Armoniose inversioni

 

immagine dal web

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Akin gioca nell’acqua putrida,
Gio nuota nei giochi profumati.

Akin ha negli occhi spazi immensi
di un cielo senza orizzonti,
aperti ai colori dei tramonti.
Gio guarda oltre la finestra
protetto da un deserto di paure adulte,
la visione chiusa al grigio del cemento.

Con scarpe in pelle umana
Akin cammina in una prigione senza sbarre
su sassi d’indifferenza.
Gio corre con scarpette made in Bangladesh
su aiuole di verde opulenza.

Akin ha fame, forse avrà riso e un po’ di pane.
Gio ha sulla tavola anche ananas e banane.

Un giorno, il pallone di Gio incontra
la gambe di Akin sulle bianche spiagge di Malindi.
Non è in pelle di canguro,
è un palloncino variopinto
che danza leggero alla brezza dell’Oceano
e sui piedi di un’amicizia.

È verde come le iridi di Gio,
arancione come i tramonti di Akin,
blu come le onde del mare,
rosso come il sangue del cuore,
giallo come il sole della speranza.

In questo tempo malato di contrasti,
i bambini sono bandiere di armoniose inversioni.

Fame e appetito, bisogno e desiderio

Mideast Syria

Questa foto, scattata il 31 gennaio 2014 e diffusa dall’ UNRWA (l’Agenzia dell’ONU che si occupa di rifugiati palestinesi) ha fatto il giro del mondo.
Migliaia di residenti del campo palestinese assediato di Yarmouk a Damasco, in Siria, in coda per ricevere cibo.
Ma … non andiamo molto lontano.

cassonetti

Cassonetti dell’immondizia in una piazzola dietro casa mia.
Ho visto personalmente persone frugare e prelevare avanzi di cibo.
Ora con gli appositi contenitori per la raccolta differenziata sono anche più facilitate; aprono il coperchio del grande secchio marrone con la scritta “umido” e trovano i sacchetti già pronti all’uso … Non è ironia questa, ovviamente, ma infinita tristezza.
Mai avuto il coraggio di immortalare la scena con il telefonino per rispetto della privacy e, soprattutto, della loro dignità.
Ne ha parlato La Provincia, quotidiano di Cremona, la mia città, nell’edizione on line.

Dall’immagine della fame nelle foto precedenti alla rappresentazione dell’appetito nelle successive

Dessert - Hotel Diamant  San Cassiano in Badia Alta Val Badia

Dessert – Hotel Diamant
San Cassiano in Badia
Alta Val Badia

Plateau di formaggi - Hotel Diamant San Cassiano in Badia Alta Val Badia

Plateau di formaggi – Hotel Diamant
San Cassiano in Badia
Alta Val Badia

Dalla sfera del bisogno a quella del desiderio.

Uno dei grandi equivoci della nostra vita, e del nostro tempo in particolare, è fare prevalere il secondo sul primo, trasformare in urgenza primaria ciò che, invece, è semplice desiderio e che sarebbe bene rimanesse tale.

Il bisogno è l’esigenza assoluta di procurarsi il necessario per vivere. I bambini africani, i profughi siriani, i poveri delle nostre città, il cui numero è purtroppo in crescita costante, vivono per e in questo unico pensiero: cure non solo efficaci ma rapide; cibo e acqua per tutti; un pasto caldo in una mensa possibilmente gratuita per chi, anche nell’opulente società occidentale, fatica a combinare il pranzo con la cena.

Il benestante (e non sto parlando di ricchezza) non ha fame, ha appetito; non si preoccupa se mangerà domani ma di come, cosa, quanto mangerà o berrà, carne o pesce, solo acqua per scelta, vino bianco o rosso, Malvasia o Champagne, Lambrusco o Barolo.

L’appetito si può gestire per evitare che si modifichi in fame forzata; il desiderio richiede un controllo maturo e consapevole per non evolvere (o involvere) in bisogno. In entrambi i casi necessitano di equilibrio per scongiurare il pericolo che diventiamo dei rapaci.

Che bello! … Mi piace! … Lo voglio!”: una sequenza che vale per oggetti e persone, per la pretesa di possedere, a tutti costi, un nuovo modello di smartphone o tablet, … o una donna, nelle situazioni limite.
Indiscutibile che la gravità non sia la stessa, ma il principio è uguale: la confusione, l’identificazione tra bisogno e desiderio, elemento quest’ultimo non biologico ma culturale.

Guarda quelle scarpe! Sai? Sono comodissime” ho spiegato a una mia amica questa mattina davanti a una vetrina del centro.
Ne ho già due paia simili … acquistate qualche anno fa. Però, … non ne ho di quel colore! Che belle!
Stavo per entrare. Un furto alla mia coscienza e personalità, e non alludo al prezzo delle calzature.

Ecco, confesso sinceramente che vorrei evitare di pensare, ancora una volta, che ho bisogno di un cappottino blu perché quel modello e quella tinta mancano nel mio guardaroba.