Le radici nell’anima

Ed eccolo qui finalmente!

le radici nell'anima copertinaLa creatura ha visto la luce, il neonato emette i primi gridolini alle carezze di alcune mani che iniziano a sfiorare copertina e capitoli. È anche già consapevole che qualcuno seguirà la sua crescita e grato a chi veglierà sul suo sviluppo.

Fuor di metafora, Le radici nell’anima è un libro cui tengo molto per varie ragioni e ben oltre l’eventuale riscontro.

Un racconto incontra orecchie attente, il ricordo incrocia una penna.

Con queste parole, nella breve prefazione, motivo sinteticamente la sua genesi. È infatti il frutto di una collaborazione tra voce narrante e parola scritta, la prova che è possibile trasformare un’occasione in opportunità.

Tutto è iniziato mentre sfogliavo le pagine di alcune memorie e ascoltavo episodi di vita di un ragazzo del ‘26 dalla sua stessa voce. È Guido, oggi giovane novantenne, che ha aderito con entusiasmo al progetto: far confluire le sue riflessioni, sparse qua e là, in una narrazione strutturata.

Non si tratta di una biografia nel senso classico del termine né di un’autobiografia benché l’io narrante sia appunto Guido. È un susseguirsi di flash dei momenti più intensi di un percorso esistenziale.

Dapprima la comunità di una cascina della campagna cremonese con abitudini e tradizioni lontane nel tempo e pure così attuali nei valori fondanti.

La cascina era, e rimane tuttora nel mio cuore, soprattutto una comunità. Non esagero se la definisco una grande famiglia, e non solo perché spesso gli abitanti si sposavano tra loro. Ci univano affetto autentico, profondo rispetto, amicizia vera, fiducia, regole di comportamento mai scritte e basate su una mutua intesa talmente erano radicate in ognuno: dalle porte delle case sempre aperte, anche di notte, al “voi” con cui noi ragazzi ci rivolgevamo a genitori e adulti e che spesso era usato persino tra coniugi…
La disponibilità verso gli altri era totale. Capitava spesso, per esempio, che mi fermassi a mangiare nella casa del vicino o che i miei amichetti pranzassero o cenassero da me. Benché a quel tempo le famiglie fossero numerose e avessero tutte da quattro a cinque figli, come la mia, un posto a tavola si aggiungeva sempre volentieri. Con naturalezza, senza convenevoli o formalità, si condivideva ciò che la mamma aveva preparato con un altro “figlio” da coccolare ma anche da sgridare se necessario.
Non eravamo ricchi e la vita non era certo facile; la nostra povertà profumava tuttavia di poesia per la gioia delle piccole cose e la serenità nell’affrontare gli ostacoli che non ho incontrato mai più.

Il desiderio di affrancarsi da una condizione di povertà diventa per Guido una vera e propria esigenza. La cultura gli spalanca le finestre di nuove prospettive. Negli anni ‘40, studiare è davvero un privilegio per il figlio di un contadino. All’epoca Guido è adolescente; per tradizione, al termine delle scuole elementari, avrebbe dovuto continuare l’attività del padre. Una felice circostanza, assolutamente improvvisa e inattesa, gli regala la chance di abbandonare la terra, frequentare le scuole superiori e conseguire il diploma. Da lì, una vita in graduale ascesa non senza difficoltà, superate grazie a determinazione, fede profonda e alcuni eventi favorevoli. Si sposta in varie città d’Italia senza tuttavia mai dimenticare dove tutto è iniziato: tra l’odore di stalla, aratri e zolle.

Le esperienze della vita privata di Guido s’intrecciano con le vicissitudini familiari e incrociano la Storia: il ventennio fascista, la guerra, la Resistenza partigiana cui aderisce con passione ed entusiasmo. Dal carattere forte e risoluto, ha precise convinzioni animate da un forte senso di giustizia e libertà che lo impegna anche nelle lotte sindacali a favore della classe bracciantile.

Noi attivisti sentivamo la responsabilità di formare in contadini e operai una coscienza di classe, di educare il più possibile a un sentimento di unità e partecipazione, la sola garanzia per una protesta compatta e risultati concreti.

Non è stato difficile eclissarmi dietro l’io narrante di Guido. Ne ho assimilato lo spirito, condiviso le battaglie, partecipato emotivamente ad amori e affetti. La mia penna appare come naturale sbocco alla sua voce, un trait d’union tra lui e il lettore.

È importante che pezzi di Storia e frammenti di passato dal vissuto pregno di ideali escano dai confini ristretti di poche famiglie o generazioni. La scrittura serve a liberarli dallo scorrere del tempo per non farli morire ed evitare l’avvizzimento delle nostre radici che sono, ancora oggi, ben salde e vive nell’anima di Guido. Condividerne la bellezza e il pregio non è solo un’operazione culturale, è quasi un dovere civico.

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