Toccata e fuga…

Eh sì, proprio un rapido passaggio per depositare un saluto e un segno che esisto ancora. 😀

Capita di dover leggere manoscritti di altri, capita di farne l’editing, capita tra le mani un lavoro editoriale, capita che questo diventi un progetto, capita che questo progetto si riveli più lungo e importante di quanto si pensasse – ma avrò modo di scriverne – e capita, nelle pause, di occuparsi finalmente di una pagina blog su Facebook, trascuratissima da tempo.

Capitano insomma attività impegnative, tuttavia molto molto piacevoli e gratificanti.

Si sovrappongono i mesi estivi, alcuni viaggetti, e così i giorni passano, con loro i mesi e questa “casa” è rimasta un po’ vuota.

Passo un attimo ad aprire le finestre e togliere le erbacce dal giardino. Tranquillizzo l’amico Ivano: non solo le ho estirpate tutte ma ho pure piantato bulbi di bucaneve. Spero di tornare a “vivere” qui prima che spuntino da una coltre bianca.

Ho latitato anche come vostra lettrice, lo so bene, e mi dispiace davvero tanto perché è l’aspetto che più amo del blog universo: conoscere, partecipare, condividere leggendo.

Vi abbraccio e lascio per il momento come cadeau un pensiero con alcune note:

i miei amici stanno al bar
e mi tengono il posto
io voglio far presto
vi voglio tutti con me
avremo tanti pensieri,
domande e risposte.

 

 

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P. S. Non vogliatemene se chiudo i commenti, ma non riuscirei a rispondervi come vorrei; inoltre non mi piace lasciare i vostri graditi pensieri soli soletti, senza risposta o, peggio ancora, in moderazione e in attesa come in una sala d’aspetto…

A presto!

Primula

Il dono del Tempo

Salvador Dalì - Orologi fluidi (1933)

Salvador Dalì – Orologi fluidi (1933)

Parecchi mesi fa, su una rivista, ho letto per caso una poesia davvero bella. Era attribuita ai Sioux. Da parte mia nessun desiderio di verificare, considerata la proverbiale saggezza indiana.
Scopro più tardi essere opera di Elli Michler, una poetessa tedesca scomparsa recentemente (1923 – 2014).

Con questi versi saluto l’anno che se ne va e il nuovo che arriva, senza bilanci né una lista di propositi: solo e semplicemente progettualità fatta di pulsioni interiori.
Non un cosa ma un come: è questo l’augurio che rivolgo a chi si sofferma, anche solo brevemente, su queste pagine.
Con un nostro personalissimo come possiamo affrontare tutti i perché, forse risolverli o almeno tentare.

Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro Tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro Tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro Tempo, non per affrettarti e correre,
ma Tempo per essere contento.
Ti auguro Tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro Tempo perché te ne resti:
Tempo per stupirti e Tempo per fidarti
E non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Ti auguro Tempo per contare le stelle
e Tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro Tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro Tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro Tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere Tempo,
Tempo per la vita.
(Elli Michler, Dir Zugedacht, Dedicato a te, Monaco 2004)

Il tempo: o ne abbiamo troppo poco o ne abbiamo molto. Dipende dalle opportunità che altri ci hanno dato o ci hanno negato, o che noi stessi non siamo stati in grado di cogliere.
Dipende anche dal concetto che ne abbiamo, ma che lo s’intenda come tempo cronologico o tempo interiore, sottintende sempre un’attenzione verso la persona.

Auguro Tempo per il lavoro: in questo caso le ore contano, i giorni, i mesi, gli anni. È tempo cronologico, ma è anche tempo interiore perché il lavoro arricchisce in termini di dignità, autostima, realizzazione personale e professionale, garantendo al contempo il mantenimento economico di una vita.
Il lavoro non è affatto tempo sottratto all’esistenza, anzi! E chi non ha questa chance lo sa molto bene.

Auguro Tempo per la lettura, la cultura, la conoscenza: sono il nutrimento della nostra mente, garanzia di crescita spirituale, di libertà e autonomia di pensiero. Sono le lancette del nostro tempo interiore.

Auguro Tempo per gli affetti: mogli, mariti, compagne, compagni, figli, amicizie. È la qualità del tempo trascorso con loro che conta, non la quantità. Auguro di saper assaporare ogni minuto di quel tempo cronologico che ci sembra a volte scarso; apparirà allora dilatato perché interiorizzato e veramente vissuto.
Non diamo mai per scontati questi affetti! Auguro Tempo per nutrirli, alimentarli, Tempo per dire spesso, e soprattutto per dimostrare, “ti voglio bene”.

Auguro Tempo per noi stessi: creare silenzio dentro di noi per riflettere e riappropriarci delle nostre peculiarità. Impresa ardua: nudi di fronte alla nostra coscienza, la guardiamo con obiettività, onestà, talora severità, in una sorta di sdoppiamento dell’io.
Rimanere soli con noi stessi non è egoismo, è disciplina per conoscerci, coltivare il nostro meglio per poterlo poi comunicare agli altri.

Auguro Tempo per il coraggio: delle proprie opinioni e idee, della manifestazione senza tabù delle proprie inclinazioni, dell’espressione senza timori del proprio credo religioso, del gesto di voltare pagina o addirittura cambiare libro se necessario.

Auguro infine Tempo per armonizzare queste sequenze temporali in un’unica linea che è, in ultima analisi, la nostra vita; un Tempo fluido, tutt’uno con lo spazio, che consenta di percorrere l’esistenza, con il suo carico di problemi e opportunità, osservandola e non semplicemente guardandola.

orologio 2015

L’ assenza non è un dono

Ho ricevuto uno splendido cadeau e chi me l’ha donato ha acconsentito a che le parole non scolorissero su un foglio di carta ingiallito.

Un giorno da un buco nel terreno uscì un uomo.
Benché avesse appena scavalcato i trent’anni, si portava addosso una faccia che non ne dimostrava più di venticinque, perlomeno quando aveva la barba tagliata; si trascinava dietro un sacco con dentro tutto quello che aveva al mondo.
Stava sempre da solo ma sosteneva ugualmente di essere il sovrano di un qualche sperduto reame, e in questa veste si presentava alla corte di vari re e prìncipi e duchi e arciduchi.
Lungo la via aveva acquistato dei cavallini pelle e ossa per farne regalo a quei rispettabili signori, assieme a qualcosa di quel poco che conservava nel sacco.
Sette troni visitò, e sette volte si prostrò e offrì il meglio di ciò che aveva, non per piaggeria ma solo perché il suo cuore non avrebbe sopportato di passare attraverso quei paesi senza rendere omaggio a chi li guidava.
In ogni reggia però si sentì umiliato, nonostante gli ospiti lo trattassero con ogni riguardo facendogli anche visitare i posti più suggestivi delle loro nazioni; però lui confrontò ciò che portava con ciò che gli altri già possedevano e ne fu sconfortato.
Lui aveva collanine bagnate nell’argento e gli altri sfarzose collane d’oro traboccanti di pietre preziose; lui aveva uno specchio incrinato e gli altri altissimi specchi a muro talmente lustri che guardandocisi attraverso si riusciva a veder dentro di sé; lui aveva pochi cavallini magri e gli altri scuderie affollate di splendidi e possenti purosangue; lui aveva un libriccino di proverbi piegato e umido e gli altri biblioteche talmente ampie che non bastava un giorno a percorrerle per intero.
Ma più umiliante ancora era la bontà d’animo di tutti loro, nessuno di loro ostentò le proprie ricchezze e nessuno di loro si sdegnò della pochezza dei doni che l’uomo portava con sé; così l’uomo dovette costatare che nemmeno il suo cuore era all’altezza di quelle nobili figure e, una sera in cui il vento aveva preso a mormorare una cantilena che gli pareva di riconoscere, decise di tornare sui suoi passi.

Bellissima fiaba, dall’atmosfera suggestiva, quasi medievale e feudale, e dal profondo significato esistenziale: la parabola di una vita, il peregrinare di un giovane giullare alla ricerca della sua collocazione nel mondo.

Si sente inadatto ai regni che visita; troppo evidente ai suoi occhi la differenza tra il suo sacco, le sue cose e lo sfavillio dei luoghi in cui è accolto; trova inadeguato persino il suo cuore.
Reagisce? No, rinuncia e rientra nella tana da cui è uscito. Sceglie il silenzio e l’oblio. Meglio sparire che elemosinare gentilezza e cordialità; preferisce l’isolamento nel suo sperduto reame in nome di un personale concetto di dignità.

Ma forse, durante il suo vagabondare, non raccoglie e non mette nel sacco il messaggio positivo che il mondo gli invia: troppo forte il richiamo di un’egocentrica cantilena.
Perché il nostro giovane uomo, dall’apparenza dimessa e modesta, è in fondo un eroe orgoglioso, personaggio di un’epopea cavalleresca pronto al sacrificio di sé e ostile al baratto.

Nell’universo delle relazioni interpersonali, quelle vere e autentiche, reali o virtuali (fa differenza?…) non esistono monarchi né sudditi, ma persone; non castelli né corti, ma case. Tutti sono ugualmente sparsi per le strade del mondo, Worldland o Blogland che sia.
Ha importanza se si percorrono autostrade o sentieri tra i campi? se si sceglie la velocità che fa intravedere o la lentezza che permette di osservare? Si arriva comunque alla meta …

Tutti suonano una tastiera: ha importanza se è un pianoforte a coda, una fisarmonica o una spinetta usata? Esce comunque armonia …

Ognuno ha il proprio sacco di esperienze, il proprio carico di sensibilità e potenzialità; ogni casa ha il proprio peculiare arredo.
Non esiste gerarchia, non un meglio o un peggio, solo una varietà di ‘sacchi’ contenenti talenti di vario peso e diverse grandezze, bagagli unici e irripetibili, non preconfezionati ma fatti ‘su misura’.
Non conta ciò che si ha, ma ciò che si fa con quel che si è.

E, tornando al nostro eroe, se fosse il suo passaggio, quasi da giovane menestrello trovatore, a dare splendore ai regni che visita? a risvegliare la bontà d’animo dei suoi ospiti e il loro sentimento d’accoglienza? a illuminare le loro dimore?

Invece, davanti a un grande specchio a muro che riflette il suo io interiore, arretra, gira le spalle e se ne va. Vedere la sua ricchezza, ossia ciò che è, lo spaventa forse?

In questi giorni, nel mio vagabondare mi sono imbattuta in uno di quei cartelli che ci si piazzano davanti agli incroci della metropoli Webcity, ma capita anche nel sobborgo di Blogland, e che propinano sentenze e verità assolute

Oscar Wilde

M’inchino al genio di Oscar Wilde, ma mi permetto di dissentire in questo caso.
L’assenza non è un regalo; lo è semmai il Tempo, e non la quantità di giorni o di ore, bensì l’intensità anche di pochi minuti dedicati all’ascolto delle parole altrui e all’elargizione delle nostre.
Nel sacco, in mezzo a tutto ciò che abbiamo, c’è questo dono, il più prezioso che possa esistere.
Un vero peccato seppellirlo.

Pausa settembrina

Settembre … È ancora “tempo di migrare“, scrive Gabriele D’Annunzio nella poesia I pastori.

Ebbene, seguo il consiglio e mi prendo una pausa settembrina per vivere al meglio l’atmosfera di questo mese che amo tanto, contemplare i suoi colori, gustare i suoi sapori.

mare 1“Il mare, voce d’una grandezza libera”
(G. Ungaretti, da I ricordi, L’Allegria)

 

uva 1 “L’uva vuol dire il buono, il bello, il tanto.
E porta bene, …”
(G. Pascoli, La Vendemmia, Nuovi Poemetti)

funghi 1“È tacito, è grigio il mattino;
la terra ha un odore di funghi;
di gocciole è pieno il giardino.”
(G. Pascoli, da Il bacio del morto, Myricae)

L’augurio a tutti di un settembre ricco di freschezza, gusti, profumi. 🙂

A presto!

Notte d’estate

Si parte per un po’ finalmente! 🙂

Saluto voi, amiche e amici, lasciandovi alcune immagini e qualche riflessione.

foto personale

foto personale

Notte di luna,
di stelle appese
alle porte dell’Infinito.

Il cuore ammira
la danza di chiaroscuri.

Bagliori si rincorrono
saltellando sull’acqua,
coriandoli dorati.

Il pensiero ascolta
la voce del silenzio.

Senso d’appagamento,
quiete, pace.
È notte d’estate.

Notte di luna ad Hammamet (Tunisia) (foto personale)

Notte di luna ad Hammamet (Tunisia)
(foto personale)

 

 

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