Twitter, moderna Comédie Humaine

Molto spesso le intuizioni arrivano improvvisamente, nei momenti più strani, anche i meno straordinari.
Mi capita sovente di avere una sorta di illuminazione, di lampadina che si accende nella mia mente mentre, ad esempio, sto svolgendo una banale attività casalinga o sto semplicemente poltrendo sul divano.
Un pomeriggio, in fase di totale relax, scorro distrattamente la mia TL di Twitter. Leggendo, a tratti anche con scarso coinvolgimento, mi assale questo pensiero: a Balzac sarebbe piaciuto molto Twitter.
Poi rifletto, analizzo, elaboro. L’idea comincia ad assumere contorni più netti.
Ed ecco che il parallelismo tra l’ottocentesca Comédie Humaine di Balzac e il moderno Social prende forma.
La Comédie è una gigantesca opera narrativa cui Balzac ha praticamente dedicato tutta la vita. Si compone di 91 romanzi (ne aveva previsti 137!!) e vi vivono ben 2209 personaggi! Soprattutto, Balzac la concepisce come la “storia dei costumi” del suo tempo, una sorta di trasposizione della società a lui contemporanea. E parliamo della prima metà dell’Ottocento in Francia: la Restaurazione e la cosiddetta Monarchia di Luglio.
Inoltre, dato a mio avviso importantissimo, la struttura come una pièce teatrale dalle dimensioni importanti. Suddivide e classifica i romanzi in “scene” come se ognuno di essi costituisse uno o più atti della storia di quel mondo che egli vuole rappresentare.
Ogni romanzo ne svela un angolo, un’ambientazione, un’atmosfera: dai sentimenti contrastanti della vita familiare e personale all’impegno socio-politico della vita pubblica, dalla piccola città alla grande metropoli…
Ogni racconto è al contempo storia a sé e capitolo del “grande libro” che dà forma e sostanza alla Comédie.

Molti dei personaggi che Balzac ha creato riappaiono sistematicamente in vari romanzi, invecchiati, maturati, cambiati; in numerosi casi con un profilo umano e una posizione sociale diversi. Sono creature letterarie, ovvio, ma questa scelta le trasforma in esseri dotati quasi di vita autonoma e pertanto verosimili, se non veri.

Riflettendoci un po’ attentamente, anche il mondo di Twitter può essere immaginato come un grande palcoscenico.
I 140 caratteri sono brevi monologhi che proiettano alla luce della ribalta via via un giornalista, uno scrittore, un professionista, uno studente, un impiegato, una mamma, un papà, un insegnante…. (l’elenco sarebbe lunghissimo perché tanti sono i ruoli sociali) dandone a prima vista un’impressione fugace.
Twitter è veloce, si basa proprio sulla rapidità, l’immediatezza, la sintesi.
Ma il ritratto dapprima parziale si definisce progressivamente quando la stessa persona twitta dopo un certo lasso di tempo, breve o lungo che sia, dando di sé un’immagine sempre più completa.
È proprio come nella Comédie Humaine e, per analogia, come a teatro: i twitteri li immagino muoversi nella scenografia di una grande pièce, che in sostanza è la vita, come degli attori che entrano in scena, si eclissano dietro le quinte, scompaiono e riappaiono con le loro contraddizioni, le loro peculiarità, le loro gioie e i loro dolori, le loro domande, i loro dubbi e le loro certezze.
Se si potessero unire tutti i tweet di ogni singolo individuo, si potrebbero scrivere, credo, centinaia di racconti con un protagonista, delle comparse, un’ambientazione. Uniamo i contenuti twittati, e voilà .. ecco la trama.
In molti casi i tweet seguono, per ogni persona, un determinato orientamento: chi è dedito all’impegno socio-politico, chi evoca avventure sentimentali più o meno felici, chi interagisce con cordialità e gentilezza regalando abbracci e baci in abbondanza, chi è autoreferenziale, chi ancora è aspramente critico o fa satira.
Balzac avrebbe di che creare.
Rivedo in questi frammenti di storie di donne e di uomini le famose “categorie” che Balzac ha “classificato” nella sua Comédie: la vita pubblica, quella privata, la generosità dei sentimenti e dei comportamenti, l’astuzia e l’arrivismo di alcuni, la rivendicazione dell’integrità morale di altri.
Non dimentico infine che Twitter è un mondo virtuale, metafora dell’esistenza con le sue mille sfaccettature.
Anche in questo caso, tuttavia, è esattamente come il romanzo che è verosimile, non vero, in quanto rappresentazione.
Nel post del 22 nov. 2011 del suo Barbablog che redige su Vanity Fair, Daria Bignardi afferma: “trovo Twitter allegro, veloce, leggero come il meglio del nostro tempo”.
Condivido in parte questa affermazione.
Indubbiamente Twitter è specchio della nostra epoca, ma non tanto nella velocità che caratterizza le nostre vite, quanto piuttosto nella varietà di punti di vista e di identità umane che propone di volta in volta nei 140 caratteri che si susseguono rapidamente.
E ancora, non parlerei di “leggerezza”, che sembra quasi sottintendere una valutazione sulla mancanza di profondità.
La prospettiva da cui vedo questo fenomeno ormai dilagante è verticale piuttosto che orizzontale.
Mi domando incuriosita, e giocando anche un po’, quale sarebbe stata l’opinione di Balzac.