L’eternità della bellezza

Ripropongo questo momento: a distanza di qualche anno, il paesaggio si è presentato di nuovo con il suo fascino seducente facendomi rivivere le stesse profonde emozioni. La bellezza vince lo scorrere del tempo.

Toh, un pertugio.
Entro senza indugio.

Senso di frescura.
Ah! La penombra perdura…

Filtra una luce,
un raggio mi seduce.

A rilento, cammino.
Attenta, mi chino.

Basso è il soffitto,
difficile il tragitto.

L’apertura è stretta,
non bisogna avere fretta!

Una curva a gomito,
svolto con un fremito.

Improvviso chiarore,
quasi acceca il bagliore.

Appare un quadro ovale
con cornice naturale.

Alla roccia mi affaccio.
Senza fiato, mi taccio.

Meraviglia!
E ora, chi si ripiglia?

Le emozioni ricomponendo,
l’immensità riprendo.

E in una delicata carezza,
afferro e catturo bellezza.

©PrimulaBazzani

Tre Cime di Lavaredo viste da una trincea austriaca

 

 

Oltre la nebbia

In un’alba di gennaio umida e fredda, l’occhio e la mente immaginano situazioni.

 

Bozzoli d’oro
in bambagia silente –
Stelle appese.

Lumi, decoro
di felpato presente –
Mute attese.

 

Ascoltando Rêverie di Debussy nella superba interpretazione di Samson François

 

 

 

L’anno in musica e poesia

Ho sempre considerato Canzone dei dodici mesi Di Francesco Guccini (dall’album Radici del 1972) una stupenda sintesi dello scorrere del Tempo nell’arco dell’anno, qualunque anno.

Le mie riflessioni non sono nuove, le ripropongo in armonia con il testo del brano (ri)dedicandole all’anno in senso lato

diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale

al susseguirsi di mesi e stagioni come metafora della vita, e a tutti noi con l’auspicio che il Tempo sia sempre un regalo.

Ogni strofa è un quadro che ritrae con intensità i mesi in successione, fondendo sapientemente peculiarità stagionali e visioni personali.

Alla calma di un Gennaio dormiente, silenzioso e lieve, segue il dualismo di Febbraio: l’inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza, nei primi giorni di malato sole la primavera danza.

Arrivano poi le piogge di Marzo canterino, quando porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo e la rinascita è palpabile.

Aprile è dolce. In questo punto il testo è stupendo. Con l’abilità di un grande scrittore, Guccini passa dall’evocazione del detto popolare “aprile, dolce dormire”

con giorni lunghi al sonno dedicati il dolce Aprile viene

a riferimenti colti

quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele

un T. S. Eliot che nell’incipit della Terra Desolata (1922) così si esprime

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.

La canzone di Guccini è armonia poetica che unisce aspetto popolano e tono aulico delle allusioni dotte senza alcuna forzatura.

Maggio è il trionfo della primavera. È la rosa che è dei poeti il fiore:  per lui cantautore con la mia chitarra,  per Cenne e Folgóre, entrambi compositori di Una corona dei mesi, con forma parodistica  in  Cenne da la Chitarra e stile elegante-cortese in Folgóre da San Gimignano. Ennesima conferma che la musica raggiunge la poesia.

Bellissimi i “quadri” dedicati all’estate: Giugno, maturità dell’anno; Luglio, con i colori chiari del solleone e l’afa della pianura; le lunghe oziose ore di Agosto, mese del godimento della vita in cui è bello inebriarsi di vino e di calore. È l’apice dell’entusiasmo vitale.

Con Settembre, mese del ripensamento, la parabola si fa discendente.

Superata la parentesi della grande bellezza di Ottobre con i suoi tini grassi come pance, il suo mosto e ebbrezza, questo inno alla simbolica fecondità della vendemmia lascia spazio alle inquietanti nebbie di Novembre.

La pioggia che cade non è quella del Marzo canterino, è l’acqua delle lacrime versate nei cimiteri, i giardini consacrati al pianto, che solcano anche il volto di chi è consapevole che pure lui un giorno, cambierà la sorte in fango della strada.

A Dicembre il ciclo finisce, il cerchio si chiude, ci si addormenta come in un letargo risvegliati solo dalla nascita di Cristo, la tigre che irrompe con violenza nella Storia – altro omaggio a T. S. Eliot:

I segni sono presi per miracoli. “Vogliamo vedere un segno!”
La parola in una parola, incapace di dire una parola,
Fasciata di tenebra. Nell’adolescenza dell’anno
Venne Cristo la tigre
Nel maggio depravato, corniolo e castagno, albero di Giuda
In fiore, per essere mangiato, per essere spartito, per essere bevuto
Fra i bisbigli; …………………………………………………………….

(Gerontion, in Poesie 1920)

La melodia accompagna con arrangiamenti diversi il passaggio da un mese all’altro; il motivo dominante si arricchisce di più strumenti, dal flauto, al clavicembalo medievale, al sax, alla chitarra ovviamente. Sintesi musicale che unisce il classico a variazioni quasi jazz; sintesi lirica che sposa un genere popolare come la ballata a riferimenti letterari importanti. Nessuna scelta, testuale o musicale, è dovuta al caso come in ogni produzione artistica che si rispetti.

E ora gustiamoci il sonoro.

 

 

Istantanee di luglio

pesche

Pesca a spicchi,

sapore di estate –

Barche salate.

 

 

Farfalla danza

su spartito dorato –

Frale ventaglio.

 

 

Ricci di luce –

Già diventa un oggi

l’ancóra ieri.

 

 

Sinestesie

 

Blu alabastro,

pianoforte salmastro –

mani di Chopin.

 

Swirl Navy Design clip art

 

All’ascolto di Arthur Rubinstein nel Notturno op.9 n. 1 di Chopin.