Borghesia

H. Daumier, Les bons bourgeois, 1846

H. Daumier, Les bons bourgeois, 1846

Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
Non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.

Sei contenta se un ladro muore o se si arresta una puttana
se la parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana.
Sei soddisfatta dei danni altrui, ti tieni stretta i denari tuoi
assillata dal gran tormento che un giorno se li riprenda il vento.
E la domenica, vestita a festa, con i capi famiglia in testa
ti raduni nelle tue chiese in ogni città, in ogni paese,
presti ascolto all’omelia rinunciando all’osteria
così grigia così per bene, ti porti a spasso le tue catene.

Godi quando gli anormali son trattati da criminali
chiuderesti in un manicomio tutti gli zingari e gli intellettuali.
Ami ordine e disciplina, adori la tua Polizia
tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare.
Sai rubare con discrezione, meschinità e moderazione
alterando bilanci e conti, fatture e bolle di commissione.
Sai mentire con cortesia, con cinismo e vigliaccheria
hai fatto dell’ipocrisia la tua formula di poesia.

Non sopporti chi fa l’amore più di una volta alla settimana
chi lo fa per più di due ore o chi lo fa in maniera strana.
Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista
oppure un figlio non commerciante, o peggio ancora uno comunista.
Sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto,
sempre fissa lì a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto,
sempre pronta a pestar le mani a chi arranca dentro a una fossa
e sempre pronta a leccar le ossa al più ricco e ai suoi cani.

Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa mia
per piccina che tu sia il vento un giorno, forse, ti spazzerà via.

Poesia? È possibile. Una lirica moderna in verso libero, dallo schema metrico non canonico, ricca di rime talora baciate, interne o sciolte alternate ad assonanze. Sembra quasi prosa in alcuni punti, ma la letteratura moderna ci ha abituati alla contaminazione dei generi.
Ebbene, in realtà, è musica: la canzone Borghesia, contenuta nel disco di esordio di Claudio Lolli Aspettando Godot del 1972. Sono certa che, proposta a una classe di ragazzini ignari di chi sia il cantautore, questi avrebbero letto il testo come un esempio di letteratura.
Avevo quindici anni quando uscì. Quante riunioni con gli amici ascoltando brani come Michel, Quelli come noi, Quello che mi resta, Aspettando Godot appunto, che abbiamo cantato miliardi di volte in gruppo accompagnati da una chitarra… e Borghesia ovviamente. Possiedo ancora la prima edizione dell’album, quella con la copertina apribile rimasta nell’immaginario della mia generazione. Un cimelio! Vi è raffigurata, ingrandita, la vecchia banconota da cinquemila lire circolante negli anni ’70 con il ritratto di Lolli in sostituzione dell’immagine di Cristoforo Colombo.

claudio-lolliBorghesia… Borghesia…
Che dire dell’affresco che Rimbaud dipinge in A la musique / Alla musica?

Rimbaud, Oeuvres, éd. Garnier, 1960

Rimbaud, Oeuvres, éd. Garnier, 1960

Sulla piazza divisa in striminzite aiuole erbose,
dove tutto è a posto, alberi e fiori,
i bolsi borghesi soffocati dal calore
portano a passeggio, il giovedì sera, le menti stupide e invidiose.

– L’orchestra militare, in mezzo al giardino,
fa oscillare i kepì al suono di valzer flautati;
-Intorno, in prima fila, si pavoneggia il damerino;
il notaio sta appeso ai suoi ciondoli cifrati.

Redditieri in monocolo rimarcano le stecche:
gonfi e tronfi burocrati trascinano le loro obese spose
Accompagnate, quali servizievoli cornacchie,
da dame con volants simili a insegne vistose.

Sulle verdi panchine, gruppi di droghieri pensionati
attizzano la ghiaia col bastoncino a pomolo,
e con aria seria discutono di trattati
sniffando dalle tabacchiere d’argento, poi riprendono: “Rieccolo!…”

Adagiando sulla panca i fianchi ben grassocci,
un borghese con bottoni chiari, il pancione debordando,
fuma la sua pipa “onnaing” da cui traboccano filacci
di tabacco – sapete, roba di contrabbando; –
………………………………………………………

(traduzione di Primula Bazzani)

Rimbaud, Oeuvres, éd. Garnier, 1960

Stessa presentazione ironica e satirica della borghesia, quartine che sembrano quadri, caricature di atteggiamenti e abitudini degli abitanti “importanti” della cittadina di Charleville dove il giovane Arthur viveva, ma che assurgono a simbolo di un certo modo di vivere.
Lolli, oltre quarant’anni fa, ne ha scattato una fotografia, anche politicamente orientata, in quella che è forse una della sue canzoni più famose; già cent’anni prima (la poesia è del 1870) Rimbaud irrideva il mondo borghese e i suoi rituali con una disarmante intensità. E aveva solo sedici anni.
Affascinante quindi ascoltare Borghesia e nel contempo rileggere Alla musica : musica e poesia, un binomio per me perfetto.

E cosa significa per i due cantori essere borghesi? La connotazione ideologica di cui il termine si è caricato per anni non ha più ragione di esistere, a mio avviso. Borghesia non è appartenenza a un ceto sociale; è piuttosto una mentalità, uno stile di vita caratterizzato da mediocrità – non certo l’aurea latina – adeguamento al pensiero prevalente, mancanza d’idealità, autocompiacimento, condanna e disprezzo per quanto non rientra in uno schema fisso e acquisito in pratica da sempre.

Quiconque pense bassement est bourgeois”, “è borghese colui che ha pensieri mediocri” scriveva Flaubert intendendo definire una condizione di bassezza di spirito e mente.

Il borghese è una sintesi di opinioni, una copia di mille riassunti per citare Samuele Bersani, parla per sentito dire, pensa forse pure in questo modo. Non ha slanci, non sa nemmeno scegliere, si appropria persino di aspirazioni altrui. Incapace di affermare una sua originale identità che lo renderebbe unico e irripetibile, preferisce affermarsi confondendosi nella maggioranza, confortante e protettiva. Sorretto dalla sua presunta competenza, giudica, pontifica, addita, critica senza essersi documentato, si basa su analisi già filtrate, si permette valutazioni ironiche su chi segue una direzione contraria alla dominante o momentaneamente vittoriosa, con la boria tipica di chi sa di essere tutelato dall’appoggio dei più. Non sa rispettare, se tollera è per gentil concessione o paternalistica benevolenza.

Per Lolli

l’ipocrisia è la formula
di poesia
della borghesia

Per Rimbaud

il grasso debordante è simbolo di
ricchezza traboccante
e apparenza trionfante

Mi permetto una nuova rima:

la paranza
della tracotanza.

Quanta ne ho letta in questo periodo? Incontrata o incrociata per caso, incapace di sostenere un confronto a viso aperto, tranquillo e costruttivo? La sicurezza del ciò che si ha, che è stato sperimentato da anni, la novità che irrompe nella routine e ne sconvolge i ritmi rassicuranti impediscono ogni tentativo di modificare l’antica architettura.

Queste riflessioni non sono un verdetto né soprattutto un’autoassoluzione: a chiunque può capitare la ricerca dell’accettazione da parte del gruppo vincente e aderire, pur per breve tempo, a un modus vivendi fatto solo di apparenza e adeguamento alle idee di terzi. Esiste una borghesia dell’eschimo accanto a quella della cravatta. Tutti i mezzi sono allora leciti, l’attacco verbale gratuito ne è la massima espressione, quando l’onestà intellettuale diventa un optional.

Mi piacerebbe si recuperasse il valore della parola, nel senso etimologico di Paràbola (dal basso latino), con il significato d’insegnamento e discorso, parola come creazione, metafora, immagine che racchiude al suo interno un universo anticonformista, scomodo, ricco di spirito d’iniziativa, lontano anche dal nostro mondo personale, da preconcetti e sovrastrutture, in grado di far riflettere, mettere nel cuore pensieri che “disturbano” in senso positivo e salutare, liberare da pregiudizi e rivolgersi alla parte ancora vergine del nostro pensiero e intelletto.

Le note sono un mezzo, la penna uno strumento, la sostanza è la parola, la parola è vita, nell’accezione ampia del termine: un pensiero che non suggerisce una conclusione finale, definitiva, univoca e preconfezionata, semplicemente perché questa non esiste.
Tesi, antitesi, sintesi: l’unica dialettica esistenziale possibile.

E ora, buon ascolto.