Versi per un’amichevole curiosità

Il simpatico Cornelio e la dolce Viola mi hanno onorata con due regali:

premio curiosità 2014

 da Cornelio – Mare Nostrum

Lovely blog awardda Opinionista per caso – Viola

La curiosità del primo, legittima se si vuole approfondire la conoscenza di un blogger, abbinata a un attestato di simpatia, dolcezza e amabilità che non può che fare piacere. Indiscutibilmente. Saremmo ipocriti se dicessimo il contrario.
Seppur frutto di uno spirito ludico che ultimamente sembra avere davvero contagiato il web, gli Award sono un riconoscimento. Per cui ringrazio di cuore e, come si leggerà, non sarà un semplice gesto formale.

In ogni gioco che si rispetti, anche in questo esistono regole. Unendo le richieste in un unico schema dovrei:
➢ rispondere a dieci domande che Cornelio mi ha passato come in una staffetta
➢ raccontarmi attraverso dieci caratteristiche che riguardano me
➢ nominare cinque blog per il Premio Curiosità e altri dieci per il Lovely Blog Award

Mentre penso a come svolgere il mio compito, osservo lo splendido gattino dell’immagine. Mi guarda con occhi imploranti, la sua zampetta sembra bucare lo schermo del pc per accarezzare la mia mano appoggiata sulla tastiera.
Immediatamente lo vedo protagonista di alcuni versi di Baudelaire con i quali non solo accolgo lui nella mia casa virtuale ma, allo stesso tempo, saluto e ringrazio Cornelio che mi ha fatto omaggio di questa deliziosa creatura.

Il Gatto

– II –

Dal suo pelo biondo e bruno
Si effonde un profumo così dolce, che una sera
Ne ero tutto impregnato, per averlo
Carezzato una volta, una sola.

È il genio tutelare del luogo;
Giudica, presiede, ispira
Ogni cosa nel suo regno;
è forse una fata, è forse un dio?

Quando i miei occhi, verso l’amato gatto
Attratti come da una calamita,
si distolgono docilmente
e guardo in me stesso,

allora vedo con stupore
il fuoco delle sue pallide pupille,
chiari fanali, opali viventi,
che fissi mi contemplano.
(Baudelaire, I Fiori de Male, Spleen e Ideale, LI, Il Gatto, – II – )

La rosa di Viola? Un graditissimo cadeau per il quale la ringrazio con una domanda che contiene l’immagine di un doppio fiore, un fiore nuovo che raccolgo per lei e le invio idealmente attraverso le parole di Rimbaud.

Fiori

Da un gradino d’oro, – fra i cordoni di seta, le organze grigie, i velluti verdi e i dischi di cristallo che anneriscono come bronzo al sole – vedo la digitale schiudersi sopra un tappeto di filigrane d’argento, d’occhi e di capigliature.
Monete d’oro giallo sparse sull’agata, pilastri di mogano che sorreggono una cupola di smeraldi, mazzi di raso bianco e sottili verghe di rubino circondano la rosa d’acqua.
Simili a un dio dagli occhi enormi e azzurri e dalle forme nivee, il mare e il cielo attirano alle terrazze di marmo la folla delle giovani e forti rose.
(Rimbaud, Illuminazioni)

Ora è il mio turno: svelare particolari e curiosità sui miei gusti, la mia vita, il mio carattere.
Già fatto in passato (↵click, ↵click , ↵e ancora click) e, in fondo, avviene continuamente, anche se non in modo diretto.
Il registro autobiografico, nel senso stretto del termine, non mi appartiene ma, in realtà, ognuno esprime il proprio IO nel blog, chi parlando apertamente di sé, chi attraverso immagini, racconti, reali o immaginari, chi ancora condividendo alcune esperienze di vita, ma solo a tratti, o determinate letture e preferenze musicali.
La scrittura è sempre “animista”, rivela moltissimo dell’autore e palesa il desiderio di esternazione. Ogni scelta, dal contenuto al lessico, è rivelare un pezzettino di sé.

Comunque sia, me voilà … a modo mio:

Una primula di marzo che ha la matura freschezza di cinquantasette primavere, soddisfatta di avere ancora una corolla variopinta e un discreto profumo, a tal punto che non desidererebbe ritornare bulbo.
Un tenero bacio ha sfiorato i suoi giovani petali in una piovosa serata d’aprile. Le gocce ne hanno rinvigorito il colore: pioggia o lacrime di gioia? Sfumature di pudore?
Di notte la corolla si chiude e riposa. Non sogna questo fiore o rimuove i contorni delle visite notturne.
Di giorno è pimpante: fioritura continua e pensieri spruzzati ovunque insieme al suo profumo.
Ha radici ben piantate nel suo giardino; vorrebbe tuttavia conoscere altre aiuole, altri terricci, altri fiori.
D’altronde è una primula bohémienne!!
Progettando la serata, le viene un’idea: esiste un modo per trovare virtuale dimora in parchi a lei vicini e in cui ama allungare molto spesso i suoi gambi curiosi.
Non ne individua qualcuno in particolare; li sceglie tutti.
Fotografa la sua immagine invitando gli amici, se lo desiderano, a depositarla nei loro giardini perché per lei sono tutti Lovely Gardens.

primule

Le verdi foglie si agitano per salutare e ringraziare dell’eventuale ospitalità, il giallo dei petali s’illumina per un amichevole e caloroso abbraccio.

Ho desiderato chiaramente giocare un po’ e per farlo ho smontato le regole del gioco.
Fuor di metafora, a modo mio ho risposto a domande, esaudito curiosità, parlato di me e nominato tutti voi che arrivate qua, sostate appena o vi fermate un po’, lasciando comunque un segno del vostro passaggio.

Illuminazione d’estate

Alba

Ho abbracciato l’alba d’estate.

Nulla si muoveva ancora sul frontone dei palazzi. L’acqua era morta. Gli spazi d’ombra non abbandonavano la strada del bosco. Ho camminato, ridestando i respiri vivi e tiepidi, e le pietre preziose guardarono, e le ali si alzarono senza rumore.

La prima impresa fu, nel sentiero già ricolmo di freschi e lividi splendori, un fiore che mi disse il suo nome.

Io sorrisi alla bionda cascata che si scarmigliò attraverso gli abeti: sulla cima argentata riconobbi la dea.

Allora sollevai uno ad uno i suoi veli. Nel viale, agitando le braccia. Nella pianura, dove l’ho denunciata al gallo. Nella grande città lei fuggiva tra i campanili e le cupole, e correndo come un mendicante sulle banchine di marmo, io la inseguivo.

In cima alla strada, vicini a un bosco di lauro, l’ho avvolta con i suoi veli ammucchiati, e ho sentito un poco il suo corpo immenso. L’alba e il fanciullo caddero in fondo al bosco.

Al risveglio era mezzogiorno.

A. Rimbaud, Illuminazioni, in Opere, 1898

Vincent Van Gogh, Alba sui campi, 1889

Vincent Van Gogh, Alba sui campi, 1889

Altrove

A volte bastano pochi versi, ma bellissimi, per dare senso e profondità a una giornata.

SENSAZIONE

Nelle azzurre sere d’estate, io andrò per i sentieri,
Punzecchiato dal grano, a pestare l’erba minuta:
Sognatore, io ne sentirò la frescura ai piedi.
Io lascerò che il vento bagni il mio capo nudo.

Io non parlerò, io non penserò a nulla:
Ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
E io andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro,
Nella Natura, – felice come se fossi con una donna.

(Marzo 1870)

A. Rimbaud Poésies

V. Van Gogh, Ciel bleu et Nuages blancs, 1980, Amsterdam, Museo Van Gogh

V. Van Gogh, Ciel bleu et Nuages blancs, 1980, Amsterdam, Museo Van Gogh

Perché “ma bohème”?

Quel mondo meraviglioso che è la letteratura mi ha spesso fornito importanti sollecitazioni. Il mio poeta francese preferito, Arthur Rimbaud, mi ha suggerito un percorso.
Ma bohème è il titolo di una sua celebre poesia che riporto di seguito nella sua versione originale seguita da traduzione.

Ma bohème
Je m’en allais, les poings dans mes poches crevées;
Mon paletot aussi devenait idéal ;
J’allais sous le ciel, Muse ! et j’étais ton féal ;
Oh ! là là ! que d’amours splendides j’ai rêvées !

Mon unique culotte avait un large trou.
Petit-Poucet rêveur, j’égrenais dans ma course
Des rimes. Mon auberge était à la Grande-Ourse.
Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou

Et je les écoutais, assis au bord des routes,
Ces bons soirs de septembre où je sentais des gouttes
De rosée à mon front, comme un vin de vigueur ;

Où, rimant au milieu des ombres fantastiques,
Comme des lyres, je tirais le élastiques
De mes souliers blessés, un pied près de mon cœur.

La mia bohème
Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
E anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele servitore;
Oh! quanti amori splendidi ho sognato!

I miei unici pantaloni avevano un largo squarcio.
Pollicino sognante, nella mia corsa sgranavo
Rime. La mia locanda era sull’Orsa Maggiore.
– Nel cielo le mie stelle dolcemente frusciavano

Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade
In quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce
Di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;

Dove, rimando in mezzo a fantastiche ombre,
Tiravo, come fossero delle lire, le stringhe
Delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!

(© traduzione a cura di Primula Bazzani)

Questo celebre sonetto è in estrema sintesi l’evocazione del desiderio di avventura, di un vagabondare al contempo fisico e mentale. Perdersi al contatto con la natura che rinvigorisce l’anima non è altro che una metafora del poeta errante che viaggia alla ricerca di un’ispirazione riscontrabile anche negli elementi apparentemente più banali del quotidiano, come le stringhe delle scarpe associate all’immagine poeticamente aulica della lira e del cuore.

È questo l’aspetto che più mi affascina: vivere l’atto della scrittura come un peregrinare nell’esistenza tout court, ma anche nella mia, alla ricerca di orientamenti. Lo vedo come una strada, non necessariamente lineare, da percorrere proprio come un bohémien che registra in parole via via emozioni, fatti, idee.

Nel corso di questo cammino insieme emozionale e razionale ci si “inebria” di vita e di parole.
“.. Inebriatevi senza tregua! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro” dichiara Baudelaire in uno dei suoi celebri Poemetti in Prosa.

Trovo questa riflessione calzante all’interno del mio percorso vita/scrittura.
Riscontro un’analogia tra il vagabondare di Rimbaud, la sua “bohème”, e il concetto baudelairiano di “ebbrezza” che non allude a uno stato di incoscienza; si tratta semmai di ipercoscienza. È una condizione di grazia mentale che non fa perdere il controllo della realtà ma fa afferrare le emozioni, la bellezza, la vita in una dimensione sublimata.
Ci si ubriaca di vino, è vero, ma anche di arte e/o nell’arte.

Enivrement”, “ebbrezza”, “ma bohème”: mi piace evocare questi concetti sganciati da un’abituale interpretazione legata alla trasgressione. Li vorrei leggere come simboli della ricerca di un senso da dare alla vita grazie alle conoscenze e alle esperienze alle quali è bello e creativo non sottrarsi.

L’esistenza è un continuo divenire e se la scrittura ne è il riflesso, perché allora non immaginarle come una specie di Wikipedia non elettronico che ognuno arricchisce con le proprie peculiarità?

Ecco il mio “ma bohème”. Un personale e artigianale tentativo di cercare (di trovare non so) un filo conduttore tra evocazioni di emozioni, racconti di vita, riflessioni e divagazioni letterarie.