𝘮𝘦𝘵𝘳𝘪 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘚𝘪𝘤𝘪𝘭𝘪𝘢 𝘴𝘪 𝘷𝘦𝘳𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘯𝘰 𝘭𝘦 𝘱𝘦𝘨𝘨𝘪𝘰𝘳𝘪 𝘢𝘵𝘳𝘰𝘤𝘪𝘵𝘢̀, 𝘭𝘰 𝘚𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘴𝘪 𝘦̀ 𝘥𝘪𝘴𝘴𝘰𝘭𝘵𝘰 𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘨𝘯𝘰𝘳𝘢𝘵𝘰. 𝘛𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘪 𝘱𝘢𝘦𝘴𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘔𝘦𝘥𝘪𝘵𝘦𝘳𝘳𝘢𝘯𝘦𝘰 𝘦 𝘭’𝘌𝘶𝘳𝘰𝘱𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘰𝘵𝘳𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘵𝘳𝘢𝘯𝘲𝘶𝘪𝘭𝘭𝘪 𝘴𝘦 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘭𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘦̀ 𝘥𝘦𝘴𝘵𝘪𝘯𝘢𝘵𝘰 𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘴𝘦𝘨𝘶𝘪𝘳𝘦.»

L’approccio di M.Essid alla lotta contro il terrorismo è lucido e basato sul concetto di stato di diritto.

«𝘌̀ 𝘯𝘦𝘤𝘦𝘴𝘴𝘢𝘳𝘪𝘰 𝘭𝘰𝘵𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘪𝘭 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘰𝘳𝘪𝘴𝘮𝘰. 𝘉𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘢 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘵𝘵𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘢𝘪 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘪 𝘷𝘢𝘭𝘰𝘳𝘪, 𝘯𝘰𝘯 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘦 𝘧𝘰𝘣𝘪𝘦 𝘤𝘳𝘦𝘢𝘵𝘦 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘧𝘢𝘬𝘦 𝘯𝘦𝘸𝘴 𝘰 𝘥𝘢 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘱𝘰𝘵𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘰𝘯𝘥𝘰𝘯𝘰 𝘶𝘯 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘳𝘪𝘧𝘪𝘶𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰 𝘤𝘪 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘪𝘦𝘥𝘢𝘯𝘰. 𝘚𝘦 𝘴𝘪 𝘷𝘶𝘰𝘭𝘦 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘰𝘭𝘪𝘥𝘢𝘭𝘪 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢 𝘨𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘪𝘭 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘰𝘳𝘪𝘴𝘮𝘰, 𝘦̀ 𝘯𝘦𝘤𝘦𝘴𝘴𝘢𝘳𝘪𝘰 𝘴𝘢𝘱𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘪𝘴𝘵𝘪𝘯𝘨𝘶𝘦𝘳𝘦 𝘵𝘳𝘢 𝘪𝘭 𝘤𝘳𝘪𝘮𝘪𝘯𝘢𝘭𝘦 𝘦 𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘵𝘪𝘮𝘢. 𝘐𝘭 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘰𝘳𝘪𝘴𝘮𝘰 𝘦̀ 𝘵𝘶𝘵𝘦𝘭𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘢 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘦𝘨𝘢𝘯𝘰 𝘪𝘭 𝘱𝘦𝘵𝘳𝘰𝘭𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘮𝘰𝘯𝘢𝘳𝘤𝘩𝘪𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘎𝘰𝘭𝘧𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘱𝘰𝘵𝘦𝘯𝘻𝘦 𝘰𝘤𝘤𝘪𝘥𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘪. 𝘐 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘰𝘳𝘪𝘴𝘵𝘪 𝘮𝘢𝘯𝘪𝘱𝘰𝘭𝘢𝘯𝘰 𝘭’𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘱𝘳𝘦𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘊𝘰𝘳𝘢𝘯𝘰, 𝘭𝘦 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘦 𝘳𝘦𝘭𝘪𝘨𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘴𝘨𝘰𝘳𝘨𝘢𝘯𝘰 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘧𝘰𝘯𝘵𝘦. 𝘐𝘭 𝘥𝘪𝘢𝘭𝘰𝘨𝘰 𝘦̀ 𝘭’𝘶𝘯𝘪𝘤𝘢 𝘷𝘪𝘢, 𝘪𝘯𝘴𝘪𝘦𝘮𝘦 𝘢𝘭 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘭𝘦𝘨𝘢𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘥𝘶𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘚𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰. 𝘕𝘰𝘯 𝘥𝘰𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘰𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘣𝘢𝘳𝘣𝘢𝘳𝘪𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘣𝘢𝘣𝘢𝘳𝘪𝘦.»

Il nostro contributo, come Associazione di cittadinanza attiva, è consistito nel fornire un supporto letterario ai temi trattati. Non è stato semplice scegliere testi dedicati ai diritti fondamentali dell’uomo poiché la letteratura ne ha regalati tanti nell’arco dei secoli, centrati sul tema della tolleranza, sulla diversità concepita come una ricchezza culturale e sociale, anche sull’immigrazione. Abbiamo optato per un brano tratto da Il razzismo spiegato a mia figlia di Ben Jelloun, libro e autore noti a tutti.

Scrittore francofono, nato a Fès, vissuto in seguito a Tangeri e Rabat dove ha studiato filosofia, in seguito emigrato in Francia, a Parigi, città in cui vive tuttora, Ben Jelloun è attualmente lo scrittore francese più tradotto al mondo.

Il libro è stato pubblicato nel 1997 e ha quindi oggi ventidue anni, ma non è affatto datato poiché offre riflessioni essenziali e fondamentali sulla condizione umana e va ben oltre la cronaca e il contingente.

In estrema sintesi, il libro propone un dialogo tra padre e figlia, lo stesso Ben Jelloun e la figlia Mérième. Come l’autore spiega nell’introduzione, ha pensato di scrivere questo libro dopo avere partecipato, il 22 febbraio 1997, a una manifestazione contro la legge Debré, discriminatoria nei confronti degli stranieri residenti in Francia. Sua figlia Mérième, che allora aveva dieci anni, era con lui. Bambina molto intelligente e curiosa, ha iniziato a porgli domande non solo sul razzismo, ma anche sul pregiudizio contro gli stranieri e i cosiddetti “diversi”, la discriminazione in nome di una presunta superiorità, su tolleranza e intolleranza, accettazione, convivenza civile, su valori quindi che non hanno tempo.

Le spiega che il razzismo non riguarda solo i bianchi contro i neri, ma anche il contrario, i neri verso i bianchi, gli ebrei verso gli arabi, gli arabi verso gli ebrei: l’intolleranza, che sfocia nella xenofobia, può esplodere anche in chi ne è stato vittima. «Il fatto di avere subito un’ingiustizia non rende per forza giusti». Egoismo, paura, vigliaccheria, ignoranza sono le cause principali di un atteggiamento di disconoscimento dell’altro che Ben Jelloun definisce «nonsenso».

Il razzismo spiegato a mia figlia è stato rieditato nel 2010 con l’aggiunta di una splendida Prefazione, che contiene una lettera alla figlia Mérième ormai cresciuta, e nel 2018 in un’edizione ancora più completa.

Al convegno, abbiamo proposto due parti brevi tratte dalla prima e della seconda edizione in cui si riflette sul rispetto, con pensieri di grandissima attualità, lettura consegnata alla voce dell’attore cremonese Massimiliano Pegorini accompagnato al violino da Angela Alessi, in un’esibizione di alto livello.

- 𝘈𝘭𝘭𝘰𝘳𝘢, 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘧𝘢𝘳𝘦?
- 𝘐𝘮𝘱𝘢𝘳𝘢𝘳𝘦. 𝘌𝘥𝘶𝘤𝘢𝘳𝘴𝘪. 𝘙𝘪𝘧𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘦. 𝘊𝘦𝘳𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘢𝘱𝘪𝘳𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰, 𝘥𝘪𝘮𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘤𝘶𝘳𝘪𝘰𝘴𝘪 𝘥𝘪 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘪𝘰̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪 𝘳𝘪𝘧𝘦𝘳𝘪𝘴𝘤𝘦 𝘢𝘭𝘭’𝘶𝘰𝘮𝘰, 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰𝘭𝘭𝘢𝘳𝘦 𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪 𝘪𝘴𝘵𝘪𝘯𝘵𝘪 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢𝘳𝘪, 𝘭𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘦 𝘱𝘶𝘭𝘴𝘪𝘰𝘯𝘪...
- 𝘊𝘰𝘴’𝘦̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘶𝘭𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦?
- 𝘌̀ 𝘭’𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘴𝘱𝘪𝘯𝘨𝘦𝘳𝘦, 𝘥𝘪 𝘵𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘢 𝘶𝘯 𝘰𝘣𝘪𝘦𝘵𝘵𝘪𝘷𝘰 𝘪𝘯 𝘮𝘰𝘥𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦. 𝘋𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘰𝘭𝘢 𝘥𝘦𝘳𝘪𝘷𝘢 “𝘳𝘦𝘱𝘶𝘭𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦”, 𝘤𝘩𝘦 𝘦̀ 𝘭’𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘳𝘦𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘳𝘦𝘴𝘱𝘪𝘯𝘨𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘯𝘦𝘮𝘪𝘤𝘰, 𝘥𝘪 𝘤𝘢𝘤𝘤𝘪𝘢𝘳𝘦 𝘧𝘶𝘰𝘳𝘪 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘶𝘯𝘰. 𝘙𝘦𝘱𝘶𝘭𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘷𝘶𝘰𝘭𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘥𝘪𝘴𝘨𝘶𝘴𝘵𝘰. 𝘌𝘴𝘱𝘳𝘪𝘮𝘦 𝘶𝘯 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘮𝘰𝘭𝘵𝘰 𝘯𝘦𝘨𝘢𝘵𝘪𝘷𝘰.
- 𝘊𝘰𝘮𝘣𝘢𝘵𝘵𝘦𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦?
- 𝘐𝘯𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰, 𝘪𝘮𝘱𝘢𝘳𝘢𝘳𝘦 𝘢 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘳𝘦. 𝘐𝘭 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘦̀ 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢𝘭𝘦. 𝘋’𝘢𝘭𝘵𝘳𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘭𝘢 𝘨𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘳𝘦𝘵𝘦𝘯𝘥𝘦 𝘭’𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦, 𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘥𝘪𝘨𝘯𝘪𝘵𝘢̀̀ 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘢. 𝘙𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘷𝘶𝘰𝘭 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘳𝘪𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘰 𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘪𝘥𝘦𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦. 𝘝𝘶𝘰𝘭 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘴𝘢𝘱𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘴𝘤𝘰𝘭𝘵𝘢𝘳𝘦. 𝘓𝘰 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘯𝘪𝘦𝘳𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘳𝘦𝘤𝘭𝘢𝘮𝘢 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘦 𝘢𝘮𝘪𝘤𝘪𝘻𝘪𝘢, 𝘮𝘢 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰. 𝘓’𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘦 𝘭’𝘢𝘮𝘪𝘤𝘪𝘻𝘪𝘢 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘷𝘦𝘯𝘪𝘳𝘦 𝘥𝘰𝘱𝘰, 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘤𝘪 𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘦 𝘮𝘦𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘦 𝘤𝘪 𝘴𝘪 𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢. 𝘔𝘢 𝘪𝘯 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘢 𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘤𝘶𝘯 𝘨𝘪𝘶𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰 𝘱𝘳𝘦𝘤𝘰𝘯𝘤𝘦𝘵𝘵𝘰. 𝘐𝘯 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘰𝘭𝘦, 𝘯𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯 𝘱𝘳𝘦𝘨𝘪𝘶𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰.
(Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia, 1997)

𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘪𝘨𝘭𝘪𝘢 𝘔𝘦́𝘳𝘪𝘦̀𝘮𝘦

𝘐𝘭 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘪𝘰𝘴𝘢 𝘶𝘮𝘪𝘭𝘵𝘢̀̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘧𝘢 𝘴𝘪̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘭’𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪𝘵𝘢̀̀ 𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘢 𝘴𝘦𝘯𝘴𝘰
𝘐𝘭 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘴𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘪, 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘪𝘯 𝘱𝘦𝘳𝘪𝘤𝘰𝘭𝘰, 𝘪𝘯 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘱𝘰𝘷𝘦𝘳𝘵𝘢̀ 𝘰 𝘥𝘪 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘰, 𝘦 𝘵𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘯𝘰
𝘐𝘭 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘴𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪 𝘦𝘱𝘱𝘶𝘳𝘦 𝘴𝘪𝘮𝘪𝘭𝘪
𝘊𝘩𝘦 𝘶𝘯 𝘶𝘰𝘮𝘰 𝘦𝘲𝘶𝘪𝘷𝘢𝘭𝘦 𝘢 𝘶𝘯 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰, 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘶𝘯𝘲𝘶𝘦 𝘴𝘪𝘢 𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘴𝘵𝘢𝘻𝘻𝘢, 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘭𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘦𝘭𝘭𝘦, 𝘭𝘢 𝘭𝘪𝘯𝘨𝘶𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢, 𝘭𝘢 𝘧𝘦𝘥𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘳𝘢𝘵𝘪𝘤𝘢, 𝘪𝘭 𝘥𝘶𝘣𝘣𝘪𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘭𝘵𝘪𝘷𝘢, 𝘪𝘭 𝘥𝘦𝘴𝘪𝘥𝘦𝘳𝘪𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘯𝘴𝘦𝘨𝘶𝘦, 𝘪𝘭 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘧𝘢, 𝘭𝘢 𝘧𝘰𝘭𝘭𝘪𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘣𝘳𝘢𝘯𝘥𝘪𝘴𝘤𝘦 𝘰 𝘭𝘢 𝘴𝘢𝘨𝘨𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘯𝘵𝘦𝘱𝘰𝘯𝘦 𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘴𝘪𝘢𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘢.
𝘐𝘭 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰, 𝘧𝘪𝘨𝘭𝘪𝘢 𝘮𝘪𝘢, 𝘦̀ 𝘶𝘯 𝘥𝘰𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦
𝘗𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́́ 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘰 𝘥𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘷𝘪𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘦 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘰𝘯𝘰𝘳𝘪𝘯𝘰 𝘭’𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪𝘵𝘢̀̀.
(Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia, ed. 2010)

A seguire, una mia riflessione personale, che si sviluppa in immagini e flash (già nota a voi amiche e amici di questo blog ma non alla platea in sala) su come i bambini siano in grado di vincere gli stereotipi e superare le sovrastrutture mentali e sociali poiché ne sono privi. L’auspicio è che possano vivere in futuro, da adulti, in un clima migliore del nostro attuale.

𝘈𝘙𝘔𝘖𝘕𝘐𝘖𝘚𝘌 𝘐𝘕𝘝𝘌𝘙𝘚𝘐𝘖𝘕𝘐

𝘈𝘬𝘪𝘯 𝘨𝘪𝘰𝘤𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘤𝘲𝘶𝘢 𝘱𝘶𝘵𝘳𝘪𝘥𝘢,
𝘎𝘪𝘰 𝘯𝘶𝘰𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘪 𝘨𝘪𝘰𝘤𝘩𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘶𝘮𝘢𝘵𝘪.

𝘈𝘬𝘪𝘯 𝘩𝘢 𝘯𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪 𝘴𝘱𝘢𝘻𝘪 𝘪𝘮𝘮𝘦𝘯𝘴𝘪
𝘥𝘪 𝘶𝘯 𝘤𝘪𝘦𝘭𝘰 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘰𝘳𝘪𝘻𝘻𝘰𝘯𝘵𝘪,
𝘢𝘱𝘦𝘳𝘵𝘪 𝘢𝘪 𝘤𝘰𝘭𝘰𝘳𝘪 𝘥𝘦𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘮𝘰𝘯𝘵𝘪.
𝘎𝘪𝘰 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢 𝘢𝘱𝘱𝘦𝘯𝘢 𝘰𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘧𝘪𝘯𝘦𝘴𝘵𝘳𝘢,
𝘱𝘳𝘰𝘵𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘢 𝘶𝘯 𝘥𝘦𝘴𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘱𝘢𝘶𝘳𝘦 𝘢𝘥𝘶𝘭𝘵𝘦,
𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘩𝘪𝘶𝘴𝘢 𝘢𝘭 𝘨𝘳𝘪𝘨𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘦𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰.

𝘊𝘰𝘯 𝘴𝘤𝘢𝘳𝘱𝘦 𝘪𝘯 𝘱𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘢,
𝘈𝘬𝘪𝘯 𝘤𝘢𝘮𝘮𝘪𝘯𝘢 𝘴𝘶 𝘴𝘢𝘴𝘴𝘪 𝘥’𝘪𝘯𝘥𝘪𝘧𝘧𝘦𝘳𝘦𝘯𝘻𝘢
𝘪𝘯 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘳𝘪𝘨𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘴𝘣𝘢𝘳𝘳𝘦.
𝘎𝘪𝘰 𝘤𝘰𝘳𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘴𝘤𝘢𝘳𝘱𝘦𝘵𝘵𝘦 𝘮𝘢𝘥𝘦 𝘪𝘯 𝘉𝘢𝘯𝘨𝘭𝘢𝘥𝘦𝘴𝘩
𝘴𝘶 𝘢𝘪𝘶𝘰𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘷𝘦𝘳𝘥𝘦 𝘰𝘱𝘶𝘭𝘦𝘯𝘻𝘢,
𝘴𝘶𝘭𝘭’𝘢𝘵𝘵𝘦𝘯𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘵𝘢̀ 𝘷𝘪𝘨𝘪𝘭𝘢𝘵𝘢.

𝘈𝘬𝘪𝘯 𝘩𝘢 𝘧𝘢𝘮𝘦, 𝘧𝘰𝘳𝘴𝘦 𝘢𝘷𝘳𝘢̀ 𝘳𝘪𝘴𝘰 𝘦 𝘶𝘯 𝘱𝘰’ 𝘥𝘪 𝘱𝘢𝘯𝘦.
𝘎𝘪𝘰 𝘩𝘢 𝘴𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘵𝘢𝘷𝘰𝘭𝘢 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘯𝘢𝘯𝘢𝘴 𝘦 𝘣𝘢𝘯𝘢𝘯𝘦.

𝘜𝘯 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘰, 𝘪𝘭 𝘱𝘢𝘭𝘭𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘎𝘪𝘰 𝘪𝘯𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘢
𝘭𝘦 𝘨𝘢𝘮𝘣𝘦 𝘥𝘪 𝘈𝘬𝘪𝘯 𝘴𝘶𝘭𝘭𝘦 𝘣𝘪𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘱𝘪𝘢𝘨𝘨𝘦 𝘥𝘪 𝘔𝘢𝘭𝘪𝘯𝘥𝘪.
𝘕𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘪𝘯 𝘱𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘢𝘯𝘨𝘶𝘳𝘰,
𝘦̀ 𝘶𝘯 𝘱𝘢𝘭𝘭𝘰𝘯𝘤𝘪𝘯𝘰 𝘷𝘢𝘳𝘪𝘰𝘱𝘪𝘯𝘵𝘰
𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘢𝘯𝘻𝘢 𝘭𝘦𝘨𝘨𝘦𝘳𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘣𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘖𝘤𝘦𝘢𝘯𝘰
𝘦 𝘴𝘶𝘪 𝘱𝘪𝘦𝘥𝘪 𝘥𝘪 𝘶𝘯’𝘢𝘮𝘪𝘤𝘪𝘻𝘪𝘢.

𝘌̀ 𝘷𝘦𝘳𝘥𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘭𝘦 𝘪𝘳𝘪𝘥𝘪 𝘥𝘪 𝘎𝘪𝘰,
𝘢𝘳𝘢𝘯𝘤𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘮𝘰𝘯𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘈𝘬𝘪𝘯,
𝘣𝘭𝘶 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘭𝘦 𝘰𝘯𝘥𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘢𝘳𝘦,
𝘳𝘰𝘴𝘴𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘪𝘭 𝘴𝘢𝘯𝘨𝘶𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘶𝘰𝘳𝘦,
𝘨𝘪𝘢𝘭𝘭𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘪𝘭 𝘴𝘰𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘱𝘦𝘳𝘢𝘯𝘻𝘢,
𝘪𝘯𝘥𝘢𝘤𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘭’𝘦𝘭𝘦𝘷𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘯𝘪𝘮𝘢.

𝘐𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰 𝘮𝘢𝘭𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘢𝘴𝘵𝘪,
𝘪 𝘣𝘢𝘮𝘣𝘪𝘯𝘪 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘢𝘳𝘤𝘰𝘣𝘢𝘭𝘦𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘢𝘳𝘮𝘰𝘯𝘪𝘰𝘴𝘦 𝘪𝘯𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪𝘰𝘯𝘪.
(Primula Bazzani, Ma Bohème 2014)

 

 

Cittadinanza attiva

Cremona – fotografia dal quotidiano on line Cremonaoggi.it

Non so se tutti hanno capito Ottobre la tua grande bellezza:
nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza

canta Francesco Guccini in Canzone dei dodici mesi, versi da ascoltare come un inno alla simbolica fecondità della vendemmia.

Ottobre è per me mese fertile, portatore di produttività, proiezione verso un tempo che, dopo il passaggio di settembre, s’incammina verso progetti ben definiti percorrendo itinerari precisi. Lo vivo pertanto da sempre come un rinnovato inizio, l’avvio di esperienze anche inedite. Così è quest’anno, in modo particolare.

In occasione delle elezioni Amministrative a Cremona di maggio-giugno 2019, stesse aspirazioni e analoghe idee hanno motivato un insieme di persone, e me, a unirci e costituire una lista civica: Cittadini per Passione. Ventinove componenti, quindici donne e quattordici uomini, con un’importante presenza femminile quindi, impegnati per obiettivi comuni: ambiente, cultura, solidarietà, cittadinanza attiva.

A esperienza elettorale conclusa, ci siamo posti la domanda del ‘che fare ora?’ per la città, soprattutto ‘come farlo?‘. Era nostra volontà non disperdere le energie del gruppo e continuare un percorso intrapreso con tanto entusiasmo. Da lì, il passaggio: da lista civica ad Associazione apolitica, autonoma, pronta a collaborare con tutti, dall’amministrazione ad altre realtà associative presenti in città e dintorni, con precise finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Abbiamo modificato il nome, mantenendo sempre il termine ‘passione’ che qualifica l’intensità del nostro interesse per Cremona.

Il progetto Passione per Cremona ha preso forma.

Per noi, è centrale l’impegno per la tutela dell’ambiente. Intendiamo pertanto promuovere azioni sulla mobilità sostenibile e ci adopereremo per proporre iniziative che consisteranno anche in piccoli interventi di ripristino e riqualificazione di aree, all’insegna della concretezza e dello spirito propositivo, nostre caratteristiche da sempre e ora anima dell’Associazione.

Ci prefiggiamo, inoltre, di organizzare e supportare iniziative culturali. Desideriamo vivere in un contesto urbano dinamico, vivace, con progetti che coinvolgano la cittadinanza, mobilitino i giovani dedicando loro spazi, eventi e opportunità. La città di Cremona è ricca di fermento ed è nostra aspirazione riuscire a far emergere espressioni artistiche valide che forse rimarrebbero rinchiuse in una nicchia se non fossero incoraggiate e sostenute.

In aggiunta, riteniamo che cultura, bellezza e ambiente sano si sposino bene con l’attenzione verso le fragilità sociali. La nostra visione di città è inclusiva e solidale. Per tale scopo, il civismo e l’associazionismo possono dare un contributo molto importante poiché sono realtà permeabili, cooperano senza perdere autonomia e identità, creano sinergie fondamentali per la vita della città. La nostra associazione s’inserisce per l’appunto in un percorso di ascolto di esigenze, intercettazioni d’istanze e proposta d’idee.

La formula Passione per Cremona sintetizza e racchiude, infatti, un programma: il senso di responsabilità civica unito al desiderio costante di assolvere al meglio un compito cui si è aderito con slancio. La consapevolezza che la città è ‘casa‘ e ‘cosa‘ di tutti è sentimento profondo e dovrebbe sollecitare chiunque a concretizzare il pensiero socio-politico – politico in senso lato – in abitudini effettive ed efficaci, a passare dalla norma alla pratica. Il nostro è sforzo appassionato per dimostrare un ‘noi ci siamo’, è presenza attiva nella realtà di cui facciamo parte, ciascuno con le proprie competenze e in ruoli specifici. Il contributo di ognuno, legato e armonizzato con altri, anima la socialità, essenza della vita della città.

Credo fermamente in questo progetto, convinta che la libertà sia assunzione di responsabilità concretizzata nella partecipazione costruttiva e concreta. Mi auguro che la ‘passione‘ resti fiamma sempre alimentata. Noi ci impegneremo al massimo.

grafica a cura del designer Mauro Massetti