Invictus

18 luglio 1918 – 5 dicembre 2013

Mandela

Invictus

Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.

(William Ernest Henley)

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Buia come un pozzo da un polo all’altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per la mia anima indomabile.

Nella feroce morsa delle circostanze
Non ho arretrato né gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma non chino.

Oltre questo luogo d’ira e lacrime
Incombe il solo Orrore delle ombre,
E ancora la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Nel nostro immaginario, questi versi rimarranno sempre legati alla figura di Nelson Mandela, di Madiba, e ai suoi anni di prigionia durante l’apartheid.
Nessun commento e nessuna retorica, solo una riflessione: i grandi uomini non muoiono mai, le loro idee sopravvivono al tempo.