Un’opinione personale: #FinalmenteNonDiversi

riviste gossip

Non leggo riviste di gossip, Novella 2000, Di Più, Chi, Diva & Donna, Vip … (ma esistono ancora tutte?), onestamente non le sfoglio nemmeno dal parrucchiere.

Il mio non è snobismo culturale; è che non mi interessa proprio sapere con chi si sia accoppiata di recente Emanuela Arcuri, come proceda il matrimonio tra Belen Rodríguez e Stefano Non-So-Chi; essere informata sulle vacanze della coppia dell’estate Buffon/D’Amico a bordo di una barca affittata alla modica cifra di 38000 € a settimana (dettaglio, questo, che mi sembra già più degno di un’attenta analisi).

– Come mai ne sei al corrente – vi domanderete – visto e considerato che i pettegolezzi non ti incuriosiscono? –
Molto semplice.
Ne parlano, purtroppo, anche i quotidiani “seri”.
Basti pensare alla pagina che Libero ha dedicato lo scorso 12 agosto alla Ministra Maria Elena Boschi in bikini con tanto di sondaggio in cui si chiede al lettore di votare la “riforma” o la “forma”!
La dice lunga sulla professionalità del giornale in questione.

Boschi su libero
Questa premessa è importate per contestualizzare il ragionamento che segue.
Tra ieri e oggi il web (Twitter perlomeno) è stato letteralmente inondato da fiumi di frasi scandalizzate nei confronti del settimanale Visto reo di avere allegato alla rivista l’opuscolo “Le migliori barzellette gay”.
Non m’importa nulla di Visto, non lo conosco nemmeno, ma la questione mi ha stuzzicato. Si entra nell’universo omosessuale e immediatamente si scatena il putiferio. E, come sempre, le reazioni pro e/o contro sono state esponenzialmente esagerate.

Da un lato articoli seriosi come quello del Fatto Quotidiano di oggi , la petizione on line di change.org e la protesta dell’Arcigay

dall’altro lo scherno di alcuni

tweet

In entrambi i casi assenza di sensato equilibro.
Vorrei ricondurre il discorso a un livello di razionale normalità.

Attratta dalla bagarre, mi sono impegnata nella ricerca della casa editrice che pubblica il libretto incriminato. Trovato quasi subito su Libreria Universitaria.
E cosa scopro? Che esiste un’intera collana, on line già dal 2011, “Come fare ridere” che contempla barzellette su vari temi e personaggi: da Pierino a Berlusconi, sui medici, degli ebrei sugli ebrei, su preti e suore, sul sesso (un classico) ecc. In questo ampio contesto entrano anche gli omosessuali.
Ora, forse la mia analisi potrà sembrare semplicistica a qualcuno ma, mi chiedo, perché no? Perché ridere di una prostituta e non di una lesbica se l’umorismo è intelligente? Perché, in questo caso, gridare subito all’omofobia?

Sinceramente non capisco.

Queste barzellette, lo affermo con estrema serenità e rispetto da etero e da amica di molti omosessuali che stimo e apprezzo davvero, dimostrano per me che finalmente non sono più “ghettizzati”, che entrano nella normalità della vita. Le interpreto come una forma di annullamento del sentimento di diversità attraverso la risata. Magari, forse anche sicuramente, le gag sono brutte, ma questo è un altro aspetto e anche centrale nella vicenda, a mio avviso.

Quante battute su amanti nell’armadio o altrove, sesso sfrenato, rapporti eterosessuali strambi di cui noi ridiamo per primi?
Quante freddure sui Carabinieri che loro stessi raccontano divertiti?

La questione quindi non è la barzelletta su chi o che cosa, quanto piuttosto l’intelligenza, la bellezza e l’efficacia della barzelletta stessa.

Vi pare bella questa?

Era paralitico. Un giorno riuscì ad alzare il braccio: divenne alcoolizzato!

o questa?

Il ginecologo a una prostituta: “Lei ha molte perdite durante il ciclo?”. “Beh, più di 2 milioni!”

O quest’ultima? (riportata sulla copertina delle “Migliori barzellette gay”)

“Ti va di giocare a nascondino?”
“Ok, se mi trovi, mi puoi violentare. Se non mi trovi … sono nell’armadio!”

Non fanno ridere, sono tutte pessime, non solo ma ugualmente offensive se le analizziamo bene perché lesive di una condizione fisica fragile o alterata. E se proprio devo, non mi scandalizzo solo per l’ultima: non ci si lasci incantare dal termine “violentare” in questo contesto perché anche l’allusione al paralitico non è da meno!

Allora, ecco il punto.

Fermo restando che rifuggo dall’orrido e dall’offesa su chiunque e qualunque cosa, che non distinguo tra gay ed etero, ebrei e musulmani, atei e credenti – siamo tutti persone – , dovremmo imparare a ridere un po’ più di noi stessi, a dotarci di un senso, anche minimo, dell’umorismo.
L’autoironia è sintomo di sagacia, è uno strumento intelligente di autocritica finalizzata alla crescita.

Spostando il discorso dal piano contenutistico, moralistico o moraleggiante, a quello prettamente estetico, mi sarebbe piaciuto, oggi, da un lato sentire eterosessuali protestare contro la bruttezza delle “barzellette gay” e, dall’altro, leggere tweet di omosessuali quasi compiaciuti che si possa ridere e ironizzare anche su di loro, come in un bar qualunque insieme a gente qualunque.

Una stupenda inversione di ruoli che avrebbe accentuato il #FinalmenteNonDiversi.

L’amara conclusione è che, alla fine, a guadagnarci economicamente è, ancora una volta, una banale e sciocca rivista di pettegolezzi.

Per la cronaca, apprendo ora, mentre sto concludendo questo articolo, che il direttore della rivista si è scusato.

Tutti felici, la petizione ha avuto successo ma per me la questione di fondo non cambia.