Un flash su Cremona: l’incontro con l’arte del liutaio

Cremona, Piazza del Duomo. Il Torrazzo e il Battistero. Agosto 2016

Cremona, Piazza del Duomo. Il Torrazzo e il Battistero.
Agosto 2016

La Scuola Internazionale IPIALL Antonio Stradivari, le botteghe di liutai sparse un po’ ovunque in città fanno di Cremona il punto di riferimento mondiale del violino e la rendono capitale della liuteria. «In nessun’altra città al mondo esiste una così alta percentuale di liutai» racconta il Maestro Devanneaux nel suo atelier situato in via Sicardo, una viuzza all’ombra del Battistero dove, camminando, è possibile imbattersi in cinque negozi-studio. Sono molti, considerando lo spazio limitato e tale rapporto dà la misura della concentrazione di botteghe nel cuore di Cremona.

Cremona, Via Sicardo all'ombra del Battistero.

Cremona, Via Sicardo all’ombra del Battistero.

La Bottega del Violino del Maestro Philippe Devanneaux

La Bottega del Violino del Maestro Philippe Devanneaux

Nel 1981 Philippe Devanneaux lascia Parigi, dove è nato e ha studiato Musicologia, per approdare a Cremona in seguito all’incontro casuale con un maestro liutaio ungherese da cui il fratello violinista aveva acquistato una viola. Non conosce nulla dell’Italia né parla la lingua. Cremona è nondimeno un richiamo per chi vuole specializzarsi nell’arte della costruzione e restauro di strumenti ad arco.

Senza esitare, segue le orme di Zsolt Felegyhazy che gli ha trasmesso molto: tecnica, estro, mentalità di cittadino del mondo, spirito artistico. Un maestro vagabondo, «quasi un clochard» – lo definisce Philippe – che sei mesi più tardi parte per il Canada lasciandogli un’eredità importante: un mestiere, che affinerà presso altri liutai, alcuni attrezzi personalizzati e il banco da lavoro, persino raffinato nei particolari nonostante l’aspetto vetusto dovuto ai segni del tempo. Ha le sembianze di una credenza, dotato di cassettini, rifinito con cura ai bordi, il ripiano ricoperto da arnesi affastellati in un ordine che, a un profano, ricorda una semplice falegnameria. Questo mobile e l’altro grande tavolo, anch’esso antico che occupa il centro della bottega, conferiscono all’ambiente l’atmosfera operosa del laboratorio, trasmettono un’aria di artigianalità, l’autentico pregio di un atelier, il tratto distintivo di un creatore di violini.

Philippe Devanneaux al grande tavolo da lavoro. Sulla destra la "credenzina" del suo maestri ungherese

Philippe Devanneaux al grande tavolo da lavoro nella Bottega. Sulla destra la “credenzina” del suo maestro ungherese

Nel 1991 il maestro Devanneaux apre la sua prima bottega in piazza Padella con un amico giapponese per poi spostarsi, qualche anno più tardi, in quella di via Sicardo 12 dove opera tuttora. Un collega argentino collabora con lui; in seguito le loro strade si separano e ognuno gestisce la propria attività. Un francese, un giapponese, un argentino, prima ancora un ungherese insieme in una città italiana, piccola per dimensioni ma grande per rilevanza artistica. Che la musica sia un collante è fatto noto, che Cremona catalizzi nazionalità diverse attorno all’arte liutaria è fenomeno da valorizzare e di cui il cremonese medio dovrebbe forse essere più consapevole.

Esistono varie scuole di liuteria nel mondo. In Europa si trovano a Mittenwald in Alta Baviera (Germania), a Mirecourt in Lorena (Francia), per l’Italia è opportuno citare la Scuola Civica di Liuteria di Milano, quella internazionale di Parma, il Corso di formazione Maestri Liutai-Archettai di Gubbio e Pieve di Cento. Nessuna ha tuttavia la storia e il prestigio dell’IPIALL.

Il maestro Devanneaux mi conferma che Cremona è una tappa obbligata per qualunque aspirante liutaio, allievo, apprendista, di ogni nazionalità. Tutti, indistintamente, a diploma conseguito in altri stati o città, vi risiedono per un anno o anche più con lo scopo di vedere e toccare con mano l’arte del manufatto e imparare lo stile cremonese.

L’estetica è aspetto considerevole in un violino. Determina la grazia di questo strumento che è unico: fatto artigianalmente, non ne esiste uno uguale all’altro. L’abilità del liutaio consiste nello sfruttare al massimo il legno scelto per ottenere un certo suono che avrà il colore e il timbro desiderato dal suo violinista. Diventerà il suono di quel musicista e di nessun altro. L’arte inizia a monte e ancor prima di bombature, fori di risonanza, inclinazione del manico, corde e vernici. Nasce nell’ascolto di un pezzo di abete, materiale insostituibile, e acero o pero, accarezzato, picchiettato, guardato, scrutato, operazione che permette a un liutaio esperto e dotato di intuire se la tonalità dello strumento futuro potrà essere chiara o scura. Questa capacità è maestria vera, si acquisisce con anni di lavoro, è indiscutibile, ma forse la sensibilità artistica personale gioca un ruolo non secondario.

Incontri alla Bottega del Violino

Incontri alla Bottega del Violino

Nella sua Bottega in via Sicardo, il maestro Philippe Devanneaux organizza audizioni di solisti e incontri per gruppi interessati a conoscere le fasi della costruzione di un violino. Servono due mesi per completare il lavoro ed è ovvio che in queste visite al laboratorio siano solo presentati attrezzi, resine, legni, parti dello strumento. È un’esperienza formativa, un approccio alla musica risalente alla nascita di un mezzo per praticarla, di cui dovrebbero beneficiare le scuole laddove la materia è curriculare.

Ebbene, dialogando con il Maestro scopro un paradosso. Tra i visitatori del suo atelier, annovera stranieri di ogni parte del mondo – da americani a giapponesi – nostri connazionali – da Torino a Venezia, da Milano a Palermo – mentre i cremonesi sono in netta minoranza. Le classi di studenti soprattutto sono pressoché assenti, fatta eccezione per alcune Scuole Medie della provincia. Ma come? Abbiamo l’arte in casa e non si sfrutta l’occasione? Giustissimo visitare il Museo del Violino, struttura davvero ben studiata. Non è comunque paragonabile al contatto diretto con il clima di creatività manuale percepito in un laboratorio che continua l’eredità dei grandi maestri liutai, Stradivari o Guarneri del Gesù.

Mai dare per scontata una tradizione che, se si vuole mantenere viva, va coltivata, assaporata, conosciuta e diffusa non solo dagli addetti ai lavori.

E ora, buon ascolto.

Venerdì 11 settembre 2015: uno strepitoso Sergej Krylov si esibisce con uno Stradivari del 1715 nell’ Auditorium del Museo del Violino di Cremona.

 

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Uno stralcio di questo articolo è pubblicato sulla rivista letteraria Librarsi  n. 1 Anno V  (gennaio, febbraio, marzo 2017) di Apostrofo Editore.