La Luz Interior

interior

Ringrazio di cuore Eva & Luna di Sex de … NO’ ALTRI per avermi regalato un po’ di luce. 🙂

Immagine stupenda:
Fiat lux: creazione, nascita, genesi del mondo
Luce:     mezzo che svela e rende manifesta la realtà nella sua profondità
Luce:     simbolo dei lumi della ragione, ma anche della tensione metafisica e spirituale dell’uomo
Luce:     metafora della vita nella sua totalità e completezza

Un bellissimo dono che ricambio davvero volentieri e che, come previsto dalle indicazioni riportate qui , divido in raggi avvolti da questi versi che lancio affettuosamente e con amicizia ad alcuni compagni di viaggio

Conosco lettere ed esercizi
dell’umano paradigma

e figure che disvelano
chiaroscuri alle pareti.

Rifuggo gli artifici
di chi sfoggia la vita
come indumento

e indossa l’anima
– sulle ventitré –

Nego conoscenza
per approssimazione

ed esattezza
per giustapposizione.

E luce bianca sarò,
per sintesi additiva
di giallo e viola.

 22.2.11

Carlotta Pederzani, Sintesi Additiva , La Vita Felice 2013

A voi questi dardi di luce 😀

Affy – A fine binario

Isabella Scotti

langolinodiale

Me, myself and I – Occhioniblu

Metamorphoses – Jeiemerwin

Ognigiornotuttigiorni

Opinionista per caso – Viola

Silvia – In fondo al cuore

Sun – Pensieri distesi al sole

Susabiblog

Un bel gruppo di donne … non c’è che dire. 🙂

 

Vero … Non vero … Vero … Non vero …

Che bella questa idea! 🙂

Grazie a Emiliano che mi ha passato il testimone tramite il suo blog Diario di un 35N

messa a fuoco

Ma … vi sfido molto volentieri! 🙂

Regolamento:

1. Utilizzare il logo.

2. Riportare le regole.

3. Scrivere dieci caratteristiche o accadimenti personali e sfidare chi legge a indovinare se e quando si mente…

4. Nominare 10 blogger che si desiderano mettere a fuoco, comunicando loro di essere stati coinvolti;

5. Pubblicare le risposte nei giorni successivi…

Mi piace, sapete perché?

Sembra avvalorare una tesi che sostengo da sempre e che forse ho già espresso in altre occasioni.

A mio avviso la scrittura non è mai “neutra”; amo definirla “animista”, rivelatrice dell’anima, anche quando e se l’“io” non appare nettamente sotto il faretto a piombo del palcoscenico, ma solo in controluce.

Questo blog non ha un taglio biografico o autobiografico nel senso classico del termine. Per me si esprimono le scelte, letterarie o musicali, i fatti che racconto, le foto che scatto e commento con qualche rapida riflessione e anche lo stile, specchio di un soggetto che si rivela in modo indiretto ma che non si nasconde e non vuole assolutamente farlo.

È un’impostazione non di superficie perché la forma è sostanza, le parole parlano da sole, hanno un’anima, appunto, e il lettore attento può intuire un mondo interiore persino dietro un aggettivo o dentro un avverbio.

Curiosa davvero di verificare l’attendibilità della mia idea.

Allora … procediamo … con il “fuoco” di fila delle dichiarazioni.

1. Mantengo raramente le promesse

2. Sono testarda

3. Sono introversa

4. Sono parsimoniosa

5. Mi sento una mamma mancata

6. Mi sono innamorata solo una volta nella mia vita

7. La politica non mi interessa affatto

8. Ho iniziato a parlare a dieci mesi

9. Fiuto rapidamente l’opportunismo

10. Non amo lo sport

Sono sempre in imbarazzo quando devo indicare altri blogger …

Per cui mi rivolgo a te … a te … e ancora a te … che entri in questa dimora:

ritieniti sotto il “fuoco amico” della padrona di casa e scrivi nel tuo commento quali mie affermazioni sono vere o false.

Non vinci nulla; un semplice petalo di questo fiore che, a ogni risposta esatta, cade nelle tue mani perché una parte di me appariva già chiaramente ai tuoi occhi, solo leggendomi.

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Sfogliate i petali delle primule e verificate le risposte venerdì.

Una saluto affettuoso a tutti. 🙂

Talento e ispirazione

I riconoscimenti che tra blogger ci regaliamo in segno di stima e apprezzamento per il reciproco lavoro sono sempre molto graditi. Sarebbe davvero ipocrita affermare il contrario.
Blogghiamo e scriviamo per essere letti, per condividere emozioni, opinioni, avvenimenti, letture, scelte musicali e artistiche in genere. Mi permetto di affermare che non credo nella “scrittura per sé”; in quel caso un diario privato sarebbe più coerente.
Al riguardo, ho già espresso il mio punto di vista in modo più completo e argomentato .

Quindi, e non per formalità, ringrazio Sun per il Premio Talento Innato e Jeiem Erwin per The Very Inspiring Blogger Award.

talento innato

ar-inspiringblogger

Proseguendo nel percorso intrapreso ormai da tempo in occasione di altri riconoscimenti (L’ ebbrezza della Book Nomination, Versi per un’amichevole curiosità, A proposito di libri …, Il piacere del libro), anche in questa circostanza ne approfitto per un’impostazione “alternativa”.
Le domande e richieste previste dai due Awards sono un’opportunità davvero ghiotta per riflettere su Talento e Ispirazione, due pareti portanti dell’edificio-scrittura.

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bigliettino

sipario aperto

È una calda domenica pomeriggio di luglio.
Seduta in penombra a un tavolino della terrasse d’un café, una donna, sola, sorseggia una bibita fresca e riflette osservando la piazza semideserta. Molti sono già in vacanza, altri in procinto di partire … e lei inspira profondamente. Per lei non esiste vacanza, almeno, non dovrebbe.

Una voce maschile la distrae dalla sua meditazione. “ Ma ciao! Non pensavo di trovarti qui!”

“Ma … ma … guarda chi si rivede! … Taleeento!! Come va? Non ci siamo più sentiti dall’ultima volta che abbiamo lavorato insieme.”

“Eh, già carissima Ispirazione … sigh … Le occasioni non sono molte ultimamente. 🙁 “

“Sempre ottimista, tu eh? Possibile? Ma hai guardato in giro?!? Mai una volta soddisfatto, mai, da quando ti conosco.”

“Da che pulpito! Sbaglio o eri qui da sola? Speravi che qualcuno ti mettesse in valigia, eh!? 😉 Anzi, ti dispiace se ti faccio compagnia e chiacchieriamo un po’?”

“Figurati Talento! …. Beviamo qualcosa e rinfreschiamoci anche le idee!”

“Cosa intendi dire? Che sono confuso?”

“No, be’, … un tantino perso. Almeno ho quest’impressione, come se ti sentissi in un certo senso abbandonato. E hai anche quell’aria leggermente snob che forse forse non ti dona.”

“Certo che sei intuitiva tu, come la maggior parte delle donne del resto. Devo ammetterlo, hai ragione … ma io non voglio essere snob, non m’interessa. Io voglio poter trovare qualcuno in gamba e sostenerlo. E quello che sento dentro di me è una specie d’incapacità a gestire l’abbandono …”

“Scusa, ma proprio non ti capisco. Se cerchi qualcuno in gamba, con delle capacità, tu sei già con lui. Perché allora questa depressione?”

“Non sono depresso, solo un po’ triste. Ora ti parlo con il senso innato in mano che pulsa con tachicardia da ansia. Io lo so bene, so di essere in tantissime persone, ma a volte mi trovo magari a far nulla. Ogni tanto scalcio e mi faccio sentire ma spesso nessuno mi ascolta. Rimango in silenzio, osservo dall’interno cuore e cervello umani … a un certo punto non mi trattengo più … prima sussurro poi urlo –Lavora! Lavora! In questo modo io, Talento, il Tuo Talento, diventerò la tua forza e tu sarai un vero artista!
Io, Talento, da solo, non sono nulla. Mi-serve-lavoro-e-mestiere-perché-mi-possa-esprimere-ho-bisogno-di-essere-valorizzato-in-una-persona-che-dimostri-con-i-fatti-che-abbia-voglia-di-crescere…

“Santo cielo!! Prendi fiato!! Bevi qualcosa sennò ti secchi! La questione ti appassiona!!”

“ Glu.. glu .. Ohhh, meglio … Dicevi? Certo che mi appassiona! La faccenda mi riguarda, eccome! Ne va della mia sopravvivenza.
Ricordi quando ci siamo incontrati nel Gioco dell’Angelo? ¹ Bei tempi quelli! E il dialogo tra David e Isabella 🙂 … ero lì con loro <3 “

(Si alza e legge con voce emozionata guardando verso il pubblico)

Quando ritornò con il caffè fumante, avevo già finito l’ultima cartella. Isabella si sedette di fronte a me. Le sorrisi e degustai con calma lo squisito caffè. La ragazza si torceva le mani e stringeva i denti, lanciando sguardi furtivi ai fogli del suo racconto che avevo lasciato a faccia in giù sul tavolo. Resistette un paio di minuti senza aprire bocca.
“Allora?” disse alla fine.
“Superbo.”
Le si illuminò il viso.
“Il mio racconto?”
“Il caffè.”
Mi guardò, ferita, e si alzò per raccogliere i fogli.
“Lasciali dove sono” ordinai.
“Perché? È chiaro che non le è piaciuto e che mi giudica una povera idiota.”
“Non ho detto questo.”
“Non ha detto niente, che è peggio.”
“Isabella, se davvero vuoi scrivere, o almeno scrivere perché altri ti leggano, devi abituarti al fatto che a volte ti ignorino, ti insultino, ti disprezzino e che quasi sempre ti dimostrino indifferenza. È uno dei vantaggi del mestiere.”
Isabella abbassò lo sguardo e respirò a fondo.
“Io non so se ho talento. So solo che mi piace scrivere. O meglio, che ho bisogno di scrivere.”
“Bugiarda.”
Alzò gli occhi e mi guardò con durezza.
“Benissimo. Ho talento. E non me ne importa un’acca se lei crede che non ne abbia.”
Sorrisi.
“Questo già mi piace di più. Non potrei essere più d’accordo.”
Mi guardò confusa.
“Sul fatto che ho talento o sul fatto che lei crede che non lo abbia?”
“A te cosa sembra?”
“Allora, crede che abbia qualche possibilità?”
“Credo che tu abbia talento ed entusiasmo, Isabella. Più di quanto credi e meno di quello che ti aspetti. Ma ci sono tante persone che hanno talento ed entusiasmo, e molte di loro non arrivano mai a nulla. Questo è solo l’inizio per combinare qualcosa nella vita. Il talento naturale è come la forza di un atleta. Si può nascere con maggiori o minori capacità, però nessuno diventa un atleta perché è nato alto o forte o veloce. A fare l’atleta, o l’artista, è il lavoro, il mestiere e la tecnica. L’intelligenza con cui nasci è solo una dotazione di munizioni. Per riuscire a farci qualcosa è necessario trasformare la tua mente in un’arma di precisione.

“Be’, che dire … ti capisco perfettamente. Anch’io ero lì con te. Ricordi quando sono comparsa? Sempre tra David e Isabella…

(Ispirazione si avvicina a Talento, prende il suo viso tra le mani e inizia a ripetere lentamente.)

“Ti tengo perché mi hai detto che volevi imparare a scrivere e io sono l’unico idiota che conosci in grado di aiutarti a farlo.”
“Non c’è bisogno che si arrabbi, È che mi manca l’ispirazione.”
“L’ispirazione viene quando si mettono i gomiti sul tavolo, il culo sulla sedia e si comincia a sudare. Scegli un tema, un’idea e spremiti le meningi fin quando ti fanno male. Questa si chiama ispirazione.”
[ … ]
“E lei ce l’ha già un tema con tutti quei libracci che sta consultando?”
[ … ]
“Sono ancora nella fase della documentazione.”
“Documentazione? E come funziona?”
“Fondamentalmente, si leggono migliaia di pagine per imparare il necessario e arrivare all’essenziale di un tema, alla sua verità emotiva, e poi si impara tutto per iniziare da zero.”
Isabella sospirò.
“Cos’è la verità emotiva?”
“È la sincerità all’interno della finzione.”
“Allora bisogna essere onesti e brave persone per scrivere narrativa?”
“No. Bisogna avere mestiere. La verità emotiva non è una qualità morale, è una tecnica.”
“Parla come uno scienziato” protestò Isabella.
“La letteratura, almeno quella buona, è una scienza con sangue artistico. Come l’architettura o la musica.”
“Io pensavo che fosse qualcosa che sgorgava dall’artista, così, all’improvviso.”
“A sgorgare così all’improvviso sono solo i peli e le verruche.”

“Bel ritratto. 🙂 Sai, Ispirazione,  lì ho davvero scoperto qualcosa di te che non conoscevo. Ti ho sempre immaginata un po’ sbarazzina e svolazzante come una farfalla che all’improvviso si posa afferrata dalla mano di un amore finito, dell’angoscia di un istante, di un fremito di passione … Invece anche tu hai bisogno d’altro.”

“Vedi , Talento, io mi nutro di curiosità …”

“Roba fichissima! Ma … la tua voce …” la guarda ammirato “ sembra un soffio …”

“Ma io sono un soffio, uno spirito, e sono ovunque anche in ciò che può sembrare banale. Ma scava … scava … , non c’è nulla di banale nella vita.”

“Quanto sei dolce! Fresca come una rosa appena sbocciata! Non credi sia giunto il momento …”

“ … ???”

“Ehm … di stare insieme. Io con te mi sento bene e ti vado a genio, lo intuisco, sai? 😉 Sono o non sono Talento? Un po’ ci assomigliamo, in fondo.”

“Solo un po’?!?!? Ma siamo una gran bella coppia, una vera forza! E sai che facciamo ora? Leviamo le tende da qui, ho bisogno di muovermi, tu no? Andiamo a cercare qualcuno che ancora forse non ci conosce bene.”

“Ok, ok, diamo un’occhiata in giro. Ma non nei soliti posti, quelli fighettini dove io vengo sbandierato a destra e a manca. ‘Na fatica! Per cosa poi? Un romanzetto da quattro soldi quotato il triplo … Beata te che certi ambienti non li frequenti. Che ne dici di quei quartierini lontani dal rumore, anche di periferia ma di classe … “

“Intendi tipo BlogPo? Ma è perfetto, io lì conosco un sacco di gente … Ok, dammi la mano, ti guido io.”

Si allontanano abbracciati e felici attraversando la piazza deserta. È notte ormai, ma qualcuno ancora non dorme: li sta aspettando.

sipario fine

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Come da tradizione, a sipario chiuso i due attori riappaiono sul palcoscenico.
Talento e Ispirazione s’inchinano al pubblico.
Li raggiunge la regista cha applaude a tutti i presenti e lancia uno sguardo riconoscente a Sun e Jeiem sedute in prima fila.
Senza la loro sponsorizzazione la pièce non sarebbe mai andata in scena.

 

¹ Carlos Ruis Zagón, Il Gioco dell’Angelo, 2008

Il piacere del libro

Quale migliore opportunità di un Lovely Book Award per parlare di libri?

Ringrazio di cuore Elena Marino che, tramite il suo suo bellissimo blog, me ne fornisce l’occasione.

Le caratteristiche di questo riconoscimento sono note.
Ancora una volta, tuttavia, come ho già scelto in passato, bypasso “le regole” per proporre riflessioni sulla lettura proprio attraverso un libro che ne evoca i piaceri.

SimonedeBeauvoir

In Mémoires d’une jeune fille rangée (1958) / Memorie di una ragazza per bene, Simone de Beauvoir ricostruisce i primi vent’anni della sua vita.

Fin da bambina, emergono in lei la spiccata curiosità, la capacità critica che caratterizzeranno la sua età adulta, un profondo amore per la lettura e un’innata propensione per la scrittura.

Il rapporto della piccola Simone con il libri è animato dal sentimento di avere davanti a sé oggetti vivi, assolutamente sinceri e autentici.

M’installavo nel vestibolo, davanti all’armadio normanno e all’orologio di legno scolpito che racchiudeva nel suo ventre due cupree pigne di pino e le tenebre del tempo; [ … ] Quell’abisso, il silenzio scandito dal tic-tac dell’orologio, m’intimorivano. Ma i libri mi rassicuravano: parlavano, non dissimulavano niente; in mia assenza, tacevano; quando li aprivo dicevano esattamente ciò che dicevano.

È fatto anche di piacere fisico: il profumo della stampa, il contatto delle sue dita con la carta, il rumore delle pagine sfogliate; è basato sul reciproco scambio.

[ … ] sapevo servirmi del linguaggio che, esprimendo la sostanza delle cose, le illuminava. Avevo una spontanea tendenza a raccontare tutto quello che mi accadeva, parlavo molto e scrivevo volentieri. Se in un componimento descrivevo un episodio della mia vita, questo si salvava dall’oblio, interessava altre persone, era conservato definitivamente. Mi piaceva anche inventare delle storie, e nella misura in cui erano ispirate alla mia esperienza, la giustificavano; in un certo senso non servivano a nulla, ma erano uniche, insostituibili, esistevano, ed ero fiera di averle tratte dal nulla. Perciò dedicavo sempre molta cura ai miei componimenti, al punto che ne ricopiai alcuni sul “libro d’oro”.
[ … ] di ritorno a Parigi, aspettavo febbrilmente la riapertura delle scuole. Mi sedevo nella poltrona di pelle, accanto alla libreria, facevo cricchiare tra le mani i libri nuovi, ne aspiravo l’odore, guardavo le figure, le carte, scorrevo una pagina di storia: avrei voluto in un solo colpo d’occhio animare tutti i personaggi, tutti i paesaggi nascosti nell’ombra dei fogli neri e bianchi. La loro muta presenza, e il potere che io avevo su di essi, m’inebriava.
A parte lo studio, la grande occupazione della mia vita restava la lettura. Adesso la mamma si era abbonata alla Biblioteca Cardinale, in piazza Saint-Sulpice. Un tavolo carico di riviste e periodici occupava il centro di una grande sala da cui s’irradiavano dei corridoi tappezzati di libri. Provai una delle più grandi gioie della mia infanzia il giorno in cui mia madre mi disse che mi regalava un abbonamento personale. Mi piantai dinanzi a uno scaffale riservato alle “opere per la gioventù”, dove si allineavano centinaia di volumi.
“Tutta questa roba è mia!” mi dissi, rapita. La realtà sorpassava i miei sogni più ambiziosi; davanti a me si apriva il paradiso, fin allora sconosciuto, dell’abbondanza. [ … ] Inoltre, la mamma mi portava qualche volta a comprare romanzi inglesi in un negozietto vicino alla scuola; mi duravano a lungo, poiché li decifravo lentamente; provavo un gran piacere nel sollevare con l’aiuto di un dizionario il velo opaco delle parole: descrizioni e racconti conservavano non poco del loro mistero; li trovavo più profondi e affascinanti che se li avessi letti in francese.

Memorie di una ragazza per bene è uno dei libri che rimangono “appiccicati addosso” per le numerose affinità con la protagonista.

Ricorro spesso alle versioni eBook, e solo per comodità. In quei casi mi ritrovo spessissimo a dire ad alta voce tra me e me “Mi manca una matita!” …
Quando leggo, ho bisogno di sottolineare frasi, annotare espressioni, aggiungere brevi commenti ai margini del testo … e ogni volta che riapro lo stesso volume so esattamente cosa cercare e dove trovarlo. Perché io amo rileggere: più volte si entra in un libro, più appaiono rinvigorite immagini nuove, o passate inosservate a una prima lettura.

L’evidenziatore colorato di un eReader, il segnalibro a coda di rondine di un iPad (illusione di un nastrino …), le funzioni elettroniche di un Kindle non reggono il confronto: solo proiezioni virtuali di una realtà ben più soddisfacente anche per il mio universo sensoriale.

Lovely bokk award

A proposito di libri …

“In argot francese leggere si dice ligoter che vuole anche dire incatenare.
Nel linguaggio figurato un grosso libro è un mattone.
Sciogliete quelle catene e il mattone diventerà una nuvola.” ¹

Questa è per me un’autentica dichiarazione d’amore che Daniel Pennac dedica AL LIBRO, qualunque libro, nel suo Comme un roman / Come un romanzo.
Ed è con questa bellissima frase che ringrazio Isabella (Isabella Scotti) di avere ricordato la mia passione per la lettura attraverso il Lovely Book Award.

Lovely bokk award

Il testo di Pennac è davvero un must per chi trasforma la lettura in una “piacevole regola” di vita. Con stile vivace e tono spesso ironico, un narratore divertente e divertito affronta senza pedanteria una questione seria come la scelta di quando, come, cosa e se leggere.

“Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare” … il verbo “sognare” …
Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: “Amami!” “Sogna!” “Leggi!” “Leggi! Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!”
“Sali in camera tua e leggi!”
Risultato?
Niente.
Si è addormentato sul libro.” ¹

È come se io scegliessi un libro facendomi influenzare dalle recensioni, che non vuol dire che non le legga anche prima di acquistarlo, non fosse altro per il gusto di sentenziare che quei giudizi non erano affatto attendibili, almeno per me.

“Care bibliotecarie, custodi del tempio, è una fortuna che tutti i titoli del mondo abbiano trovato il loro alveolo nella perfetta organizzazione delle vostre memorie (come potrei raccapezzarmi, senza di voi, io che ho una memoria che non vale un soldo?), è prodigioso che voi siate al corrente di tutti i soggetti ordinati nelle scaffalature che vi circondano … ma come sarebbe bello, anche, sentirvi raccontare i vostri romanzi preferiti ai visitatori smarriti nella foresta delle letture possibili … come sarebbe bello che faceste loro omaggio dei vostri migliori ricordi di lettura! Narratrici, siate –maghe– e i libri voleranno direttamente dagli scaffali alle mani del lettore.” ¹

Ecco, quando entro in libreria mi piacerebbe molto che la mia interlocutrice o il mio interlocutore non fossero semplici commessi addestrati a fornirmi lo scontrino, ma mi parlassero del libro che sto acquistando, mi mettessero a parte della loro opinione. Sentirei l’atmosfera di un luogo vivo …
Sono incontri rari. Mi ricordo solo di un negozietto di libri a Parigi vicino alla Sorbona e, più recentemente, di una libreria a Milano nei pressi della Stazione Centrale il cui (credo) proprietario è un vero esperto, un abile consigliere. In alcuni casi ha persino evitato di consultare l’archivio sul pc!
In caso contrario, è come acquistare libri on line: ugualmente impersonale, ma più comodo.

“Io spizzico, noi spizzichiamo, lasciamoli spizzicare.
È la libertà che ci concediamo di prendere un volume a caso nella nostra biblioteca, di aprirlo dove capita e di immergercisi un istante, proprio perché solo di quell’istante disponiamo. Alcuni libri si prestano meglio di altri allo spizzicare, fatti come sono di testi brevi e separati: le opere complete di Alphonse Allais o di Woody Allen, i racconti di Kafka o di Saki, i Papiers Collés di Georges Perros, il buon vecchio La Rochefoucault, e la maggior parte dei poeti …
Detto questo, si può benissimo aprire a casaccio Proust, Shakespeare o la Corrispondenza di Raymond Chandler e spizzicare qua e là, senza correre alcun rischio di rimanere delusi.
Quando non si ha né il tempo né i mezzi per concedersi una settimana a Venezia, perché negarsi il diritto di passarvi cinque minuti?” ¹

Anche a me capita di “spizzicare” … bellissimo farlo con le raccolte di poesie! Apro e trovo sempre quei versi che sembrano essere stati scritti per me in quel preciso istante!
Il mio “spizzicare” si traduce anche, in concreto, nel leggere più libri contemporaneamente, nell’acquistarne molti in una volta sola (il mio comodino sta assumendo la struttura di una piramide!) facendo la classica “scorta”.
Libri più brevi accatastati su tomi più corposi: il numero delle pagine non costituisce per me un fattore determinante nella scelta di un libro. Ho letto romanzi di poche pagine ma pesantissimi e altri voluminosi ma leggeri come piume.

“Per lui siamo diventati narratori. Dal primo sbocciare in lui del linguaggio abbiamo incominciato a raccontargli delle storie. Era un talento che ignoravamo di avere. Ma il suo piacere ci ispirava, la sua felicità ci dava le ali. Per lui abbiamo moltiplicato i personaggi, concatenato gli episodi, raffinato gli accorgimenti. Come il vecchio Tolkien con i suoi nipotini, gli abbiamo inventato un mondo. Al confine tra il giorno e la notte, siamo diventati il suo romanziere.
Se invece non abbiamo avuto questo talento, se gli abbiamo raccontato le storie degli altri, e anche piuttosto male, cercando le parole, storpiando i nomi propri, confondendo gli episodi, unendo l’inizio di un racconto con la fine di un altro, poco importa …E se anche non abbiamo raccontato affatto, se ci siamo limitati a leggere a voce alta, eravamo il suo romanziere, il narratore unico grazie al quale ogni sera lui si infilava nel pigiama del sogno prima di scomparire sotto le lenzuola della notte. O meglio, eravamo il Libro.” ¹

Ho imparato a leggere da bambina esattamente così: ascoltando, come questo figlio con i suoi genitori. Per me sono stati i racconti della mia nonna mentre ero con lei nel lettone per il sonnellino pomeridiano o le fiabe la sera dopo Carosello e prima di spegnere la luce della cameretta. Ho assimilato in tutta naturalezza l’idea che leggere è interiorizzare, il “silenzio dopo la lettura”.

Troviamo il tempo per leggere!

“Sì, ma a quale dei miei impegni rubare quest’ora di lettura quotidiana? Agli amici? Alla tivù? Agli spostamenti? Alle serate in famiglia? Ai compiti?
Dove trovare il tempo per leggere?
Grave problema.
Che non esiste.
Nel momento in cui mi pongo il problema del tempo per leggere, vuol dire che quel che manca è la voglia. Poiché, a ben vedere, nessuno ha mai tempo per leggere. Né i piccoli, né gli adolescenti, né i grandi. La vita è un perenne ostacolo alla lettura.
“Leggere? Vorrei tanto, ma il lavoro, i bambini, la casa, non ho più tempo …”
“Come la invidio, lei che ha tempo per leggere!”
E perché questa donna, che lavora, fa la spesa, si occupa dei bambini, guida la macchina, ama tre uomini, frequenta il dentista, trasloca la settimana prossima, trova tempo per leggere e quel casto scapolo che vive di rendita, no?”
Il tempo per leggere è sempre tempo rubato. (Come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo per amare)
Rubato a cosa?
Diciamo, al dovere di vivere.
È forse questa la ragione per cui la metropolitana – assennato simbolo del suddetto dovere – finisce per essere la più grande biblioteca del mondo.
Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
Se dovessimo considerare l’amore tenendo conto dei nostri impegni, chi ci si arrischierebbe? Chi ha tempo di essere innamorato? Eppure, si è mai visto un innamorato non avere tempo per amare?
Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva.
La lettura non ha niente a che fare con l’organizzazione del tempo sociale. La lettura è, come l’amore, un modo di essere.
La questione non è di sapere se ho o non ho tempo per leggere (tempo che nessuno, d’altronde, mi darà), ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore.” ¹

Pennac

Anche questa volta ho “rivoluzionato” le regole del gioco/nomination.
Ne seguo diligentemente una sola e passo il testimone a

Fabiana Schianchi
L’angolino di Ale
La Bloggastorie
Ombreflessuose
Trame di pensieri

sicura che, se – e solo se – vorranno, sapranno trovare un modo originale e non scontato di condividere il loro personale rapporto con IL LIBRO.

¹ Come un romanzo di Daniel Pennac (Feltrinelli, Milano, 1993)
  Titolo originale Comme un roman (Gallimard, Paris, 1992)