Cantiamo al Sole

raggio-di-sun

Grazie a Isabella  (Isabella Scotti) che mi ha regalato un raggio di sole! 🙂

Alcuni versi di Baudelaire, raccolti qua e là, vogliono essere un cadeau per lei che ama e scrive poesia.

Che bello il sole quando tutto nuovo sorge

E come un’esplosione ci lancia il suo buongiorno!

– Beato chi può con amore

Salutare il suo tramonto più glorioso di un sogno!

 

Ricordo! … Ho visto tutto, fiore, solco, sorgente,

Bearsi al suo sguardo come un cuore palpitante …

Corriamo verso l’orizzonte, è tardi, su corriamo,

Per afferrare almeno un suo raggio obliquo!

da (Il tramonto romantico, I relitti)

Un autentico inno al sole! E un invito a goderne prima che avanzi la notte.

Che dire ancora di questo sole che scende sulla città, sui sobborghi, sui tetti, su ogni luogo senza distinzione, “ospedali” e “palazzi”, sui campi, sulle spighe e che dà vita, abbellisce, nobilita tutto proprio come la poesia di cui è simbolo?

Lungo il vecchio sobborgo di stamberghe e persiane

Cadenti, rifugio di segreti piaceri,

Mentre il sole crudele picchia con raddoppiati raggi

Sulla città e i campi, sui tetti e le messi,

Da solo vado esercitandomi alla mia bizzarra scherma

Annusando a ogni angolo gli imprevisti della rima,

Inciampando sulle parole come sul selciato,

Urtando, a volte, versi a lungo sognati.

 

Questo padre fecondo, nemico della clorosi,

Sveglia nei campi i vermi e le rose;

Fa svaporare gli affanni verso il cielo,

E colma di miele cervelli e alveari.

È lui che infonde giovinezza agli storpi

E li rende allegri e dolci come ragazzine,

Ordina alle messi di screscere e maturare

Nel cuore immortale che vuol sempre fiorire!

 

Quando, al pari di un poeta, scende sulle città,

Nobilita il destino delle cose più vili,

E si presenta come un re, senza pompa né valletti,

In ogni ospedale e in ogni palazzo.

(Il Sole, I Fiori del Male, Quadri Parigini)

Sole come simbolo di nascita o di rinascita, cantato con questo potere “terapeutico” anche in vari brani musicali.

Ce ne sono molti, ma i miei gusti mi portano a sceglierne due: contengono il mio raggio di sole che regalo a chi passa sempre di qui, di fretta o si sofferma e legge; un sole amico, compagno, sostegno, energia per allontanarsi dalla malinconia che talora assale nel quotidiano, come suggeriscono i Subsonica nel loro Sul Sole

mano dal finestrino

domani io partirò

per sdraiarmi sul sole

dimenticare

in vacanza sul sole

addormentarmi per ore

immaginarmi migliore

 

Sole come forza per risollevarsi anche da momenti un po’ bui che tutti noi abbiamo nella vita. Ognuno ha

la propria storia

con

un graffio dentro alla memoria

un dolore, un segno; ma

ogni tanto c’è una sosta

… e poi

vada come vada cammina nel sole

canta Gianluca Grignani.

Inno alla forza di vivere, nonostante tutto perché

Profumo di viole c’è

 

 

 

Buon ascolto … e buon Sole a tutti!! 🙂

 

 

Versi per un’amichevole curiosità

Il simpatico Cornelio e la dolce Viola mi hanno onorata con due regali:

premio curiosità 2014

 da Cornelio – Mare Nostrum

Lovely blog awardda Opinionista per caso – Viola

La curiosità del primo, legittima se si vuole approfondire la conoscenza di un blogger, abbinata a un attestato di simpatia, dolcezza e amabilità che non può che fare piacere. Indiscutibilmente. Saremmo ipocriti se dicessimo il contrario.
Seppur frutto di uno spirito ludico che ultimamente sembra avere davvero contagiato il web, gli Award sono un riconoscimento. Per cui ringrazio di cuore e, come si leggerà, non sarà un semplice gesto formale.

In ogni gioco che si rispetti, anche in questo esistono regole. Unendo le richieste in un unico schema dovrei:
➢ rispondere a dieci domande che Cornelio mi ha passato come in una staffetta
➢ raccontarmi attraverso dieci caratteristiche che riguardano me
➢ nominare cinque blog per il Premio Curiosità e altri dieci per il Lovely Blog Award

Mentre penso a come svolgere il mio compito, osservo lo splendido gattino dell’immagine. Mi guarda con occhi imploranti, la sua zampetta sembra bucare lo schermo del pc per accarezzare la mia mano appoggiata sulla tastiera.
Immediatamente lo vedo protagonista di alcuni versi di Baudelaire con i quali non solo accolgo lui nella mia casa virtuale ma, allo stesso tempo, saluto e ringrazio Cornelio che mi ha fatto omaggio di questa deliziosa creatura.

Il Gatto

– II –

Dal suo pelo biondo e bruno
Si effonde un profumo così dolce, che una sera
Ne ero tutto impregnato, per averlo
Carezzato una volta, una sola.

È il genio tutelare del luogo;
Giudica, presiede, ispira
Ogni cosa nel suo regno;
è forse una fata, è forse un dio?

Quando i miei occhi, verso l’amato gatto
Attratti come da una calamita,
si distolgono docilmente
e guardo in me stesso,

allora vedo con stupore
il fuoco delle sue pallide pupille,
chiari fanali, opali viventi,
che fissi mi contemplano.
(Baudelaire, I Fiori de Male, Spleen e Ideale, LI, Il Gatto, – II – )

La rosa di Viola? Un graditissimo cadeau per il quale la ringrazio con una domanda che contiene l’immagine di un doppio fiore, un fiore nuovo che raccolgo per lei e le invio idealmente attraverso le parole di Rimbaud.

Fiori

Da un gradino d’oro, – fra i cordoni di seta, le organze grigie, i velluti verdi e i dischi di cristallo che anneriscono come bronzo al sole – vedo la digitale schiudersi sopra un tappeto di filigrane d’argento, d’occhi e di capigliature.
Monete d’oro giallo sparse sull’agata, pilastri di mogano che sorreggono una cupola di smeraldi, mazzi di raso bianco e sottili verghe di rubino circondano la rosa d’acqua.
Simili a un dio dagli occhi enormi e azzurri e dalle forme nivee, il mare e il cielo attirano alle terrazze di marmo la folla delle giovani e forti rose.
(Rimbaud, Illuminazioni)

Ora è il mio turno: svelare particolari e curiosità sui miei gusti, la mia vita, il mio carattere.
Già fatto in passato (↵click, ↵click , ↵e ancora click) e, in fondo, avviene continuamente, anche se non in modo diretto.
Il registro autobiografico, nel senso stretto del termine, non mi appartiene ma, in realtà, ognuno esprime il proprio IO nel blog, chi parlando apertamente di sé, chi attraverso immagini, racconti, reali o immaginari, chi ancora condividendo alcune esperienze di vita, ma solo a tratti, o determinate letture e preferenze musicali.
La scrittura è sempre “animista”, rivela moltissimo dell’autore e palesa il desiderio di esternazione. Ogni scelta, dal contenuto al lessico, è rivelare un pezzettino di sé.

Comunque sia, me voilà … a modo mio:

Una primula di marzo che ha la matura freschezza di cinquantasette primavere, soddisfatta di avere ancora una corolla variopinta e un discreto profumo, a tal punto che non desidererebbe ritornare bulbo.
Un tenero bacio ha sfiorato i suoi giovani petali in una piovosa serata d’aprile. Le gocce ne hanno rinvigorito il colore: pioggia o lacrime di gioia? Sfumature di pudore?
Di notte la corolla si chiude e riposa. Non sogna questo fiore o rimuove i contorni delle visite notturne.
Di giorno è pimpante: fioritura continua e pensieri spruzzati ovunque insieme al suo profumo.
Ha radici ben piantate nel suo giardino; vorrebbe tuttavia conoscere altre aiuole, altri terricci, altri fiori.
D’altronde è una primula bohémienne!!
Progettando la serata, le viene un’idea: esiste un modo per trovare virtuale dimora in parchi a lei vicini e in cui ama allungare molto spesso i suoi gambi curiosi.
Non ne individua qualcuno in particolare; li sceglie tutti.
Fotografa la sua immagine invitando gli amici, se lo desiderano, a depositarla nei loro giardini perché per lei sono tutti Lovely Gardens.

primule

Le verdi foglie si agitano per salutare e ringraziare dell’eventuale ospitalità, il giallo dei petali s’illumina per un amichevole e caloroso abbraccio.

Ho desiderato chiaramente giocare un po’ e per farlo ho smontato le regole del gioco.
Fuor di metafora, a modo mio ho risposto a domande, esaudito curiosità, parlato di me e nominato tutti voi che arrivate qua, sostate appena o vi fermate un po’, lasciando comunque un segno del vostro passaggio.

Elegante sensualità

Non è assolutamente necessario postare foto audaci per comunicare sensualità. Anzi! Penso sia vero l’esatto contrario.

Questo brano, questa poesia in prosa, evoca un amplesso; trasuda erotismo e sensazioni carnali che sono talmente forti da essere sublimate in visioni oniriche. Il poeta si lascia inebriare dai suoi sensi e mentre “respira” il profumo dei capelli e dei seni caldi della donna che gli sta accanto “vede” un universo …

Perfetta sinestesia che rende questo momento di passione elegante, non volgare, altamente poetico, ma non per questo meno sensuale. Proprio perché evocato.

Un Hémisphère dans une chevelure

     Laisse-moi respirer longtemps, longtemps, l’odeur de tes cheveux, y plonger tout mon visage, comme un homme altéré dans l’eau d’une source, et les agiter avec ma main comme un mouchoir odorant, pour secouer des souvenirs dans l’air.

     Si tu pouvais savoir tout ce que je vois ! tout ce que je sens! tout ce que j’entends dans tes cheveux ! Mon âme voyage sur le parfum comme l’âme des autres hommes sur la musique.

     Tes cheveux contiennent tout un rêve, plein de voilures et de mâtures, ils contiennent de grandes mers dont les moussons me portent vers de charmants climats, où l’espace est plus bleu et plus profond, où l’atmosphère est parfumée par les fruits, par les feuilles et par la peau humaine.

     Dans l’océan de ta chevelure, j’entrevois un port fourmillant de chants mélancoliques, d’hommes vigoureux de toutes nations et de navires de toutes formes découpant leurs architectures fines et compliquées sur un ciel immense où se prélasse l’éternelle chaleur.

     Dans les caresses de ta chevelure, je retrouve les langueurs des longues heures passées sur un divan, dans la chambre d’un beau navire, bercées par le roulis imperceptible du port, entre les pots de fleurs et les gargoulettes rafraîchissantes.

     Dans l’ardent foyer de ta chevelure, je respire l’odeur du tabac mêlée à l’opium et au sucre ; dans la nuit de ta chevelure, je vois resplendir l’infini de l’azur tropical ; sur les rivages duvetés de ta chevelure, je m’enivre des odeurs combinées du goudron, du musc et de l’huile de coco.

     Laisse-moi mordre longtemps tes tresses lourdes et noires. Quand je mordille tes cheveux élastiques et rebelles, il me semble que je mange des souvenirs.

Charles Baudelaire, Petits Poèmes en Prose,Le Spleen de Paris, 1869. Ed. Classiques Garnier, Paris 1980

Baudelaire

Un emisfero nei tuoi capelli

     Lasciami respirare a lungo, ancora e ancora, l’odore dei tuoi capelli, lascia che io vi immerga il viso come fa l’assetato nell’acqua della sorgente, e che li scuota con la mia mano come un fazzoletto odoroso per farne uscire i ricordi nell’aria.

     Se tu potessi sapere tutto quello che vedo, tutto quello che sento, tutto quello che scopro nei tuoi capelli! La mia anima viaggia seguendo un profumo, come l’anima di altri viaggia seguendo una musica.

     Nei tuoi capelli c’è un intero sogno, pieno di vele e alberature; mari aperti i cui monsoni mi portano verso climi incantati, dove lo spazio è più azzurro e profondo, dove l’aria ha il profumo dei frutti, delle foglie e della pelle umana.

     Nell’ oceano dei tuoi capelli vedo un porto brulicante di canzoni tristi, di uomini vigorosi dei più diversi paesi, e navi d’ogni forma, le cui intricate, delicate architetture si stagliano nel cielo immenso, invaso da un’immobile calura.

     Se carezzo i tuoi capelli, ritrovo il languore delle ore passate su un divano, nella cabina di una bella nave, cullato dal dolce rollio del porto, tra vasi di fiori e terrine rinfrescanti.

     Nella brace dei tuoi capelli, respiro l’odore di tabacco mescolato all’oppio e allo zucchero; nel buio dei tuoi capelli vedo splendere l’infinito dell’azzurro tropicale; sulle rive muscose dei tuoi capelli mi inebrio degli odori mescolati del catrame, del muschio e dell’olio di cocco.

     Lasciami mordere ancora le tue trecce pesanti e nere. Quando prendo a piccoli morsi i tuoi capelli elastici e ribelli, mi sembra di mangiare ricordi.

Charles Baudelaire- –Le spleen De Paris. Ed It Garzanti , Milano 1989. Trad Alfonso Berardinelli

Edvard Munch,Baiser sur les cheveux, 1915

Edvard Munch, Baiser sur les cheveux, 1915

Il tempo per leggere

Leggere un libro non equivale a consultare, ad esempio, un libretto d’istruzioni per il funzionamento della lavatrice piuttosto che di un cellulare.
Non cerco informazioni in un romanzo, tanto meno in una poesia (in cui si manifesta una tensione interiore che il poeta ha vissuto forse solo per qualche istante) e nei libri in genere, a meno che non scelga un trattato di storia o un saggio di critica letteraria. Ma in questo caso si tratta di studio e non di lettura e, personalmente, li distinguo in modo netto.
Leggiamo per conoscerci meglio? Per ritrovare in quelle pagine che sfogliamo (o sullo schermo di un tablet) una parte di noi, una conferma di ciò che siamo, la scoperta di angoli ancora inesplorati della nostra mente e della nostra anima?
Quando legge. ogni lettore è lettore di se stesso. L’opera dello scrittore è solo una lente che egli offre al lettore per permettergli di capire ciò che, senza quel libro, non avrebbe mai intuito di sé.” (Proust, Il tempo Ritrovato, Alla Ricerca del Tempo Perduto)
Per alcuni artisti, certi incontri si sono rivelati fondamentali per la loro vocazione: quello reale tra Svevo e Joyce, ma anche, Baudelaire lettore di E. A. Poe, Mallarmé lettore di Baudelaire, Montale lettore e traduttore di T. S. Eliot…. l’elenco sarebbe lungo.
Che Proust abbia ragione?
Io trovo il tempo per leggere con lo scopo di conoscere ciò che ancora non so di me?
Risponderei di sì, almeno questa è la mia motivazione, aggiungendo tuttavia che la “scoperta di sé” non significa necessariamente sposare la tesi del libro o sentirsi positivamente coinvolti nella storia raccontata.
La conoscenza di chi siamo, di che cosa vogliamo si verifica anche attraverso la non condivisione dei contenuti che stiamo leggendo; anche, se non soprattutto: l’eccessivo coinvolgimento non richiede sforzo alcuno. Dov’è l’utilità?
Una sorta di distacco apre invece nuovi orizzonti o rende più solide le nostre convinzioni.
Il “mi piace” o “non mi piace”, quindi un giudizio su base esclusivamente emotiva, non è secondo me un valido criterio di valutazione per un testo.
Non lo è nemmeno nella vita.
Il libro non è solo uno strumento di analisi personale; è un’occasione per formarsi, per costruire la propria interiorità. In caso contrario, io lettore rischio di vedere nelle pagine scritte solo un riflesso di sentimenti già noti, di emozioni già vissute.
Perché Emma Bovary (Flaubert) legge i romanzi di W. Scott e romantici in genere? Erano di moda all’epoca, e questa è una spiegazione; ma Emma li divora perché vi ritrova la sua inclinazione per il sogno a occhi aperti, per un mondo di castelli incantati e feste da ballo fiabesche, di cavalieri e di eroi.
Emma sceglie il libro; al contrario quanta gratificazione quando il libro sceglie noi! Che relazione dinamica tra chi legge e ciò che è letto, essenziale per la crescita, la formazione, persino trasformazione del nostro io!
È raro che io interrompa la lettura di un libro, anche se talora è impegnativa o forse proprio perché lo è. Analogo motivo per cui ho spesso trovato il tempo per rileggere lo stesso romanzo: ogni volta un’occasione per un incontro, se non nuovo, senz’altro rinnovato.
 
 
 
 
 
 
 

Perché “ma bohème”?

Quel mondo meraviglioso che è la letteratura mi ha spesso fornito importanti sollecitazioni. Il mio poeta francese preferito, Arthur Rimbaud, mi ha suggerito un percorso.
Ma bohème è il titolo di una sua celebre poesia che riporto di seguito nella sua versione originale seguita da traduzione.

Ma bohème
Je m’en allais, les poings dans mes poches crevées;
Mon paletot aussi devenait idéal ;
J’allais sous le ciel, Muse ! et j’étais ton féal ;
Oh ! là là ! que d’amours splendides j’ai rêvées !

Mon unique culotte avait un large trou.
Petit-Poucet rêveur, j’égrenais dans ma course
Des rimes. Mon auberge était à la Grande-Ourse.
Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou

Et je les écoutais, assis au bord des routes,
Ces bons soirs de septembre où je sentais des gouttes
De rosée à mon front, comme un vin de vigueur ;

Où, rimant au milieu des ombres fantastiques,
Comme des lyres, je tirais le élastiques
De mes souliers blessés, un pied près de mon cœur.

La mia bohème
Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
E anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele servitore;
Oh! quanti amori splendidi ho sognato!

I miei unici pantaloni avevano un largo squarcio.
Pollicino sognante, nella mia corsa sgranavo
Rime. La mia locanda era sull’Orsa Maggiore.
– Nel cielo le mie stelle dolcemente frusciavano

Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade
In quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce
Di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;

Dove, rimando in mezzo a fantastiche ombre,
Tiravo, come fossero delle lire, le stringhe
Delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!

(© traduzione a cura di Primula Bazzani)

Questo celebre sonetto è in estrema sintesi l’evocazione del desiderio di avventura, di un vagabondare al contempo fisico e mentale. Perdersi al contatto con la natura che rinvigorisce l’anima non è altro che una metafora del poeta errante che viaggia alla ricerca di un’ispirazione riscontrabile anche negli elementi apparentemente più banali del quotidiano, come le stringhe delle scarpe associate all’immagine poeticamente aulica della lira e del cuore.

È questo l’aspetto che più mi affascina: vivere l’atto della scrittura come un peregrinare nell’esistenza tout court, ma anche nella mia, alla ricerca di orientamenti. Lo vedo come una strada, non necessariamente lineare, da percorrere proprio come un bohémien che registra in parole via via emozioni, fatti, idee.

Nel corso di questo cammino insieme emozionale e razionale ci si “inebria” di vita e di parole.
“.. Inebriatevi senza tregua! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro” dichiara Baudelaire in uno dei suoi celebri Poemetti in Prosa.

Trovo questa riflessione calzante all’interno del mio percorso vita/scrittura.
Riscontro un’analogia tra il vagabondare di Rimbaud, la sua “bohème”, e il concetto baudelairiano di “ebbrezza” che non allude a uno stato di incoscienza; si tratta semmai di ipercoscienza. È una condizione di grazia mentale che non fa perdere il controllo della realtà ma fa afferrare le emozioni, la bellezza, la vita in una dimensione sublimata.
Ci si ubriaca di vino, è vero, ma anche di arte e/o nell’arte.

Enivrement”, “ebbrezza”, “ma bohème”: mi piace evocare questi concetti sganciati da un’abituale interpretazione legata alla trasgressione. Li vorrei leggere come simboli della ricerca di un senso da dare alla vita grazie alle conoscenze e alle esperienze alle quali è bello e creativo non sottrarsi.

L’esistenza è un continuo divenire e se la scrittura ne è il riflesso, perché allora non immaginarle come una specie di Wikipedia non elettronico che ognuno arricchisce con le proprie peculiarità?

Ecco il mio “ma bohème”. Un personale e artigianale tentativo di cercare (di trovare non so) un filo conduttore tra evocazioni di emozioni, racconti di vita, riflessioni e divagazioni letterarie.