2 agosto 1980

Litorale romagnolo. Non una nube in cielo, il mare una tavola. Corpi stesi al sole, teste immerse nelle pagine dei quotidiani, penne a riempire caselle di cruciverba o rivolvere rebus, chiacchiere sommesse miste a risate squillanti, un coccobello già al lavoro, bambini sulla battigia impegnati in fantasiose costruzioni con la sabbia.

L’altoparlante della stazione balneare, il nostro dj diurno, ha scelto un medley dei tormentoni di quell’estate. Tra un My Sharona, il Kobra e le immancabili Luna e Maracaibo, si può anche accennare una cantata insieme, i tamburelli come ritmo di sottofondo. Non è ancora esplosa la moda di iPod e smartphone, cuffie e cuffiette, la musica resta ancora un fatto collettivo.

All’improvviso, le note si stoppano, nell’aria le onde di una voce tetra parla di Bologna. L’orologio del bar segna 10.35. Il fatto comunicato risale a una decina di minuti prima.

Silenzio tombale sulla comunità vacanziera della nostra stazione balneare. Sguardi allibiti, espressioni sgomente, nessun commento.Non scorderò mai l’immagine statica di un tempo sospeso, l’immobilità quasi a trattenere il fiato per non perdere nemmeno una sillaba di quella voce, il senso di freddo piombato di getto, inaspettato, tra sdraio, ombrelloni e secchielli, né il coccobello che raccoglie le sue cose e abbandona la spiaggia rinunciando a un misero guadagno.

Pian piano la vita riprende, la giornata – e non solo – segue un’altra direzione.

Bologna, 2 agosto 1980
immagine dal web