Il peso delle parole

fraseSquilibrio mentale, adesione cieca e assoluta a un’ideologia o a un’idea, diventate forse l’unico scopo del proprio esistere, consapevolezza di non farcela inducono menti fragili ad azioni incontrollate, annullano la lucidità, generano miseria, partoriscono rabbia e brutalità che si concretizzano in gesti dissennati.

Queste mani sono armate e loro è la responsabilità di quanto compiono. Sfregiano, feriscono, accoltellano, sparano, uccidono.

Il caso Jo Cox riempie le pagine di quotidiani e settimanali, è argomento di analisi giornalistiche in Tv, oggetto di esternazioni sul web.

Una vittima, una delle ultime, una delle tante, oserei dire, se non fosse che è più nota di altre perché personaggio pubblico. Deputata, già impegnata in organizzazioni umanitarie, giovane donna, moglie e mamma. Uccisa non perché donna, ma in quanto simbolo di una posizione politica; uccisa da un maniaco del ‘British First’ che si presenta ai giudici dicendo: “Il mio nome è morte ai traditori, Gran Bretagna Libera!”
Thoman Mair è un ossessionato proBrexit, imbevuto di idee neonaziste, ne fa un programma di vita, è anche abbonato a S.A. Patriot, una rivista sudafricana, pubblicata dal club Rinoceronti bianchi, un gruppo pro-apartheid la cui linea editoriale si oppone “alle società multiculturali” e “all’Islam espansionista”. Così apprendo dal Daily Telegraph.

La responsabilità penale è assolutamente personale e sbaglia chi attribuisce colpe dirette a questo o quel politico, allargando il discorso persino ad alcuni rappresentanti di casa nostra, come leggo in questi giorni sui social.

Esiste tuttavia una responsabilità morale non sul fatto in sé, ma sul clima che stiamo respirando, sempre più opprimente, sempre più destabilizzante per menti già squilibrate.

La violenza verbale molto spesso è la madre di comportamenti dissennati.
Il peso delle parole deve essere rivalutato da parte di tutti: politici, giornalisti, analisti, scrittori, utenti più o meno abituali del web, spesso autori di commenti insensati.
Alcuni politici anche italiani, particolarmente focosi nell’esprimere le proprie posizioni con toni spesso sprezzanti, immoderati ed eccessivi, pensino che le loro parole hanno una grande influenza e un potente ascendente su individui psichicamente labili. E riflettano sulla necessità di equilibrio, moderazione e misura.
È senso di responsabilità verso gli altri e rispetto del proprio ruolo pubblico. Anche di dignità, a mio avviso.

Si considerino le conseguenze prima di esprimere un giudizio, che sia sulle pagine di un quotidiano, durante un servizio al Tg, in un talk show televisivo, in un tweet, sulla bacheca di Facebook o in una piazza, non per censurare opinioni, bensì per ammorbidire i modi del dibattito.
L’espressione del dissenso è sacrosanta; la vita democratica si alimenta e cresce grazie allo spirito di critica, alle obiezioni, alla dialettica del confronto da cui devono, o dovrebbero, scaturire proposte costruttive e atteggiamenti esemplari.

Varietà di idee e convinzioni unita all’assunzione di responsabilità, al rispetto dell’altro sempre e comunque e infine, ma non perché meno importante, attenzione al peso delle parole, al loro battito…E questo da parte di tutti.